Svizzera

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Berna
"Pronti a perseguire chi ha venduto i nomi"
Il Governo sui dati in mano alla Germania

L’idea di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) per indagare sulla vicenda UBS/FINMA ha fatto un passo avanti ieri. L’Ufficio del Nazionale si è infatti pronunciato a favore. Stando alle grandi linee del mandato tracciate dall’ufficio, la CPI dovrebbe indagare sull’operato del Consiglio federale, dell’amministrazione e dell’autorità di sorveglianza dei mercati finanziari (FINMA), come pure sulle decisioni della Banca nazionale (BNS) riguardanti la regolazione dei mercati finanziari. Lo scopo è di chiarire le circostanze che hanno portato alla consegna di 285 dossier di clienti dell’UBS agli USA e alla conclusione di un accordo, il 19 agosto, fra Berna e Washington. È probabile che fra coloro che hanno espresso un veto vi siano i tre rappresentanti del PLR. L’ufficio del Consiglio degli Stati dovrà però ancora decidere se appoggiare l’istituzione di una CPI. In Svizzera finora ne sono state istituite solo quattro: sulla vicenda dei Mirages (1964), sulle dimissioni di Elisabeth Kopp (1989), sullo scandalo delle schedature (1990) e sulla cassa federale di pensione (1995).


Il Consiglio federale vuole avviare un procedimento penale nei confronti della persona che ha sottratto i dati bancari per rivenderli alla Germania, non appena la sua identità sarà nota. Lo ha affermato a Berna Doris Leuthard, a margine dell’incontro di Casa von Wattenwyl con i presidenti di partito, ribadendo che la Svizzera non fornirà assistenza amministrativa per casi legati a questa vicenda. Non solo, secondo la presidente della Confederazione, la Svizzera potrebbe presto chiedere a Berlino una copia dei dati rubati, così come già fatto e ottenuto dalla Francia, nell’ambito della vicenda legata ai dati trafugati dalla succursale ginevrina della banca britannica HSBC. Le autorità giudiziarie elvetiche non hanno ancora avviato un procedimento penale per far luce sul furto di dati bancari offerti alla Germania. Al momento non vi sono elementi sufficientemente concreti, ha dichiarato il Ministero pubblico della Confederazione. Malgrado le speculazioni, non è infatti noto neppure il nome della banca cui sarebbero stati rubati i dati riguardanti presunti evasori fiscali tedeschi.


Secondo la “Süddeutsche Zeitung” i dati bancari esaminati nel Land Nordreno Vestfalia dovrebbero permettere al fisco di Berlino e dei Länder di recuperare non 100 come dichiarato finora, ma addirittura 400 milioni di euro (circa 590 milioni di franchi). Citando fonti concordanti il giornale tedesco insiste inoltre nel sostenere che i dati provengono da Credit Suisse. L’istituto di credito ha invece respinto prontamente le accuse.


Altri dati riguardanti potenziali evasori fiscali con conti in Svizzera sono intanto emersi anche nel Baden-Württemberg: «Li stiamo esaminando in cooperazione con Berlino», ha dichiarato un portavoce del Ministero delle finanze del Land all’agenzia di stampa tedesca dpa. Stando alla «Frankfurter Rundschau», si tratta di dati riguardanti 2mila presunti evasori fiscali, clienti di diverse banche e assicurazioni elvetiche.

06.02.2010

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