La situazione è difficile. Le manovre precedenti di iniezione monetaria della Federal Reserve non sono riuscite a far ripartire l’economia americana. Così, dopo una due giorni di riunione del suo comitato di politica monetaria, la Fed (con 11 voti a favore e uno contrario: Jeffrey Lacker, il numero uno della Fed di Richmond) ha deciso di intervenire nuovamente per cercare di stimolare un ciclo economico che - soprattutto sul fronte del lavoro - lascia ancora molto a desiderare. La Fed acquisterà 40 miliardi di dollari di debito immobiliare (MBS) al mese, fino a quando migliori sensibilmente e durevolmente il mercato del lavoro. Inoltre ha preannunciato che la politica accomodante dei tassi d’interesse viene prolungata almeno fino a metà del 2015 (non più al 2014).
Scende il dollaro sale l’oro
All’annuncio, il dollaro ha perso terreno rispetto all’euro a 1.2961 (il franco era a 1.2371) mentre la borsa americana che era in parità prima dell’annuncio della QE3 ha accentuato il rialzo di oltre l’1% dopo la pubblicazione delle decisioni. L’oro è balzato a 1.758 dollari l’oncia, il livello maggiore dallo scorso febbraio.
Critiche dell’opposizione
Queste decisioni intervengono mentre c’è negli Stati Uniti un serrato dibattito sulle politiche monetarie condotte dalla Fed e sull’efficacia delle misure cosiddette "non convenzionali". Queste sono state criticate dal candidato repubblicano alla presidenza Mitt Romney. La Fed infatti ha già consacrato ai primi due programmi di Quantitative Easing (facilitazioni quantitative) la bellezza di 2.300 miliardi di dollari, gonfiando a dismisura il bilancio. Una politica seguita dalle principali banche centrali del mondo. Questa volta il piano è differente dai precedenti in quanto non è annunciato alcun limite temporale agli acquisti di bond, avendo invece di mira l’andamento delle cifre sui posti di lavoro. Lo scorso mese l’economia Usa ha creato appena 96 mila posti di lavoro, una cifra troppo bassa per far diminuire il tasso di disoccupazione che resta all’8,1% (12,5 milioni di disoccupati) e siamo sopra l’8% dall’inizio del 2009. Finora, in tempi recenti, nessun presidente uscente è stato rieletto con un tasso di disoccupazione superiore al 6%. Si dirà che questo era l’ultimo contributo che Ben Bernanke, l’attuale presidente della Fed nominato da Bush e rinnovato dai democratici, poteva offrire alla presidenza Obama e alla sua rielezione, dato che è già stato "sfiduciato" (almeno a parole) dai repubblicani. Ma così non è, in quanto abbiamo imparato come gli effetti di una politica monetaria arrivino nell’economia reale con molto ritardo. Pur se arrivano comunque a destinazione. Prima o poi la massa monetaria seminata a piene mani dalle banche centrali, produrrà qualche effetto o di ripresa (da tutti auspicata) o d’inflazione o di bolle (gli ultimi casi da evitare accuratamente). La Fed di New York già a partire da oggi inizierà gli acquisti di Mbs (Mortgage-backed securities). A settembre gli acquisti saranno sui 23 miliardi di dollari. L’importo sarà aumentato se dal mercato del lavoro non arriveranno segnali positivi. Resta poi confermata l’operazione Twist, ossia l’acquisto di bond con scadenze comprese tra i 6 ed i 30 anni e la contemporanea vendita di titoli sotto i tre anni, in modo da spostare il peso sul lungo periodo.
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