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Aiutavano al Qaida a operare in Svizzera
TPF
Aiutavano al Qaida a operare in Svizzera
Due fratelli iracheni accusati di terrorismo

Due fratelli curdi iracheni, a beneficio in Svizzera dello statuto di rifugiati, dovranno rispondere davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona dell’accusa di partecipazione a un’organizzazione terroristica appartenente ad al Qaida.

Le accuse
Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha infatti incriminato formalmente i due per il ruolo svolto in un gruppo guidato da Najmuddin Faraj Ahmad, alias mullah Krekar. I due, arrestati nel 2008 a Basilea, vivevano in Svizzera e avevano ottenuto l’asilo politico. I capi d’accusa per i due fratelli sono partecipazione e sostegno a un’organizzazione criminale, pubblica istigazione a un crimine o alla violenza, rappresentazione di atti di cruda violenza, falsità in documenti e altri reati. Il maggiore è stato in detenzione preventiva 13 mesi, il minore 10. Sono stati rilasciati, ma devono presentarsi ogni settimana al posto di polizia e sono stati ritirati loro i permessi e i documenti di identità, ha precisato il MPC.

I legami con il mullah Krekar

Secondo la procura federale, il fratello maggiore avrebbe contribuito alla costituzione di una nuova organizzazione terroristica sotto la guida del mullah Krekar. Quest’ultimo – recentemente condannato a cinque anni di prigione in Norvegia per aver proferito minacce di morte contro alcune personalità politiche – è il fondatore dell’organizzazione terroristica Ansar al-Islam, ritenuta responsabile di numerosi attentati in Iraq, fra cui quello perpetrato contro la sede dell’ONU e costato la vita al rappresentante delle Nazioni Unite Sergio Vieira de Mello.


Propaganda per al Qaida
Il gruppo a cui appartenevano i due fratelli gestiva varie piattaforme internet per diramare messaggi di al Qaida a scopo propagandistico, metteva a disposizione chat-room pubbliche e private per favorire i contatti con simpatizzanti, sostenitori e membri, in base all’atto di accusa. Distribuiva inoltre riviste e libri per raccogliere fondi. Secondo il MPC, l’obiettivo finale era quello di al Qaida, ossia «imporre il califfato islamico fondato sulla sharia commettendo reati di violenza nel mondo intero». La strategia dell’organizzazione consisteva nell’attirare persone interessate e incitarle a partecipare attivamente pubblicando contributi e commenti sulle piattaforme internet. In un secondo tempo, il mullah Krekar e i dirigenti – tra cui il fratello maggiore – verificavano l’ideologia del “candidato” e, se degni di fiducia, potevano accedere alle chat room private. I potenziali nuovi affiliati avevano così la possibilità di instaurare contatti più stretti con i dirigenti. L’accesso al terzo livello, ossia alla conoscenza della strategia e delle strutture interne di comando era riservato esclusivamente ai dirigenti dell’organizzazione, precisano gli inquirenti. Gli interventi dei due iracheni servivano a dare risalto ad attacchi terroristici perpetrati da organizzazioni estremiste islamiche – tra cui la stessa al Qaida e l’organizzazione Ansar al-Islam – e appelli di dirigenti del calibro di Osama bin Laden e Ayman al Zawahiri. Entrambi gli imputati avrebbero inoltre scaricato e salvato sui loro computer filmati di brutali esecuzioni di persone indifese, sostiene la procura federale

02.10.2012

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