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Pedofilia, maxi inchiesta in Australia

15.12.2017 - aggiornato: 15.12.2017 - 21:15

La pedofilia è una "tragedia nazionale" per l'Australia.

Non usa mezzi termini il premier Malcolm Turnbull nel commentare i risultati dell'inchiesta che ha raccolto le deposizioni di oltre 15 mila persone e udito a porte chiuse oltre 8.000 vittime di abusi sessuali, in gran parte subiti in istituzioni religiose. Abusi commessi anche in enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi di boy scout e club sportivi e polizia.

Oltre 400 le raccomandazioni presenti nel rapporto di 17 volumi, tra cui quella di rivedere il segreto della confessione, con l'obbligo per i sacerdoti di riportare alla polizia abusi sessuali a essi rivelati. Ma anche quella di ripensare il voto di castità, considerandolo all'origine di molti abusi sui minori, e suggerendo che diventi 'volontario'.

Indicazioni però respinte dai vescovi cattolici di Sydney, Anthony Fisher, e di Melbourne, Dennis Hart. Quest'ultimo ha infatti ammesso che se qualcuno gli rivelasse in confessione di aver commesso abusi su minori si sentirebbe "terribilmente combattuto", ma non violerebbe il segreto. "La pena per un sacerdote che viola il segreto della confessione è la scomunica, è una questione spirituale, reale e grave", ha aggiunto.

Fra i prelati che hanno deposto davanti alla commissione, anche l'ex cardinale di Sydney George Pell, chiamato in causa non per fatti direttamente a lui attributi ma per aver 'coperto' reati commessi da sacerdoti della sue diocesi. Il prelato è stato in seguito rinviato a giudizio in Australia il prossimo marzo su accuse di multipli reati di pedofilia 'storici', ai danni di multiple vittime. Il 76/enne cardinale, a cui il papa ha accordato un periodo di congedo dall'incarico di prefetto degli affari economici del Vaticano, ha sempre respinto ogni accusa.

L'inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia d'Australia ha messo in luce un dato impressionante: oltre il 60% delle vittime ha detto di avere subito abusi da preti e religiosi della Chiesa cattolica. Secondo la Commissione questa istituzione ha dimostrato "fallimenti catastrofici di leadership", specie prima degli anni Novanta. Inoltre la Commissione ha chiesto che sia istituito un nuovo reato per facilitare procedimenti penali a carico di istituzioni che hanno mancato di proteggere i minori, e che siano creati un Ufficio nazionale per la sicurezza dei minori, un sito-web e un telefono amico per denunciare gli abusi.

La Santa Sede "resta vicina alla Chiesa cattolica in Australia - fedeli laici, religiosi e clero - mentre ascolta e accompagna le vittime e i sopravvissuti nello sforzo di portare guarigione e giustizia", fa sapere la sala stampa vaticana dopo la pubblicazione del rapporto, che "è il risultato degli accurati sforzi compiuti dalla Commissione negli ultimi anni e merita di essere studiato approfonditamente".

"Nel suo recente incontro con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori - aggiunge la Sala Stampa - Papa Francesco ha affermato che la Chiesa è chiamata a essere luogo di compassione, soprattutto per coloro che hanno sofferto, e ha ribadito che la Chiesa è impegnata nell'assicurare ambienti che garantiscono la protezione di tutti bambini e adulti vulnerabili".

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