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Ancora violenza e sangue in Venezuela, 12 morti a Caracas

21.04.2017 - aggiornato: 21.04.2017 - 19:38

La spirale della violenza sembra inarrestabile in Venezuela, dove almeno 12 persone sono morte durante la notte scorsa in una serie di scontri e saccheggi in diversi punti di Caracas, al termine di una giornata di mobilitazione contro il governo di Nicolas Maduro.

Undici persone hanno perso la vita in una zona commerciale di El Valle, nel sud della capitale: otto sono morte fulminate - riportano i media locali - mentre cercavano di saccheggiare un forno, le altre tre sono state uccise da spari di arma da fuoco.

Le circostanze in cui sono avvenuti i saccheggi non sono ancora chiare. Il deputato chavista Freddy Bernal, ha detto che "dirigenti dell'opposizione, alleati con bande criminali, hanno saccheggiato negozi a El Valle", ma l'opposizione ha respinto l'accusa. "Vogliamo smentire in modo assoluto le accuse infondate del governo, che prima arma e lancia per le strade la sua gente e ora ci viene a dire che non sono loro i responsabili della violenza", ha detto il presidente del Parlamento, in mano all'opposizione, Julio Borges.

D'altra parte Carlos Ocariz, sindaco di Sucre, nella periferia nord di Caracas, ha informato che Melvin Guaitan, "un semplice lavoratore" è stato ucciso ieri notte da uno colpo d'arma da fuoco "durante una protesta all'ingresso del Barrio 5 de julio", un quartiere popolare della località.

Dall'inizio della nuova ondata di proteste anti-Maduro, il governo ha cercato di dimostrare che molte delle vittime della violenza sono stati uccise dall'opposizione, ma tranne in un caso - un sottufficiale della Guardia Nazionale rimasto vittima, mercoledì scorso, apparentemente di un franco tiratore - finora non hanno presentato prove convincenti.

E' così che oggi la madre di Paola Ramirez, la 23enne morta mercoledì scorso a San Cristobal (ovest del paese) ha detto che la figlia è stata uccisa dai "colectivos", gruppi armati filogovernativi, e non da un militante oppositore, come aveva annunciato il ministro degli Interni, Nestor Reverol.

Reverol aveva detto che Ramirez era stata uccisa da un militante del partito oppositore Vente Venezuela, che aveva sparato contro un gruppo di motociclisti che passavano per la strada. Una versione smentita dalla madre della ragazza che ha detto di credere "che quello che hanno arrestato sia il colpevole. Mia figlia mi ha detto al telefono 'mamma, qui stanno sparando i colectivos'", ha raccontato.

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