AMBRÌ-BIENNE: 4-5 (d.r.)
Paralizzati da chissà quale incantesimo o semplicemente dalla pressione di dover dimostrare al nuovo allenatore Serge Pelletier di sapere giocare a hockey, i biancoblù ieri sera per 50’ sono stati imbarazzanti come non era successo nelle altre uscite di questa stagione. Poi, all’improvviso, quando ormai nessuno sperava più in una reazione, sotto per 4-1 nel punteggio, è arrivata la poderosa fiammata dell’Ambrì-Piotta, che ha incenerito le sicurezze del Bienne, tanto che nemmeno il time-out chiesto da Schläpfer ha impedito ai padroni di casa di realizzare tre reti in 2’43’’ (loro che fanno fatica a segnare già una rete in una partita intera!) e portare tutti ai supplementari e poi ai rigori, dove purtroppo però ad avere la meglio sono stati gli ospiti. Ma per come era iniziata la partita, questo è sicuramente un punto guadagnato per l’Ambrì, e che fa morale per il prosieguo del tanto lavoro che attende il nuovo head-coach.
A dire la verità, i leventinesi avevano iniziato arrembanti l’incontro che segnava il debutto sulla panchina dell’allenatore canadese, pur non trovando la maniera di impensierire Berra. Contenuta la prevedibile sfuriata – flebile… – dei biancoblù, è bastato poco ai Seeländer per andare in vantaggio per 2-0 alla prima pausa, grazie alla premiata ditta Seguin-Micflikier. Un uno-due che ha fatto male ai leventinesi, scesi sul ghiaccio con Lakhmatov passato dalla tribuna alla prima linea, e il titubante Schaefer in porta, oltre a qualche altra modifica dei blocchi. Subito il 3-0, la partita sembrava chiusa, tanto l’encefalogramma biancoblù era piatto. E invece, la rete di Williams sul finire del periodo centrale, deve aver fatto fare “click” in casa Ambrì, che nonostante la terza rete personale di Seguin, ci ha creduto fino in fondo. Si è arrivati così a quei folli ultimi 10’, iniziati in pratica con le tre reti messe a segno dagli altri uomini chiave dei leventinesi, tra i quali capitan Duca, alla sua prima gioia stagionale (!). Sono bastati meno di 3’ per raddrizzare la baracca. Peccato solo non aver sfruttato lo slancio per conquistare i tre punti, o almeno la vittoria. Ma questa reazione dà materia su cui lavorare a Pelletier, che fino al 50’ avrà pensato “chi me l’ha fatto fare”…
Un’altra star a Bienne - Prima della partita il Bienne ha annunciato di aver ingaggiato una seconda star dalla NHL. Si tratta di Patrick Kane dei Chicago Blackhawks, che da domenica farà coppia con Tyler Seguin. Il 23enne è stato prima scelta del draft 2007 e ha già disputato 450 partite di NHL (421 punti, dei quali 146 gol), vincendo la Stanley Cup nel 2010 grazie alla sua rete decisiva.
KLOTEN - LUGANO: 3-2 (d.s.)
Il quinto blocco del Lugano, quello rimasto a casa a curarsi infortuni di vario genere ed entità: Hirschi e Vauclair in difesa, Bergeron, Domenichelli e – a scelta – Bednar o Brady Murray in attacco. Un blocco di cui Larry Huras ieri sera ha dovuto appunto fare a meno, reinventandosi una volta di più la formazione da mandare sul ghiaccio in assenza di Vauclair (leggera commozione, non rientrerà prima di martedì prossimo) e di Bergeron (botta a una mano). Ma chi c’era, ieri sera alla Schluefweg – o come diavolo la vogliono chiamare adesso – c’era per davvero. Nel senso che se esattamente un anno fa su questo ghiaccio il Lugano s’era beccato nientepopodimeno che uno 0-9 che segnò la fine anticipatissima di Barry Smith, stavolta in pista a lottare su ogni disco e in ogni contrasto s’è invece vista una squadra vera.
Ridotta sì ai minimi termini o quasi, e già dal 15’ con soli cinque difensori (per il weekend torneranno a questo punto sia Nodari che probabilmente Nummelin), eppure proprio per questo toccata nell’orgoglio: e dove stavolta non poteva arrivare col talento e con la creatività offensiva, questa squadra è arrivata con il cuore e con i polmoni. Ha badato soprattutto a contenere, il Lugano di ieri sera, e lo ha fatto tutto sommato bene, e bene ha fatto il suo dovere pure Flückiger, di ritorno da un weekend da 6 punti ad improvvisata ed imprevista difesa della gabbia dello Zugo, e “sfruttato” da Huras per dare – per la seconda volta in stagione – un turno di pausa a Manzato.
Ma pur lavorando con determinazione e continuità in fase difensiva, il Lugano s’è ritrovato a dover inseguire già al 15’, quando Herren – lanciato dal ticinese Sannitz – ha “saltato” Heikkinen, e sotto addirittura di due reti al 25’ quando Stancescu ha capitalizzato un power-play. Ma non ha mai mollato e non ha mai smesso di crederci, questo Lugano che da quasi del tutto assente sul fronte offensivo (appena 7 le parate di Rüeger nei primi 36 minuti di partita) ha improvvisamente e un po’ clamorosamente trovato il modo di pareggiare i conti nel giro di appena 27” con le reti di Steiner (gran bel tiro in pieno slot) e Reuille (splendida finta a lasciare sul posto Blum) a cavallo del 37’. Rimandando così il verdetto ad un terzo periodo di sostanziale monopolio zurighese, passando da tre power-play comunque sprecati, e poi ad un overtime deciso da una penalità fischiata a Metropolit e sfruttata, questa sì, dai Flyers a soli 56” dai rigori.
Vittoria del resto per nulla rubata, quella del Kloten, a fronte dei tre pali e dell’asta colpiti cammin facendo e di una contabilità di tiri in porta fissata sul 40-16. Meritatissimo, comunque, il terzo punticino consecutivo conquistato in trasferta (dove non vince però da ormai sette partite...) da questo generoso Lugano, cui certo rimane la frustrazione per quella che è la quarta sconfitta esterna – e la terza di fila – nell’overtime, e tutte maturate, guarda un po’, in inferiorità numerica.
Notizie









