Mercoledì, 3 Marzo 2010
Notizia curiosa: aumenta la fiducia degli svizzeri nella Chiesa
Il Tages Anzeiger riporta lo studio del Reader’s Digest European Trusted Brands 2010 dove si rileva che in Svizzera, in nove anni, è significativamente aumentato il numero di coloro che dicono di avere alta stima e fiducia nella Chiesa (cattolica o evangelica che sia), passando dal 38% del 2001 al 43% del 2010.
Martedì, 2 Marzo 2010
Perché in crocifisso nelle scuole non è un optional
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accettato il ricorso italiano contro la sentenza che aveva imposto di togliere la croce nelle scuole. Sappiamo che l'argomento è di quelli bollenti anche alle nostre latitudini. Mons. Giordano, che è Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa, ha commentato questa decisione in un modo che mi pare, tra i tanti interventi letti, molto pertinente perché valido per tutti, credenti e non credenti. "L'umanità ha urgente bisogno di questo simbolo - ha detto Giordano - che è unico nel proporre il valore della riconciliazione e il rispetto dell'altro e che propone la legge dell'amore fino al dono della vita". Infatti, che lo si accolga come Dio o semplicemente come quell'uomo lì, Gesù di Nazaret morto 2000 anni fa, siamo davanti alla figura che ha trasmesso alla nostra cultura di oggi i valori fondamentali convogliati, nei secoli, ad esempio, in una certa forma di giustizia, in una rinnovata idea di diritto capace di aprire la vecchia legge del "dare ad ognuno il suo" alla gratuità... e si potrebbe continuare con gli esempi già scritti in altri post . Togliere di mezzo l'uomo della croce dalle nostre scuole significa privare i ragazzi e le ragazze del richiamo visibile al fondatore di questi fondamentali valori, il tutto nel tempo in cui si vive, con non poche difficoltà, la questione educativa. Sto parlando fuori da un discorso di fede, accostando il problema da una prospettiva condivisibile anche dai non credenti. Ora toccherà alla saggezza dei 17 giudici della Grande Camera, espressione del Consiglio d'Europa, decidere sulla sentenza espressa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, ma la posta in gioco è altissima come "alti" sono i valori per cui l'uomo della croce è morto.
Venerdì, 26 Febbraio 2010
In Messico un pellegrinaggio a piedi di 100 mila fedeli
La Radio Vaticana, riprendendo l'Agenzia Fides, ha dato notizia oggi di un evento eccezionale: un pellegrinaggio colossale avvenuto in questi giorni in Messico dove circa
100mila fedeli della diocesi di Toluce, hanno raggiunto, dopo tre giorni di cammino, all'alba di mercoledì 24 febbraio la Basilica dedicata alla Vergine di Guadalupe. Un gesto di fede portato avanti da una massa non indifferente di fedeli in un area geografica del mondo dove il cattolicesimo è in forte ascesa. Come avete visto, proprio nei giorni scorsi, sono stati pubblicati i dati dell'Annuario Pontificio relativi al 2007- 2008, una sorta di mega statistica ufficiale del pianeta cattolico. Confrontando questi dati con l'evoluzione della popolazione mondiale nello stesso periodo, passata da 6.62 a 6.70 miliardi, si osserva che l'incidenza dei cattolici a livello planetario è leggermente aumentata, passando dal 17.33 al 17.40 %, con un aumento consistente soprattutto in Africa e America Latina. Questo aumento compensa il noto calo europeo. Dunque, non c'è da stupirsi delle cifre del pellegrinaggio messicano, semmai occorre affidarsi molto, anche qui in Europa, a quello che altrove si vive con grande devozione e attenzione: bene il cristianesimo delle ragioni, ma non dimentichiamo cos'è questa ragionevolezza cristiana. Mendicare l'aiuto di Dio non è contro la ragionevolezza, fa parte anch'esso dell'umano, è un atteggiamento ragionevole e fondamentale, come l'amore tra una mamma e un bambino, come la fiducia di un piccolo nella risposta positiva dei genitori.
Giovedì, 25 Febbraio 2010
Il Vaticano rilancia la "Cattedra dei non credenti"
In Vaticano si stanno organizzando per realizzare una Fondazione dedicata al dialogo tra agnostici - atei e credenti. E’ stato monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura a darne l‘annuncio. Tra gli obiettivi, oltre all’incontro con agnostici e atei a cui si propone di entrare in rete con i cattolici, vi è il desiderio di studiare lo spazio della spiritualità dei senza Dio su cui aveva già indagato la Cattedra dei non credenti del cardinale Martini a Milano e - come ha dichiarato mons. Ravasi “sviluppare i temi del rapporto tra religione, società, pace e natura“. Infine, si vorrebbe aiutare tutti ad uscire “da una concezione povera del credere, far capire che la teologia ha dignità scientifica e statuto epistemologico“. Mi permetto solo un breve commento: la spiritualità dei non credenti è presente a tutti i livelli, da quello del dotto filosofo a quello dello scienziato (ricordiamoci che è lo stupore a muovere la conoscenza e lo stupore è capacità di contemplare il reale, dunque la porta della spiritualità). Poi, questo stupore assume forme e colori diversi, in un certo senso si “definisce”, secondo un po’ le caratteristiche di ognuno. Anche l’uomo della strada che crede di non credere ha in realtà una sua spiritualità fondata in questo atteggiamento naturale e originale dell’umano, che è lo stupore per la realtà. Egli lo esprime in momenti e circostanze particolari, magari senza sapergli dare il nome giusto: davanti alla Bellezza, nei momenti piu’ significativi dell’esistenza come il matrimonio, la nascita di un figlio, l’amore tra due giovani, oppure davanti alle fatiche della sofferenza e davanti alla morte. Questo originario stupore talvolta, nei drammi della vita, assume i tratti della protesta, quelli dell’angoscia, arriva ad essere un urlo del cuore e anche una bestemmia. Ma c’è sempre. Speriamo, allora, che luoghi di incontro di questo tipo si diffondano anche come stile proprio della Chiesa feriale, quella di noi cattolici del quotidiano. Uno stile che sappia cogliere i segnali di questa spiritualità in chi incontriamo, stando attenti a non mortificarli ma ad aiutarli ad esprimersi e definirsi. Non per accaparrare cattolici, ma per aiutare l'uomo a trovare la felicità in pienezza, quella che lo attende oltre la soglia dell'originario stupore.
Domenica, 21 Febbraio 2010
Vancouver: medaglie svizzere e solidarietà
Dopo l’eccezionale oro nello skicross di Mike Schmid (nella foto qui) che si aggiunge all'altro oro del week end, il secondo di Simon Amman nel salto con gli sci e ad un'ora dal simpatico “urlo” procurato dall’uscita del norvegese Aksel Svindal nello slalom della Supercombinata che ha “regalato” la m
edaglia di bronzo al nostro Silvan Zurbriggen (nella foto, sotto), andiamo alla scoperta di un aspetto complementare del pianeta olimpico: quello della solidarietà.
Tra i capofila di questo impegno umanitario a Vancouver c’è lo svizzero Dario Cologna, medaglia d’oro nella 15 km tecnica libera di sci nordico. Dario è ambasciatore di “Right To Play”, un’associazione umanitaria che guida oggi oltre 60 progetti in 23 paesi poveri del mondo. Sono progetti che garantiscono un’educazione scolastica di base a circa 700 mila bambini indigenti. Il presidente di “Right To Play” è il norvegese Johann Olav Koss, vincitore di 4 ori olimpici, negli anni’90, nel pattinaggio di velocità. Sono diversi gli atleti (anche svizzeri) che partecipano direttamente alla pro
mozione di questi progetti educativi e alla loro diffusione, non solo tra gli sportivi che competono a livello professionistico ma anche tra amatori e dilettanti. Un esempio a noi vicino di questa sensibilizzazione capillare è la maratona engadinese di sci nordico del 13 marzo prossimo. In questa gara, partecipata da centinaia di amatori, come a tutte le gare del circuito World Loppet, i partecipanti possono devolvere un'offerta e la quota di iscrizione a “Right To
Play”. Qui, nella foto, Dario Cologna ambasciatore di "Right To Play" a Vancouver.
Venerdì, 19 Febbraio 2010
Benedetto XVI: dalla teologia qualche input all'economia
Giovedì, 18 Febbraio 2010
Vancouver: Petra Majdic medaglia di bronzo con le costole rotte
Torno su una delle gare piu' belle di ieri a Vancouver: lo sprint di sci di fondo a tecnica classica. Eccezionale esercizio fisico e stilistico dove contano piu' delle gambe la parte superiore del corpo e le braccia, visto che buona parte della gara si corre in quella che tecnicamente si chiama "doppia spinta", che in questo percorso era piu' decisiva del "passo alternato". La prova femminile ci ha offerto un capolavoro sportivo e umano: l'impresa di Petra Majdic, l'atleta slovena che ha vinto la medaglia di bronzo (la terza nella foto, al centro). Caduta in un fosso durante le prove, mentre affrontava una curva ghiacciata in discesa, in un punto pericoloso della pista e non protetto, la Majdic, nonostante il dolore al fianco destro, non si è fatta portare all'Ospedale ma ha voluto partecipare alla gara. Ha superto tutti i turni (3) ed è arrivata, tra dolori indicibili ben evidenziati dagli svenimenti successivi alle varie prove, a conquistare, nella finale, la medaglia di bronzo. I suoi giochi sono K.O., gli esami medici successivi hanno riscontrato nientemeno che alcune costole fratturate e addirittura un lieve foro nel polmone destro. Petra Majdic è la piu' forte sprinter al mondo ed indubbiamente - come ha dichiarato in intervista dopo la gara - il suo bronzo "vale una medaglia d'oro". Certo, è stato per noi spettatori un esercizio ascetico seguire le varie prove in Tv. Una folle? Secondo me no, solo una donna certamente superdotata dal punto di vista sportivo ma anche abituata a soffrire, fisicamente e mentalmente, in uno degli sport assolutamente tra i piu' belli, tecnici, ma anche faticosi tra le discipline olimpiche. Bravissima Petra, peccato se non ti potremo seguire in altre gare dove avresti potuto dare tantissimo.
Mercoledì, 17 Febbraio 2010
Vancouver: arrivano le donne
Lunedì, 15 Febbraio 2010
Lo sci svizzero "sfonda" il muro della storia
Tra sabato e oggi lo sci svizzero ha "sfondato" il muro della storia. Abbiamo vinto l'oro in tre discipline diverse che rappresentano, per la loro complementarietà e storia, il "tutto dello sci classico" e le gare forse piu' blasonate in assoluto: salto, discesa libera e 15 km di sci di fondo. Cosa ci riserveranno ancora le giornate di Vancouver? Non lo sappiamo, ma penso immediatamente, mentre arrivano gli sms esultanti di amici tifosi, all'eccezionale potenziale della squadra di sci nordico che oggi ha piazzato 3 atleti nei primi 15 nella 15 km a tecnica libera vinta dal grigionese Dario Cologna (qui nella foto), un segnale chiarissimo che nella staffetta 4 x 10 km del 24 febbraio i candidati all'oro sono i rossocrociati. Intanto bravissimi Didier Defago, oro nella libera (foto sotto), Dario Cologna, oro nella 15 km tecnica libera (che come ben sanno i miei amici io considero il Roger Federer dello sci), e, di nuovo, un sacco di complimenti al piccolo ma grandissimo Simon Amman, oro nel salto dal piccolo trampolino, che potrebbe ripetersi sabato prossimo, dal grande trampolino. E anche Dario di cartucce ne ha ancora diverse da sparare. Un'ultima parole sul "vecchio leone", Didier Cuche: ci scommettete che lo vedremo sul podio del Gigante o del Super G (Carlo Janka permettendo)?

Sabato, 13 Febbraio 2010
Vancouver: tutti sul podio con Simon Amman
http://www.sport.sf.tv/Nachrichten/Archiv/2010/02/13/Vancouver-2010/Simon-Ammann-gewinnt-Gold%21
Simon Amman è il primo oro olimpico di Vancouver 2010. Qui il video dello straordinario secondo salto che ha siglato una vittoria costruita già con un eccellente prima prova. Simon Amman è al terzo oro olimpico, dopo le due medaglie conquistate a Salt Lake nel 2002. Una grande vittoria ottenuta davanti agli occhi di buona parte della nazionale di sci alpino maschile: tutti tifosi di Amman. Grande Simi. 
Giovedì, 11 Febbraio 2010
Wanda e Karol, "Diario di un'amicizia"
Ho letto le 637 pagine del “ Diario di un’amicizia”, ed. San Paolo 2010, credo a tempo di record. Ora lo sto rileggendo, lentamente, gustando pagina dopo pagina quell’impressionante e bellissimo dialogo tra due amici e due anime profondamente innamorate di Dio, della bellezza e della verità. Mi riferisco a “Diario di un’amicizia”, le 640 pagine scritte dal medico e psichiatra polacca Wanda Poltawska. Il libro è la raccolta, bella e commovente, delle sue meditazioni scritte nel corso degli anni, dal periodo postbellico fino ai giorni nostri, all’amico e padre spirituale Karol Wojtyla. Frammiste agli scritti di Wanda, i ricordi e le lettere belle e sempre molto ricche di misericordia di don Karol, prete, vescovo e papa. Un volume di una delicatezza straordinaria e di una bellezza prodigiosa. Il rapporto puro, semplice, profondo e fecondo tra un prete cattolico e una donna sposata, madre di famiglia, studiosa, esperta dell’uomo. Una collaborazione pastorale inserita dentro una profonda comunione umana e cristiana. Karol scriveva a “Dusia”, la sua “sorella” Wanda, e lei scriveva al “Fratello” Karol. Pagine che debuttano con il ricordare i dolori immani di una giovane donna, Wanda, imprigionata nei lager nazisti, sopravvissuta agli orrori della sperimentazione su esseri umani, che incontra, dopo il suo calvario, don Karol, un giovane prete che piano piano lenisce con l’aiuto di Dio quelle sue terribili ferite, quella dom
anda infinita e lacerante uscita dal lager su: chi è l’uomo? Un’amicizia che negli anni si fa collaborazione accademica, incontro tra le competenze dell’uno e dell’altra. Un cammino che matura in un progetto pastorale a favore delle coppie e della famiglia. Sullo sfondo, ma sempre presenti, la famiglia di Wanda, le 4 figlie, il marito e l’esperienza delle loro vacanze insieme, in montagna, nei boschi. Non momenti casuali, ma quasi il filo rosso di tutto il libro, il loro “ritiro spirituale”. Pagine su pagine stupende, tante, tantissime descrizioni di quei boschi, fiumi, montagne che insieme percorrevano (foto di copertina), dove bivaccavano, dove si celebrava la Messa, si pregava, si contemplava nella natura, si vivevano le vacanze. E lui, Karol, diventato papa, che continua a ricevere le lettere di Wanda. E lei racconta di come stanno mutando quei boschi, quei fiumi, quei “suoi” monti, da cui, lui caso volle, dovette partire, dopo l’ultimo bivacco sotto la pioggia, per andare a Roma e per il compimento di tutto, per diventare Papa. Leggetelo, vale la pena per capire che Dio, nello sguardo di Karol, è misericordia di una bellezza infinita. Tante volte incontrerete intuizioni, frasi e parole che vi faranno cogliere come il rapporto tra natura e sopranatura non è a compartimenti stagni, ma il reale è permeato, a gradi diversi, dalla grazia. E nella vita concreta dei due protagonisti tutto questo è - secondo me - di un'evidenza impressionante.
Martedì, 9 Febbraio 2010
Avatar (II)
Avevo fatto un post, giorni fa, per lanciare Avatar. Finalmente, ieri sera, ho visto il film, ovviamente nella versione 3D. Avatar è un paradosso geniale: un film realizzato con la massima tecnologia ma che ti propone una natura fantastica, un tuffo straordinario nella bellezza inaudita di panorami impossibili e ti invita a rispettare questa natura. Un film che mi ricorda "Balla coi lupi", dove anche lì la natura sconfinata delle terre degli indiani d'America incantava e aveva la capacità di trascinarti all'interno del film. Avatar, anche grazie al 3D, ti porta dentro questi scenari da favola. Mi è piaciuto anche il messaggio riguardo all'ambiente: un avvertimento all'uomo di oggi a entrare nella natura con rispetto, con una giusta misura di sè stessi, non come conquistatore senza scrupoli. Era bello vedere il protagonista muoversi dapprima goffamente in un ambiente a lui sconosciuto, poi, piano piano, con sempre maggior sicurezza, imparando a relazionarsi con gli indigeni, con le piante, gli animali, i fiumi, le montagne, la terra e il cielo di quei luoghi. Un protagonista che imparava a guardare e gustare, di nuovo, dopo anni, la bellezza della natura. Lo capisce bene chi ama stare molto in montagna o anche in mezzo al mare, il rapporto con la natura cresce con te e attorno a te. Il resto è il film e la sua bella storia di fantascienza tecnologica un po' "tanto" con liete fine americano e toni alla "Jenny ti salvo io" o "Bastardo, beccati questo bel missile", che fa sorridere e diverte un sacco. Magnifica la battaglia tra uccelli volanti con indigeni "on board" e elicotteri. Quanto ai motivi new age, certo ci sono, c'è un pizzico di sincretismo, ma, che volete, se leggete Tex Willer trovate le credenze dei poveri indigeni di Avatar simili a quelle degli indiani Navajo amici del prode Tex. Gli indigeni spaziali sono un po' più evoluti, ma è evidente che se devi rappresentarli come indigeni, devono per forza credere nello spirito di sassi, piante e via dicendo. L'importante è che non ci crediamo noi, e certo, in clima di neopaganesimo non fa mai male lanciare qualche avvertimento affinché non ci sia qualcuno che veda in Pandora, il Paradiso e in una pianta, un residuo pensante di un suo lontano avo o della nonna.
See you!
Venerdì, 5 Febbraio 2010
Sci "senza limiti" a Celerina

Questo week end corsi di sci a Celerina con il gruppo ticinesi sciatori ciechi e ipovedenti che fa parte della Federazione Svizzera di Sci. Un bel saluto dalle nevi a tutti i naviganti!
Lunedì, 1 Febbraio 2010
Noi, "tutti" tifosi di Roger Federer
lla di un atleta che riesce nella sua carriera a vincere 16 ori olimpici e a livello fisico a quella di un podista che conquista nella sua vita agonistica 16 maratone come New York. Roger Federer è senza dubbio il più grande tennista della storia ed uno dei più grandi campioni dello sport, da sempre. Per questo credo che sia più che giustificato e legittimo rendergli tutto l'onore che merita, senza risparmio di carta e titoli. Può darsi che le sue vittorie distraggano la gente dai problemi della vita, come mi diceva qualcuno. Però, se è vero che i problemi ci sono, non siamo chiamati a restarci intrappolati dentro ma ad alzare lo sguardo verso tutto quello che eleva l'animo umano, e anche lo sport fa parte di questo percorso indispensabile per vivere bene e meglio.




