Venerdì, 30 Dicembre 2011
Buon Anno!
Il termometro della libertà nel mondo: 3 rapporti a confronto
A fine anno è tempo di bilanci. Ne ho visti 3 che riguardano il nostro povero mondo laddove le parole democrazia e libertà sono ancora, tristemente, una chimera. Il primo rapporto è quello della agenzia vaticana Fides in cui si annuncia la lista degli agenti pastorali cattolici uccisi quest’anno nel mondo (esattamente 26) di cui 18 sacerdoti, 4 religiose, 4 laici. Lo scorso anno persero la vita in 25 – e comunque molto migliore rispetto al 2009, quando erano stati uccisi 37 missionari, il dato peggiore da un decennio a questa parte. Fa riflettere il fatto che la maggior parte di questi morti sia in America latina, piuttosto che in aree apparentemente più calde, come i Paesi Arabi o l’Asia. Il calcolo dell’Agenzia Fides non tiene conto però degli uccisi ordinari, i cristiani che perdono la vita
Mercoledì, 28 Dicembre 2011
I Santi Innocenti (28 dicembre)
ale dell’anno scorso. Nel mondo cadono vittime martiri ogni anno 105 mila cristiani (secondo studi presentati dal prof. Introvigne), ed oggi, festa dei Santi Innocenti, ricordarli è estremamente doveroso. Non meno doveroso tuttavia è dare voce ad un altro fenomeno di cui si parla molto meno alle nostre latitudini, ma che a ben guardare fa parte delle dinamiche dello stesso mostruoso ingranaggio che porta alle stragi violente di cristiani da parte degli islamisti. Il fenomeno è quello delle numerose, continue, sanguinose esecuzioni di musulmani da parte di estremisti e fondamentalisti. Vi riporto uno stralcio di un testo del giornalista e politico italiano di origine egiziana Magdi Cristiano Allam per rendervi attenti al fenomeno. “(...) Sono anni che constato che, a fronte di massacri pressoché quotidiani di musulmani ad opera di terroristi islamici, in Occidente regna un sostanziale silenzio. Anche martedì 6 dicembre, è passata in secondo piano la notizia terrificante dell’ennesimo attentato terroristico islamico a Kabul, costato la vita – secondo un bilancio parziale – a 54 persone mentre sono circa 164 i feriti. Tra le vittime si contano numerosi bambini. Un terrorista imbottito di esplosivo si è fatto esplodere vicino alla moschea che ospita la tomba dell’imam sciita Abu Fazal Wali, principale tempio sciita della capitale afghana, causando una strage fra i fedeli in processione per commemorare la ricorrenza religiosa della Ashura. Quasi contemporaneamente, altri due terroristi islamici sunniti a bordo di una bicicletta-bomba ed una motocicletta-bomba si sono fatti esplodere a Mazar-i-Sharif e a Kandahar City, elevando il totale delle vittime a 58 morti e 174 feriti. Gli attentati terroristici sono stati rivendicati dal gruppo pachistano Lashkar-e Jhangvi Al-Alamil che prende di mira gli sciiti. Gli estremisti islamici sunniti condannano di eresia gli sciiti, che rappresentano circa il 10 per cento del totale del miliardo e 350 milioni di musulmani nel mondo, e ne legittimano pertanto l’uccisione indiscriminata per il semplice fatto di essere sciiti. Gli attentati contro le moschee sciite si susseguono in Iraq, Afghanistan, Pachistan e persino in Iran il Paese che ha il 90 per cento della popolazione sciita. L’odio nei confronti degli sciiti arriva al punto da indurre i terroristi suicidi sunniti a farsi esplodere anche all’interno delle moschee sciite, pur credendo nello stesso dio e condividendo lo stesso profeta, perché considerano che lo sterminio degli eretici spalancherà loro le porte del Paradiso islamico. Sono fatti, tragici fatti, che ci fanno toccare con mano come i fanatici sono a tal punto animati dall’odio anziché dall’amore da prediligere la morte altrui più della propria vita. Dal canto loro gli sciiti (estremisti) contraccambiano l’ostilità al punto che ad oggi in una città come Teheran non esiste una sola moschea sunnita (...)”. C'è da riflettere. (Immagine sopra: Duccio di Boninsegna: strage degli innocenti). Domenica, 25 Dicembre 2011
Buon Natale
“Oggi Dio ha manifestato il proprio compiacimento nell’uomo! (...) Quanto spesso – nonostante tutte le apparenze – l’uomo è lontano dal compiacersi di se stesso. Ma oggi egli si desta e sente l’annuncio: Dio nasce nella storia umana! Dio si compiace dell’uomo. Dio è diventato uomo. Dio si compiace in te!"
Giovanni Paolo II, Basilica Vaticana, 24 dicembre 1979 (Tratto da: Karol Wojtyla, "La notte della luce. Pagine e omelie di Natale", ed. Interlinea 2010).
Sabato, 24 Dicembre 2011
Ave Maria e poi sia Natale
Cari naviganti, Buon Natale a voi e alle vostre famiglie. Vi lascio testo e canzone di Fabrizio De André che con queste parole e questa musica ci prepara alla mezzanotte.
http://www.youtube.com/watch?v=qLMBHuzR5nY
Ave Maria
E lo stupore nei tuoi occhi / salì dalle tue mani / che vuote intorno alle sue spalle
si colmarono ai fianchi / della forma precisa di una vita recente, / di quel segreto che svela
quando lievita il ventre.
E te ne vai, Maria, tra l'altra gente / che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male / nella stagione di essere madre.
Sai che fra un'ora forse piangerai / poi la tua mano nasconderà un sorriso
gioia e dolore hanno il confine incerto / nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria, adesso che sei donna / Ave alle donne come te Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore / povero ricco umile o messia;
femmine un giorno e poi madri per sempre / nella stagione che stagioni non sente.
Giovedì, 22 Dicembre 2011
Dalle GmG il vademecum della Nuova Evangelizzazione
Sono le GmG (Giornate Mondiale della Gioventù) la “medicina contro la stanchezza del credere” che il Papa propone alla Chiesa cattolica in Occidente soprattutto. Benedetto XVI ne ha parlato questa mattina alla Curia romana estraendo dalla formula GmG un vademecum in 5 punti. 1) Vivere esperienze di Chiesa comunione: alle Gmg si vive “una nuova esperienza della cattolicità, dell’universalità della Chiesa”. “Il fatto che tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle è qui non soltanto un’idea, ma diventa una reale esperienza comune che crea gioia”. 2) Un modo nuovo di essere uomini e cristiani: Da questo sentirsi una cosa sola e unita, per Benedetto XVI nasce un “nuovo modo di vivere l’essere uomini, l’essere cristiani”. E qui, il Papa ha ricordato i 2
0 mila giovani volontari che per settimane o mesi si sono dedicati anima e corpo a organizzare l’ultima Gmg di Madrid: “Questi giovani hanno fatto del bene semplicemente perché fare il bene è bello, esserci per gli altri è bello. Occorre soltanto osare il salto”.Giovani che non hanno guardato a loro stessi, che hanno, bandito l’autorefenzialità. “Quante volte la vita dei cristiani è caratterizzata dal fatto che guardano soprattutto a se stessi, fanno il bene, per così dire, per se stessi! E quanto è grande la tentazione per tutti gli uomini di essere preoccupati anzitutto di se stessi, di guardare indietro a se stessi, diventando così interiormente vuoti, ‘statue di sale’!”. 3) L'adorazione eucaristica e il silenzio, elementi spirituali delle Gmg, ogni volta teatro di un “intenso silenzio” davanti al Sacramento dell’Ostia, nonostante le folle sterminate o gli avversi elementi atmosferici come accaduto a Madrid.
4) La confessione: A spiccare in questi grandi raduni giovanili la presenza del “Sacramento della Penitenza”, vissuto con quella “naturalezza” che altrove spesso manca. 5) La gioia di vivere come risposta al dubbio dilagante: Il quinto punto il Papa l’ha affrontato riferendosi alla crisi economico-finanziaria che oggi minaccia l’Europa, che ha definito “crisi etica”. Crisi che toglie quella “forza motivante” per cui diventa responsabile fare sacrifici, soprattutto pensando ai poveri. A questa crisi risponde il quinto requisito delle Gmg, la gioia, come risposta al “dubbio riguardo a Dio” che tanti nutrono e che diventa un dubbio sull’uomo: “Vediamo oggi come questo dubbio si diffonde. Lo vediamo nella mancanza di gioia, nella tristezza interiore che si può leggere su tanti volti umani. Solo la fede mi dà la certezza: è bene che io ci sia. È bene esistere come persona umana, anche in tempi difficili. La fede rende lieti a partire dal di dentro. È questa una delle esperienze meravigliose delle Giornate Mondiali della Gioventù”.
Funzionerà? Sta funzionando con i ragazzi che sono tornati dalle GmG e - ad esempio - stanno seguendo il cammino diocesano con Youcat. Dunque... http://www.youcat.ch/
Domenica, 18 Dicembre 2011
In memoria di Havel, testimone di speranza
on coraggio estremo al totalitarismo comunista. Visto che siamo in un tempo dove la speranza scricchiola, riprendo questo passaggio da una sua poesia. È un modo per ricordarlo invitandovi a frugare nel cuore e capire che ci sono sempre valide ragioni per "sperare".Venerdì, 16 Dicembre 2011
Educazione sessuale nella scuola: il vescovo di Coira all'attacco
razie a tre interventi: lo psicoterapeuta Dante Balbo, la filosofa Linda Pellicioli e il vescovo di Lugano, mons. Grampa. Qui un’anticipazione delle interviste che potete leggere nella pagina di domani sul GdP cartaceo.Dante Balbo, la teoria del Gender, secondo cui l’identità sessuale è una costruzione sociale, porta alla distinzione netta tra due aspetti: sesso biologico e genere culturale, postulando una completa realizzazione della libertà da parte degli individui. Ma si può veramente controllare la propria sessualità e cambiarla come un abito, senza che questo abbia dei riscontri psicologici gravi?
Nell’uomo e nella donna, molte delle pulsioni, cioè delle spinte ad agire, sono determinate dal proprio sviluppo psicosessuale, ma questo non è distinguibile in natura e cultura. Non esiste un essere umano naturale, perché a definirci è la relazione con un altro, dapprincipio quello che gli psicologi chiamano “figura materna”. Certo l’essere sessuati si traduce nella società e nella cultura collettiva in modi diversi a seconda dei tempi storici, ma da qui a dire che, allora, l’appartenenza ad un sesso o ad un altro è una pura formalità culturale diventa una falsificazione ideologica. L’essere uomo o donna non è accidentale ed è il frutto di uno sviluppo complesso e delicato, che si può alterare, ma che fa parte della nostra identità integrale: noi non siamo solo persone, che per caso sono uomini o donne, ma siamo persone anche e primariamente perché siamo uomini e donne.
Se abbiamo dei problemi di identità, non è cambiandola che li risolviamo, almeno come considerazione generale. Non ho dubbi che a volte questo aspetto sia molto complesso e delicato, che possano esservi problemi di tipo psicofisico particolari, per i quali la soluzione di un cambio di sesso potrebbe sembrare la più adeguata e la migliore, ma da ciò ad arrivare a dire che siccome si può tecnicamente cambiare sesso, l’identità sessuale è una sovrastruttura culturale, credo sia eccessivo e fuorviante.
Giovedì, 15 Dicembre 2011
Divorziati-risposati: dall'Austria una proposta per ora "segreta"
Mercoledì, 14 Dicembre 2011
Un "piccolo" esempio di ragionevolezza della fede
(540 - 604) non mandò dei missionari a cristianizzare l’isola» — al moderno Welfare State (termine coniato da William Temple, arcivescovo di Canterbury durante la seconda guerra mondiale).Martedì, 13 Dicembre 2011
Paradosso sportivo
nora in partenza per Zurigo, spaventata, mi confida la scelta fatta da suo padre di non più andare allo stadio per paura di prenderle. E anche io conosco persone che per lo stesso motivo hanno deciso di rinunciare. Arrivo a Zurigo dove corrono 19 mila podisti, tra cui moltissimi giovani sotto i 30 anni. Si gareggia nel cuore della city illuminata a giorno, un pubblico stupendo. Eppure di queste migliaia si parla pochissimo, come si parla pochissimo del movimento podistico in generale che in Svizzera offre gare a grandissima partecipazione numerica, mentre dei facinorosi di domenica e di tutti gli altri che danno spettacolo nei nostri stadi e delle loro sistematiche violenze prima, durante e dopo le partite di calcio e hockey si viene informati a dovere. E così si è indotti a credere che questa sia la vera gioventù … Venerdì, 9 Dicembre 2011
Midnight in Paris
to, nella città francese degli anni ’20 e poi dagli anni ’20 si balza indietro nella Parigi della Belle Epoque. In questi passaggi temporali si snoda la simpatica vicenda del protagonista, uno scrittore americano al suo primo romanzo che durante questi salti nel tempo incontra i suoi idoli letterari: Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Mark Twain, Gertrude Stein e altri ancora. Durante questi viaggi nel passato il nostro protagonista capisce che non esiste un’epoca ideale ma che è nel presente, nelle ordinarie circostanze della vita che l’uomo diventa pienamente uomo, si realizza nell’impegno con la realtà e vive il suo tempo migliore. Una favola moderna con qualche buona idea (e di questi tempi, cinematograficamente parlando, è un bel successo!).Giovedì, 8 Dicembre 2011
Maria: Immacolata e Madre delle madri
Cari amici, vi riporto queste righe che ho scritto per la rivista delle Missioni cattoliche italiane di Lucerna sulla festa dell’Immacolata Concezione.
"Ci troviamo davanti ad un dogma (una verità di fede) che riguarda la natura di Maria: la Madonna è stata conc
epita senza peccato originale, cioè è nata pura per poter accogliere nella sua natura la purezza assoluta, il Cristo. Riprendiamo alcuni dati: la Chiesa ha proclamato l’Immacolata Concezione non moltissimo tempo fa (era il 1854), ma la proclamazione si appoggia su una lunghissima tradizione che risale alle origini di una riflessione cristiana compiuta sul contenuto della storia della salvezza e sulla tradizione dei primi secoli. Una riflessione che incontra, pochi anni dopo la proclamazione del dogma, persino Maria stessa che – come sapete – si è presentata come “Immacolata Concezione”, addirittura esprimendosi in dialetto della regione dei Pirenei, a Bernadette Soubirous, durante le apparizioni di Lourdes del 1858 (foto della grotta di Lourdes e della statua con la frase sotto). Non so se voi ci pensate, ma personalmente questo dogma mi spiazza. E’ come se venissimo posti, tutti quanti, davanti ad un altro mondo. Sì, perché pensare ad una persona che è stata concepita senza peccato originale, significa entrare in rapporto con l’inizio di un’umanità completamente “nuova”. Ma se Maria è stata concepita senza peccato originale, la sua vita di fede – viene da chiedersi – fu più facile della nostra? Mi capitò – tanti anni fa, quando (come si dice in gergo) “portavo ancora i calzoni corti”, di sentire rispondere a questa domanda un grande teologo svizzero, lucernese, che si chiamava Hans Urs von Balthasar. Balthasar disse semplicemente che l’essere stata concepita senza il peccato originale non poneva Maria in una posizione di privilegio in rapporto alle difficoltà, alle sofferenze, al seguire con passione e dramma il cammino umano del Figlio. Questa condizione di essere senza peccato, che era necessaria per il concepimento del Figlio, non aveva fatto di Maria una specie di Buddha al femminile, cioè un essere privo di passioni che ha percorso la vita cristiana come se fosse un’autostrada diritta. Maria ha sofferto, ha conosciuto la “spada” che le era stata annunciata e che le ha veramente trafitto l’anima (cf. Lc 2,35b). Ma attenzione: che spada era quella che ha trafitto l’anima di Maria? Riflettiamo un attimo: lei ha certamente vissuto portando nell’anima una sensibilità grandissima che è quella che noi intravvediamo nei Santi. Questa sensibilità, che è l’altro nome dell’amore, di chi ama fino in fondo, questa sensibilità in Lei “però” era ancora “più grande” che nei Santi, perché Maria era posta in una condizione, per dono soprannaturale, in cui era chiamata ad amare di più di tutti. E se più grande è l’amore, più grande – molte volte – è anche l’avvertire il dolore per il peccato dell’umanità. Lo sperimentiamo tutti, anche se ad un livello diverso rispetto a Maria: tanto più amiamo, tanto più siamo sensibili, tanto più sappiamo che la violenza di chi ci sta accanto ci ferisce come ci colpisce anche il dolore di questo mondo. Allora, se Maria ha ricevuto un dono grandissimo ed esclusivo nel suo “concepimento senza peccato originale”, è anche stata esposta nel suo cuore a compatire il dolore del mondo. A noi cosa serve tutto questo? Serve a capire che quando andiamo in pellegrinaggio a Lourdes o ad Einsiedeln, andiamo a pregare e chiedere l’intercessione di una Madre nel senso più pieno del termine. Maria è la Madre che non solo ha generato il Cristo, la Madre che non solo lo ha accompagnato fin sotto la Croce e da Lui ha ricevuto nella scena finale della passione l’eredità di Giovanni e la maternità su tutta la Chiesa (cf Gv 19,26-27), ma quella Madre che ha vissuto la maternità come amore ad un livello così grande e profondo, predisposto dalla sua condizione di “senza peccato”, che mai si ebbe a vedere. Per questo possiamo andare in pellegrinaggio e celebrarla nella festa dell’8 dicembre affidandole le nostre miserie, le nostre preghiere, le nostre preoccupazioni. Maria è la “Madre delle madri” e per questo intercede per noi".
Buona Festa a tutti!
Mercoledì, 7 Dicembre 2011
ICI e Chiesa cattolica italiana... una precisazione
Ieri ho sentito il TG delle 20 trattare la questione ICI - Chiesa cattolica in Italia. Per "completare" l'informazione trasmessa (?!?) vi linko un articolo del direttore di Avvenire. L'articolo offre anche l'accesso ad un dossier sulla faccenda. Buona lettura.
http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/lavergognadellIci.aspx
Martedì, 6 Dicembre 2011
Dalla "crisi si esce insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole"
Cari naviganti, non commento una riga di quello che ha detto l'arcivescovo di Milano, cardinale Scola nel suo discorso di questa sera in Sant'Ambrogio, perchè sono ragioni che mi ritrovo a condividere e trattare regolarmente nei miei post. Vi lascio solo 3 passaggi del suo testo che sono di una pertinenza inequivocabile. Valgono in generale per la crisi, ovunque sia: in Italia, in Europa o da noi. Buona riflessione a tutti...
"(…) Dalla crisi si esce solo insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole. E questo perché un approccio individualistico non rende ragione dell’esperienza umana nella sua totalità. Ogni uomo, infatti, è sempre un “io-in-relazione”. Per scoprirlo basta osservarci in azione: ognuno di noi, fin dalla nascita, ha bisogno del riconoscimento degli altri. Quando siamo trattati umanamente, ci sentiamo pieni di gratitudine e il presente ci appare carico di promessa per il futuro. Con questo sguardo fiducioso diventiamo capaci di assumere compiti e di fare, se necessario, sacrifici.
Da qui è bene ripartire per ricostruire un’idea di famiglia, di vicinato, di città, di paese, di Europa, di umanità intera, che riconosca questo dato di esperienza, comune - nella sua sostanziale semplicità - a tutti gli uomini. Non basta la competenza fatta di calcolo e di esperimento. Per affrontare la crisi economico-finanziaria occorre anche un serio ripensamento della ragione, sia economica che politic
a, come ripetutamente ci invita a fare il Papa".
" (…) Aristotele giudicava inaccettabile una vita che identificasse la felicità con la ricchezza, ovvero che scambiasse un mezzo con il fine. Non ci si può rassegnare di fronte ad una concezione dello “scambio” che non solo è diventata sempre più diffusa, ma che sembra governare l’intera macchina economica. Secondo questa visione il cittadino è (pessimisticamente) ridotto all’homo oeconomicus, preoccupato esclusivamente di massimizzare il profitto. Alla base dell’attività economica e finanziaria sembra infatti esservi solo l’assunto secondo cui l’aumento della ricchezza è in ogni caso e, meglio, quanto prima, un bene da perseguire." "(…) Come ha ricordato il Santo Padre «la complessità e gravità dell'attuale situazione economica giustamente ci preoccupa, ma dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente», BENEDETTO XVI, Caritas in veritate 21."




