Era stracolma martedì pomeriggio la chiesa di Santa Lucia a Massagno per i funerali del dottor Giorgio Salvadè. Sono stati infatti diverse centinaia, tra familiari, amici, colleghi e conoscenti, le persone che hanno partecipato alla Santa Messa, concelebrata da diversi sacerdoti, tra cui il parroco don Paolo Solari e don Giorgio Paximadi, professore della facoltà di teologia di Lugano, che ha tenuto l’omelia funebre. «Ieri sera, dopo la recita del Santo Rosario - ha ricordato Don Paximadi - stavo scambiando qualche parola con alcuni amici nel cortile davanti alla sala in cui Giorgio riposava. A un certo punto mi sono guardato attorno e mi sono reso conto che se un estraneo, ignaro di ciò che stava accadendo, fosse entrato in quel momento, tutto avrebbe pensato tranne che di essere capitato in mezzo ad una veglia funebre! Il clima era di evidente amicizia e di letizia: quella parola che don Giussani ci ha insegnato ad adoperare per esprimere la nota particolare di gioia pervasa dalla consapevolezza di un destino che si deve ancora manifestare pienamente e che porta, come egli diceva, una venatura di tristezza. L’esatto contrario del cinismo, quell’imbarazzo di fronte alla morte, che caratterizza molti nostri contemporanei (...). In questo momento vorrei che ci rendessimo consapevoli del fatto che quella posizione indicata dagli angeli alle donne la mattina di Pasqua è già in qualche modo la nostra. (...) Attraverso la Chiesa e, particolarmente, attraverso il carisma che ha generato alla fede Giorgio e moltissimi tra noi; trasformando cuori, generando semi di santità e di miracolo, di conversione e di carità che, ogni volta, riconfermavano la verità di quell’annuncio: “non è qui, trattenuto dalla sua tomba; è risorto”. Eppure, spesso, andando contro la nostra stessa ragione, continuiamo a cercare tra i morti colui che è vivo! (...) Grazie Giorgio, per aver avuto la libertà di ricordarci questo, con la tua vita e con la tua morte. Grazie Gesù, che hai usato di Giorgio per rendere più vera, cioè più ragionevole, questa nostra letizia».
Le personalità presenti
All’ultimo saluto a Salvadè c’erano anche numerose personalità, tra le quali lo stato maggiore della Lega dei Ticinesi praticamente al completo: Giuliano, Attilio e Boris Bignasca, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Michele Foletti, i consiglieri nazionali Roberta Pantani Tettamanti e Lorenzo Quadri e, tra gli altri, i granconsiglieri Michele Guerra e Massimiliano Robbiani. Molti anche i politici di altri partiti, tra cui Pierre Rusconi, Sergio Morisoli, Marina Masoni, Luca Pagani, nonché il presidente dell’ordine dei medici Franco Denti. Per la Città di Lugano, di cui Salvadè fu municipale già prima di entrare nell’Esecutivo di Massagno, il vicesindaco Erasmo Pelli e la municipale Giovanna Masoni Brenni.
Il ricordo di Bruschetti
Ma a ricordare per tutti la figura dell’illustre scomparso è stato Giovanni Bruschetti, sindaco di Massagno, al quale Salvadè scrisse quanto segue durante le ultime elezioni comunali: «Caro sindaco, la mia passione politica nasce paradossalmente (pensi un po’) proprio dal mio spirito religioso che mi spinge ad andare al fondo delle cose. Mi diceva il nostro grande maestro Don Giussani: devi andare sempre al fondo di tutte le cose guardando la realtà sotto tutti i suoi aspetti. (…) Mi interessa questo metodo di lavoro propostomi dal nostro Don Giuss: andare al fondo di tutto con passione guardando a 360° la realtà che mi si propone quotidianamente e trovare quelle persone, come lei, che hanno la stessa apertura e la stessa inclinazione. Quando poi si trovano... che festa!». Una missiva dai toni confidenziali, di cui però Bruschetti ha voluto rendere partecipi i presenti, per poi rivolgersi direttamente all’amico, ma dandogli del Lei, come sempre era stato tra loro. «Attraverso queste sue parole, attraverso questa sua dichiarata volontà “di andare al fondo delle cose” forse meglio si comprende come sia stato per lei spesso possibile raggiungere quegli importanti traguardi che, perseguiti tenacemente nel tempo, da grande o piccolo sogno si sono poi trasformati in realtà, oltretutto spesso a beneficio di molti. Dei tanti suoi obiettivi raggiunti, pubblici, professionali o privati, mi piace ricordare, per rimanere a Massagno, un suo personale e recente successo, forse minore e meno eclatante, ma per lui altrettanto importante: quell’assegno comunale di mille franchi per ogni neonato, che tanto ha riempito di soddisfazione buona parte del nostro Comune. Quel “piccolo regalo alla vita” come lo chiamava, sorridendo sotto i baffi».
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