Vita da pendolare in treno, minuti 0.30 di andata e ritorno tra Bellinzona e Lugano. Oggi ho tra le mani le omelie della Settimana Santa di Padre Mauro Lepori, abate di Hauterive. Vi copio un pensiero da quella del Venerdì Santo: "Dalla Croce, dal Cuore trafitto, sgorga per ciascuno di noi una chiamata, una vocazione, la vocazione cristiana per eccellenza: quella di trasmettere al mondo la gioia commossa del perdono di Dio. I discepoli di Cristo non sono inviati nel mondo per annunciargli i suoi peccati, ma il perdono di Cristo, la misericordia del Dio crocifisso. E questa vocazione si propaga per contagio, come un'influenza che fa il giro del mondo comunicandosi di prossimo in prossimo. Il perdono di Dio si propaga attraverso i nostri perdoni reciproci. Se non concediamo ai nostri fratelli e sorelle più vicini la goccia di perdono che ci chiedono, vuol dire che non conosciamo ancora il dono di Dio, che non sappiamo ancora che nuotiamo nei fiumi di acqua viva del perdono di Dio, i fiumi di acqua viva del nostro battesimo". Mi pare che qui stia il cuore di quell'umanità nuova nata dalla croce. Senza questa possibilità data dal perdono di Cristo da cui deriva il nostro reciproco perdono, il mondo sarebbe abbandonato a quelle logiche che vediamo in atto oggi, a tanti livelli sociali ed economici. Il perdono è la possibilità data a me e all'altro di ripartire. La misericordia testimoniata da Cristo in croce e trasmessa al mondo è lo sfondo positivo "nuovo" portato dal cristianesimo e diventato una vera e propria salvezza culturale e personale. Per questo il cristianesimo è "gioia" , come continua a ripetere Benedetto XVI in questi tempi in cui chi non vive questa logica pensa che i cristiani siano intimoriti e spaesati dai peccati di alcuni loro fratelli e dagli attacchi al Papa. Come scriveva bene un collega giornalista nei giorni scorsi: si può essere felici anche quando si è in mezzo alla bufera.
Qui il link per scaricare i testi dell'abate di Hauterive: http://www.abbaye-hauterive.ch/index.php/other/omelie-di-dom-mauro-224.htm




r loro. Atleti come Cancellara e gli altri grandissimi campioni di cui siamo fieri, da Cologna a Carlo Janka, da Simon Amman a Roger Federer, per dire solo quelli stellari, sono un esempio bellissimo che sprona i ragazzi ad impegnarsi per qualcosa di bello, di serio, di tosto. E i ragazzi di oggi ne hanno assoluto bisogno. Questo post nasce dalle osservazioni fatte con alcuni amici sul traguardo di Giubiasco, mentre cercavamo di recuperare dalla spremuta di salutare sudore che anche oggi ci siamo fatti, convinti come siamo che in questa società troppo cervellotica e virtuale occorre fare la guardia affinché la dimensione fisica non venga persa completamente di vista...
foto di un paio di anni fa. L'importante è divertirsi! Facciamo il tifo per Cancellara: Fiandre e Roubaix sarebbero una doppietta storica.
Davanti alla Sindone, esposta da oggi nel Duomo di Torino fino al 23 maggio, non si resta indifferenti. L’ho vista nel 2000, insieme ad un centinaio di giovani di Azione Cattolica, ed il ricordo è vivissimo. La Sindone è una straordinaria fotografia della passione di Cristo, con quella impressionante corrispondenza tra tutte le pene inflitte al condannato descritte nei Vangeli e i segni riscontrati dalle varie analisi sull’immagine impressa. Sappiamo che non è un dipinto, gli scienziati stanno ancora studiando come si sia prodotta. Quello che si sa è che il Telo sindonico di lino è

Una delle immagini più forti della morte di Cristo che, al contempo, è una formidabile porta aperta verso il Mistero della Risurrezione, è la Sindone. Non voglio addentrarmi nel vasto dibattito scientifico su questo lino, ma vorrei invece guardare quel volto come Icona del Cristo. In questo periodo mi è capitato di leggere un piccolo libretto del cardinale Martini dal titolo "Il Dio nascosto", Meditazioni sulla Sindone, (ed. OCD 2010). Il cardinale non affronta il dibattito scientifico, ma ci aiuta a leggere l'uomo della Sindone paragonandolo al Servo Sofferente di Isaia. Come il Servo, l'uomo della Sindone resta anonimo, anche se tutto in lui parla di Cristo. Il Servo e la Sindone si comprendono solo se letti in Cristo, in uno straordinario legame che attraversa la storia, dalle profezie dell'Antico Testamento fino al lino conservato per secoli. Il Servo, figura umana anticipatrice della morte e risurrezione del Cristo e la Sindone, altra immagine dell'umano che rimanda al divino, svelano l'uomo misurato e modellato su Gesù. In questa misura e modello alto, c'è tutta la dignità dell'esistenza umana, di tutta la vita, dal concepimento alla morte, compresi i momenti più duri, quali il soffrire e patire, quelle che noi uomini e donne chiamiamo le circostanze scomode che vorremmo evitare. E proprio queste circostanze acquistano un senso altissimo che qui vediamo con un'evidenza impressionante: sono "la realtà" (dalla a alla z) che ci conforma pienamente e definitivamente a Colui nel quale siamo stati creati e pensati dall'eternità.



