Cari naviganti, non c’è tema più attuale e provocatorio di quello della gioia perché, alla fine, chi non vorrebbe essere felice? Ma cos’è la gioia che tutti cerchiamo? Le risposte arrivano un po’ da tutte le parti. Normalmente si crede che siano i soldi a dare felicità, in realtà non è vero: ricco o povero, ceto medio e ceto alto, la felicità è data da una serie di altri elementi. Dal canto mio mi è capitato di ritornare a riflettere sulla felicità grazie ad un ritiro spirituale di mezza estate e ad alcuni giorni di sport successivi. Nelle giornate del ritiro ci siamo chinati su un testo che sulle prime mi ha lasciato un po’ perplessa, visto che era datato 1975, ma che poi con sorpresa ho scoperto essere attualissimo: l’Esortazione apostolica “Gaudete in Domino” di Paolo VI. Con acuta e moderna lettura papa Montini individua – tra tanti aspetti - due grandi sfide (valide allora e forse ancora più oggi) riguardo al modo di affrontare la vita con gioia o nell’infelicità. Le due sfide possono essere considerate come i due lati della stessa medaglia: la frenesia di felicità e l’assenza di felicità, il buio, quella noia che apre le porte al lento sprofondare nel cinismo e nel pessimismo esistenziale. Oggi, rispetto all’epoca in cui Montini scrive, possiamo constatare che queste due derive si sono sicuramente acutizzate. Entrambe si possono individuare come figlie della ricerca del benessere nel possesso eccessivo di beni (materiali ma non solo). In campo economico, ad esempio, non mancano analisi che dimostrano quanto l’equivalenza benessere – denaro alla lunga non tenga, producendo proprio questi due fenomeni: noia, insoddisfazione e ricerca estrema e smisurata di altri piaceri materiali per colmare la sete sempre più acuta prodotta dallo stesso avere eccessivo. E’ il discorso del “più hai, più vorresti” e del “più ricevi, meno sei soddisfatto perché vuoi altro”. Evidentemente questo non vuol dire che il profitto sia male, occorre invece avere degli strumenti per sostenere il giudizio personale sul modo di gestire ciò che si ha e sulla ricerca della giusta felicità in quelli che sono i beni particolari, necessari, utili ma anche in altri valori non solo di tipo materiale. L’orizzonte comunque in cui va collocato tutto questo discorso e che il Papa ben ricorda è che ogni bene particolare, ogni valore è segno e rimando di una ricerca più grande e più alta che abbiamo dentro, la ricerca di un bene infinito, di una felicità che non sia solo oggi, adesso, ora ma che entri nell’eterno. Il “ti amo per sempre” del ragazzo detto alla sua ragazza qui trova il suo fondamento. Paolo VI pone infatti la grande domanda sulla gioia nella domanda sul senso della vita. La sfida è di essere toccati in qualche modo da ciò che consente alla vita, oggi, adesso, nel mio lavoro, nel mio tempo libero, nella mia famiglia, tra gli amici, di avere un senso pieno che mi aiuti a vivere non freneticamente, accumulando distrazioni su distrazioni sfrenatamente, con la conseguenza di non averne mai abbastanza, scivolando poi nella noia, ma di vivere il presente con una letizia in più, capace di colorare la vita. “Ci sarebbe bisogno di un paziente sforzo di educazione per imparare o imparare di nuovo a gustare semplicemente le molteplici gioie umane che il Creatore mette già sul nostro cammino”, scrive Paolo VI. Il papa ne elenca alcune: dalla gioia esaltante dell’esistenza e della vita, all’impegno nel lavoro, all’amore umano come dono di sé fecondo, alla natura, all’esperienza del silenzio, alle amicizie, al sacrificio quando necessario, perché, scrive Paolo VI, “la gioia cristiana suppone un uomo capace delle gioie naturali. Molto spesso, partendo da queste, Gesù ha annunciato il Regno”. Questa è la premessa: imparare ad apprezzare le gioie semplici e vere della vita, dare “tempo” alla letizia: una sfida oggi, nella società dell’efficienza. Ma non dobbiamo farci mai fare lo sgambetto da una falsa idea di efficienza: Steve Jobs lo ricorda, la creatività anche sul lavoro tante volte si manifesta nei tempi di gioia e distacco di cui tutti abbiamo bisogno. Il Papa dice di più: imparare a vivere i singoli momenti fino in fondo. C’è una bella espressione in tedesco che usa il verbo geniessen e che rende bene l'idea del gustare il momento che si vive. Me la ricordava proprio domenica una signora tedesca al traguardo di una gara. Ci sono attimi della vita che vanno gustati e guai se ci togliessimo il tempo per farlo. Resta comunque una consapevolezza di fondo a cui Paolo VI rende attenti: il limite fa parte della natura dell’uomo e dunque anche la ricerca della gioia deve fare i conti con questo freno naturale. Oggi invece ci viene fatto credere e di conseguenza si pretende che esista una gioia al 100%, immediata, di cui dobbiamo assolutamente averne tutti diritto. Ma la gioia, lo ricorda ancora il Papa, sarà sempre toccata dal limite perché l’uomo è toccato dal limite naturale della morte. Semmai la nostra gioia (umana e cristiana che sia) può essere assunta e trasformata da un incontro che la dischiude ad una pienezza di significato ulteriore, eterno: per il cristiano è l’incontro con il Risorto, quella presenza che può catalizzare il nostro limite, il nostro desiderio di infinito, di amore “per sempre”, di vita “eterna”. Questo incontro è quel di più capace di riempire il presente di un senso nuovo e di offrirci un anticipo di quella gioia che sarà eterna, gioia di chi sa che in Lui non morirà mai e vivrà in pienezza, “gloriosamente”, le gioie che oggi vive comunque azzoppate. Questa consapevolezza irradia l’oggi di speranza e rende la nostra vita illuminata di un senso più alto, inserita in un destino dagli orizzonti infiniti. Chi va in montagna un po' questo lo sperimenta: piano piano mentre sali vedi sempre meglio l’orizzonte che ti circonda, i panorami, le valli, i fiumi, le foreste e i laghi sotto di te! Quello che prima non ti appariva, poi ti appare. Questo esempio forse aiuta un po' a capire cos'è la speranza cristiana che già irradia in qualche modo l’oggi della vita, la gioia eterna che dà letizia alle gioie del momento! (nella foto la Capanna Lischana, nella Bassa Engadina, sopra Scuol. La capanna è collocata sotto l'omonimo pizzo).
Giovedì, 16 Agosto 2012
Cos'è la gioia? Come "gustare" la vita?
Cari naviganti, non c’è tema più attuale e provocatorio di quello della gioia perché, alla fine, chi non vorrebbe essere felice? Ma cos’è la gioia che tutti cerchiamo? Le risposte arrivano un po’ da tutte le parti. Normalmente si crede che siano i soldi a dare felicità, in realtà non è vero: ricco o povero, ceto medio e ceto alto, la felicità è data da una serie di altri elementi. Dal canto mio mi è capitato di ritornare a riflettere sulla felicità grazie ad un ritiro spirituale di mezza estate e ad alcuni giorni di sport successivi. Nelle giornate del ritiro ci siamo chinati su un testo che sulle prime mi ha lasciato un po’ perplessa, visto che era datato 1975, ma che poi con sorpresa ho scoperto essere attualissimo: l’Esortazione apostolica “Gaudete in Domino” di Paolo VI. Con acuta e moderna lettura papa Montini individua – tra tanti aspetti - due grandi sfide (valide allora e forse ancora più oggi) riguardo al modo di affrontare la vita con gioia o nell’infelicità. Le due sfide possono essere considerate come i due lati della stessa medaglia: la frenesia di felicità e l’assenza di felicità, il buio, quella noia che apre le porte al lento sprofondare nel cinismo e nel pessimismo esistenziale. Oggi, rispetto all’epoca in cui Montini scrive, possiamo constatare che queste due derive si sono sicuramente acutizzate. Entrambe si possono individuare come figlie della ricerca del benessere nel possesso eccessivo di beni (materiali ma non solo). In campo economico, ad esempio, non mancano analisi che dimostrano quanto l’equivalenza benessere – denaro alla lunga non tenga, producendo proprio questi due fenomeni: noia, insoddisfazione e ricerca estrema e smisurata di altri piaceri materiali per colmare la sete sempre più acuta prodotta dallo stesso avere eccessivo. E’ il discorso del “più hai, più vorresti” e del “più ricevi, meno sei soddisfatto perché vuoi altro”. Evidentemente questo non vuol dire che il profitto sia male, occorre invece avere degli strumenti per sostenere il giudizio personale sul modo di gestire ciò che si ha e sulla ricerca della giusta felicità in quelli che sono i beni particolari, necessari, utili ma anche in altri valori non solo di tipo materiale. L’orizzonte comunque in cui va collocato tutto questo discorso e che il Papa ben ricorda è che ogni bene particolare, ogni valore è segno e rimando di una ricerca più grande e più alta che abbiamo dentro, la ricerca di un bene infinito, di una felicità che non sia solo oggi, adesso, ora ma che entri nell’eterno. Il “ti amo per sempre” del ragazzo detto alla sua ragazza qui trova il suo fondamento. Paolo VI pone infatti la grande domanda sulla gioia nella domanda sul senso della vita. La sfida è di essere toccati in qualche modo da ciò che consente alla vita, oggi, adesso, nel mio lavoro, nel mio tempo libero, nella mia famiglia, tra gli amici, di avere un senso pieno che mi aiuti a vivere non freneticamente, accumulando distrazioni su distrazioni sfrenatamente, con la conseguenza di non averne mai abbastanza, scivolando poi nella noia, ma di vivere il presente con una letizia in più, capace di colorare la vita. “Ci sarebbe bisogno di un paziente sforzo di educazione per imparare o imparare di nuovo a gustare semplicemente le molteplici gioie umane che il Creatore mette già sul nostro cammino”, scrive Paolo VI. Il papa ne elenca alcune: dalla gioia esaltante dell’esistenza e della vita, all’impegno nel lavoro, all’amore umano come dono di sé fecondo, alla natura, all’esperienza del silenzio, alle amicizie, al sacrificio quando necessario, perché, scrive Paolo VI, “la gioia cristiana suppone un uomo capace delle gioie naturali. Molto spesso, partendo da queste, Gesù ha annunciato il Regno”. Questa è la premessa: imparare ad apprezzare le gioie semplici e vere della vita, dare “tempo” alla letizia: una sfida oggi, nella società dell’efficienza. Ma non dobbiamo farci mai fare lo sgambetto da una falsa idea di efficienza: Steve Jobs lo ricorda, la creatività anche sul lavoro tante volte si manifesta nei tempi di gioia e distacco di cui tutti abbiamo bisogno. Il Papa dice di più: imparare a vivere i singoli momenti fino in fondo. C’è una bella espressione in tedesco che usa il verbo geniessen e che rende bene l'idea del gustare il momento che si vive. Me la ricordava proprio domenica una signora tedesca al traguardo di una gara. Ci sono attimi della vita che vanno gustati e guai se ci togliessimo il tempo per farlo. Resta comunque una consapevolezza di fondo a cui Paolo VI rende attenti: il limite fa parte della natura dell’uomo e dunque anche la ricerca della gioia deve fare i conti con questo freno naturale. Oggi invece ci viene fatto credere e di conseguenza si pretende che esista una gioia al 100%, immediata, di cui dobbiamo assolutamente averne tutti diritto. Ma la gioia, lo ricorda ancora il Papa, sarà sempre toccata dal limite perché l’uomo è toccato dal limite naturale della morte. Semmai la nostra gioia (umana e cristiana che sia) può essere assunta e trasformata da un incontro che la dischiude ad una pienezza di significato ulteriore, eterno: per il cristiano è l’incontro con il Risorto, quella presenza che può catalizzare il nostro limite, il nostro desiderio di infinito, di amore “per sempre”, di vita “eterna”. Questo incontro è quel di più capace di riempire il presente di un senso nuovo e di offrirci un anticipo di quella gioia che sarà eterna, gioia di chi sa che in Lui non morirà mai e vivrà in pienezza, “gloriosamente”, le gioie che oggi vive comunque azzoppate. Questa consapevolezza irradia l’oggi di speranza e rende la nostra vita illuminata di un senso più alto, inserita in un destino dagli orizzonti infiniti. Chi va in montagna un po' questo lo sperimenta: piano piano mentre sali vedi sempre meglio l’orizzonte che ti circonda, i panorami, le valli, i fiumi, le foreste e i laghi sotto di te! Quello che prima non ti appariva, poi ti appare. Questo esempio forse aiuta un po' a capire cos'è la speranza cristiana che già irradia in qualche modo l’oggi della vita, la gioia eterna che dà letizia alle gioie del momento! (nella foto la Capanna Lischana, nella Bassa Engadina, sopra Scuol. La capanna è collocata sotto l'omonimo pizzo).
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