«Gezim è un calciatore dotato di un estro e di un talento al di sopra della media. Ma tutto ciò potrebbe non essere sufficiente se non imparerà la fase difensiva. Il calcio non è fatto solo di possesso palla. Per diventare un giocatore completo Shalaj dovrà lavorare ancora molto». Davide Morandi non fa sconti a nessuno, nemmeno a coloro che in questo inizio campionato hanno contribuito, e non poco, a portare il Lugano in vetta alla classifica di Challenge League. E non può essere altrimenti… Il rischio di un rilassamento è troppo grande, soprattutto quando si è giovani e inesperti.
Gezim Shalaj fa comunque tesoro delle parole del Mister asconese e lo “tranquillizza” a… distanza: «So bene quali sono i miei punti deboli e non mancherò di esaudire i desideri del mio allenatore». La voglia di sfondare, del resto, non gli manca, un po’ come a tutti quei ragazzi che provengono da un paese come il Kosovo e investono molto nello sport, che per loro rappresenta un mezzo di affermazione sociale. Gli esempi di Behrami o Shaqiri sono sotto gli occhi di tutti. «Sono nato a Teja, ma è dall’età di un anno che mi trovo in Svizzera – afferma il bianconero – I miei genitori hanno lasciato il paese nel 1991 perché la situazione era politicamente instabile. Come tanti altri connazionali si sono trasferiti qui, e più precisamente a Berna, dove sono cresciuto».
E allora parliamo della Svizzera.
Ho sentimenti di gratitudine per questo paese, che ha permesso alla mia famiglia e al sottoscritto di costruirsi un futuro. Ho preso il passaporto e sono molto contento di averlo fatto.
Il Kosovo.
Lì ci sono le mie origini, questo non posso certo dimenticarlo. È naturale nutrire affetto per le proprie radici, ci mancherebbe…
Lugano e il Football Club Lugano.
Città fantastica, a misura d’uomo. Mi trovo benissimo. L’unico problema è la lingua, ma credo di essere sulla strada giusta per impararla bene… Il club? Una famiglia, tutti – dai dirigenti allo staff tecnico ed ai giocatori – lottano nella stessa direzione, obiettivo un campionato d’avanguardia. Senza stress, cercando di fare del buon calcio.
Sei ormai diventato il beniamino del pubblico...
Beh, il fatto di aver segnato quattro gol come Sadiku ha certamente influito sul giudizio dei nostri tifosi e questo mi fa felice. Tuttavia credo che sia troppo presto per tracciare giudizi: vorrei ricordare che questa è una squadra ancora in cantiere, e che solo un mese fa era attorniata da una certa diffidenza. Adesso però ci rispettano, non solo per la classifica ma anche per il gioco che riusciamo ad esprimere.
Prima di arrivare a Lugano, ti conoscevano in pochi.
Ho giocato due stagioni a Kriens e mezza a Lucerna. Poi, in seguito ad un infortunio al piede rimediato contro il Servette, sono stato fermo per parecchie settimane. Ma ho stretto i denti e quando il Lugano mi ha voluto, ho accettato subito.
Ma pure Raimondo Ponte ti aveva cercato...
Vero. E mi sono anche allenato per un paio di giorni con il Bellinzona. Alla fine però non se n’è fatto nulla (vedi riquadro a parte, ndr).
Dove può arrivare questo Lugano?
Non ci poniamo obiettivi. O meglio: in questo momento vogliamo far divertire la gente e convincerla a venire allo stadio.
Sabato c’è Aarau-Lugano...
Il big match della giornata contro il nostro ex compagno di squadra Dante Senger, elemento molto dotato e da tener d’occhio! Ma abbiamo i mezzi per vincere. Se una squadra fa del gioco la sua arma migliore, allora non può temere nessuno.
Quattro gol in sei partite: un primato per Shalaj.
Mai successo nella mia pur breve carriera! È il frutto del lavoro in allenamento e della mia naturale predisposizione offensiva. Ma questo è già il passato… E poi, comunque, nel Lugano ci sono tanti giocatori in grado di segnare. Il fatto di aver già realizzato 4 reti non mi condiziona: non ho solo quel compito da svolgere.
Per concludere: esprimi un desiderio.
Far bene con il Lugano, innanzitutto.
Insistiamo: solo?
In futuro, chissà, approdare nella nazionale rossocrociata. Perché no?…
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