Mitra Djordjevic, 49 anni appena compiuti, nazionalità serba, sposata quattro volte, tre figli, due mariti morti. Uno per un incidente in Serbia, qualche anno fa, l’altro massacrato e fatto a pezzi da suo figlio, il primo luglio 2011 a Bellinzona. È lei la mantide che ha ordito l’omicidio del suo ultimo marito, Arno Garatti, 48enne bellinzonese da anni in assistenza dopo un gravissimo incidente in moto, utilizzando il figlio come “arma del delitto”, oppure è la vittima di un adolescente turbato, spaccone e in cattivi rapporti con il patrigno? Secondo la procuratrice pubblica Marisa Alfier, che ha condotto le indagini sull’omicidio di via Daro e redatto l’atto d’accusa del processo che si è aperto ieri alle Assise criminali di Bellinzona, non ci sono dubbi: la donna ha istigato il figlio ad uccidere il patrigno. Movente: «Assicurarsi la permanenza in Svizzera, nella veste di vedova che avrebbe beneficiato della relativa rendita, ottenere il riscatto della polizza assicurativa contratta dal marito e, con modalità particolarmente perverse, impiegare il figlio minorenne al fine di raggiungere questi obiettivi», si legge nell’atto d’accusa. Lei però, anch’essa invalida, e che ha recentemente subito un intervento al cuore dopo un infarto, si è difesa ieri in aula, contestando davanti all’incalzare delle domande del presidente della Corte, Claudio Zali (foto) - così come ha fatto da quando fu arrestata, due mesi dopo il delitto -, sia la tesi del matrimonio d’interessi che quella dell’istigazione all’omicidio. «Io e Arno di amavamo. Stavamo sempre insieme, ci davamo conforto a vicenda per i nostri problemi di salute. Non abbiamo mai litigato e anche tra Arno e mio figlio non ci sono mai stati problemi», ha detto.
Quello con il 48enne bellinzonese era il quarto matrimonio della donna. Nelle unioni precedenti aveva sposato tre suoi connazionali, conosciuti in Svizzera interna, avendo dal primo un figlio e dal secondo due: il minorenne che ha ucciso il patrigno e una ragazza che vive in Serbia. L’ultimo connazionale sposato nel 2003 viveva in Ticino. Un matrimonio che le aveva permesso di ottenere un permesso di dimora, ma che nel 2007, a causa della separazione, rischiava di perdere. Per lei e per il figlio, che seguendo l’andirivieni tra Serbia e Ticino della madre, aveva passato gli ultimi due anni con il padre naturale, nel paese d’origine. L’incontro e il matrimonio con Arno Garatti riapriva la strada del ricongiungimento in Ticino di madre e figlio. Un’unione, è stato ricordato leggendo gli atti in aula, che sia la famiglia della vittima sia il personale della struttura di assistenza che seguiva Arno Garatti, non vedeva di buon occhio. Vuoi per la fragilità del 48enne, debilitato nel fisico e nella mente ma alla costante e incessante ricerca di una compagna di vita, vuoi per la decisione lampo da parte di Garatti di sposare una donna appena conosciuta. Siamo a maggio del 2011: la coppia, che si era sposata nell’ottobre del 2010, vive nell’appartamento in via Daro e Mirta Djordjevic propone al compagno di far arrivare il figlio dalla Serbia. Arno accetta, dice lei in aula, e anche il ragazzo, 16enne, vorrebbe tornare in Ticino per aver qualche possibilità in più di studio e lavoro. E qui le versioni illustrate nel dibattimento dal giudice Zali divergono: da una parte la madre che insiste nel dire che tra figlio e patrigno non c’erano problemi, anche se ha ammesso che il ragazzo beveva troppo e non voleva studiare, dall’altra conoscenti del giovane che sostengono che il minorenne da tempo cercava delle armi per uccidere il patrigno. «Un giorno o l’altro dovrà smettere di pensare a suo figlio come ad un bravo ragazzo», ha sbottato il giudice di fronte alla reticenza della donna.
Nella prima udienza di ieri tratteggiate anche le figure ed i ruoli di Mario Vicente Paiva, il 48enne commerciante portoghese che ha procurato l’ascia con la quale il figliastro ha fatto a pezzi il patrigno e del 29enne kosovaro accusato di favoreggiamento per aver denunciato con ritardo l’omicidio. Il primo, in carcere da settembre, è accusato di correità, ma ieri ha cercato di minimizzare il suo coinvolgimento.
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