Mario Gavranovic è il giocatore ticinese più atteso nel campionato di Super League alle porte – gli altri sono Vailati, secondo portiere a Basilea, e il sangallese Regazzoni – Sarà lui allora a dover tenere alta la bandiera del nostro calcio nel massimo campionato. «Peccato non avere anche una squadra ticinese ai massimi livelli. Sarei tornato con piacere in Ticino, con questa maglia addosso». Già, la maglia dello Zurigo, ovverosia del club che l’ha inondato di fiducia, offrendogli un contratto quadriennale. Scadenza 2016. E Mario chiedeva solo quello, fiducia.
Come ti sei ambientato a Zurigo?
Bene, molto bene, tanto bene che non so neppure come spiegartelo. Mi sento di nuovo importante per una squadra! Sto imparando a conoscere tutti quanti, la squadra e la città. Ora non vediamo l’ora di iniziare il campionato.
Lo Zurigo ha dimostrato in effetti di credere molto in te...
Sì, mi hanno cercato e mi hanno preso. Credono in me. Questo non è in dubbio. Ora sta a me fare bene e ripagare la fiducia; devo riuscire a fare qualcosa di importante. Vale per me e per i miei compagni. Lo Zurigo arriva da un campionato non particolarmente positivo, per cui non possiamo che fare meglio. La piazza è importante e merita di raggiungere determinati traguardi.
Avvertite pressione?
La pressione è qualcosa di normale nel calcio, e non mi spaventa. Io non la sento neppure troppo. Siamo fiduciosi riguardo i nostri mezzi. Per quanto mi concerne, io sono qui, come detto, per fare bene e per permettere agli altri di fare bene. Dopo un anno difficile per tutti, dobbiamo cercare la svolta.
Già da queste poche parole, mi sembri maturato molto nel frattempo: come sei cambiato in Germania?
È chiaro che, andando via da casa a 18 anni, ti trovi confrontato con maggiori responsabilità, devi imparare a cavartela da solo. Con gli anni poi cresci e maturi, come calciatore e come uomo. Sono andato in un’altra nazione, lontano dalla famiglia, inseguendo il mio sogno, e ho dimostrato a me stesso di avere carattere. Nel calcio conta molto questo fattore. Non mi sono mai abbattuto, ho resistito anche nei momenti più duri.
Cosa ti è mancato in Germania per esplodere, per importi?
Non so cosa dirti. Devo dire poi che allo Schalke erano sempre tutti soddisfatti di me e di quello che facevo. Addirittura loro non avrebbero voluto lasciarmi andare al Mainz. Sono stato io a chiederlo, a insistere. Sento di non aver deluso nessuno. Quanto accaduto invece a Magonza, non mi va neppure di tirarlo in ballo. Forse mi è mancata un po’ di fiducia, la possibilità di giocare qualche partita in più, con maggiore continuità.
Cosa ti rimarrà di questa tua prima, si spera, esperienza all’estero?
Spesso si dice che a rimanere agganciati alla memoria siano soprattutto i momenti brutti, e in effetti non dimenticherò facilmente quello che mi hanno fatto passare al Mainz, come mi hanno trattato e come in particolare mi ha trattato l’allenatore (Thomas Tuchel, ndr). Però mi rimarranno anche tante cose belle, legate allo Schalke, come il gol al mio esordio in Champions League e come la vittoria in Coppa di Germania.
Hai già sentito Hitzfeld?
Ovviamente ora che avrò finalmente la possibilità di giocare con costanza, anche la nazionale tornerà a essere un tema di rilievo. Avevo anche l’opportunità di continuare a giocare all’estero, ma ho preferito tornare a “casa”, tra gente che conosco e che mi conosce. Anche questa è stata una mia scelta. Spero in una buona stagione. Poi voglio combinare ancora qualcosa di importante...
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