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Il mercoledì decisivo dell'euro
Germania
Il mercoledì decisivo dell'euro
di Andrea Affaticati

Oggi dunque, alle 10.00 in punto, i giudici della Corte Costituzionale tedesca, che ha sede a Karlsruhe, emetteranno il loro verdetto sulla compatibilità o meno del Patto fiscale e del Meccanismo di stabilità, ESM - il primo finalizzato a una politica fiscale e di bilancio unitaria, il secondo per aiutare i Paesi in crisi dell’eurozona - con la Costituzione tedesca. La paura che anima sempre più tedeschi è che la sovranità del Bundestag, cioè del Parlamento tedesco, in materia di bilancio, venga erosa dall’ESM. Angela Merkel e il suo entourage più stretto, ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble compreso, si mostrano fiduciosi e smentiscono i critici: visto il peso della Germania (che contribuisce per il 27 per cento alla dotazione del fondo, di complessivi 500 miliardi di euro), l’ESM riconosce più voce in capitolo al Paese, e dunque ai parlamentari tedeschi, rispetto agli altri. Una clausola nell’ESM prevede, infatti, che la Germania possa sempre e in qualsiasi situazione (indipendentemente dall’urgenza) interpellare il Bundestag prima di approvare un provvedimento. A dire il vero, anche tra le voci critiche, solo pochi pensano che Karlsruhe possa bloccare ulteriore passo di integrazione dell’area euro. Fino a oggi, infatti, gli alti giudici, non si sono mai opposti alle decisioni comunitarie.


Verrano dettate condizioni?
Piuttosto tracceranno chiare linee di demarcazione per il futuro. Detto altrimenti: quanto spazio di manovra resta ancora a Bruxelles, prima di infrangere veramente i dettami della costituzione tedesca. Attualmente il contributo della Germania all’ESM, è di 190 miliardi di euro (di cui 22 da versare subito, mentre il restante costituisce parte della riserva silenziosa). Ma basterà?, si chiedono molti. In fondo le garanzie (non versate però, ed è questa la differenza sostanziale con l’ESM) per 211 miliardi per il fondo di salvataggio ESFS, non hanno placato i mercati. Giovedì scorso poi, ci ha pensato il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi a gettare benzina sul fuoco delle paure, con l’annuncio che, in caso di attacchi speculativi, la BCE, a fronte di regole stringenti (tradotto, di cessione di sovranità economica da parte degli Stati in crisi) acquisterà un numero illimitato di titoli di Paesi sotto tiro. Draghi dichiarava che «l’euro è irreversibile», Merkel ama la definizione «senza alternativa». Affermazioni che dovrebbero placare gli animi, e invece sortiscono sempre più l’effetto opposto. Da qui le crescenti critiche di una strisciante de-democratizzazione dell’UE. Un esempio paradigmatico da questo punto di vista è per molti l’Italia, con il suo Governo tecnico non eletto dal popolo. Che almeno Karlsruhe tracci chiari vincoli che garantiscano la sovranità del Parlamento. Solo così si eviterebbero situazioni paradossali come quella verificatasi a fine giugno, dopo il vertice di Bruxelles. Nella maratona notturna del 28 giugno il presidente del Consiglio italiano Mario Monti aveva messo in atto una sorta di ricatto: l’Italia non avrebbe firmato il patto per la crescita se al contempo non fosse stato permesso in futuro anche alle banche di avvalersi del ESM e introdotto uno scudo anti spread, l’accesso anche delle banche agli aiuti dell’ESM e uno scudo anti spread. Peccato che il pomeriggio del 29 giugno il Bundestag era chiamato a votare l’introduzione di un assetto dell’ESM che non prevedeva anche l’accesso diretto delle banche agli aiuti dell’ESM, dunque era già superato. Un’accusa che il politico cristianosociale Peter Gauweiler ha formulato anche dopo la decisione di Draghi. Per questo lunedì ha presentato un nuovo ricorso di urgenza affinché Karlsruhe tenesse conto anche di questo nuovo fatto e posticipasse il verdetto atteso per oggi. Gli alti togati hanno però detto di no.

12.09.2012