Tutta l’attenzione del Ticino sarà focalizzata su Irene Pusterla per i Giochi olimpici 2012. La 24enne della Vigor Ligornetto sarà infatti l’unica atleta del nostro cantone impegnata a Londra, anche se della spedizione elvetica faranno parte anche l’amazzone Clarissa Crotta (vedi articolo qui sotto) e l’allenatore Pierluigi Tami (la cui intervista potrete leggere domani). La specialista del salto in lungo quest’anno si è gestita per arrivare al top della forma all’appuntamento di Londra, tanto che dopo la stagione indoor, ha centellinato le apparizioni, da una parte per seguire una marcia di avvicinamento mirata, dall’altra per contingenze venutesi a creare all’ultimo momento. Nonostante questi imprevisti Irene non ha mancato l’appuntamento con la qualifica olimpica sulla sua pista portafortuna di Chiasso, dove dopo aver staccato il 20 giugno il biglietto olimpico con la sua miglior misura stagionale (6,66 m), ieri ha incontrato la stampa prima della partenza. Nel mezzo da non dimenticare la bella prestazione messa in pedana agli Europei di Helsinki, nonostante le condizioni variabili e difficili, dove col 7° posto ha ottenuto il suo miglior risultato della carriera a livello internazionale.
Da Helsinki a Londra, la calda e magica estate di Irene continuerà ad incendiarsi. Ieri la momò è apparsa raggiante e soprattutto sollevata dalla notizia che il leggero risentimento tendineo accusato martedì scorso, e che le ha fatto saltare il meeting di Lucerna di due giorni fa, non è nulla di grave ed è ormai praticamente riassorbito: «Non è bello quando ti senti al massimo della forma fermarsi. Ma dopo l’infortunio i primi accertamenti mi hanno tranquillizzata, visto che emerso che non era nulla di grave. Mi dispiace solo non aver potuto gareggiare. Ma devo avere pazienza, perché il sogno è là davanti che mi aspetta».
Quali sono i tuoi sentimenti alla vigilia di questo appuntamento? Senti la pressione di essere l’unica ticinese?
Mancano ancora due settimane e mezza per me (le qualifiche sono previste martedì 7 agosto, ndr), quindi per ora ci penso ma non troppo. Di sicuro me ne renderò conto però una volta entrata nel villaggio olimpico. Di pressione non ne avrò, solo la felicità di esserci, e farò del mio meglio per onorare questo mio ruolo. Devo dire che d’altro canto mi dispiace essere l’unica atleta ticinese presente... Facevo il tifo in particolare per Marie Polli, con cui avevo già vissuto la splendida avventura di Daegu 2011, ma anche per sua sorella Laura, così come per Beatrice Lundmark. Mi dispiace anche per la situazione di Clarissa Crotta.
Quanto importante è per te il fatto che il tuo allenatore potrà seguirti da vicino?
In una disciplina tecnica come il salto in lungo, è fondamentale essere seguiti passo per passo dall’allenatore. Avere lui al mio fianco mi permetterà di non cambiare le mie abitudini di avvicinamento alla gara, e di non perdere energie preziose nel villaggio olimpico. Naturalmente sono anche molto felice per lui a livello umano, che possa vivere con me quest’esperienza.
Ti sei già fatta un’idea di che gara sarà? Quali sono i tuoi obiettivi?
La meteo britannica sappiamo com’è. Già ad Helsinki ho dovuto lottare con delle condizioni difficili. Ma saranno uguali per tutte, quindi non mi preoccupano più di quel tanto. L’importante sarà adattarsi al meglio. L’obiettivo in qualunque caso sarà di essere soddisfatta dei miei salti, di saltare come so fare a Chiasso. Non per forza dovrò realizzare un nuovo record svizzero: l’importante è raggiungere le “mie” misure.
Salterai la cerimonia di apertura...
Purtroppo sì... Ne avevo già discusso con Andrea l’anno scorso quando avevamo capito che c’era la possibilità di qualificarci per Londra, perché mi sarebbe piaciuto esserci. Ma non c’è stato verso di convincerlo (ride, ndr). Sarebbe stato uno stress doppio qualsiasi soluzione avessimo adottato, ovvero andare e tornare da Londra per effettuare il campo di St. Moritz, oppure restare in Gran Bretagna per 10 giorni prima della gara. Senza dimenticare le emozioni forti che si provano in quelle circostanze. Abbiamo scelto la via più saggia per non rovinare il lavoro fatto per arrivare a questo sogno. Ma ci sarò alla cerimonia di chiusura, e va bene così!
Il mentale è molto importante nella tua disciplina. Quanto ti aiuta in ottica Giochi il fatto di avere centrato per la prima volta la finale in un evento maggiore ad Helsinki?
È un risultato che mi dà tanta fiducia, così come l’esperienza già maturata l’anno scorso ai Mondiali a Daegu, dove già si viveva in una specie di villaggio... mondiale. Dimostrare di poter far risultato anche lontana da Chiasso, che rimane comunque la pista che più si adatta alle mie caratteristiche, dimostra che sto imparando ad adattarmi a ogni situazione, e questo non può che essere positivo per il mio futuro.
Sei uscita più forte anche da questa fase di preparazione “turbolenta”...
Non sono stati momenti facili... Vedere in allenamento di poter raggiungere la misura, e poi non sapersi esprimere in gara, non è stato evidente da digerire. Ma poi è arrivato Chiasso, e la qualifica. Da lì mi sono sbloccata!
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