Aver vinto a Lubiana sposta fatalmente l’asticella delle ambizioni verso l’alto. I quattro punti messi in preventivo alla vigilia come bottino accettabile del primo doppio confronto, adesso non possono più bastare: perché domani si giocherà in casa e lo si farà contro un avversario pure scattato con un successo, ma obiettivamente ancor più modesto della Slovenia. Ergo: la Svizzera ha subito la possibilità di mettersi in posizione davvero privilegiata se non addirittura di andare in fuga. A quota 6, in effetti, sarebbero molto alte le possibilità di ritrovarsi già sola in testa dopo appena 180 minuti.
Detto ciò, la sfida con l’Albania va inquadrata al di là dei suoi risvolti tecnici per comprenderne la reale difficoltà: definirla un derby sarebbe una forzatura, di sicuro per molti dei nostri costituisce però una partita «speciale e dunque da gestire con attenzione. In ogni caso sappiamo quel che ci aspetta soprattutto da parte del pubblico», come ha sottolineato Valon Behrami, uno dei cinque originari del Kosovo. Shaqiri e Xhaka addirittura hanno fatto capire che qualora dovesse nascere una nazionale kosovara, sarebbero pronti in futuro almeno a prendere in considerazione l’ipotesi di far fagotto e cambiare maglia: le implicazioni emotive di questa partita sono dunque facilmente intuibili. E siccome le emozioni spesso hanno il sopravvento sulla razionalità, la variabile potrebbe anche creare qualche grattacapo.
Sgombriamo comunque il campo da equivoci o populismi: nessun dubbio sul fatto che tutti andranno a mille come già in Slovenia, la professionalità di questo gruppo, «un gruppo di amici prima ancora che di semplice compagni di squadra», (ancora Behrami dixit) è un marchio al di sopra di ogni sospetto. L’aver vinto in trasferta all’esordio, come in una campagna non succedeva da 20 anni (6-0 in Estonia), ha inoltre tolto quella fastidiosa patina di incertezza che s’era creata in nove mesi di amichevoli sulla reale competitività di questa nazionale: «Abbiamo fatto bene, ma non ancora abbastanza – dice però Stefan Lichtsteiner – Dobbiamo migliorare il gioco senza palla, creare più soluzioni per andare al tiro: l’Albania verrà a difendersi e quindi sarà fondamentale il dinamismo». Verrà con buona probabilità anche a giocar duro, ancor più duro di quanto abbia fatto la Slovenia venerdi: «Siamo stati bravissimi a non cadere nel tranello della provocazione e dovremo ripeterci anche domani», spiega Shaqiri, uno dei sorvegliati per eccellenza dei nostri avversari.
Intanto, con Gavranovic che scalpita per tornare a dare una mano, «la convalescenza sta procedendo al meglio e perciò sarò sicuramente a disposizione», Hitzfeld deve provvedere alla sostituzione dello squalificato Barnetta, forse l’unico che all’esordio ha viaggiato sotto la soglia della sufficienza: l’opzione meno complicata porta a Stocker, che ha caratteristiche molto vicine al centrocampista dello Schalke, ma si potrebbe anche essere un po’ più osé ed “inventarsi” qualcosa che destabilizzi le aspettative degli albanesi.
Albania studiata per conto del nostro CT da Martin Andermatt, volato ieri a Feusisberg per una relazione dettagliata. Che poi gli albanesi in casa abbiano battuto Cipro non deve sorprendere in maniera esagerata. Piuttosto occhio all’Islanda, che sta portando avanti una covata di under 21 talentuosi, tanto che lo scorso anno arrivò alla fase finale dell’Europeo di categoria. Se proprio dovessimo puntare su una possibile rivelazione del girone, sceglieremmo proprio la squadra che a metà ottobre sarà per i rossocrociati l’ultima rivale del 2012 in questa campagna che, in ogni caso, deve sfociare nella qualificazione. Ne eravamo convinti alla vigilia, lo siamo ancor di più dopo la prima giornata. Con buona pace della scaramanzia.
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