LUBIANA - Dopo 9 mesi di partite “finte”, l’unica certezza è fatalmente l’incertezza. Ancora non si sa, in effetti, quanto valga davvero questa nuova nazionale che peraltro tanto nuova ormai non è più visto che lo spartiacque di Wembley risale a 15 mesi or sono, ma che continua ad essere decisamente giovane. E quindi femmina nell’umore e per un naturale rapporto di causa ed effetto, in altalena nel rendimento e nei risultati. L’eliminazione dall’ultimo Europeo è una ferita ancora aperta, la voglia di riscattarsi enorme, il dubbio che il potenziale inesplorato sia ancora ampio pure, complice l’incapacità di Hitzfeld di dare alla sua squadra una vera identità di gioco (perché due mediani difensivi, ad esempio?) e nel contempo di fare (altre) scelte coraggiose, come per esempio disfarsi di quel Djourou che nel cuore della difesa da anni non sa più ergersi a leader.
«Io credo invece che in questi mesi i giovani abbiano compiuto un bel salto di qualità a livello di maturità – ha replicato il CT alla vigilia – e che perciò adesso la Svizzera disponga del mix ideale tra giocatori di esperienza e ragazzi di talento. Fin dall’inizio del ritorno ho avvertito in tutti la giusta tensione ed abbiamo lavorato bene. Io sono ottimista. Djourou? So che all’inizio della mia gestione avevo detto di voler privilegiare i giocatori che hanno spazio nel proprio club, ma col passare del tempo ho rivisto le mie convinzioni. Johan ha molte partite in nazionale alle spalle, anche questo conta ed è per questo che anche stavolta ho deciso di puntare su di lui». Che poi non sia un azzardo o perlomeno un errore svelare ogni intenzione fin dall’allenamento del martedi (quando titolari e riserve sono stati platealmente divisi in due gruppi), è un altro discorso ancora, su Djourou dubbi e paure in ogni caso rimangono, ma almeno stasera Rossini dovrà accontentarsi della panchina. «Poi faremo nuove valutazioni», dice sempre il CT.
All’assalto del Mondiale si parte intanto facendo leva soprattutto sulla straordinaria esuberanza di Shaqiri, il vero unico fuoriclasse della selezione, ma non vanno mortificati nemmeno altri punti fermi. Come l’ormai consolidata continuità di Stefan Lichtsteiner, forse – addirittura – l’autentico leader della squadra: «Mah, non saprei. Di sicuro io cerco di essere un punto di riferimento in campo ma anche nello spogliatoio e soprattutto non mi tiro indietro se bisogna assumersi delle responsabilità, in particolare quando c’è pressione sul gruppo. Chi mi conosce sa che voglio sempre vincere, in campo mi trasformo e provo a trasmettere questo atteggiamento anche ai compagni. Ma in tutta sincerità in questi giorni ho visto in tutti noi la giusta fame. Vogliamo il Mondiale e quindi vogliamo provare a far bene fin da stasera, pur consapevoli di come ci attenda una partita difficile contro un avversario all’altezza».
Anche la Slovenia è reduce dalla mancata partecipazione all’Europeo e dunque ha voglia di ripartire: qui più della Svizzera temono tra l’altro la Norvegia, «avversario che per tipologia di gioco ci è sempre stato indigesto» raccontava ieri un collega, ma l’impressione generale è che sarà una corsa a tre in un gruppo che migliore per i nostri non avrebbe potuto essere, mancando sia le grandi tradizionali, quelle cioè che ti obbligano a giocare fin dal via solo per i playoff, sia gli outsider più ambiziosi, come la Russia per fare un esempio. Riassumendo: fallire ancora sarebbe gravissimo. Ecco perché già stasera bisogna mettersi in posizione privilegiata. Centrando quella vittoria che agli albori di una campagna manca da 10 anni esatti.
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