Doping e Tour, un tema infinito. Questa mattina mi allenavo con un amico che pratica il triathlon. Stavamo correndo e chiacchierando sui vari casi di doping. Un triatleta sa bene che non può cimentarsi in una competizione di triathlon a livello alto che ogni 3 mesi. Questo perché il corpo deve ricuperare. E allora il discorso, mentre si correva, si è allargato al caso di questa settimana di Tour. Il caso Franck Schleck per intenderci fa discutere, l’anno scorso ci fu quello di Contador… quasi ogni anno la solita musica, che sia Giro che sia Tour, con maglie e vittorie che dopo qualche mese devono cambiare di proprietario. Quello che penso è semplice e lo dimostra la storia di questi giorni: non puoi piazzare 3 tappe con 4 colli per tappa, una dopo l’altra, su un corsa di 3497 km in 20 tappe (tra le quali 5 di montagna impegnative, 4 di media montagna e due cronometro lunghe), concludendo il tutto con una megacronometro di 53 km e poi gridare allo scandalo se tra gli umani che devono cimentarsi in questa avventura si scovano dei dopati. Va bene l’allenamento, vanno bene gli integratori, va bene l’alimentazione, il ricupero scientifico e tutto il resto, ma davanti ad un menu di carico sportivo così tosto, diventa inevitabile che qualcuno o molti per ricuperare cerchino altri mezzi definiti ad oggi illeciti e forniti dalla farmacologia. Il problema è solo uno: non puoi vincere tutti i giorni, non puoi avere tutti i giorni la stessa condizione per tenere ritmi folli perché il corpo umano non lo consente. Il doping nelle corse a tappe serve oggi principalmente a facilitare il ricupero e ricuperando più velocemente dei tuoi avversari il giorno dopo puoi salire con lo stesso passo del giorno precedente. I casi di doping per le gare di un giorno, dalla Roubaix alla Freccia Vallone o alla Milano – Sanremo sono minori. questo perché chi è specialista di classiche ha tutto il tempo di ricuperare tra una gara e l’altra. Ma lo stesso discorso non vale per i Tour (Vuelta, Giro, TdF). Basta guardare i dati delle olimpiadi di atletica: le discipline con minori casi di doping in assoluto sono le discipline di lunga resistenza: 5000, 10 mila e maratona. Perché? Perché non ti devi dopare per una sola gara, non serve, ma serve se devi correre tutti i giorni allo stesso ritmo di quella sola competizione. Detto questo, il punto su cui dovremmo interrogarci è: non si potrebbe studiare un percorso, che senza ridurre le tappe dure le piazzi un po' più staccate una dall'altra, in modo da consentire in mezzo tappe pianeggianti, dove il ricupero umano normale è più possibile? Rendere le grandi corse a tappe più umane, forse, dico “forse”. non potrebbe contribuire a ridurre i casi di doping dovuti alla necessità di ricupero? Magari il problema non lo si risolve, però sicuramente si umanizza un po’ il ciclismo di oggi che sembra un po’ troppo a “misura” di Superman. Se non si cambia, inutile gridare allo scandalo e giocare a fare i moralisti a posteriori (vedi caso Armstrong, ventesima puntata di questi giorni ...)! Saluti sportivi! Nella foto: il profilo altimetrico delle ultime 3 tappe del tour dopo le quali è arrivata la cronometro di 53k corsa oggi.









Ed è la stessa cosa che succede nel lavoro... nella finanza, nel commercio... il doping nello sport sono sostanze chimiche, pratiche illecite e medicine; negli altri lavori sono ritmi lavorativi disumani, slealtà, corruzione, bilanci falsati, ecc.
Ma chi crede in altri valori deve perseverare nel giusto, anche nel concreto rischio di essere tagliato fuori dai giochi che contano!! Difficilissimo, ma che senso ha dover stare più attento ai controlli che ad una curva??