Ieri per la Siria è stata un’altra giornata campale. Prima, l’inviato di ONU e Lega Araba Kofi Annan ha incontrato il ministro degli Esteri russo Lavrov (nel tentativo, fallito, di ammorbidire la linea dura di difesa di Assad di Mosca), mentre la Croce Rossa internazionale dichiarava che ormai è «guerra civile» nel Paese. Poco dopo, il premier turco Erdogan ha accusato Assad di «genocidio» (curiosamente, visto che la Turchia non riconosce il genocidio armeno) assicurando che «il presidente siriano cadrà, la sua fine è vicina». Contemporaneamente, il Marocco ha espulso l’ambasciatore siriano a Rabat. E viceversa. Il tutto mentre i blindati dell’esercito di Assad hanno raggiunto il cuore della capitale siriana, ed è la prima volta che questo accade da quando è scoppiata la rivolta anti-governativa. Ma c’è dell’altro. Se l’altro giorno il “Wall Street Journal” rivelava che da tempo il regime di Assad ha accumulato un arsenale di armi chimiche micidiale, ieri è uscito un documento dei servizi segreti di Ryad non meno inquietante.
Missili sugli aerei di linea
Il dossier, confezionato direttamente dai servizi segreti dell’Arabia Saudita, spiega come Teheran faccia arrivare armi al regime di Assad sfruttando gli aerei di linea iraniani sulle rotte tra Damasco e Beirut, anche grazie a triangolazioni con tre dei maggiori aeroporti tedeschi: Francoforte, Colonia e Amburgo. Qui gli aerei-passeggeri dell’Iran Air, la compagnia di bandiera di Teheran, arrivano carichi di armi, missili e lanciarazzi nella stiva e poi decollano alla volta di Damasco. Le operazioni vengono poi ripetute, per non dare nell’occhio, con le compagnie più piccole: la Mahan Air e la Yas Air. Secondo il giornalista de “La Stampa”, Maurizio Molinari, il dossier è il risultato della scelta di Ryad di creare una particolare unità di intelligence per ostacolare gli aiuti iraniani al regime siriano ma anche per impedire alla Repubblica islamica e ai suoi alleati (gli sciiti libanesi di Hezbollah) di creare in Medioriente una rete di cellule islamiste ostili alle Nazioni arabe sunnite.
L’impotenza di Berlino
Ovviamente il tutto avviene grazie ai forti legami politici e ideologici che intercorrono fra Siria, il Sud del Libano e l’Iran. Il Governo saudita sta pensando di sfruttare i normali canali diplomatici per chiedere a Berlino e all’UE di aumentare i controlli e le pressioni sull’Iran Air per bloccare il traffico d’armi. Ma non esistono sanzioni (ONU o UE) che consentano di limitare le operazioni di volo delle compagnie aeree iraniane o di ispezionarne le stive all’atterraggio. Un problema non da poco, che Ryad chiede venga risolto in tempi stretti.
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