Sono circa 40 i posti d’apprendistato che ogni anno il settore bancario mette a disposizione dei giovani che vogliono intraprendere una formazione professionale in banca. Un numero che può sembrare esiguo, se si tiene conto dell’importanza del settore sia dal punto di vista del volume d’affari, sia da quello occupazionale. Ricordiamo che nel solo cantone Ticino, nonostante la crisi, sono ancora circa 7mila gli impiegati. Una quindicina d’anni fa i posti d’apprendistato offerti dalle banche erano circa il doppio. Un calo non repentino dunque, ma costante negli anni e che caratterizza il settore. Come spiegare tale tendenza? Si può parlare di un ritiro delle banche dal fronte della formazione professionale? «Purtroppo sono pochi gli istituti che si danno la pena di formare apprendisti. Molti di loro, per un motivo o per un altro, non lo fanno», dichiara Franco Citterio, direttore dell’associazione bancaria ticinese. Negli ultimi anni molti aspetti sono cambiati nell’ambito della formazione bancaria. «Una volta la figura dell’apprendista era il punto di partenza di una carriera – spiega Citterio –. Adesso vi sono molti più canali che portano a lavorare in banca». Sempre più diffusi sono, in particolare, gli stage “allround” per i giovani dai 19-20 anni che escono da un ciclo di studi liceali o di scuole a tempo pieno e che poi vengono formati all’interno delle stesse strutture. «Non parlerei, quindi, di ritiro delle banche dal fronte della formazione professionale – sottolinea Citterio –, ma di un cambiamento strutturale dello stesso dettato anche dal cambiamento dell’offerta scolastica».
Insomma la tendenza generale, non solo in Ticino, è quella di studiare qualche anno in più dopo la scuola dell’obbligo. Nel 2007 le varie scuole interne che esistevano in alcuni istituti ticinesi sono state regionalizzate su base nazionale. La sede ticinese, destinata solo agli apprendisti, è situata a Vezia presso il Centro di studi bancari. «Allievi già diplomati alla scuola professionale superiore oppure universitaria una volta erano relativamente pochi, oggi invece sono la maggior parte» conferma Daniela Corti, responsabile del Center for young professional. L’obiettivo della struttura è quello di migliorare la qualità della formazione con una nuova didattica e nuovi mezzi di insegnamento in modo da rispondere meglio ai bisogni degli istituti che assumono apprendisti. «Da quest’anno – prosegue – tutti gli studenti avranno a disposizione un nuovo supporto didattico, l’iPad, rinunciando, dunque, alla classica documentazione cartacea».
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