Un milione di persone a Milano, testimonianze commoventi di cattolici che vivono il vangelo fino in fondo, che siano africani, italiani, svizzeri o latinoamericani. Abbiamo sentito una donna con un marito completamente paralizzato dalla SLA dire di “sì” al matrimonio per sempre perché scritto in Cristo; abbiamo visto il papa rispondere alle domande dei fedeli, domande vere, intrise di crisi, di drammi, di gioie e di dolori; abbiamo visto oggi in Francia la beatificazione di un prete apostolo nelle carceri; assistiamo tutti i giorni, aprendo la liturgia delle Ore alle storie di Santi e martiri, abbiamo davanti agli occhi i martiri di oggi, quelli ammazzati questa mattina in Nigeria. Noi cattolici siamo un popolo di gente chiamata alla Santità, cioè alla carità, all’amore a Cristo e agli altri. In mezzo a quella folla a Milano ci sono migliaia di storie di amore non per caso ma per Cristo. Gente che dice di “sì” ad un progetto “per sempre” dando un contributo non indifferente e stabile ad una società sempre più instabile, ballerina e precaria. Eppure… eppure basta un corvo che gracchia perché tutti volgano lo sguardo verso la fonte del rumore e perdano di vista l’essenziale, anzi, il Bello, con la B maiuscola che anima la vita della Chiesa, quella con la C maiuscola, il popolo di coloro che ci stanno a trovare le ragioni del loro vivere in Cristo. “Perché siamo ancora nella Chiesa?” si chiedeva J. Ratzinger in un libro di alcuni anni fa(edito Rizzoli). Se oggi dovessi pormi la stessa domanda risponderei: “Perché –nonostante tutte le sue rughe non c’è realtà umana paragonabile alla Chiesa cattolica”. Non esiste realtà umana capace di aggregare così milioni di fedeli, capace di dar luogo a gente cambiata dentro che dà la vita per gli altri in modo gratuito (pensiamo alle schiere di Santi della carità). In Nigeria i cristiani sanno di trovare una speranza e una gioia che neppure le bombe possono rubare loro e continuano ad andare a Messa rischiando la vita (e queste non sono parole mie, ma di una collega giornalista che è stata di recente in quella terra e con cui ho preparato un servizio che andrà in onda sabato prossimo). Perché sono cattolica? Perché sfido chiunque a trovare una realtà che nei secoli, pur con tutte le sue fragilità (umane, ed io ho lo mie e lo so) e con tutte le sue debolezze ha ricordato e ricorda al mondo cos’è l’amore, ma non quello all’acqua di rose bensì quello che ha la forma e il volto di Cristo riproponendolo nella vita dei santi, nelle opere di carità che in tanti secoli hanno popolato l’Europa di assistenza sanitaria e scolastica e nell’agire dei missionari di oggi in terre segnate da conflitti tremendi. E ancora ieri, il Papa ricordava a Milano parole come dignità della persona, valore della vita, sacralità, attenzione a chi vive situazioni difficili… Certo ci sono i corvi con le loro questioni (perché saremmo dei bambini che credono alle favole se non ci ponessimo certe domande come quelle che scuotono il Vaticano in queste ore), ma la Chiesa non si ferma qui, non si arresta ai fallimenti e alle fragilità umane, piuttosto la presenza delle miserie umane e degli scandali rende ancora più splendente la vita dei Santi ed evidente la persona di Cristo che regge il Papa e la vita di tutti i cattolici. E’ questa Sua bellezza (di Cristo) quella che ci attrae e che ci sostiene e che risplendeva oggi a Milano e risplende nel volto dei Santi e della Chiesa di tutti i secoli. Il tutto ci aiuta a vedere in modo adeguato il frammento, ma il frammento non è comunque indifferente al tutto. Concludo citando Ratzinger nella sua risposta alla domanda di cui sopra: “Sono nella Chiesa perché credo che, ora come prima e a prescindere da noi, dietro la “nostra Chiesa” vive la “ Sua Chiesa”, e che io non posso stare vicino a Lui se non rimanendo vicino e dentro la Sua Chiesa. Sono nella Chiesa perché, nonostante tutto, credo che nel profondo essa non sia nostra, bensì proprio “Sua”.




