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Vicenda Rolf Erb: morto per cause naturali, escluso suicidio

21.04.2017 - aggiornato: 21.04.2017 - 15:02

L'imprenditore zurighese Rolf Erb non si è suicidato: la sua morte è da ricondurre a cause naturali. Lo ha indicato oggi la procura pubblica del canton Turgovia comunicando gli esiti della perizia condotta dall'istituto di medicina legale.

Secondo gli inquirenti non vi è alcun indizio di un suicidio e neppure del coinvolgimento di terzi nel decesso di Erb, avvenuto lo scorso 8 aprile.

Le voci secondo cui l'imprenditore si sarebbe tolto la vita, circolate in seguito alla morte del 66enne, si fondavano su un ricorso contro l'esecuzione della pena per rischio di suicidio presentato dai legali del bancarottiere al Tribunale federale (TF). La corte suprema aveva respinto la richiesta, ritenendo non opportuno creare un precedente: per il TF il rischio del suicidio non deve infatti diventare un mezzo di difesa usuale dei condannati e dei loro legali.

Sempre oggi la cancelleria turgoviese ha annunciato che la famiglia di Erb lascerà il castello Eugensberg di Salenstein (TG) a fine agosto. Un accordo in questo senso è stato raggiunto dagli eredi del bancarottiere e dall'Ufficio esecuzione e fallimenti del canton Turgovia.

Nonostante fosse fallito e condannato penalmente, Erb risiedeva con la famiglia da anni nella sontuosa residenza, ma all'inizio di quest'anno il TF aveva stabilito che avrebbero dovuto lasciarla entro il primo maggio.

La famiglia aveva però chiesto una proroga, per consentire ai due figli gemelli di terminare l'anno scolastico nella loro scuola: le autorità avevano preso una decisione favorevole già all'inizio di marzo, circa un mese prima della morte dell'imprenditore.

Secondo la cancelleria cantonale, vi sarebbe già una nutrita lista di potenziali acquirenti per il castello, che fa parte della massa fallimentare. Le pratiche per la vendita prenderanno il via in estate.

Il castello Eugensberg è una residenza costruita da un figliastro di Napoleone, con 45 stanze e decine di ettari di terreno circostante, per un valore di circa 30 milioni, che Erb intestò poco prima del fallimento (come tutto il resto del suo patrimonio) ai suoi due figli, che all'epoca avevano dieci mesi.

Il gruppo Erb era fallito nel 2003, a pochi mesi dalla morte del suo fondatore, l'importatore di automobili Hugo Erb, padre di Rolf. Il buco fu immenso, di svariati miliardi di franchi, secondo in Svizzera solo a quello di Swissair.

La giustizia si interessò del complesso caso e nel gennaio 2014 il tribunale d'appello del canton Zurigo condannò Rolf Erb a sette anni di reclusione per truffa per mestiere, ripetuta falsità in documenti e diminuzione dell'attivo ai danni del creditore. Una sentenza confermata nel 2015 dal TF.

Erb era stato in sostanza ritenuto colpevole di avere nascosto l'eccessivo indebitamento del gruppo fra il 1998 e il 2003, ingannando le banche con bilanci manipolati.

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