La prima stagione in maglia bianconera di Daniel Manzato è iniziata con un rigore parato a Suri dopo appena 71 secondi di gioco, ed è finita con uno shutout in casa dell’ambiziosissimo Zugo. Persino incredibile. In mezzo, a spiegare però il tutto, 58 minuti di promettente Lugano. Capace di reagire appunto immediatamente all’euforica partenza di Holden e compagnia bella, capace di prendere progressivamente in mano il confronto, e capace poi di controllarlo e di vincerlo. Una sola cosa è in fondo mancata a questo primo Lugano della stagione, ed è stata la capacità di capitalizzare meglio e comunque prima (e soprattutto in power-play) una superiorità vieppiù evidente. Frutto peraltro del senso del collettivo e del costante lavoro a tutta pista sia in fase di contenimento e di gestione della zona centrale, sia nella costruzione del gioco offensivo. Frutto però anche di qualche prestazione individuale al di sopra della media, vedi in particolare quelle dell’esordiente Heikkinen, del solito McLean e del redivivo Metropolit.
Nulla di fatto solo nel risultato, in un primo tempo giocato in effetti a trazione totalmente anteriore su entrambi i fronti, fregandosene bellamente del centropista. Piacevole a vedersi, insomma: inaccettabile però per ogni allenatore al mondo... Tanto su e giù, una ventina di tiri in porta, un palo (Domenichelli al 3’) e un’asta (Vauclair al 10’) per il Lugano, un palo (Casutt nel minuto finale) anche per lo Zugo, eppure 0-0 alla prima pausa. Il più soddisfatto di tutti? Sicuramente Manzato, uscito indenne soprattutto dall’iniziale assalto zughese, quando ha pure parato – come già si è detto – un rigore a Suri.
Il periodo centrale è stato invece di totale predominio bianconero, favorito sì dalle tre superiorità numeriche avute a disposizione, eppure “costruito” grazie ad una più costante propulsione offensiva e ad una maggiore disciplina in fase di copertura. Meritatissimo – a fronte di una statistica di tiri in porta di 15-4 – il vantaggio trovato al 28’ con una triangolazione Heikkinen - Metropolit - Domenichelli appena scaduti 72" giocati a cinque contro tre. Rammarico però per lo scarto minimo, perché da un secondo tempo così il Lugano avrebbe potuto e dovuto raccogliere molto di più, tant’è vero che nei venti minuti centrali ha pure colpito altri due pali con Steiner al 24’ e Metropolit al 26’.
E invece i bianconeri il gol della... quasi sicurezza han dovuto inseguirlo fino a sette minuti dal termine di una partita ormai saldamente nelle loro mani, e lo hanno trovato, paradossalmente, in inferiorità numerica, quando il giovane portiere Zurkirchen – ieri sera chiamato a sorpresa a sostituire Markkanen, dolorante alla schiena, e fino a quel momento impeccabile – ha rilanciato direttamente sul bastone di McLean quello che s’è rivelato il puck-partita. Già, perché poi la reazione di uno Zugo lento e approssimativo s’è ridotta al confuso assalto finale in superiorità (per 19" pure doppia) numerica. Ed anzi, a bersaglio è di nuovo andato il Lugano, con Steiner a porta vuota. A chiudere definitivamente discorso, partita e shutout al 58’55".
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