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I blindati di Assad entrano a Damasco
Crisi siriana
I blindati di Assad entrano a Damasco
I ribelli espugnano due valichi di frontiera

Non è ancora l’ora della fine di Assad. Ieri, mentre i carri armati entravano per la prima volta nel quartiere di Qaboon e molti civili continuavano ad abbandonare la capitale, nella parte est di Damasco, lo stesso presidente siriano, attraverso la televisione di Stato, si è mostrato al mondo in compagnia del neo-ministro della Difesa, Fahd Jassem Al Freij. Come a dire: «Sto al mio posto», e smentendo così le voci circolate ieri su una sua possibile fuga. Sul fronte internazionale, intanto, ancora una volta Russia e Cina hanno posto il veto su una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che intendeva imporre nuove sanzioni sul regime. È la terza volta, in nove mesi, che le due superpotenze hanno usato il loro potere all’interno del Consiglio per bloccare le risoluzioni contro Damasco.


All’indomani dell’attentato che ha decapitato il gotha della sicurezza interna della Siria, per tutto il giorno si erano rincorse voci sulla sorte di Assad. Per molti fuggito a Latakia, per altri ancora a Damasco, fino ad ieri pomeriggio il “raìs” non aveva fatto dichiarazioni né era comparso in tv dopo il colpo arrivato al cuore del potere. Poi, il servizio tv dalla capitale. Sarebbe invece in fuga la sua famiglia: pare che Asma, la bella moglie con passaporto britannico, abbia trovato riparo in Russia; secondo il quotidiano al “Quds al-Araby”, mercoledì un aereo presidenziale è partito da Damasco diretto verso una destinazione sconosciuta. Mosca però nega qualsiasi ruolo e soprattutto smentisce di voler prendere in carico il presidente siriano, nel caso questi decidesse di lasciare il Paese. Intanto a Damasco si combatte.


La tv di Stato siriana ha avvertito la cittadinanza che nella capitale potrebbero aggirarsi uomini armati, con indosso finte uniformi militari, pronti ad attaccare la popolazione. L’opposizione in realtà accusa le forze di sicurezza di aver usato l’artiglieria pesante per attaccare aree ribelli come Tadamon e Midan e di aver così messo in fuga gli abitanti. Non è tutto qui: accusa i miliziani pro-Assad, i temibili “shabiha”, di aver razziato le zone controllate dall’opposizione, nella capitale. Ma ovviamente sono voci tutte da confermare.


In serata, poi, è giunta la notizia (da fonti dell’opposizione) che i ribelli hanno preso il controllo del posto di frontiera di Bab al-Hawa, al confine con la Turchia, e hanno distrutto un’immagine di Bashar al-Assad, dopo il ritiro delle truppe. Lo stesso è avvenuto, secondo fonti irachene, al confine con l’Iraq, al varco di Boukamal. Se le notizie venissero confermate, sarebbe la prima volta che i ribelli controllano due punti di frontiera, un gradissimo successo per loro. Ieri è poi rientrato a Ginevra il capo degli osservatori ONU in Siria: oggi scade il mandato di 90 giorni dato dalle Nazioni Unite alla missione di monitoraggio dell’ONU (UNSMIS), e per lui per adesso non c’è più nulla da fare.

20.07.2012