Mercoledì, 31 Marzo 2010
Un libro per questi tempi confusi
Martedì, 30 Marzo 2010
"Plus de good news" e "mehr-good-news.ch"
Domenica, 28 Marzo 2010
I 25 anni delle GmG: quei giovani "tirati su" dal Papa
Oggi si celebra nelle diverse Diocesi del mondo la XXV GmG. Vi lascio il mio editoriale scritto sul GdP cartaceo di ieri. Ciao
Quando Giovanni Paolo II, 25 anni fa, inventò le Giornate mondiali della Gioventù (GmG), scrisse una lettera ai giovani e alle giovani del mondo che iniziava esattamente con le stesse parole usate da Benedetto XVI nel messaggio della GmG che si celebra domani nelle diverse diocesi: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10.17). Questa domanda, posta da un giovane a Gesù, racchiude il desiderio profondo di felicità, pienezza, significato che ogni ragazza e ragazzo ha nel profondo del suo cuore. Attorno a questa domanda il Papa polacco ebbe la geniale intuizione di creare un avvenimento, un fatto di grande rilevanza e bellezza, capace di catturare l’interesse di centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo. La Chiesa, anche grazie a questi avvenimenti di una positività coinvolgente, esprime, come poche altre agenzie educative nella storia, la sua preoccupazione per la verità della vita dei giovani di oggi. In un mondo che punta molto sull’effimero, sul precario, sul rinvio di ogni decisione definitiva, dove si parla più di divorzi che di matrimoni, l’agenzia educativa Chiesa grazie alle GmG ha, negli anni, rilanciato ai giovani domande fondamentali: cosa vuoi farne della tua vita per essere felice? Lo sai che la vita è fatta per essere donata in un progetto duraturo, responsabile, continuo che coinvolge tutta la tua esistenza? Lo sai che Cristo ti ama come ha amato il giovane del Vangelo e ti chiama a seguirlo? Lo sai che l’uomo si realizza solo quando ama e ama per sempre? Domande volate alte sulla testa dei partecipanti, dirà qualcuno. In realtà basta rileggere alcuni dati del pontificato di Giovanni Paolo II per accorgersi che queste domande hanno trovato una risposta precisa. Il primo: le vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata (soprattutto alla vita monastica) hanno tenuto anche in Europa durante questi 25 anni, aumentando altrove nel mondo rispetto alla crisi degli anni ’70. Un altro dato: tanti – anche alle nostre latitudini – sono stati testimoni di matrimoni nati nell’alveo delle Giornate Mondiali della Gioventù. Sì, perché l’incontro con la fede annunciata come verità e bellezza apre il cuore alla speranza, rilancia le migliori energie presenti nell’animo umano tra le quali è fondamentale, perché strutturale a tutto l’umano (sessualità, intelligenza e spiritualità), la capacità di amare l’altro per sempre, di crescere responsabilmente dei figli e di dare stabilmente la vita per un ideale. A Roma nel 2000, Giovanni Paolo II disse ai due milioni di giovani presenti: «Siate le sentinelle del mattino!». Le famiglie e le scelte di vita definitive nate tra molti di loro li fanno essere oggi “sentinelle” e custodi nel quotidiano di quei valori che danno stabilità e futuro alla nostra società. Per questo Benedetto XVI rilancia oggi lo stesso messaggio ad una nuova generazione di ragazzi.
Giovedì, 25 Marzo 2010
Fuoco incrociato su Benedetto XVI
Vi lascio uno stralcio delle acute osservazioni di Salvatore Izzo pubblicate oggi nel blog del collega Tosatti della Stampa. “Ho seguito il Papa negli Stati Uniti nel 2008 e ogni tappa fu una stazione di Via Crucis, di questo Calvario impervio che a 82 anni compiuti il Pontefice sta ancora salendo caricandosi sulle spalle una croce davvero pesante. E invece è proprio su di lui che si materializza nei media la ricerca del capro espiatorio. E così mentre veniva presentata
Mercoledì, 24 Marzo 2010
Invictus
Per diverse ragioni non avevo ancora visto Invictus, l'ultimo lavoro cinematografico di Eastwood. Non vale "Gran Torino" ma vale comunque molto. Una bella ricostruzione del Sud Africa post apartheid dove i difficili equilibri raggiunti oggi, 15 anni fa, nel 1995, erano ancora tutti da costruire attorno all'uomo simbolo della lotta per i diritti dei neri diventato presidente: Nelson Mandela. Trent'anni di prigione superati con quello che è il tema del film: invictus, l'invincibile, la sua anima invincibile, cioé l'ispirazione profonda grazie alla quale Mandela è sopravvissuto da uomo agli anni di carcere. "Tu sei il capitano della tua anima", nel senso che l'uomo anche prigioniero, povero, miserabile non è mai determinato dalle circostanze ma resta libero di sognare e realizzare grandi imprese. In sostanza: l'uomo è fatto per volare alto, ma deve crederci. L'ispirazione di Mandela calza a pennello per narrare l'impresa sportiva e politica degli Springsboks, la squadra di rugby del Sud Africa che tornerà ufficialmente sulla scena mondiale dopo gli anni di Apartheid per vincere i mondiali del 1995. E li vincerà nonostante molte fragilità strutturali, regalando al Sud Africa un successo dal sapore politico, capace di dare un'opportunità ulteriore alla debole e precaria unità di una nazione divisa dagli errori del passato. Un bel film che narra una storia vera e sa farlo bene perché la carica di idealità. Oggi serve. Qui vedi il trailer:
http://www.youtube.com/watch?v=E9Ovkye6lac
Consiglio: la colonna sonora in cd è molto bella.
Martedì, 23 Marzo 2010
Francia: perché aumentano costantemente i battesimi di adulti?
Terra ritenuta da anni culla della secolarizzazione, la Francia come altri paesi in Europa, sta scoprendo il ritorno di adulti alla fede cattolica. Saranno circa 3000 quelli che riceveranno il battesimo durante la Veglia di Pasqua. Negli ultimi anni l'aumento è continuo e costante. Un terzo dei giovani e degli adulti che saranno battezzati proviene dalla regione di Parigi e due terzi sono donne. Circa la metà dei catecumeni ha alle spalle famiglie cristiane, l'altra metà viene da famiglie agnostiche, mentre un 1% è di origine ebraica e il 5% di origine musulmana. Questi nuovi cattolici hanno seguito dei percorsi di formazione un po' inusuali, non solo in luoghi classici come le parrocchia. Per molti di loro il Vangelo è stato incontrato in ospedale, in prigione, all'università, grazie a colleghi di lavoro e, ancora, grazie a nuove comunità laicali come i movimenti. Hanno conosciuto il Vangelo annunciato dal "pulpito" della vita.
Domenica, 21 Marzo 2010
La Lettera Pastorale del Papa ai cattolici di Irlanda
Fermezza estrema da parte del Papa nella Lettera Pastorale ai cattolici di Irlanda uscita ieri. Come si sa in Irlanda lo scandalo pedofilia è datato ma non irrilevante per numeri e membri della Chiesa coinvolti. Benedetto XVI scrive dopo aver letto attentamente gli orrori contenuti nel rapporto Ryan e in altri due documenti di polizia che hanno evidenziato quanto successo per anni, in scuole cattoliche, collegi e parrocchie. Purtroppo i vescovi, spesso per malgestione, hanno coperto questi casi e i loro autori. La Lettera del Papa è uno specchio in cui leggere tutto il dolore di un Benedetto XVI che nei mesi scorsi si è dovuto personalmente chinare su questa galleria di orrori che sono i rapporti menzionati. Solo sapendo questo, possiamo capire l'estrema fermezza e durezza della lunga lettera del Papa che dice ai preti pedofili che delle loro azioni debbono rispondere davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Benedetto XVI ha perciò indetto un anno di penitenza e preghiera per la Chiesa in Irlanda, con cappelle e chiese dedicate in ogni diocesi a questa intenzione. Nei prossimi mesi, inoltre, il Papa vuole che ci sia una Visita Apostolica (cioè una commissione vaticana) che compia ispezioni in Seminari, Congregazioni religiose e Diocesi del Paese. Ai vescovi, sacerdoti e religiosi di Irlanda è chiesto di indire un anno di missione. Evidentemente, lo stesso Papa riconosce, come scritto da noi nelle pagine di sabato e nel post precedente, che il problema degli abusi su minori non riguarda solo la Chiesa. La lettera completa corredata da altri documenti si trova qui: http://www.vatican.va/resources/index_it.htm
Abusi su minori: 80-90% di casi ruotano attorno alla famiglia
Chi ha visto il GdP cartaceo ha sicuramente letto le due pagine che abbiamo dedicato al tema abusi su minori. Nei giorni scorsi, anche in Svizzera, sono venuti alla luce casi vecchi che riguardano preti. La Conferenza episcopale svizzera chiede che ci sia la massima trasparenza. Non per niente i vescovi hanno invitato i fedeli cattolici a rendere noti i casi di cui si è a conoscenza. Oltre a questa faccenda, in uno degli articoli pubblicati nel giornale di sabato, ricordo alcuni dati che aiutano a leggere la diffusione del problema. Anzitutto: non è certo la Chiesa cattolica la realtà che produce più pedofili. Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi Nuove Religioni e sociologo, osserva che nel paragone tra la Chiesa Cattolica degli Stati Uniti e le principali denominazioni protestanti si scopre che la presenza di pedofili è – a seconda delle denominazioni – da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici. La questione è rilevante perché evidenzia quanto sia poco fondato scientificamente l’argomento, rinverdito in questi giorni dal teologo elvetico Hans Kung, che accusa il celibato: la maggior parte dei pastori protestanti caduti in questo reato è, invece, sposata. Introvigne evidenzia pure che nello stesso periodo in cui un centinaio di sacerdoti americani era condannato per abusi sessuali su minori, il numero di professori di ginnastica e allenatori di squadre sportive giovanili – anche questi in grande maggioranza sposati – giudicato colpevole dello stesso reato dai tribunali statunitensi, oltrepassava i 5000. Ma il dato decisamente che fa riflettere è quello relativo alle cronache giudiziarie che riportano circa un 80-90% di casi di pedofilia registrati tra le mura domestiche. Si capisce allora perché la cancelliera tedesca Angela Merkel, proprio mercoledì scorso, ha parlato del fenomeno come “problema sociale”. A darle ragione arriva un altro dato: quello dei rapporti tra il fenomeno “pedofilia” e il web. Il Corriere della Sera on line, l’11 marzo scorso, ha ricordato l’esistenza di 500 siti web pedofili con violenze sessuali su bambini dai 3 ai 12 anni segnalati in Italia alla Polizia dai volontari dell’associazione Meter onlus di don Di Noto. E lo stesso don Di Noto ha confermato alla nostra RETE1 queste cifre. Ogni giorno nel mondo si attivano 120 siti web pedofili. Pensiamo poi alla tolleranza con cui alcuni paesi europei guardano al fenomeno. E’ il caso dell’Olanda. Alcuni anni orsono, nel Paese dei tulipani, si è dato vita al partito dei pedofili con l’obiettivo di rivendicare in Tv la diffusione di pornografia (infantile e non - anche durante il giorno), e la liceità del sesso con i bambini e gli animali, come “semplici varianti” di gusti sessuali. Grazie al buon senso, che comunque risiede ancora nella corteccia cerebrale di molta gente, questo partito, mai messo fuori legge dallo Stato (il che, comunque è drammatico) non ha raccolto sostegno tra la popolazione, così il 15 marzo scorso, per mancanza del numero minimo di adesioni per essere votabile (adesioni comunque ne avevano) è stato sciolto. Il giudizio comunque, che ho già espresso in altri post, resta chiaro: il problema pedofilia del clero è la piccola punta portata alla ribalta dal tormentone mediatico di questi giorni sotto la quale si nasconde un immenso iceberg di cui nessuno parla con altrettanta durezza di giudizi. Qualcuno ieri, mentre facevo altra cosa, (ero ad un corso di sci), mi ha chiesto le ragioni di questo accanimento mediatico. Penso che in alcuni casi sia certamente ideologico, in altri semplicemente suscitato dal fatto che in questi giorni di notizie ce ne sono poche (il giornalismo funziona cosi', è bene saperlo), e dunque partito il tormentone, fino all’arrivo di qualcosa di nuovo, questo è l'oggetto principale. Ma soprattutto vorrei ricordare come causa il funzionamento delle leggi dei Media stessi, attratte (lo sappiamo bene) dal connubio mediaticamente ghiottissimo, perché piccante, tra sacro e perversione, tra Chiesa e peccati. Ognuno ne tragga le sue conclusion, per le quali comunque rinvio ai due post di sotto in cui tratto del perché questo stile mediatico fa male alla gente ed, oggi come oggi, forse non produce nemmeno l’audience che certi media cercano. Informare va bene mentre l'accanimento fa male (a tutta la società).
Un bel saluto
Martedì, 16 Marzo 2010
L'Enfasi sulle notizie negative crea malessere sociale
Claudio Risé, docente di psicologia dell'educazione alla Facoltà di Medicina dell'Università Bicocca di Milano e editorialista in alcuni quotidiani italiani per temi di psicologia educativa, ci mette in guardia sui sottili e nefasti effetti dei tormentoni mediatici scandalistici o di cronaca nera sul corpo sociale. Vi consiglio di leggere il suo post dal titolo "Gli effetti degli scandali nella psiche individuale e collettiva": cliccare qui sotto:
http://claudiorise.blogsome.com/Domenica, 14 Marzo 2010
L'Uni della Pennsylvania dice che i lettori sono stufi di scandali
Uno studio dell’Università della Pennsylvania ha messo al setaccio i gusti dei lettori del New York Times scoprendo che gli articoli che sollecitano maggiormente l’attenzione non sono quelli scandalistici o negativi, come gossip e cronaca nera, ma le notizie positive, gli articoli di approfondimento e – in generale – pezzi che contengono contenuti di qualità. La selezione è stata compiuta su 7500 articoli pubblicati tra agosto del 2008 e febbraio del 2009, attraverso un sistema di catalogazione che ha avuto come base di partenza i lettori online del quotidiano americano che si sono inviati per mail articoli del giornale, selezionandoli secondo le preferenze personali. La ricerca sfata alcuni luoghi comuni: l’identikit “superficiale” da sempre appiccato al lettore online che, dai risultati dello studio, risulta in realtà non essere affatto assetato di gossip, sangue, scandali, sesso e catastrofi ma piuttosto di pagine con contenuti positivi e culturali. Ho subito ricordato un recente studio del Reader’s Digest European Trusted Brands 2010 che propone un dato svizzero molto emblematico: un calo di fiducia degli elvetici nella stampa come istituzione. Dunque, se il dato è giusto, la gente si fida sempre di meno di quello che legge sui giornali e, se gli studi americani non si sbagliano, occorre mirare a contenuti diversi da quelli che vanno per la maggiore nel mondo del giornalismo di oggi. Una salutare rivoluzione procurata dai lettori e dal buon senso comune? Speriamo. Certo, con quello che si è visto in questi giorni sulla vicenda dei preti pedofili, dove si è tentato di tirare dentro anche il Papa e sulla squallida montatura televisiva avvenuta in Georgia oggi, dove una TV ha inventato un’invasione sovietica che ha generato panico da pazzia tra la gente, c’è da auspicare che si torni quanto prima ad informare e si smetta di “montare” scandali perché, da questi segnali si capisce che la gente chiede altro. Proprio ieri un taxista ticinese mi comunicava le sue semplici osservazioni sulla gestione mediatica della vicenda dei preti pedofili: “Parlano della pedofilia nel clero, danno dati e notizie a valanga, ma non ci sono i dati per altre categorie di persone, comunque toccate dal fenomeno”. Un taxista che non parla a vanvera ed ha capito il funzionamento dei “tormentoni” mediatici, se infatti è vero che altre categorie sono coinvolte in proporzioni di gran lunga maggiori in questo squallido fenomeno le cui origini sono comunque molto complesse e riguardano non solo i singoli ma anche tutta la società e il modo in cui viene proposta, espressa e trattata la sessualità. E qui - a mio parere - anche i Media – hanno una bella fetta di responsabilità.
Sabato, 6 Marzo 2010
Avviso ai naviganti: sono sugli sci fino al 14 marzo (blog in pausa)
Alta valle di Fex in Engadina (12 marzo 2010).

Mercoledì, 3 Marzo 2010
Notizia curiosa: aumenta la fiducia degli svizzeri nella Chiesa
Il Tages Anzeiger riporta lo studio del Reader’s Digest European Trusted Brands 2010 dove si rileva che in Svizzera, in nove anni, è significativamente aumentato il numero di coloro che dicono di avere alta stima e fiducia nella Chiesa (cattolica o evangelica che sia), passando dal 38% del 2001 al 43% del 2010.
Martedì, 2 Marzo 2010
Perché in crocifisso nelle scuole non è un optional
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accettato il ricorso italiano contro la sentenza che aveva imposto di togliere la croce nelle scuole. Sappiamo che l'argomento è di quelli bollenti anche alle nostre latitudini. Mons. Giordano, che è Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa, ha commentato questa decisione in un modo che mi pare, tra i tanti interventi letti, molto pertinente perché valido per tutti, credenti e non credenti. "L'umanità ha urgente bisogno di questo simbolo - ha detto Giordano - che è unico nel proporre il valore della riconciliazione e il rispetto dell'altro e che propone la legge dell'amore fino al dono della vita". Infatti, che lo si accolga come Dio o semplicemente come quell'uomo lì, Gesù di Nazaret morto 2000 anni fa, siamo davanti alla figura che ha trasmesso alla nostra cultura di oggi i valori fondamentali convogliati, nei secoli, ad esempio, in una certa forma di giustizia, in una rinnovata idea di diritto capace di aprire la vecchia legge del "dare ad ognuno il suo" alla gratuità... e si potrebbe continuare con gli esempi già scritti in altri post . Togliere di mezzo l'uomo della croce dalle nostre scuole significa privare i ragazzi e le ragazze del richiamo visibile al fondatore di questi fondamentali valori, il tutto nel tempo in cui si vive, con non poche difficoltà, la questione educativa. Sto parlando fuori da un discorso di fede, accostando il problema da una prospettiva condivisibile anche dai non credenti. Ora toccherà alla saggezza dei 17 giudici della Grande Camera, espressione del Consiglio d'Europa, decidere sulla sentenza espressa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, ma la posta in gioco è altissima come "alti" sono i valori per cui l'uomo della croce è morto.




