Mondo

  • Stampa l'articolo
  • Invia l'articolo per e-mail
Buddisti e musulmani, scontri dal tragico epilogo
Birmania
Buddisti e musulmani, scontri dal tragico epilogo
Le vittime sarebbero una sessantina, 120 secondo altre fonti

Quattro mesi dopo una prima ondata di violenze settarie, l’Ovest della Birmania è di nuovo in fiamme: feroci scontri e rappresaglie reciproche tra buddisti e musulmani della minoranza Rohingya hanno provocato almeno una sessantina di morti (120, secondo altre fonti) nello stato Rakhine da domenica, causando migliaia di nuovi sfollati tra cui donne e bambini.
Una spirale d’odio che contrasta con l’immagine della «nuova Birmania» promossa dal processo di riforme del Governo Thein Sein, mentre la comunità internazionale lancia appelli per un ritorno alla calma.
Secondo il portavoce del Governo locale, circa 2mila case sarebbero state distrutte dagli incendi. Basandosi su testimonianze della popolazione locale, il sito della dissidenza birmana Irrawaddy segnala che la situazione sul campo sembrava tornata ieri sera sotto il controllo delle forze di sicurezza, che hanno imposto il coprifuoco nei distretti colpiti; in alcuni casi, lamentano residenti buddisti, anche sparando sui rivoltosi.
A giugno la Corte distrettuale di Kyaukphyu, nello Stato di Rakhine ha condannato a morte tre musulmani, ritenuti responsabili dello stupro e dell’uccisione a fine maggio di Thida Htwe, giovane buddista Arakanese (Rakhine). Questa l’origine dei violenti scontri interconfessionali fra musulmani e buddisti. Nei giorni seguenti, una folla inferocita ha accusato alcuni musulmani uccidendone 10, del tutto estranei al fatto di sangue. La spirale di odio ha causato la morte di altre 29 persone, di cui 16 musulmani e 13 buddisti.
L’intensità e l’ampiezza degli scontri – che questa volta hanno coinvolto anche distretti non toccati in precedenza – hanno portato le Nazioni Unite a denunciare il rischio che la nascente democrazia birmana sia «danneggiata irreparabilmente» da tale clima d’odio. «L’accentuata sfiducia tra le due comunità viene sfruttata da militanti e criminali per causare perdite di vite umani su larga scala», ha dichiarato un portavoce del segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon. Sulla stampa statale, il presidente birmano Thein Sein ha citato proprio l’attenzione internazionale come un valido motivo per ripristinare l’ordine. Egli ha parlato di «persone e organizzazioni» che da «dietro le quinte» stanno «orchestrando gli incidenti» di questi giorni nello Stato di Rakhine. Gli scontri minano l’immagine internazionale della Birmania, ha avvertito il leader, che ha aggiunto: «Esercito e polizia, in collaborazione con la popolazione locale, riporteranno la pace e la stabilità e prenderanno opportuni provvedimenti contro singoli e organizzazioni che fomentano gli scontri». (agenzie)

27.10.2012