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Papa: pace M. Oriente, difendere status quo Gerusalemme

23.10.2017 - aggiornato: 23.10.2017 - 14:27

Papa Francesco fa ancora appello a "moltiplicare gli sforzi" per una "pace stabile" in Medio Oriente, e sollecita a "difendere e preservare" lo status quo della Città santa di Gerusalemme, come luogo "dove tutti possano convivere pacificamente".

Per questo richiama anche a respingere ogni attacco ai luoghi di culto, siano essi ebraici, cristiani o musulmani.

È un discorso denso di contenuti quello che il pontefice ha rivolto al patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Teophilos III, ricevuto in udienza anche per ricambiare e ringraziare dell'accoglienza avuta in occasione del viaggio in Terra Santa nel maggio 2014.

Il Papa ha detto di conservare "viva nella memoria" la "premurosa attenzione" con cui Teophilos accompagnò lui e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo nella Basilica del Santo Sepolcro e di ricordare "con commozione la sosta di preghiera "nell'Edicola della Tomba vuota". A tale proposito, ha rinnovato il suo "compiacimento per il restauro di questo luogo santissimo", sottolineando il lavoro comune del Patriarcato greco ortodosso, di quello armeno e della Custodia francescana.

Ma soprattutto il Papa ha voluto esprimere la sua "vicinanza a tutti coloro che soffrono per i conflitti che da decenni affliggono la Terra Santa". "L'incertezza della situazione e l'incomprensione tra le parti - ha detto - continuano a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l'abbandono della propria terra da parte di molti". Per questo ha chiesto "a tutti i soggetti coinvolti di moltiplicare gli sforzi affinché si realizzino le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia e sul riconoscimento dei diritti di tutti".

A tal fine, "occorre respingere con fermezza il ricorso a qualsiasi tipo di violenza, ogni genere di discriminazione e ogni manifestazione di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebraici, cristiani e musulmani". "La Città Santa, il cui status quo va difeso e preservato - ha richiamato -, dovrebbe essere un luogo dove tutti possano convivere pacificamente; altrimenti continuerà per tutti e senza fine la spirale della sofferenza".

Il Papa ha rivolto un "pensiero speciale" a tutti i cristiani di Terra Santa, auspicando che "siano sempre riconosciuti parte integrante della società", anche con il loro contributo "per la costruzione della pace". Serve però "una sintonia sempre maggiore tra le diverse Chiese della regione". Aspetto che fa il paio con il suo richiamo "a progredire nel cammino verso la piena unità tra di noi", nonostante le "ferite del passato" e "le gravi mancanze di carità compiute durante i secoli": ma non "darsi da fare ora" per "un futuro di riconciliazione piena e di comunione fraterna" "sarebbe la colpa più grave di oggi, sarebbe disattendere il pressante invito di Cristo", ha avvertito.

Importante, oggi, anche il richiamo del Papa sul dramma dei profughi rohingya, mentre si appresta al viaggio che compirà tra un mese in Myanmar e Bangladesh.

Scagliandosi nell'omelia a Santa Marta contro l'idolatria del denaro, "un'idolatria che uccide", che fa dei "sacrifici umani", Francesco ha detto che "questa idolatria fa morire di fame tanta gente. Pensiamo soltanto a un caso: a 200 mila bambini rohingya nei campi profughi. Lì ci sono 800 mila persone. 200 mila sono bambini. Appena hanno da mangiare, malnutriti, senza medicine. Anche oggi succede questo".

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