Il Bellinzona non ha tradito le attese della vigilia, ha messo in carniere i primi tre punti stagionali ma ha chiuso in affanno una partita che sembrava avere chiuso perentoriamente dopo soli venti minuti di gioco, quando dapprima Neumayr e poi Magnetti avevano garantito ai granata (ieri in tenuta azzurra) un doppio vantaggio. A tre minuti dal termine, infatti, Giuseppe Morello, che Perret ha mandato in campo dopo la pausa al posto di Sheholli, ha dimezzato il passivo, facendo correre i classici sudori freddi lungo la schiena degli uomini di Ponte che avrebbero potuto e dovuto chiudere i conti con largo anticipo, nel corso di una gara gestita sempre con autorità, dopo una prestazione che ha sin d’ora evidenziato le qualità di una squadra destinata ad essere protagonista…
«Una vittoria strameritata – ha commentato il mister granata a fine gara – Potevamo realizzare quattro o cinque reti. Ma forse è stato meglio così, le partite possono cambiare anche al 94’ e questo ci deve far riflettere; occorre maggiore risolutezza, in ogni frangente. In particolare, dobbiamo essere più rapidi nell’esecuzione: il Bienne andava in affanno ogniqualvolta riuscivamo a cambiare ritmo. Se miglioriamo sotto questo aspetto abbiamo le armi per imporre sempre il nostro gioco».
Il “credo” di Ponte ha trovato buona applicazione durante tutto il primo tempo, giocato sul verde sintetico di una Maladière intristita da un presente che fa a pugni con un passato glorioso, quando lo Xamax batteva anche le grandi d’Europa. Dentro queste “mura” ha provvisoriamente trovato casa il Bienne di Perret, che a breve potrà disporre di un nuovo impianto che andrà a chiudere lo storico ciclo della vetusta Gurzelen. Sotto l’imbronciato cielo neocastellano e in un contesto climatico autunnale, il Bellinzona ha esordito con il piede sull’acceleratore, mettendo subito alle corde i seelaender che già dopo soli cinque minuti dovevano dichiararsi battuti da una sberla di Neumayr scagliata all’incrocio da una trentina di metri. Proemio di una superiorità subito apparsa schiacciante, grazie a una disposizione tattica compatta e arcigna: difesa a tre con i due esterni (nella fattispecie Markaj e Perrier) pronti a ripiegare in fase di non possesso.
Solidità difensiva, ma anche grande qualità in fase offensiva dove, da subito, si è distinto Marchesano, suggeritore impeccabile, autore dell’invenzione (verticalizzazione al laser) che al 21’ ha permesso a Magnetti di raddoppiare con un rasoterra rognoso sul palo lungo. Una mazzata per i padroni di casa che poco prima avevano scialacquato una piramidale occasione con l’ex bianconero Doudin che calciava alto da una decina di metri. Un episodio estemporaneo, comunque, al cospetto di un Bellinzona sempre abile gestore dei propri destini e che, pochi secondi prima della pausa, avrebbe potuto chiudere definitivamente la pratica se Walthert, il cerbero locale, non avesse schiaffeggiato sulla traversa un perfido lob di Yakin. Mancato il colpo del KO, i granata iniziavano con il medesimo piglio la ripresa e in tre circostanze (con D’Angelo, Yakin e Marchesano) sfioravano il terzo punto. Complice la comprensibile stanchezza dovuta in primis ai carichi di lavoro sopportati durante la preparazione, il Bellinzona rallentava il proprio incedere tenendo tuttavia ben salde nelle proprie mani le redini del match, tanto che a venti minuti dal termine Mihajlovic (entrato in campo al posto di Marchesano) spolverava la base del montante più lontano con un potente diagonale. Il Bienne replicava con Morello sul quale Koenig molto attento si faceva però trovare prontissimo. Poi l’affannoso finale di gara con il generoso Bienne a sprigionare le ultime energie e a trovare il gol già descritto, che non mutava tuttavia la sostanza del risultato. Il Bellinzona vince, convince e lancia come meglio non avrebbe potuto l’atteso derby di lunedì con il Lugano.
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