Cronaca

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Quest'anno futuri docenti ... senza cattedra
Scuola
Quest'anno futuri docenti ... senza cattedra
Nominati alcuni insegnanti provenienti dall'Italia
di Cecilia Brenni

Insegnanti che non possono insegnare. A settembre nessuno degli studenti in italiano, inglese, scienze, musica e ginnastica che hanno terminato il primo anno di scuola al Dipartimento della formazione e dell’apprendimento (DFA) potrà mettere in pratica quello che sta imparando sui banchi. La possibilità di ottenere un incarico limitato (da un minimo di 4 a un massimo di 12 ore) era stata introdotta successivamente al passaggio dalla formazione “en emploi” al modello in vigore oggi, che prevede un programma di lezioni a tempo pieno della durata di un anno e mezzo. L’incarico limitato dà modo ai futuri docenti del secondo anno di iniziare ad inserirsi nella vita professionale e, allo stesso tempo, di beneficiare di una retribuzione. Un’occasione che dal prossimo anno scolastico sarà negata a molti studenti. «Non ci sono ore di italiano disponibili – conferma <+nero>Alessandra Moretti<+tondo>, presidente del Collegio cantonale degli esperti di scuola media e esperta di italiano –. Sappiamo che questa situazione sta suscitando parecchi malumori, ma si tratta di un fatto legato alla contingenza». Per il prossimo anno scolastico, insomma, non è stato trovato un sufficiente numero di incarichi speciali disponibili. I posti, se c’erano, sono stati assegnati a qualcun altro. A chi, ad esempio, un’abilitazione ce l’ha già. Anche se non l’ha svolta in Ticino. «È un aspetto spinoso – prosegue Moretti –. Non possiamo chiudere le porte ai candidati perché sono italiani. Un’attenzione nel privilegiare i ticinesi da parte nostra c’è, ma non è possibile non assumere qualcuno che è già abilitato per dare il posto a chi la formazione non l’ha ancora terminata».
<+titolo>«Gli studenti sapevano»


<+tondo>La presidente del Collegio cantonale degli esperti conferma che sono molti i docenti italiani che, disponendo di un’abilitazione riconosciuta dalla Confederazione, vorrebbero lavorare in Ticino. «Molti di loro sono davvero ben preparati», racconta. Oggi, a parità di requisiti, i candidati stranieri devono sostenere un test di conoscenza del territorio ticinese e della cultura locale. «Questo esame viene tenuto in considerazione unicamente quando due candidati ottengono la stessa valutazione dopo il colloquio». Moretti tiene tuttavia a sottolineare che gli studenti del DFA hanno sempre saputo che le ore di insegnamento non sarebbero state garantite al 100%. «È una possibilità – dice – che viene data solo se vi sono dei “buchi”».


Cambierà, ma quando?


Oggi il dibattito sui futuri orientamenti del DFA è più che mai aperto. La disponibilità del DECS a istituire un sistema di formazione più vicino alla pratica professionale, venendo incontro alle pressanti richieste che da tempo sono avanzate nel nostro Cantone, è stata confermata il mese scorso dal direttore del Dipartimento Manuele Bertoli. Ma per concretizzare questa intenzione ci vorrà del tempo proprio perché si tratta innanzitutto di scegliere il modello più consono al Ticino. L’attenzione pare oggi più rivolta al sistema in vigore in Romandia, detto “consecutivo”: dopo il Bachelor il candidato segue due anni di formazione pedagogica. Ciò che non avviene nella Svizzera tedesca dove esiste invece il modello “integrato”, almeno per insegnare nella media: dopo il liceo gli studenti iniziano un percorso quinquennale di preparazione sia scientifica sia pedagogica e didattica.

28.07.2012