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CN: pedofili esclusi da attività svolta a contatto con minorenni

04.12.2017 - aggiornato: 04.12.2017 - 22:31

Le persone condannate per pedofilia saranno automaticamente escluse da qualsiasi attività svolta a contatto con minorenni. Eccezioni sono previste unicamente per i casi di "esigua gravità".

È quanto prevede la legge d'applicazione dell'iniziativa popolare di Marche Blanche "Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli" approvata oggi all'unanimità dal Consiglio nazionale. Il dossier va agli Stati per l'esame delle divergenze.

Il testo, accolto il 18 maggio 2014 con il 63,5% dei voti, chiede che chi è condannato per aver leso l'integrità sessuale di un fanciullo o di una persona dipendente sia definitivamente privato del diritto di esercitare un'attività professionale od onorifica a contatto con minorenni o persone dipendenti. La legge d'applicazione riprende queste rivendicazioni.

La sanzione si applicherà a prescindere dalla pena inflitta e per un catalogo preciso di delitti. A far maggiormente dibattere la Camera del popolo è stata invece la presunta violazione del principio di proporzionalità, dato che è previsto di lasciare uno strettissimo margine di manovra ai giudici.

Il Parlamento è di fronte a un dilemma: non è possibile attuare l'iniziativa senza violare altre norme della Costituzione, ha affermato Alexander Tschäppät (PS/BE). "O si viola il principio di proporzionalità, o non si rispettano appieno i contenuti del testo di Marche Blanche", ha aggiunto.

La maggioranza della commissione aveva così proposto di stralciare l'esibizionismo e i reati perseguibili a querela di parte dall'elenco dei reati, così come deciso dagli Stati. Questi delitti sono meno rilevanti e in virtù del principio di proporzionalità vanno tolti dalla lista, ha sostenuto Andrea Gmür (PPD/LU) a nome della commissione. C'è il rischio che la vittima possa estorcere soldi all'autore di un reato in cambio del ritiro della denuncia, ha aggiunto l'altro relatore Philippe Bauer (PLR/NE). La maggioranza ha però preferito seguire una linea più restrittiva.

Per tener conto dei principi costituzionali relativi allo Stato di diritto e in particolare del principio della proporzionalità, la legge ha comunque previsto eccezioni per i casi di esigua gravità, come le relazioni adolescenziali.

Senza tale clausola, il divieto varrebbe anche per il commesso di un'edicola che vende una rivista pornografica a un minorenne o per un ragazzo di 20 anni che intrattiene una relazione amorosa con una 15enne (i semplici baci con la lingua sono considerati "atti sessuali con fanciulli", ndr), ha affermato al consigliera federale Simonetta Sommaruga.

Per la sinistra, le proposte adottate dagli Stati non lasciano tuttavia abbastanza margine di manovra ai giudici. Secondo Lisa Mazzone (Verdi/GE) il principio di proporzionalità non è sufficientemente garantito. Sarebbe in particolare auspicabile concedere la possibilità di riesaminare dopo 10 anni un divieto a vita, ha sostenuto Sibel Arslan (Verdi/BS).

Per l'UDC il divieto a vita decretato d'ufficio non deve invece poter essere tolto, così come proposto dalla Camera dei cantoni. Gli autori di questi reati potrebbero rendersi colpevoli di recidiva. "È un rischio che non possiamo correre", ha sottolineato Natalie Rickli (UDC/ZH) ricordando che "la pedofilia è incurabile". Con 114 voti contro 68 e 2 astenuti, il Nazionale ha quindi seguito la variante più restrittiva, già adottata dagli Stati.

Più in generale, nessuna deroga potrà essere concessa se una persona è stata condannata per tratta di esseri umani, coazione sessuale, stupro, atti di ordine sessuale compiuti su una persona incapace di discernimento o di resistenza oppure incoraggiamento alla prostituzione. Il giudice non godrà nemmeno di alcun margine di manovra se l'autore è un pedofilo riconosciuto come tale da uno psichiatra.

Il progetto adottato oggi è assai più severo del giro di vite adottato dal Parlamento prima della votazione sull'iniziativa popolare. Col controprogetto indiretto in vigore da inizio gennaio 2015, il divieto di esercitare una professione dopo una condanna per abusi sessuali è già stato esteso alle attività extra professionali in seno ad associazioni e altre organizzazioni come quelle sportive. Il divieto a vita può già essere inflitto, così come la proibizione ad avvicinarsi a una determinata persona.

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