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<title>GdP Blog - Davide e Golia</title>
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        <title>RSS: GdP Blog - Davide e Golia - GdP Blog - Davide e Golia</title>
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    <title>Santo presto?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/468-Santo-presto.html</link>

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        &lt;div&gt;&lt;!-- s9ymdb:459 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;152&quot; height=&quot;206&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/dx3.jpg&quot; /&gt;Dopo la commissione scientifica anche la commissione dei teologi della Congregazione per le Cause dei Santi ha approvato il secondo miracolo di Giovanni Paolo II, quello compiuto dopo la beatificazione. Lo apprende l’Ansa da fonti vaticane. Sulla natura del miracolo vige il massimo riserbo, &lt;strong&gt;&lt;em&gt;ma si parla di qualcosa che &amp;quot;stupirà il mondo&amp;quot;, un evento davvero prodigioso che sarebbe stato compiuto proprio la sera della beatificazione. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Per la proclamazione della santità di Karol Wojtyla manca ora solo il via libera della commissione di cardinali e vescovi del dicastero, quindi il decreto dovrà essere firmato da Francesco. Si fa quindi sempre più concreta l’ipotesi che venga &lt;strong&gt;proclamato santo domenica 20 ottobre&lt;/strong&gt;, a cavallo fra il 35° anniversario dell’elezione al pontificato (16 ottobre) e del solenne avvio del suo ministero petrino (22 ottobre), data quest’ultima già fissata come festa liturgica del beato Giovanni Paolo II.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <title>Markus Zohner: la via dell'ambra in una mostra che dice libertà</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/467-Markus-Zohner-la-via-dellambra-in-una-mostra-che-dice-liberta.html</link>

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        &lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:457 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;333&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/ambra.jpg&quot; /&gt;Domenica scorsa, sotto quello che forse è stato uno degli ultimi temporali pre estivi, sono andata con alcuni amici a vedere &lt;strong&gt;la mostra di Markus Zohner al castello Sasso Corbaro &lt;/strong&gt;di Bellinzona. Complimenti a Markus per l&#039;esposizione, non solo per le notizie storiche e geografiche che comunica sull&#039;antica via dell&#039;ambra ma anche per il gusto dell&#039;avventura che trasmette.&amp;#160;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;A piedi, 4000 km in 280 giorni non sono uno scherzo, da Venezia a san Pietroburgo, partendo in inverno. Il percorso fotografico rende veramente ragione dell&#039;esperienza che ha fatto Markus: immagini impareggiabili di silenzi, tramonti nella neve in Ungheria, Austria, Cechia... campi in fiore in Polonia, fiumi, case, volti, incontri ... si coglie in ogni istante l&#039;esperienza di libertà fatta dall&#039;autore. Una libertà conquistata, difficile, impegnativa, eroica (in certi momenti del percorso) e tutt&#039;altro che in svendita, come molti invece pensano che sia. Bella, proprio bella questa mostra. (nella foto: Markus a Leningrado)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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    <title>Grandi raduni cattolici e silenzio mediatico...why?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/466-Grandi-raduni-cattolici-e-silenzio-mediatico...why.html</link>

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        &lt;!-- s9ymdb:458 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;610&quot; height=&quot;402&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/ange4settembre2.jpg&quot; /&gt;Si è svolto in Germania in questi giorni il Congresso Eucaristico della Chiesa tedesca. Un evento a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone tra le quali anche un amico sacerdote che ho incontrato questa mattina. Da noi, come spesso accade più per lontananza geografica che per distrazione nei riguardi degli avvenimenti nazionali che accadono fuori dai nostri confini, non se ne è sentito molto parlare. Mentre ascoltavo l&#039;entusiastica relazione di questo amico sacerdote, ho pensato ad altri grandi eventi cattolici avvenuti nel week end: in 100 mila giovani a piedi da Macerata a Loreto (camminando di notte); 10 piazze per 10 comandamenti a Milano, migliaia di persone coinvolte sabato sera, 100 mila fedeli all&#039;Angelus del Papa domenica. Cifre che si aggiungono ai 50 mila fedeli che in questi giorni, complessivamente, hanno partecipato al congresso eucaristico nazionale in Germania. Viene da dire: oltre agli stadi di calcio quale altra realtà riesce ad aggregare in contemporanea così tanta gente, in luoghi diversi d&#039;Europa, se non la Chiesa cattolica? Eppure non se ne sente parlare. Della Streetparade invece si parla eccome, con il risultato che la Chiesa tende a sparire dagli occhi del mondo mentre altri eventi acquistano una sovraesposizione mediatica. Qual è la logica che muove tutto questo? Lascio la parola ad uno che non le manda mai a dire: Francesco. &amp;quot;E&#039; il &#039;dinero&#039;&amp;quot;, diceva, infatti, #Francesco @Pontifex mercoledì in piazza San Pietro ad una folla immensa, sono &amp;quot;i soldi&amp;quot; che comandano. Frase che possiamo pacificamente applicare al mondo della comunicazione: sono gli eventi &lt;strong&gt;con più sponsor che attirano i Media...&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Media che poi ricevono pubblicità a loro volta da detti sponsor... un &amp;quot;circolo&amp;quot; che gestisce la magia dell&#039;apparizione o sparizione mediatica. Vale per il mondo cattolico, ma vi assicuro che vale anche per altri mondi...guardate lo sport (certi sport in confronto ad altri...). &amp;#160;&lt;/strong&gt; 
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    <title>#Francesco: la sofferenza e la mia amica in Cielo</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/465-Francesco-la-sofferenza-e-la-mia-amica-in-Cielo.html</link>

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        &lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; face=&quot;arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;&lt;!-- s9ymdb:456 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;456&quot; height=&quot;270&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/jorge.jpg&quot; /&gt;L&#039;omelia di oggi in Santa Marta (nella foto di archivio il Papa dopo la Messa in preghiera tra la gente) è una perla.&lt;strong style=&quot;color: #000000; background-color: #ffffff;&quot;&gt;&amp;#160;Ha detto il Papa, nella sintesi di radiovaticana che c&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;background-color: #ffffff; color: #000000;&quot;&gt;i sono tante persone che vivono casi limite, bambini denutriti, profughi, malati terminali. Nel Vangelo del giorno – osserva – ci sono i Sadducei che presentano a Gesù il caso limite di una donna, vedova di sette uomini. Non parlavano di questa vicenda col cuore:&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;background-color: #ffffff; color: #000000;&quot;&gt;&amp;#160;&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;color: #000000; background-color: #ffffff;&quot;&gt;I Sadducei parlavano di questa donna come se fosse un laboratorio, tutto asettico, tutto … Era un caso di morale. Noi, quando pensiamo a questa gente che soffre tanto, pensiamo come se fosse un caso di morale, pure idee, ‘ma, in questo caso, … questo caso …’, o pensiamo con il nostro cuore, con la nostra carne, anche? A me non fa piacere quando si parla di queste situazioni in maniera tanto accademica e non umana, alle volte con le statistiche … ma soltanto lì. Nella Chiesa ci sono tante persone in questa situazione”. &amp;#160;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=&quot;arial, helvetica, sans-serif&quot; style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Mentre leggevo queste parole di Francesco pensavo ad un&#039;anziana amica andata in Cielo alcuni mesi fa. &lt;/strong&gt;Spesso parlavamo della vita e della morte e lei malata, ebbe grande consolazione nel finire i suoi giorni con davanti agli occhi il luminoso esempio del cardinale Martini, morto qualche giorno prima (riuscì ancora a seguire i funerali alla televisione). &lt;strong&gt;Martini - come sappiamo - rifiutò ogni accanimento terapeutico. Il caso di questa anziana amica era ancora più difficile, non potevano neppure farle la chemioterapia perché questa le produceva &amp;#160;una tale reazione da portarla, dopo ogni ciclo, sull&#039;orlo della tomba, tecnicamente sempre in Cure Intense. &lt;/strong&gt;Così decise in modo sofferto con i medici di sospendere i cicli che l&#039;avrebbero portata probabilmente a morte certa, più velocemente della malattia. &amp;#160;Lei accettò quello che sarebbe arrivato, con fede e preghiera, ma anche soffrendo tremendamente e lamentandosi. Quante volte, rispolverando chissà quali insegnamenti del passato, mi diceva &amp;quot;Ma che peccati ho fatto per trovarmi così?&amp;quot;. &lt;strong&gt;Francesco ha detto questa mattina che parole come queste sono preghiera e ha ricordato quello che si dovrebbe fare quando si sta accanto a chi sta per valicare la soglia, lacerato dal dolore e costretto magari a difficili situazioni come quella della mia amica.&lt;/strong&gt; &lt;/font&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; face=&quot;arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;Vi lascio questo suo &amp;quot;tuono&amp;quot; del cuore, il tuono di un Papa che non smette mai di essere totalmente e profondamente uomo nella &amp;quot;carne&amp;quot;... come ama dire lui. Una lezione di umanità ... qui la sintesi completa della&lt;/font&gt; RadioVaticana:&amp;#160;&lt;/strong&gt;&lt;a href=&quot;http://it.radiovaticana.va/news/2013/06/05/gridare_il_proprio_dolore_davanti_a_dio_%C3%A8_una_preghiera_del_cuore/it1-698516&quot; style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;http://it.radiovaticana.va/news/2013/06/05/gridare_il_proprio_dolore_davanti_a_dio_%C3%A8_una_preghiera_del_cuore/it1-698516&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; 
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    <title>Se non c'è l'amore, non c'è verità ... #Francesco</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/464-Se-non-ce-lamore,-non-ce-verita-...-Francesco.html</link>

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        &lt;em&gt; &lt;!-- s9ymdb:455 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;300&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/pope.jpg&quot; /&gt;&lt;strong&gt;&amp;quot;L&#039;ipocrisia non è un linguaggio di verità, perché la verità mai va da sola. Mai! Va sempre con l&#039;amore! Non c&#039;è verità, senza amore. L&#039;amore è la prima verità. Se non c&#039;è amore, non c&#039;è verità.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&amp;quot; (Papa Francesco dall&#039;Omelia di stamane alla Domus Sanctae Marthae) ... in sostanza se ci facciamo difensori della verità senza amore siamo ipocriti. Pensiamoci su. Ogni discorso umano, infatti, si compie veramente solo se c&#039;è al suo fondamento l&#039;amore, se è mosso dall&#039;amore verso gli altri, se viene annunciato con amore.... altrimenti resta un freddo discorso logico, magari anche corretto politicamente, ma non vero fino in fondo, dunque &amp;quot;ipocrita&amp;quot;. Parole di uno spessore enorme. Inutile difendere la verità se non con amore... i termini di questo amore, di queste &amp;quot;ragioni del cuore&amp;quot; vanno poi approfonditi e capiti fino in fondo. Ma qui c&#039;è l&#039;essenziale, detto in pochissime righe.&amp;#160; 
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    <title>La rivoluzione pacifica di Francesco </title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/463-La-rivoluzione-pacifica-di-Francesco.html</link>

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        &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;!-- s9ymdb:454 --&gt;&lt;img width=&quot;420&quot; height=&quot;558&quot; class=&quot;serendipity_image_left&quot; style=&quot;float: left; border: 0px none; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/Papa-Francesco.jpg&quot; /&gt;Cari naviganti, vi posto questo commento di Andrea Riccardi, fondatore di Sant&#039;Egidio. Riccardi commenta alcune parole molto forti del papa riguardo al denaro, all&#039;economia, ai poveri. Una linea, questa di Bergoglio, che si preciserà in futuro, tanto che si dice che la prima enciclica di Francesco sarà sulla povertà. Va anche detto che le riflessioni di Bergoglio su questo tema hanno una lunghissima storia e sono legate al suo impegno pastorale, alla sua predicazione in Argentina, al suo stare in mezzo ai poveri, alla sua grande attenzione da vescovo ai temi sociali e anche alla sua profonda lettura teologica della categoria del Corpo di Cristo (&amp;quot;toccare il Corpo di Cristo anche nei poveri&amp;quot;), di cui trovate, ad esempio, una magnifica esposizione in &amp;quot;Aprite la mente al vostro cuore&amp;quot;, edizioni Rizzoli 2013. Su questioni più sociali potete leggere di Bergoglio: &amp;quot;Noi come cittadini, noi come popolo&amp;quot; (edizioni Jaca Book). &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;«&lt;strong&gt;Il denaro deve servire e non governare!»,&lt;/strong&gt; ha proclamato con convinzione papa Francesco ai diplomatici. Sbaglierebbe chi pensasse che il Papa si limita a fare discorsi che piacciono alla gente. Francesco parla al cuore del popolo e sa bene che gran parte di esso soffre per la crisi economica. Ha molto chiaro che questa è l&#039;ora della solidarietà. Eppure la coscienza della solidarietà si è molto appassita, non solo per il vittimismo di ogni tempo di crisi, ma per il dominio dell&#039;interesse economico che è entrato nella mentalità. Il Papa, parlando a movimenti e associazioni, ha fatto un esempio della scarsa coscienza sociale diffusa: l&#039;indifferenza di fronte a un uomo che muore di freddo, mentre ci si eccita per gli scandali sociali o &amp;#160;politici. La società è indifferente davanti al dolore dei poveri. C&#039;è una coscienza sociale da rifondare. Bergoglio parla costantemente dei poveri (una &amp;quot;categoria teologica&amp;quot;). Anzi, ha ricollocato i poveri nel cuore della Chiesa, sull&#039;altare, perché essi sono di fatto al centro della vita cristiana e dell&#039;incontro con Gesù. Il Papa parla del loro dramma: la forbice crescente tra inclusione ed esclusione. Ricorda la dura condizione degli anziani, gettati negli istituti, dimenticati. &lt;strong&gt;Il trattamento degli anziani è, per lui, emblematico della «civiltà dello &amp;#160;scarto&lt;/strong&gt;» (così chiama il nostro sistema sociale, in cui l&#039;uomo non è più un valore). La sua proposta è radicale. Da una parte, la gente deve compiere una «rivolta dello spirito» contro la dittatura dell&#039;economia sulla vita. Ma, dall&#039;altra, bisogna reintrodurre l&#039;etica nella finanza internazionale, mentre finanzieri e politici debbono operare drastici cambiamenti. &lt;strong&gt;«Questo squilibrio», ha detto il Papa, «deriva da ideologie che &amp;#160;promuovono l&#039;autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio&amp;#160;possibile le sue leggi e le sue regole».&lt;/strong&gt; Sono parole molto forti. &lt;br /&gt;Papa Francesco pensa che si debba riformare il mercato internazionale con una responsabilizzazione degli Stati e delle classi politiche. Infatti l&#039;uomo stesso sta cambiando e non in meglio: &lt;strong&gt;«Alcune patologie aumentano, con le loro conseguenze psicologiche», continua il Papa con lucida franchezza, «la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose persone, &amp;#160;anche nei Paesi cosiddetti ricchi; la gioia di vivere va diminuendo; l&#039;indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente». &lt;/strong&gt;La causa di questa crisi è il rapporto con il denaro, tanto che il Papa parla di feticismo e di dominio del denaro. Tutti dobbiamo liberarci da questo feticismo. Ma qualcosa va cambiato in profondità nel sistema. È la rivoluzione pacifica di papa Francesco&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Andrea Riccardi &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt; 
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    <title>Francesco e l'opzione preferenziale per i poveri</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/462-Francesco-e-lopzione-preferenziale-per-i-poveri.html</link>

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        &lt;p&gt;&amp;quot;La Chiesa povera e per i poveri di Francesco&amp;quot;, spiegava il cardinale Maradiaga alcuni giorni fa intervistato dal Corriere della Sera,&lt;em&gt;&lt;strong&gt; &amp;quot;significa che i poveri non sono una statistica ma persone reali, che hanno un volto concreto e vivono in una situazione disumana. Per noi l&#039;opzione preferenziale per i poveri vuol dire che dobbiamo lavorare di più perché nel mondo ci siano cambiamenti e la povertà venga combattuta come un problema umano, non solo economico&amp;quot; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;(corriere della Sera del 13 maggio 2013). Evidentemente si tratta della rilettura fatta nella Chiesa latino americana dell&#039;opzione preferenziale per i poveri, tutta quella parte eccellente della teologia della liberazione che lo stesso Ratzinger aveva a suo tempo valorizzato. Sabato sera, nel rispondere a braccio alle domande dei giovani durante lo straordinario incontro con le aggregazioni laicali, i movimenti e le associazioni Francesco ha nuovamente spiegato, a partire da una domanda di un giovane, questo punto:&amp;quot;&amp;#160;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;em&gt;Se usciamo da noi stessi, troviamo la povertà. Oggi – questo fa male al cuore dirlo – oggi, trovare un barbone morto di freddo non è notizia. Oggi è notizia, forse, uno scandalo. Uno scandalo: ah, quello è notizia! Oggi, pensare che tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia. Questo è grave, questo è grave! Noi non possiamo restare tranquilli! Mah… le cose sono così. Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo, quelli che sono la carne di Cristo! Quando io vado a confessare - ancora non posso, perché per uscire a confessare… di qui non si può uscire, ma questo è un altro problema - quando io andavo a confessare nella diocesi precedente, venivano alcuni e sempre facevo questa domanda: &amp;quot;Ma, lei dà l’elemosina?&amp;quot; – &amp;quot;Sì, padre!&amp;quot;. &amp;quot;Ah, bene, bene&amp;quot;. E gliene facevo due in più: &amp;quot;Mi dica, quando lei dà l’elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui dà l’elemosina?&amp;quot; – &amp;quot;Ah, non so, non me ne sono accorto&amp;quot;. Seconda domanda: &amp;quot;E quando lei dà l’elemosina, tocca la mano di quello al quale dà l’elemosina, o gli getta la moneta?&amp;quot;. Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa è la nostra povertà: la povertà della carne di Cristo, la povertà che ci ha portato il Figlio di Dio con la sua Incarnazione. Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l’andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del S&lt;/em&gt;ignore. &lt;em&gt;E questo non è facile. Ma c’è un problema che non fa bene ai cristiani: lo spirito del mondo, lo spirito mondano, la mondanità spirituale. Questo ci porta ad una sufficienza, a vivere lo spirito del mondo e non quello di Gesù. La domanda che facevate voi: come si deve vivere per affrontare questa crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica. Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera.&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;em&gt;Vorrei raccontarvi una storia. L’ho fatto già due volte questa settimana, ma lo farò una terza volta con voi. E’ la storia che racconta un midrash biblico di un Rabbino del secolo XII. Lui narra la storia della costruzione della Torre di Babele e dice che, per costruire la Torre di Babele, era necessario fare i mattoni. Che cosa significa questo? Andare, impastare il fango, portare la paglia, fare tutto… poi, al forno. E quando il mattone era fatto doveva essere portato su, per la costruzione della Torre di Babele. Un mattone era un tesoro, per tutto il lavoro che ci voleva per farlo. Quando cadeva un mattone, era una tragedia nazionale e l’operaio colpevole era punito; era tanto prezioso un mattone che se cadeva era un dramma. Ma se cadeva un operaio, non succedeva niente, era un’altra cosa. Questo succede oggi: se gli investimenti nelle banche calano un po’… tragedia… come si fa? Ma se muoiono di fame le persone, se non hanno da mangiare, se non hanno salute, non fa niente! Questa è la nostra crisi di oggi! E la testimonianza di una Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità&amp;quot;. &lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Qui sotto potete leggere tutto il dialogo a braccio tra il papa e i giovani. E&amp;#160;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #454545; font-family: &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;&quot;&gt;&amp;#160;qui il video:&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;a rel=&quot;nofollow&quot; target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&amp;amp;tic=VA_L5LZOGC5&quot; id=&quot;yui_3_7_2_1_1369291298636_2175&quot; style=&quot;font-size: small; font-family: &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; color: #2797da; outline: 0px;&quot;&gt;http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&amp;amp;tic=VA_L5LZOGC5&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/462-Francesco-e-lopzione-preferenziale-per-i-poveri.html#extended&quot;&gt;Continua a leggere &quot;Francesco e l&#039;opzione preferenziale per i poveri&quot;&lt;/a&gt;
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    <title>Ad Einsiedeln pregando per i perseguitati per ragioni di fede</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/461-Ad-Einsiedeln-pregando-per-i-perseguitati-per-ragioni-di-fede.html</link>

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        &lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&amp;quot;Dalla caduta di Saddam Hussein ad oggi, l’80% dei cristiani è fuggito dall’Irak&amp;quot;, lo racconta Padre Paulus Sati,&lt;/strong&gt; un giovare religioso redentorista caldeo, originario di Mosul, nord Irak, che ha offerto la sua testimonianza in occasione del pellegrinaggio annuale di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Svizzera all’abbazia di Einsiedeln. Sono quasi un migliaio i cristiani uccisi dalla caduta del regime di Saddam ad oggi, ha raccontato il sacerdote, e sono una sessantina le chiese colpite dagli estremisti. Ma anche il tributo di sangue dei fedeli musulmani è alto, “perché - ha raccontato - quando gli estremisti uccidono un cristiano, uccidono anche 10 musulmani”.&lt;strong&gt; Secondo Sati gli attacchi degli estremisti mirano indubbiamente a colpire i cristiani e le loro istituzioni ma non di meno vengono attaccate moschee, fedeli sciiti e i loro luoghi di culto.&lt;/strong&gt; Il padre Sati ha poi ricordato la lunga lista di cristiani uccisi a Mosul, tra i quali l’arcivescovo caldeo Rahho. Nel secolo scorso i cristiani costituivano un quarto della popolazione dell’Irak, purtroppo soprattutto in questi ultimi decenni l’esodo cristiano dal paese si moltiplica. In sostanza in Irak c’è chi vuole nuovamente minare la convivenza pacifica, rischiando di far sprofondare sempre più la popolazione nell’inverno Medioorientale al posto della tanto attesa “primavera araba”.&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <title>A  proposito di Ior e Vaticano... parla il card. Maradiaga</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/460-A-proposito-di-Ior-e-Vaticano...-parla-il-card.-Maradiaga.html</link>

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        &lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:453 --&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Cari naviganti, vi linko questa bella intervista concessa nell&#039;edizione di oggi del Corriere&lt;!-- s9ymdb:453 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;343&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/250px-OscarKardinalRodriguez.jpg&quot; /&gt; della Sera dal cardinale dell&#039;Honduras&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Oscar Maradiaga&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;(nella foto)&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;che coordina il gruppo di porporati chiamati da Francesco per un&#039;attività di consultazione sulla riforma della Curia e il governo della Chiesa. L&#039;intervista anticipa quale potrebbe essere la sorte riservata allo Ior, fa comprendere le difficoltà di questi ultimi anni di vita in Vaticano e offre alcune ragioni della scelta di Francesco di affiancarsi un gruppo di porporati rappresentativi di tutti i continenti. qui il &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201305/130513maradiagavecchi.pdf&quot;&gt;testo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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    <title>Nei malati &quot;Toccare la carne di Cristo&quot;</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/459-Nei-malati-Toccare-la-carne-di-Cristo.html</link>

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        &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;!-- s9ymdb:452 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_center&quot; width=&quot;480&quot; height=&quot;720&quot; style=&quot;border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/francescomalati.jpg&quot; /&gt;Cari naviganti, tra i tanti passaggi dell’omelia di Francesco alla Messa di questa mattina per le canonizzazioni &amp;#160;mi ha colpito quello che ha detto il Papa parlando di &amp;#160;Santa María Guadalupe García Zavala, nata in Messico nel 1878. &lt;strong&gt;Madre Lupita ha rinunciato ad una vita comoda “per seguire la chiamata di Gesù” e servire gli ammalati e gli abbandonati: “E questo significa toccare la carne di Cristo. I poveri, gli abbandonati, i malati, gli emarginati sono la carne di Cristo. E Madre Lupita toccava la carne de Cristo e ci insegnava a non vergognarci, a non avere paura a non provare ripugnanza nel toccare la carne di Cristo. Questa nuova Santa messicana ci invita ad amare come Gesù ci ha amato, e questo comporta non chiudersi in se stessi, nei propri problemi, nelle proprie idee, nei propri interessi, in questo piccolo mondo che ci fa così tanto male, ma uscire e andare incontro a chi ha bisogno di attenzione, di comprensione, di aiuto, per portagli la calorosa vicinanza dell’amore di Dio, attraverso gesti di delicatezza e di affetto sincero e di amore”.&lt;/strong&gt; &amp;#160;Poi ci sono ancora quelli che si stupiscono se il papa accorcia le liturgie e dedica molto tempo per stare tra la gente. Oggi la jeep con Francesco ha impiegato 50 minuti ad attraversare la piazza e via della Conciliazione per portare il Papa in mezzo al popolo e soprattutto vicino ai malati.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <title>Melazzini a Lugano: CATIVIDEO e quattro libri per scoprilo</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/458-Melazzini-a-Lugano-CATIVIDEO-e-quattro-libri-per-scoprilo.html</link>

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        &lt;p&gt;&lt;em&gt;Mario Melazzini, il medico italiano malato di SLA è stato al Lugano. Il GdP ha pubblicato in settimana una sua intervista. Domani andrà in onda una produzione CATIVIDEO in cui il medito e il regista del documentario girato sulla quotidianità di vita di Melazzini si raccontano&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.caritas-ticino.ch/media/rubriche/DVD_Caritas_Insieme.htm&quot;&gt;http://www.caritas-ticino.ch/media/rubriche/DVD_Caritas_Insieme.htm&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;em style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&amp;#160;. &lt;strong&gt;A margine ricordo ai naviganti 4 libri in cui ripercorrere opera, lotta, vita e storia di questa grande figura.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:451 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;400&quot; height=&quot;269&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/iosonoqui_libroDVD.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Libro e DVD per trascorrere una settimana nella vita di Mario Melazzini, tra le difficoltà che un malato di SLA deve affrontare giorno dopo giorno, ora dopo ora. Parole sincere che non nascondono nessuna delle problematiche di chi sta male, ma che, allo stesso tempo, risuonano cariche di speranza, forza e gioia di vivere. Melazzini racconta e si racconta, alternando riflessioni private e momenti di vita. Questo lo leggi qui:&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;“Io sono qui. Con DVD.&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Sette giorni di appunti dalla vita di Mario Melazzini, medico, malato, uomo”,&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;di Mario Melazzini, edizioni San Paolo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&amp;#160;Mario Melazzini, malato di SLA, è ormai da anni noto anche al grande pubblico per le sue battaglie per gli ammalati, perché siano messi nelle condizioni migliori possibili. Alla luce di quanto elaborato dall’Onu circa la disabilità, che introduce il concetto di &amp;quot;persona con disabilità&amp;quot; - disabilità che può toccare ogni persona - Melazzini ha portato la Regione Lombardia a elaborare un piano decennale d&#039;Azione per le disabilità estremamente innovativo, sia per contenuti che per modalità. Il volume, scritto da Mario Melazzini e Emma Neri, è un mix di racconti, testimonianze e interventi che hanno portato appunto ad elaborare coloro che hanno aiutato Melazzini nel suo compito. &amp;quot;Nella camera di Daniele, arredata con un amore che i colori, il cestone di pupazzi, gli omini della Playmobil non bastano a descrivere, c&#039;è un grande disegno appeso alla parete. Lo ha fatto Daniele: al centro, c&#039;è lui, con una corona reale sulla testa. Intorno, la mamma e il babbo, le sorelle, la nonna. Perché Daniele è un bambino felice: ogni sua mossa comunica una gioia di vivere che incanta e stupisce. Daniele che alla sua famiglia dà molto più di quanto chieda: &amp;quot;Qualche volta ha un attimo di tristezza, ma il suo bello è che è sempre allegro&amp;quot; dice Paola. &amp;quot;Se è contento lui, non posso dire di essere triste io. Se è felice lui, possono esserlo tutti: questo è il grande insegnamento che ti danno bambini come lui e tanti altri che ho conosciuto&amp;quot;. Questo lo leggi in&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;“Daniele che avrà 20 anni nel 2020. Il Piano d&#039;Azione lombardo per le persone con disabilità”, di Emma Neri, Mario Melazzini, edizioni San Paolo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Diritto di morire o libertà di vivere? Eutanasia o accanimento terapeutico? Autodeterminazione o alleanza? Il confronto serio e costruttivo con tutti i p&lt;!-- s9ymdb:450 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;300&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/cosahodidiverso.jpg&quot; /&gt;rotagonisti del dibattito in corso passa da una condizione preliminare: intendersi sulle parole. Mario Melazzini, noto al grande pubblico per i suoi interventi su questi temi, contro una certa &amp;quot;bioetica laicista&amp;quot;, più volte intervistato in TV soprattutto in occasione del &amp;quot;caso Welby&amp;quot;, è malato di SLA ma non vuole morire: &amp;quot;Io non ho mai sentito dire a dei malati che hanno provato sulla loro pelle determinate situazioni: non voglio che mi sia fatto questo trattamento, voglio morire a tutti i costi&amp;quot;. Secondo Melazzini, che in questo libro riflette sui pregiudizi del dualismo &amp;quot;sano/malato&amp;quot;, siamo di fronte ad una società folle, che ha perso di vista la posta in gioco, il senso del vivere e del morire. Al fondo del dibattito sta il vero problema, la disabilità come nuova frontiera della giustizia: &amp;quot;Perché noi disabili non possiamo essere liberi di vivere? Perché le nostre città sono disseminate di barriere architettoniche? Questo dimostra che siamo di fatto degli emarginati. La fragilità e la malattia diventano veicoli di isolamento sociale&amp;quot;. Questo lo leggi in&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;“Ma che cosa ho di diverso? Conversazioni sul dolore, la malattia e la vita”, di Mario Melazzini, edizioni San Paolo&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;La SLA è una malattia progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose del midollo spinale che comandano il movimento dei muscoli. A oggi non esiste alcuna terapia. Mario Melazzini ne è affetto dal 2002. In questo libro narra la sua esperienza, dai primi sintomi alla diagnosi, alle terribili sofferenze. Ma racconta anche di come la vita si in un certo modo ricominciata: il lavoro, la famiglia e l&#039;impegno a difesa dei diritti dei malati. Questo lo letti qui:&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;“Un medico, un malato, un uomo. Come la malattia che mi uccide mi ha insegnato a vivere”,&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;di Marco Piazza, Mario Melazzini, edizioni San Paolo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <title>Messaggio in una bottiglia ai blogger cattolici zelanti</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/457-Messaggio-in-una-bottiglia-ai-blogger-cattolici-zelanti.html</link>

    <description>
        Certo &amp;quot;message in the bottle&amp;quot; verrebbe da dire. Oggi parlavo con un collega in televisione della grande attenzione mediatica, positiva, che sta ricevendo e si sta &amp;quot;guadagnando&amp;quot; papa Francesco sui media laici, tra la gente, nel popolo. Un messaggio e una parola che conquistano, un&#039;autenticità che non lascia indifferenti credenti e non credenti, orizzonti aperti, aria fresca che entra dalla finestra della Chiesa. Fa da contrappunto a questa freschezza brillantemente raccolta da siti, social media, blog neppure troppo targati come &amp;quot;cattolici&amp;quot; certa pignoleria di altri blog che si etichettano come cattolici che sembra quasi aspettino l&#039;occasione buona per giocare a fare le pulci al papa. Qualche settimana fa si occupavano di vestiti papali (ho postato qui sotto il commento intelligente del collega Tornielli), ora, superate o messe da parte le critiche al guardaroba pontificio, pare giochino a cercare le prime gaffe comunicative del papa, pace poi se le gaffe invece che del papa sono di altri addetti ai lavori vaticani, magari &amp;#160;già presenti da anni tra i Sacri Palazzi, dunque non proprio di fresca nomina bergogliana. A noi comunicatori impegnati nel mondo reale questi&lt;strong&gt; naviganti così zelanti&lt;/strong&gt; (fa anche rima) sorprendono e fanno sorridere, stante il fatto che anche un po&#039; preoccupano: se è questa la ricezione che hanno avuto dell&#039;ultimo messaggio al mondo della comunicazione cattolica di Benedetto XVI che invitava a ben altri contenuti da trasmettere nei social network (da rileggere please) ... fa riflettere. 
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    <title>Buongiorno</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/456-Buongiorno.html</link>

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        &lt;p&gt;Buongiorno cari naviganti. Un consiglio... seguitemi su Twitter cliccando &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;https://twitter.com/crismountain&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;&amp;#160;ciao!&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; 
    </description>
</item>
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    <title>Ho un sogno: Wojtyla e Romero un'unica grande festa</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/455-Ho-un-sogno-Wojtyla-e-Romero-ununica-grande-festa.html</link>

    <description>
        &lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;!-- s9ymdb:448 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;403&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/RomeroeWojtyla.jpg&quot; /&gt;Ho un sogno:&lt;strong&gt; la canonizzazione di Wojtyla e la beatificazione di Oscar Romero lo stesso giorno&lt;/strong&gt;. Il mio sogno nasce da una doppia notizia di oggi: si è &lt;strong&gt;&amp;quot;sbloccata&amp;quot;&lt;/strong&gt;, (come ha detto il postulatore, monsignor Paglia) dopo un decennio di stasi,&lt;strong&gt; la causa dell’arcivescovo martire di El Salvador&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;mentre i medici della consulta della Congregazione per le Cause dei Santi incaricata di indagare sul miracolo di canonizzazione di Wojtyla hanno dato il loro ok&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;per una guarigione inspiegabile.&lt;/strong&gt; Il presunto «miracolo» per intercessione di Wojtyla che se sarà approvato, com&#039;è molto probabile, anche dai teologi e dai cardinali, porterà il Papa &amp;#160;polacco scomparso nel 2005 a ottenere l&#039;aureola di santo in tempi record, ad appena otto anni dalla morte. Wojtyla e Romero, due grandi uomini di Dio, martire il secondo, quasi martire il primo, due uomini che hanno versato il loro sangue per il Vangelo, due uomini sempre in mezzo al popolo, che si sono fatti carico dei loro popoli e delle loro storie, che hanno affrontato i sistemi e le ideologie nel nome del Vangelo. Oscar Arnulfo Romero, l&#039;arcivescovo di San Salvador ucciso da un cecchino il 24 marzo 1980, mentre celebrava la messa nella cappella di un ospedale della capitale salvadoregna, per il suo impegno nel denunciare le violenze della dittatura del suo Paese. &amp;#160;Wojtyla e Romero, due grandi doni per il mondo e per la Chiesa, due uomini di azione e orazione, che sarebbe bello diventassero l&#039;uno Santo e l&#039;altro Beato lo stesso giorno. Un sogno? A volte ci vogliono anche quelli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; 
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    <title>Boston: uccide chi è invidioso della vita stessa</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/454-Boston-uccide-chi-e-invidioso-della-vita-stessa.html</link>

    <description>
        &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Cari amici naviganti, qui la riflessione scritta per il Giornale del Popolo di &amp;#160;oggi (sezione Sport) da don Marco Pozza, editorialista di Avvenire, sacerdote della diocesi di Padova, cappellano del carcere e maratoneta.&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;!-- s9ymdb:444 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;512&quot; height=&quot;353&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/boston-2.jpg&quot; /&gt;Hanno teso un tranello alla fratellanza, colpendo una simbologia profumata di storia: nel Patriot&#039;s Day, l&#039;anniversario dell&#039;inizio della Rivoluzione americana, hanno voluto ferire un immaginario sociale popolato di sogni, di battaglie e di riscatto. Volevano colpire la vita, ecco perchè hanno scelto la linea del traguardo di una maratona: non c&#039;è disciplina sportiva che al pari suo riesca a racchiudere nell&#039;eleganza di un gesto l&#039;alfabeto stesso della vita: la passione e il sudore, l&#039;applicazione e il metodo, la sopportazione e la crisi, l&#039;ansia e la spensieratezza. Chi corre lo fa sempre spinto da un qualcosa che l&#039;attrae: c&#039;è un traguardo laggiù da conquistare e quel traguardo vale la somma di tutta la fatica lasciata sull&#039;asfalto della competizione come nella polvere degli allenamenti. Rispondere con la morte alla passione della corsa è essere tremendamente invidiosi della vita. Già chi compie il male nasconde una misera tristezza nell&#039;animo; darsi poi appuntamento al termine di una fatica sportiva durata parecchie ore è essere gelosi all&#039;ennesima potenza: gelosi della vita che non smette di ripartire, del sacrificio acceso da un sogno, della soddisfazione ch&#039;è la corona di ognuno che taglia il traguardo.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&amp;#160; &amp;#160; C&#039;era un bambino lungo la strada: era motivo d&#039;orgoglio per il papà maratoneta (&lt;strong&gt;nella foto, il piccolo Martin Richard, ucciso a 8 anni da una delle bombe)&lt;/strong&gt;. Oggi è colpevole di quell&#039;applauso dedicato al papà ormai prossimo all&#039;arrivo: di lui rimane traccia nella chiazza di sangue lasciata sull&#039;asfalto. Hanno scelto la maratona per uccidere perchè la maratona non è la festa di un singolo, ma di una comunità che fa di una passione comune una possibile trama per nuove amicizie.&lt;!-- s9ymdb:446 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;618&quot; height=&quot;356&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/martinrichard.jpg&quot; /&gt; Non hanno solamente ferito degli uomini, hanno umiliato ciò che s&#039;addensa nell&#039;animo stesso dell&#039;atleta: c&#039;è chi corre per vincere e chi per sfidarsi, chi per riscattarsi e chi per scommessa, chi per amicizia e chi per passione, chi per trastullo e chi per amore. Nell&#039;agone della corsa c&#039;è posto proprio per tutti, ed è forse questo lato ecumenico della maratona ad indispettire coloro che invece vorrebbero l&#039;inimicizia come trama dell&#039;umanità. Chi ha firmato questo gesto sa bene che c&#039;è differenza tra “evoluzione” e “rivoluzione”: la prima si compie mentre l&#039;uomo dorme, la seconda avviene quando l&#039;uomo ha gli occhi ben aperti. Gli occhi dei maratoneti prossimi al traguardo: non c&#039;è sguardo più profondo che racconti l&#039;arditezza vincente della vita quando si fa rivoluzione.&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&amp;#160; &amp;#160; Hanno sfiancato un popolo ma non l&#039;hanno distrutto: chi sceglie la maratona come metafora della sua esistenza non teme l&#039;arroganza di coloro che non hanno forse ancora trovato una ragione che li spinga a sfidare se stessi per spostare ogni giorno più in là il limite della sofferenza. Che pochissime volte ha il volto della vittoria; il più delle volte è semplicemente la meravigliosa sensazione d&#039;essere stati uomini fino in fondo.&amp;#160;&lt;!-- s9ymdb:445 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;548&quot; height=&quot;345&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/boston_maratona_dolore_attentato.jpeg&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&amp;#160; &amp;#160; Fino a sfidare la morte per amore di un sogno, com&#039;è successo a Boston.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:447 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;534&quot; height=&quot;402&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/ap-boston-marathon_020-4_3_r536_c534.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Sotto, la foto di &lt;strong&gt;Tatyan Mc Fadden, atleta disabile, che ha vinto la gara&amp;#160;&lt;/strong&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&amp;#160;con la handbike. &lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Tatyana correrà la maratona di Londra, domenica 21 aprile: una scelta fatta per rispondere subito a questa insensata violenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; 
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