Avrebbe voluto partecipare con i migliori elementi, «perché quando partecipi alle Olimpiadi devi lasciare il segno». Eppure, anche se non lo ammette a chiare lettere, Pier Tami oggi è atterrato a Londra con una nazionale per certi versi diversa da quella inizialmente sperata. E lo ha fatto dopo mesi di telefonate, di contrattazioni, di cambiamenti repentini, di defezioni dell’ultimo minuto. Un lavoro fuori dal campo che non ha però tolto entusiasmo al tecnico ticinese, sebbene quest’ultimo si sia reso conto – una volta ancora... – di quanto sia difficile trattare con società e giocatori del nostro paese. «Una questione di mentalità». Già, una mentalità difficile (se non impossibile) da cambiare.
Facciamo un passo indietro iniziando dall’amichevole persa contro il Senegal.
La prima e ultima partita prima delle Olimpiadi... A noi è servita soprattutto per fare il punto della situazione. La squadra ha sofferto perché non è pronta, ci sono ancora troppe differenze di preparazione: i giocatori che militano in Germania, per esempio, sono arrivati stanchi dopo settimane di duro lavoro e altri sono in ritardo. Per questo motivo abbiamo deciso di orientare tutto al 26, giorno del nostro debutto ai Giochi. Contro gli africani ci è mancata la giusta freschezza, la giusta lucidità, e quindi è normale che sotto il punto di vista tecnico-tattico siamo stati insufficienti. Un aspetto positivo? Nelle nostre difficoltà, la squadra ha saputo lottare per 90’ e alla fine si è creata occasioni da rete.
Alle Olimpiadi vedremo all’opera un’altra nazionale?
Cambierà sicuramente. Veniamo da una settimana da sei sedute di allenamento. Abbiamo deciso di fare un determinato carico di lavoro orientato alle Olimpiadi. Lì le gambe funzioneranno, e quando girano anche la testa ragiona meglio. Non è giusto bocciare alcuni giocatori, bisogna capire perché qualcuno è stato al di sotto delle aspettative.
Facciamo un ulteriore passo a ritroso. Quanto è stata dura formare una rosa competitiva?
In questi mesi abbiamo cercato il sostegno dei club nel voler liberare i propri giocatori. È vero che la FIFA ci è venuta incontro con il regolamento (obbligatorietà nel lasciare liberi i giocatori U23, ndr), ma è rimasto tutto teorico. In pratica il giocatore, senza il consenso del club, malvolentieri si sposta. Non si voleva arrivare sempre al conflitto per non risolvere le cose in tribunale e per non mettere in difficoltà il giocatore stesso... Convincere le società, e a volte anche certi calciatori, dell’importanza del torneo è stato un grosso lavoro. Siamo dovuti arrivare a compromessi per avere a disposizione una rosa all’altezza.
Quanto assomiglia questa formazione a quella inizialmente pensata da Tami?
Questo non si può dire! A parte gli scherzi, c’erano tanti nomi e alla fine abbiamo scelto quei giocatori che erano pronti a partecipare con il cuore, con la testa e con le gambe. Alcuni avrebbero voluto venire, ma non è stato possibile. Una cosa è certa: quelli che abbiamo sono i migliori che potevamo avere.
Quanto è stata forte la resistenza dei club?
Purtroppo ci siamo accorti sin da subito delle grosse resistenze e delle grosse differenze tra noi e i paesi calcisticamente più importanti. La Spagna, tanto per citare un esempio, si può permettere di convocare tre giocatori di livello mondiale, tra i quali uno protagonista dell’ultimo Europeo: Jordi Alba, dopo due giorni di ferie, è ripartito. Gli iberici avranno a disposizione sei giocatori del Barcellona, questo ci fa capire quanto siamo distanti... Capisco i club svizzeri che sono impegnati in Europa e in campionato, o ancora che hanno perso gli elementi migliori, ma mi rattrista il fatto che vedano le Olimpiadi come un conflitto con le proprie esigenze e le proprie priorità.
Eppure le Olimpiadi hanno una certa importanza...
È una competizione di livello mondiale. Per lo sportivo è il massimo. Il nostro calcio svizzero, se vuole crescere, ebbene deve farlo attraverso questo genere di manifestazione, partecipandovi con la squadra migliore. Marcare presenza e fare qualcosa di buono sono quei passaggi indispensabili per far crescere ulteriormente il nostro movimento. Questo le società lo devono capire. Dobbiamo provare a partecipare sempre, e quando ci siamo dobbiamo fare il massimo per lasciare il segno. Dalle difficoltà riscontrate abbiamo capito che la strada è ancora lunga. Non solo sul campo...
Un limite... culturale. No?
Sì, in Svizzera ci si entusiasma solo quando le cose si fanno interessanti o quando si giocano Europei o Mondiali. Questo spiega le difficoltà riscontrate. Anche qui dobbiamo compiere un ulteriore passo avanti. E non è solo una questione di avere l’attaccante più forte o il difensore più bravo, ma di migliorare il calcio nella sua globalità. Negli ultimi anni ci siamo avvicinati alla crème del calcio, ma ora accontentarsi non è più sufficiente.
Al posto di Behrami hai scelto Hochstrasser. Strana scelta...
Ripeto, questa è la miglior rosa a disposizione. Per tutti sarà una vetrina internazionale incredibile che non avranno coloro che rimarranno nei loro club. Vi ricordate l’anno scorso in Danimarca? Da allora, per citare alcuni esempi, Klose è rimasto in Bundesliga e Shaqiri e Xhaka ci sono approdati, Mehmedi è andato in Ucraina. Tanti club hanno sciolto i dubbi sul loro conto dopo averli visti all’opera in campo internazionale e non solo nel campionato svizzero. Alla fine ci guadagnano tutti.
Possiamo sognare una medaglia?
No, dimentica! Scherzi a parte, è ancora troppo presto per fare previsioni o fissare obiettivi. Onestamente ci sono squadre che per individualità, forza ed esperienza hanno qualcosa in più. Inoltre in questi tornei si gioca ogni tre giorni, cosa che noi non siamo abituati a fare nella maniera più assoluta. Siamo ancora un cantiere aperto, ma stiamo facendo tutto il possibile cercando di sfruttare ogni ora, ogni minuto, per migliorare. Ci sono tuttora troppe incognite: andiamo incontro a qualcosa di nuovo, godiamocelo senza paura.
E Pier Tami è emozionato al pensiero di partecipare alle Olimpiadi?
Più che emozionato sono concentrato nel tanto lavoro che c’è ancora da fare. Poi spero che tutti ci faremo prendere dall’emozione, perché quando vengono toccati i sentimenti ognuno sa dare il meglio di se stesso. Toccando certe corde ci si può lasciar trasportare. Sarà un’esperienza indimenticabile.
Notizie









