Come un mulino: quando la ruota è logora, il vento è troppo flebile e il meccanismo s’incaglia, urgono interventi per rimettere in moto il tutto. E in valle ce n’era proprio bisogno di una (forte) ventata d’aria fresca a rinvigorire l’ambiente. Ed è arrivata: il vento è cambiato e la ruota comincia a girare. A portare nuova linfa è stato Serge Pelletier e, più in generale, il cambio di allenatore. Tre partite sulla panchina biancoblù e sei punti (una sconfitta e una vittoria ai rigori e un successo pieno, quello di sabato), uno in meno di quelli ottenuti da Constantine al timone nelle precedenti 14. Inoltre è stato lasciato al Langnau, che conta comunque ancora tre partite in meno, l’ultimo posto in classifica. Qualcosa vorrà pur dire.
Dopo il rocambolesco successo di Friborgo, i leventinesi erano chiamati a confermarsi, magari senza dover aspettare il 59’59’’ e la coda dei rigori. Detto, fatto: contro i campioni svizzeri dello Zurigo, Duca e compagni sono riusciti a cominciare immediatamente con il piede giusto – portandosi sul 2-0 –, potendo poi gestire la partita in maniera differente rispetto ai recuperi (insperati) inscenate contro Bienne (sotto di tre reti!) e Friborgo. Un Ambrì che ha già mostrato quindi diverse sfaccettature, due volti: quello arrembante da rimonta e quello più cauto, maggiormente consono per difendere il risultato.
«Andare in doppio vantaggio ci ha facilitato molto le cose – ci ha poi spiegato nel dopopartita di sabato Serge Pelletier –, ma, se devo dire qualcosa che va assolutamente migliorato, potevamo gestire meglio la situazione prendendoci qualche rischio di meno che ci avrebbe consentito di tirare il fiato e conservare le energie per il finale di partita». Vero, perché le battute conclusive dell’incontro (dopo il 2-1 di Wick sul quale Schaefer non è stato impeccabile) sono state un vero e proprio assalto alla diligenza, con i campioni svizzeri installati nel terzo leventinese a mò di power play fra i fischi del pubblico (con i nervi a fior di pelle) e i giocatori di casa a gettarsi sul ghiaccio per respingere con gambe, corpo e cuore i tentativi avversari.
Ma ci sta, in fondo «lo Zurigo è sempre lo Zurigo», ha sottolineato Lakhmatov, e i leoni – seppur alla Valascia con soli due stranieri e il giovane Wolf, per scelta tecnica, in porta – arrivavano pure da una striscia di sei vittorie consecutive. E proprio l’attaccante di origini ucraine è uno di quei giocatori che con l’arrivo di Pelletier ha ritrovato ghiaccio e fiducia, dopo che Constantine l’aveva messo in disparte, guadagnandosi sabato sera addirittura un posto in linea con Park e Williams: «Serge mi conosce bene – ci ha detto – essendo l’allenatore che per più anni, due a Friborgo ed uno qui in Leventina, mi ha avuto in squadra. Mi conosce e sa quello che posso dare. Mi sta dando una grande opportunità, come ha detto di voler fare con tutti, e il ruolo importante che mi ha assegnato fa sì che io sia ancora più motivato e sereno». Un Lakhmatov ringalluzzito dunque, che ha subito riscontrato un cambiamento anche nello spogliatoio: «Pelletier è una persona solare che dialoga molto con i giocatori e credo che questo aspetto sia molto importante, soprattutto per i più giovani. Permette a tutto l’ambiente di essere più sereno».
E il diretto interessato non si nasconde, un paio di accorgimenti li ha attuati immediatamente al suo arrivo: «Ho provato a mettere un’energia più positiva nella squadra – ha sottolineato il nuovo coach dell’Ambrì – e, in seguito, a semplificare il modo di giocare. Avevo l’impressione che i ragazzi avessero la testa troppo pesante, con tanti pensieri, e c’era bisogno di liberare la mente, sia a livello tattico, sia motivazionale». E di che altro necessita questo Ambrì? «Possiamo migliorare un po’ in tutto curando sia l’aspetto difensivo che quello offensivo. Tatticamente dobbiamo lasciare meno spazio possibile agli avversari per poter recuperare rapidamente dischi nella zona neutra e ripartire in attacco. Molto importanti sono anche gli “special team”, che saranno il prossimo punto su cui intendo mettere l’accento. Voglio trovare il giusto equilibrio per poter scende sul ghiaccio ogni sera fiduciosi di poter vincere».
C’è entusiasmo in valle (più di 5.000 gli spettatori anche sabato), ma non è ancora il momento di stappare lo champagne, di cantar vittoria. La scossa c’è stata ed è positivo, tuttavia bisognerà ancora aspettare prima di poter considerate il malato completamente guarito. Lo stesso presidente dei leventinesi Filippo Lombardi, quando ancora difendeva Constantine puntando il dito verso i giocatori, disse che «un cambio di allenatore porterebbe probabilmente a risultati nelle prime 2-3 uscite, ma i problemi resterebbero». Contestualizzando l’affermazione, tutti i torti non ha. Quindi è meglio frenare i facili entusiasmi e dare tempo al tempo. Certo, partite come quelle contro Friborgo e Zurigo fanno ben sperare, ma non sempre tutti gli ingredienti – fra gli altri, grinta, creatività e concretezza offensiva, un portiere in stato di grazia e quel pizzico di fortuna – saranno bell’e pronti nel pentolone.
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