«Sono prete e credo nel mio sacerdozio; ho dato la mia vita a Dio per essere santo». Queste sono le parole di un prete libanese, don Simon El Zind (Ghadir, Libano 1960 - 2002), il cui ricordo è ancora forte non solo in Libano ma anche nella Svizzera italiana, a Camorino, dove dal 1991 al 1994, quando era studente a Roma, venne per supplenze in parrocchia. Simone El Zind era un tipo tosto. Cresciuto nella terra dei cedri, aveva partecipato fin da ragazzo agli ambienti dello scoutismo cattolico libanese, lasciandosi coinvolgere fino in fondo in una sana amicizia, dentro una compagnia forte, dove fu chiamato ad assumere una serie di responsabilità educative locali, nella sua sezione scout e, in seguito, anche nazionali. Simon era per i suoi amici quello che si può definire un punto di riferimento. La strada, la “route”, come insegna lo scoutismo, è stata la metafora della sua vita. In questo cammino fatto di campeggi, incontri, scelte educative per i più giovani, pellegrinaggi, ritiri e avventure montane, Simone matura, dopo gli studi scientifici, la vocazione sacerdotale: «Signore, sei all’inizio della strada per guidarmi. Signore, sei sulla strada per accompagnarmi. Signore, sei al termine della strada per accogliermi. Visto che sei la strada», scrive sul biglietto della sua ordinazione. La strada dei primi anni di sacerdozio è fatta di giovani, di famiglie, di studi all’estero, di servizio pastorale in diverse parrocchie di Roma e fuori Italia. A Roma, don Simone assume anche l’incarico di vicario parrocchiale di un “certo” don Andrea Santoro, allora parroco nella Zona di Pietralata, poi missionario e martire, ucciso alcuni anni fa in Turchia. Don Simone viaggia. In estate e durante le Feste fa supplenze in altre parrocchie fuori Italia, arrivando anche in Ticino, a Camorino (1991 - 1994). Nel 1994 rientra in Libano per assumere l’incarico di parroco della comunità di San Marone (Haret Sakhr), mantenendo, nonostante la distanza, una stretta amicizia con alcuni parrocchiani di Camorino. Molto attento ad un apostolato della sofferenza, don Simone si reca varie volte coi malati a Lourdes. E’ durante uno di questi viaggi che avverte i primi, acuti sintomi di un male incurabile alla schiena, quel cancro che don Simone trasforma in uno straordinario percorso di santità: per lui, per la sua parrocchia libanese, per lo scoutismo del suo paese e per gli amici all’estero. Scrive il giovane prete ai suoi amici e parrocchiani e agli scouts: «… Cercate di capire dove sono, a che livello sono arrivato e cosa ha fatto di me Dio a questo livello! Sono profondamente convinto che tra tutte queste creature si è occupato di me e ha detto: “Tu mi piaci, tu mi sei piaciuto, sei adatto a stare in questa compagnia, in mia presenza”. Ma io rifiuto e gli rispondo: “Ti prego, adesso non sto pensando di andarmene, non mi va affatto, rimanda la mia beatificazione e lasciami ancora perché vorrei andare avanti con la mia parrocchia, non ho finito ancora di costruire la chiesa di San Marone!”. E’ possibile che Dio regali la sua croce a qualcuno e lui la rifiuti? E’ possibile che Dio scelga me, facendomi capire di voler fare di me un santo ed io gli risponda di no, chiedendo di rimandare? Dopo tutto chi sono io per rispondergli di no? Non posso rispondergli di no. (…). Ringraziate Dio con me perché questo progetto è così bello e, poiché non c’è progetto senza sacrificio, qualunque prezzo costerà, varrà la pena portarlo a termine. So già da adesso che sono vincitore, perciò vi prego di vincere con me! Ciò vuol dire di entrare tutti quanti nel gioco per uscirne vincitori. Allora parteciperemo alla felicità dei Santi e tutti i nostri giorni saranno una festa continua». Parole che testimoniano quel suo aver accolto di camminare nel quotidiano con Cristo, vivendo alla presenza di Dio le gioie e i dolori, fino in fondo. «Quant’è bello sapere che la croce di Gesù è come la mano dell’amato che ci abbraccia, perché sappiamo davvero che quando si trova questa mano, vuol dire che si è trovato l’appoggio», scrive don Simone. La sua vita terrena si spegne il 10 maggio 2002 ma la sua testimonianza continua ancora oggi a portare frutti in Libano. Ora c’è anche un volume in italiano che raccoglie i suoi testi, infatti, i suoi amici, riuniti nell’associzione Darb Essama (“Strada del cielo”), hanno pubblicato in italiano un libro dal titolo “Servendo la volontà del mio Signore” (pp. 221, ed. Darb Essama 2012) in cui sono raccolte le omelie, le conferenze e le lettere di testimonianza di padre Simon durante il periodo della malattia. Il volume si può ordinare via e-mail presso Fiorenza Previtali a Camorino (fiorenzaprevitali600@hotmail.com; telefono 0041 79 / 473.62.68). I proventi sono interamente destinati all’Associazione Darb Essama, che in Libano porta avanti una serie di progetti spirituali, culturali e di assistenza ai malati.
Venerdì, 27 Luglio 2012
Dal Libano la "route" di santità di un giovane prete
«Sono prete e credo nel mio sacerdozio; ho dato la mia vita a Dio per essere santo». Queste sono le parole di un prete libanese, don Simon El Zind (Ghadir, Libano 1960 - 2002), il cui ricordo è ancora forte non solo in Libano ma anche nella Svizzera italiana, a Camorino, dove dal 1991 al 1994, quando era studente a Roma, venne per supplenze in parrocchia. Simone El Zind era un tipo tosto. Cresciuto nella terra dei cedri, aveva partecipato fin da ragazzo agli ambienti dello scoutismo cattolico libanese, lasciandosi coinvolgere fino in fondo in una sana amicizia, dentro una compagnia forte, dove fu chiamato ad assumere una serie di responsabilità educative locali, nella sua sezione scout e, in seguito, anche nazionali. Simon era per i suoi amici quello che si può definire un punto di riferimento. La strada, la “route”, come insegna lo scoutismo, è stata la metafora della sua vita. In questo cammino fatto di campeggi, incontri, scelte educative per i più giovani, pellegrinaggi, ritiri e avventure montane, Simone matura, dopo gli studi scientifici, la vocazione sacerdotale: «Signore, sei all’inizio della strada per guidarmi. Signore, sei sulla strada per accompagnarmi. Signore, sei al termine della strada per accogliermi. Visto che sei la strada», scrive sul biglietto della sua ordinazione. La strada dei primi anni di sacerdozio è fatta di giovani, di famiglie, di studi all’estero, di servizio pastorale in diverse parrocchie di Roma e fuori Italia. A Roma, don Simone assume anche l’incarico di vicario parrocchiale di un “certo” don Andrea Santoro, allora parroco nella Zona di Pietralata, poi missionario e martire, ucciso alcuni anni fa in Turchia. Don Simone viaggia. In estate e durante le Feste fa supplenze in altre parrocchie fuori Italia, arrivando anche in Ticino, a Camorino (1991 - 1994). Nel 1994 rientra in Libano per assumere l’incarico di parroco della comunità di San Marone (Haret Sakhr), mantenendo, nonostante la distanza, una stretta amicizia con alcuni parrocchiani di Camorino. Molto attento ad un apostolato della sofferenza, don Simone si reca varie volte coi malati a Lourdes. E’ durante uno di questi viaggi che avverte i primi, acuti sintomi di un male incurabile alla schiena, quel cancro che don Simone trasforma in uno straordinario percorso di santità: per lui, per la sua parrocchia libanese, per lo scoutismo del suo paese e per gli amici all’estero. Scrive il giovane prete ai suoi amici e parrocchiani e agli scouts: «… Cercate di capire dove sono, a che livello sono arrivato e cosa ha fatto di me Dio a questo livello! Sono profondamente convinto che tra tutte queste creature si è occupato di me e ha detto: “Tu mi piaci, tu mi sei piaciuto, sei adatto a stare in questa compagnia, in mia presenza”. Ma io rifiuto e gli rispondo: “Ti prego, adesso non sto pensando di andarmene, non mi va affatto, rimanda la mia beatificazione e lasciami ancora perché vorrei andare avanti con la mia parrocchia, non ho finito ancora di costruire la chiesa di San Marone!”. E’ possibile che Dio regali la sua croce a qualcuno e lui la rifiuti? E’ possibile che Dio scelga me, facendomi capire di voler fare di me un santo ed io gli risponda di no, chiedendo di rimandare? Dopo tutto chi sono io per rispondergli di no? Non posso rispondergli di no. (…). Ringraziate Dio con me perché questo progetto è così bello e, poiché non c’è progetto senza sacrificio, qualunque prezzo costerà, varrà la pena portarlo a termine. So già da adesso che sono vincitore, perciò vi prego di vincere con me! Ciò vuol dire di entrare tutti quanti nel gioco per uscirne vincitori. Allora parteciperemo alla felicità dei Santi e tutti i nostri giorni saranno una festa continua». Parole che testimoniano quel suo aver accolto di camminare nel quotidiano con Cristo, vivendo alla presenza di Dio le gioie e i dolori, fino in fondo. «Quant’è bello sapere che la croce di Gesù è come la mano dell’amato che ci abbraccia, perché sappiamo davvero che quando si trova questa mano, vuol dire che si è trovato l’appoggio», scrive don Simone. La sua vita terrena si spegne il 10 maggio 2002 ma la sua testimonianza continua ancora oggi a portare frutti in Libano. Ora c’è anche un volume in italiano che raccoglie i suoi testi, infatti, i suoi amici, riuniti nell’associzione Darb Essama (“Strada del cielo”), hanno pubblicato in italiano un libro dal titolo “Servendo la volontà del mio Signore” (pp. 221, ed. Darb Essama 2012) in cui sono raccolte le omelie, le conferenze e le lettere di testimonianza di padre Simon durante il periodo della malattia. Il volume si può ordinare via e-mail presso Fiorenza Previtali a Camorino (fiorenzaprevitali600@hotmail.com; telefono 0041 79 / 473.62.68). I proventi sono interamente destinati all’Associazione Darb Essama, che in Libano porta avanti una serie di progetti spirituali, culturali e di assistenza ai malati. Trackbacks
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