Economia

  • Stampa l'articolo
  • Invia l'articolo per e-mail
UBS, la dura realtà conferma le “voci”
In tre anni
UBS, la dura realtà conferma le “voci”
10mila posti in meno, il 25% in Svizzera
di Corrado Bianchi Porro

Sembra di essere tornati ai tempi d’oro (si fa per dire), quando negli anni 1990-2000, appena una società annunciava che tagliava posti di lavoro, il titolo incominciava a guadagnare in borsa. Così lunedì, quando si sono diffuse le prime voci su un taglio di 10 mila posti all’UBS nell’Investment Banking, il titolo ha guadagnato il 7%. Ieri si è avuta la conferma di quanto pubblicato sui giornali e il guadagno in borsa è stato pari ad un ulteriore 5,87%.  Cinismo? No: semplicemente la consapevolezza che i tempi sono cambiati e UBS è stata solo la prima. Ha anticipato un trend che pare difficile contrastare per le grandi banche. Altre seguiranno, ad iniziare magari dal Credit Suisse e dalle altri grandi istituti come Deutsche Bank. Con l’entrata in vigore di Basilea 3 e delle norme “too big to fail” per le grandi banche, questi sono gli effetti indesiderati di una doverosa regolamentazione. Si tagliano i settori che abbisognano di più capitali perché più volatili, complicati e rischiosi e ci si dedica ad altro. Ubs, la prima banca svizzera, ha confermato ieri la soppressione di 10 mila posti di lavoro nel mondo entro il 2015 e la chiusura della sue attività più rischiose, dopo aver chiuso il terzo trimestre con una pesante perdita dovuta alla ristrutturazione. Si tratta di una delle maggiori riduzioni del personale dal crollo di Lehman Brothers nel 2008, colpirà i settori dell’Investment Banking e i servizi dell’informatica. La banca, che a fine giugno contava 63.500 dipendenti, punta a risparmiare 5,4 miliardi di franchi svizzeri nel giro di tre anni riducendo il suo organico a 54.000 addetti. La decisione prevede l’abbandono delle attività più rischiose, tra cui quella del reddito fisso, e lo snellimento di alcuni business con una focalizzazione sull’investment bank consulenza, analisi finanziaria, cambi e metalli preziosi. Con effetto immediato, Andrea Orcel diventerà amministratore delegato di UBS Investment Bank, mentre Carsten Kengeter si dimetterà e sarà responsabile per la gestione delle attività e delle posizioni dismesse. La riorganizzazione dell’Investment Banking ha causato svalutazioni e oneri di ristrutturazione anticipati per 3,3 miliardi di franchi (500 per il prossimo trimestre che potrebbe ancora dunque chiudere in rosso anche per la chiusura delle linee dell’Investment Banking) e così la perdita del terzo trimestre è stata di 2,17 miliardi contro un utile di 425 milioni di utili del trimestre precedente e l’utile di 1,02 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. La costituzione dell’Investment Banking nel gruppo risale agli anni 1990 ancor prima della fusione tra SBS e UBS del 1997. SBS infatti incominciò le danze acquisendo nel 1996 SGWarburg e poi nel 1997 Dillon Read. Per completare l’opera UBS nel 2000 acquisì PaineWebber nel 2000 per 21 miliardi. Il taglio più sostanzioso sarà a carico di Londra, ma anche New York e Singapore, mentre in Svizzera sarà pari a 2500 posti. L’associazione svizzera degli impiegati di banca ha chiesto una moratoria, ma Sergio Ermotti ha ribadito che si è trattato di una decisione difficile da prendere «anche e soprattutto perché la nostra attività è imperniata essenzialmente sulle persone. Alcune riduzioni saranno assorbite dalla fluttuazione naturale e noi adotteremo tutte le misure possibili per mitigare l’impatto complessivo». A parte questo, tutte le divisioni di UBS hanno registrato una crescita della redditività e le attività di wealth management hanno registrato entrate (new money) sopra i 12 miliardi (7,7 miliardi CHF il Wealth Management e 4,8 miliardi $ nel WM Americas).

31.10.2012

Notizie

Sfiorata la perfezione assoluta
Le parole del Papa per la festività sacra
Processo d'appello per la tragedia di Via Daro