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    <title>GdP Blog - Davide e Golia</title>
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    <pubDate>Tue, 07 Sep 2010 20:41:55 GMT</pubDate>

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    <title>A Sordevolo ... una cittadina che vive con &quot;passione&quot;</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    Cari naviganti, ho passato il week end del 4  e 5 settembre in Piemonte, in quel di Sordevolo, un bellissimo paesino delle prealpi biellesi che si trova vicino alla cittadina di Pollone famosa perché vi si è la casa di famiglia del beato Pier Giorgio Frassati, il Santo giovane le cui spoglie erano sepolte lì prima di essere trasferite a Torino. Non sono andata per una visita di piacere ma per realizzare un servizio televisivo su uno degli eventi culturali più seguiti e partecipati del Nord Italia: la sacra rappresentazione della Passione, che qui  a Sordevolo viene messa in scena ogni 5 anni. Un gesto artistico iniziato a metà del 1800 e che ininterrottamente, coinvolgendo buona parte delle famiglie del villaggio,&lt;!-- s9ymdb:136 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;385&quot; height=&quot;396&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/LaPassionediSordevolo.jpg&quot; /&gt; si è tramandato di generazione in generazione. Ho passato due giorni bellissimi, dietro e davanti alle telecamere, non solo per il piacere di assistere a due spettacoli (della lunghezza di 3 ore, genialmente didattici, penso ad esempio a quanto sarebbe utile portarvi gruppi di ragazzi della cresima), ma soprattutto per gli incontri fatti, immergendomi il più possibile nel sentire di questa gente.  Il testo recitato dagli attori in questa passione è del 1400, già questo per dirne il valore. Entrano in scena in un’area di 4000 metri quadrati davanti ad una tribuna per il pubblico di 2500 posti a sedere coperti, la bellezza di 400 attori mentre altre 300 persone lavorano nel dietro le quinte. Così, grazie a tutti questi volontari si offrono 31 repliche da giugno a metà settembre. Lo spettacolo dura quasi 3 ore, con 29 scene, dal Getzemani alla Risurrezione.  Trovi dei dialoghi di una dolcezza infinita, come quello tra Giovanni e Maria mentre i soldati conducono il Cristo caricato della croce verso il Calvario o come quello tra Gesù e Maria all’inizio dello spettacolo, in cui il Figlio sembra voler incoraggiare la madre e rassicurarla in vista degli eventi drammatici che stanno per accadergli. Ed improvvisamente entra in scena la cavalleria  romana con tanto di bighe. C’è poco da fare, poi il giorno dopo se leggi una pagina dei vangeli della passione rivedi le scene. &lt;br /&gt;
Le cifre di questa sacra rappresentazione sono incredibili per uno spettacolo interamente organizzato e messo in scena dagli abitanti di una cittadina di poco più di 1300 anime. E questo è il bello della “Passione” di Sordevolo: storia, tradizione familiare, esperienza culturale e di fede condivisa, quel genuino tramandarsi valori radicati nella cultura locale. E poi gratuità: pensate che gli incassi, dedotte le spese, vanno tutti in beneficenza. E già per questo gli attori-abitanti di Sordevolo meritano un encomio. &amp;#160;Per chi vuole vedere gli ultimi spettacoli c’è ancora possibilità l’11 e 12 settembre e il 18 e 19 settembre. Clicca &lt;a href=&quot;www.passionedicristo.org&quot;&gt;www.passionedicristo.org&lt;/a&gt;. Qui vedi un video con alcune scene della rappresentazione del 2005: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=W3lfDN1RMr8&quot;&gt;http://www.youtube.com/watch?v=W3lfDN1RMr8&lt;br /&gt;
&lt;/a&gt; 
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    <pubDate>Tue, 07 Sep 2010 22:41:55 +0200</pubDate>
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    <title>Un vescovo missionario di oggi e un papa del VI secolo </title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;Ieri mattina chiacchierata a Lugano con &lt;strong&gt;il vescovo missionario comboniano Michele Russo (nella foto),&lt;/strong&gt; decenni di Ciad, in Europa da tre mesi ufficialmente per riposarsi ma in realtà impegnato in un tour de force per cercare aiuti necessari a mandare avanti l&#039;Ospedale della sua Diocesi, le scuole cattoliche che non beccano un soldo dal governo laico (che però sponsorizza le scuole musulmane), e una miriade di altre attività. Viene dalla diocesi dove noi ticinesi abbiamo la bella missione di Mbikou guidata da don Jean Luc Farine. Ad un certo punto della chiacchierata, quando mons. Russo ormai mi aveva fatto l&#039;elenco di tutte le necessità materiali della sua gente e mi aveva descritto la corruzione e il malgoverno locale (un paese povero con l&#039;esercito meglio armato dell&#039;Africa, tanto per dirne una), mi pone una domanda: &amp;quot;Secondo Lei, questo andare a cercare aiuti materiali da tutte le parti è il compito di un vescovo?&amp;quot;. Non ho esitato a rispondergli di &amp;quot;sì&amp;quot;, perché se compito del vescovo è la custodia e crescita della Chies&lt;!-- s9ymdb:135 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;196&quot; height=&quot;196&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/resize.aspx.jpg&quot; /&gt;a locale, questa per vivere necessita anche di compiti di questo genere. Ma è soprattutto il compito dei vescovi in terra di missione, diventato ancora più drammatico per via della crisi economica in Occidente, crisi che ha ridotto i fondi delle Ong laiche che lasciano questi paesi poveri nei quali resta solo la Chiesa cattolica. &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Più tardi, ho ripensato alla sua domanda e mi è tornata in mente la bella pagina di Gregorio Magno che avevo proprio letto ieri mattina. Gregorio è uno dei più grandi papi della storia della Chiesa. Nato nel 540, prefetto di Roma prima, monaco per scelta di vita poi, venne chiamato alla cattedra di Pietro in un&#039;epoca di invasioni barbariche e miseria. Fu un grande evangelizzatore, soprattutto grazie all&#039;aiuto dei monaci fece arrivare il Vangelo ai popoli britannici. Gregorio scriveva di sé stesso: &lt;em&gt;&amp;quot;Sono costretto a trattare ora le questioni delle chiese, ora dei monasteri, spesso a esaminare la vita e le azioni dei singoli, ora ad interessarmi di faccende private dei cittadini; ora a gemere sotto le spade irrompenti dei barbari e a temere i lupi che insidiano il gregge affidatomi. Ora debbo darmi pensiero di cose materiali, perché non manchino opportuni aiuti a tutti (...), a volte debbo sopportare con animo imperturabato certi predoni, altre volte affrontarli, cercando tuttavia di conservare la ca&lt;/em&gt;rità&amp;quot;. Gregorio monaco, don Michele vescovo in Ciad. Lontani anni e anni, ma entrambi pastori chiamati a donarsi fino in fondo per lenire le miserie materiali e spirituali della gente, scrivendo così un&#039;ennesima pagina di storia di quella Chiesa che cammina coraggiosamente e gratuitamente accanto all&#039;uomo, di allora e di oggi.&amp;#160;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Sat, 04 Sep 2010 08:30:30 +0200</pubDate>
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    <title>Un vescovo svizzero che sta dall'altra parte del mondo </title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    Dom Cristiano Krapf è svizzero di San Gallo ed ha 74 anni. Dal 1978 è vescovo della diocesi Jequié, in Brasile, zona rurale del Nord est, una regione povera in cui è approdato come missionario 45 anni fa, diventando un decennio dopo vescovo. Quando si incontra un vescovo dell&#039;America latina, soprattutto pastore di una diocesi che a sentirla descrivere sembra un po&#039; ai confini del mondo, si pensa sempre a qualcuno che come minimo guardi Roma, il Papa, il diritto canonico e tutto quello che dal Vaticano arriva, come realtà distanti geograficamente e culturalmente. Dom Cristiano h&lt;!-- s9ymdb:134 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;512&quot; height=&quot;384&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/bispo.jpg&quot; /&gt;a spazzato via in quaranta minuti di colloquio questi preconcetti giornalistici dalla mia testa. Anzitutto mi ha testimoniato di una Chiesa di recente evangelizzazione: 10 preti quando arrivò in diocesi come vescovo, 45 oggi, un fiorire di movimenti ecclesiali dai nomi a noi sconosciuti ma dalla profonda vitalità e fedeltà al papa. Problemi... ho provato a chiedergli cosa pensa del celibato e cosa ne pensano i suoi preti. Risposta pronta: &amp;quot;Problema dell&#039;Occidente, da noi è diverso&amp;quot;. Ma anche sguardo pragmatico: &amp;quot;Se i giovani seminaristi si pongono domande sul celibato dei preti è perché quello che vedono vivere dagli uomini di Chiesa non corrisponde ai loro ideali&amp;quot;. Abbiamo chiacchierato di tante cose, dai suoi progetti agricoli (perché lì i vescovi fanno anche i contadini e lui si è letteralmente improvvisato tale ideando un progetto di irrigazione per queste zone aride, che sia però rispettoso dell&#039;ecologia), fino alla fede, alla Chiesa in Brasile, a sfide e speranze di un vescovo di origine svizzera che vede nella fede del popolo verde-oro una grande risorsa per tutta la cattolicità. A sentirlo parlare gli daresti ragione. Ne riparleremo nell&#039;intervista che gli ho fatto per il GdP cartaceo, di prossima pubblicazione. Ciao&amp;#160; 
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    <pubDate>Tue, 31 Aug 2010 15:37:51 +0200</pubDate>
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    <title>Madre Teresa a 100 anni dalla nascita</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;Si é appena conclusa la &amp;quot;serata evento&amp;quot; su RTSI La1 dedicata a Madre Teresa a 100 anni dalla nascita. Il bellissimo dibattito condotto da Maurizio Canetta con padre Gheddo, il dottor Pedrazzini e il documentarista Terzani mi ha lasciato subito due impressioni: la prima è la &amp;quot;differenza&amp;quot; cristiana - come la chiamerebbe Enzo Bianchi - che emerge dalla vicenda di fede di Madre Teresa. Questa donna nella&lt;!-- s9ymdb:133 --&gt;&lt;img height=&quot;302&quot; width=&quot;219&quot; class=&quot;serendipity_image_left&quot; style=&quot;float: left; border: 0px none; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/mother.jpg&quot; /&gt; &amp;quot;sua&amp;quot; Calcutta era parte di un ambiente religioso, ricco di espressioni e credenze orientali variegate. In questo ambiente si è espressa la &amp;quot;differenza&amp;quot; cristiana. Non come giudizio ideologico sul mondo, gli usi e i costumi degli altri, ma come azione di amore vissuta fino in fondo e capace di entrare in una cultura locale cristallizzata (che giustificava il lasciar morire i poveri sul marciapiede) per rivoluzionarla in nome di una fede sconosciuta ai più, quella in Cristo. E&#039; la &amp;quot;differenza&amp;quot; cristiana, la qualità che il cristianesimo ha portato in Madre Teresa alla società indiana nel confronto con le altre espressioni religiose. Ripeto, una differenza che non emerge con la forza dell&#039;ideologia ma con lo splendore di una Verità che convince perchè affascina.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;La seconda osservazione spontanea parte dal discorrere degli ospiti sulla &amp;quot;notte dell&#039;anima&amp;quot; che fu anche di Madre Teresa. Ci sono su questo tema molte spiegazioni complicate. Io ne ho trovata una abbastanza semplice che Wojtyla propone nel suo studio &amp;quot;La dottrina della fede in S. Giovanni della Croce&amp;quot; (ed. Bompiani, Milano 2003). Wojtyla commentando appunto Giovanni della Croce, citato oggi nel dibattito, dice che per la perfetta contemplazione è necessaria l&#039;oscurità dell&#039;intelligenza. Madre Teresa viveva evidentemente un livello di contemplazione &amp;quot;perfetta&amp;quot;, se la contemplazione è legata indissolubilmente con il massimo grado di amore. Questa oscurità è data dalla luce purissima di Dio che colpisce l&#039;intelletto di chi si trova in questa condizione rendendolo sostanzialmente cieco, oscurato. Come? La luce pura, quella di Dio, raggiunge con così tanta forza l&#039;intelletto che questo viene oscurato perché alienato dalle forme e figure abituali. E l&#039;intelletto non vede perchè si trova a non possedere più alcuna forma connaturale all&#039;intelletto stesso. Questo, mette in guardia il mistico spagnolo, accade solo se la luce divina investe l&#039;anima con così tanta forza. Dunque è una specie di dono di fede in un&#039;anima già in Dio ma ancora tra gli uomini, ed essa - paradossalmente - ne viene resa cieca. Questo viveva Madre Teresa e questo la rende perciò ancora più degna di ammirazione: era veramente così vicina alla verità, quella con la V maiuscola ma anche quella del quotidiano donarsi in quelle circostanze crude in cui Dio l&#039;aveva posta, che la sua posizione umana ad un certo punto ne è stata come accecata. Madre Teresa era con i piedi per terra e il cuore già in Dio. Non stupisce dunque che ne parlasse solo nei suoi diari privati: la sproporzione tra ciò che viveva spiritualmente e la comprensione che la sua stessa umanità e la gente potevano avere di tutto ciò era veramente tanta, al punto che il silenzio e la discrezione erano - penso - inevitabili. Ma anche questi &amp;quot;silenzi&amp;quot; erano una prova del suo amore per Dio e gli uomini.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Mon, 23 Aug 2010 23:03:17 +0200</pubDate>
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    <title>Un post ... post vacanze ma con il cuore ancora oltre i 3000</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;&amp;quot;Bentornata Cristina&amp;quot;, mi scrive l&#039;amministratore automatico del Blog mente mi collego per il primo post, tutto &amp;quot;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;post&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; vacanze&amp;quot; (scusate il gioco di&lt;!-- s9ymdb:132 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;960&quot; height=&quot;600&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/V-Alpini_diego.jpg&quot; /&gt; parole). Un post che dedico comunque a queste tre settimane eccezionali: due trascorse in Alta Rezia, tra Livigno, Bormio, Santa Caterina e una a Loreto, nelle Marche (di quest&#039;ultima leggete un articolo nel GdP cartaceo di oggi). Ma dell&#039;Alta Rezia scrivo qui. Una prima settimana l&#039;abbiamo passata (in due) a salire montagne, passi, sentieri in rampichino, cioè in mountain bike. La regione è geniale per i percorsi che offre e soprattutto per i panorami che mette a disposizione. Siamo stati aiutati dal bel tempo salvo un giorno, proprio un po&#039; gelido in cui abbiamo beccato la neve mentre scendevamo in Bike dal rifugio Branca davanti al Ghiacciaio dei Forni per riguardagnare Santa Caterina da cui eravamo partiti. Per il resto di freddo ne abbiamo anche preso ma complessivamente c&#039;è stato parecchio sole e la possibilità di scoprire luoghi mozzafiato. In Bike abbiamo fatto la mitica Val Viola con omonimo rifugio e passo che sconfina verso Poschiavo, poi la Decaouville, il percorso che tutti i biker conoscono, quello di 50 km che porta alle Torri di Fraele (panorama mozzafiato) ai laghi di Cancano per salire fino al passo di val Mora (in confine con la nostra val Mustair), e ritorno. E ancora il rifugio Forni e Branca in bici, sopra Santa Caterina Valfurva. E poi da Bormio 2000 in bike attraverso i boschi verso la val Sobretta e giù fino a Santa Caterina. Percorsi di una bellezza incredibile. E poi tanti itinerari fatti a piedi, cime e passi oltre i 3000 in quell&#039;incanto di montagne che sono la val Zebrù, la regione di Livigno, il gruppo Ortles Cevedale con i suoi incantevoli ghiacciai e confortevoli rifugi. Pareti di roccia a piramide che salgono fino a 3&#039;800 - 3&#039;900 ricordando per la loro imponenza e conformazione, come scrive bene Marco Confortola, l&#039;alpinita di Uzza di Valfurva, quelle cime delle sue avventurose salite tra Everest e K2. Natura pura, montagne indimenticabili che toccano il cuore, esperienze di incontri in quota con giovani appassionati di bike, alpinismo, vita sana. Un mare di gente positiva che sa prendersi il doveroso distacco da quella che il mondo di oggi definisce come &amp;quot;realtà&amp;quot; (nessuno lo mette in dubbio che sia la realtà quella che incontriamo ogni giorno nel lavoro o nelle nostre caotiche città), salvo poi, questo stesso mondo &amp;quot;reale&amp;quot; far dimenticare agli umani la loro più profonda origine che è quella di esseri inseriti natura loro con un corpo ben preciso e non solo con una mente nella natura tutta e bisognosi di essa. Questa vita semplice segna dentro, nel cuore e nell&#039;anima, richiama all&#039;essenziale, senza camuffamenti di sorta, senza finzioni, senza artifici, apre alla bellezza, eleva il cuore e lo spirito alla contemplazione, ti mette anche alla prova e così ti rigenera in determinazione e spirito positivo. La mia poesia costa fatica, ma vi assicuro che è una fatica che ti ripaga come poche altre nella vita. E poi quando si sale con qualche amico, i legami fraterni si fanno più solidi, si scopre quella dipendenza reciproca fatta di attese, pause, soste, dove la tua forza va sintonizzata con quella altrui per una comune conquista della vetta o riuscita nella salita in bici (e relativa discesa, su sentiero non sempre facile e che chiede tecnica). &lt;strong&gt;Qui vi lascio una foto del rifugio V alpini in val Zebrù (2878 mt) scattata dal ghiacciaio dello Zebrù. Salite lassù a piedi in due ore da un punto di partenza a cui si arriva con il fuoristrada, altrimenti sono 5 ore di cammino dall&#039;ultimo posteggio. Dopo due o cinque ore di salita (a dipendenza della variante scelta, ci vogliono altri 10 minuti per arrivare al ghiacciaio dello Zebrù che si può attraversare con guida (da chiedersi al rifugio). &amp;#160;Provateci, vi sentirete in Nepal.&lt;/strong&gt; ciao&amp;#160;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Un consiglio per la lettura : Marco Confortola, Giorni di ghiaccio, edizioni Baldini, Castoldi, Dalai, 2009.&amp;#160;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Sat, 21 Aug 2010 09:28:07 +0200</pubDate>
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    <title>E' lecito per l'uomo volere per sé di più?</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;Cari naviganti, prima di sospendere il blog e &lt;!-- s9ymdb:131 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;800&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/bici1.jpg&quot; /&gt;partire per le vacanze (vedi foto a lato) torno sull&#039;omelia tenuta dal vescovo di Lugano ieri al Gottardo per la festa del primo agosto. Non è facile parlare di un corretto uso della ricchezza materiale e mi pare che il vescovo abbia interpretato molto bene il pensiero evangelico. Ho letto l&#039;omelia quasi in contemporanea con un bel libretto di scritti sull&#039;etica cristiana dal titolo &amp;quot;Educazione all&#039;amore&amp;quot; firmato Wojtyla. A parte i testi filosofici che contiene, ho trovato queste righe che mi sembra affrontino il tema dell&#039;omelia del Gottardo da un&#039;altra prospettiva, assolutamente complementare.&amp;#160;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;quot;E&#039; lecito per l&#039;uomo volere per sé di più: - scrive Wojtyla - tale tendenza non è in contrasto con il comandamento dell&#039;amore. Gli è consentito volere per sé di più non solo nella sfera dei beni spirituali, anche in quella dei beni materiali, a condizione tuttavia che avendo di più, dia agli altri di più che a se stesso&amp;quot;.&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Una specie di massima che vi lascio prima di partire per un po&#039; di bike tra Bormio, Livigno e lo Stelvio. ciao&amp;#160;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Mon, 02 Aug 2010 08:10:21 +0200</pubDate>
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    <title>primo agosto: festa nazionale e un grande campione d'Europa</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt; &lt;span style=&quot;border-collapse: separate; color: #000000; font-family: sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 19px;&quot;&gt;&lt;!-- s9ymdb:130 --&gt;&lt;img height=&quot;347&quot; width=&quot;493&quot; class=&quot;serendipity_image_right&quot; style=&quot;float: right; border: 0px none; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/rothlin.jpg&quot; /&gt;Quando bionda aurora il mattin c&#039;indora&lt;br /&gt;l&#039;alma mia t&#039;adora re del ciel!!&lt;br /&gt;Quando l&#039;alpe già rosseggia&lt;br /&gt;a pregare allor t&#039;atteggia;&lt;br /&gt;in favor del patrio suol,&lt;br /&gt;in favor del patrio suol,&lt;br /&gt;cittadino, Dio lo vuol.&lt;br /&gt;cittadino, Dio, sì Dio lo vuol!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Viktor Rothlin, classe 1974 da Sempach, Lucerna è il nuovo campione d&#039;Europa di Maratona. E l&#039;inno nazionale oggi, primo agosto, è giustamente tutto per lui. Un risultato che premia un&#039;atleta troppo presto infilato dal giudizio dei Media nell&#039;elenco dei campioni finiti. Ho appreso la notizia mentre stavo per salire il secondo gradino del podio di categoria alla fine della XXV edizione della Pontironese. Ed abbiamo esultato anche per la sua vittoria. Solo chi macina chilometri di fatica comprende i sacrifici che ci stanno dietro ad un traguardo simile e la grande gioia che si prova a vincere come ha fatto lui. Alla grande... &lt;br /&gt;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Sun, 01 Aug 2010 18:06:37 +0200</pubDate>
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    <title>Primo agosto, festa nazionale di corsa alla &quot;Pontironese&quot;</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    Domani, primo agosto, si corre la Pontironese che come dice il nome è in Val Pontirone. E&#039; una gara di Coppa Ticino podismo tutta in salita. Questo il tragitto visto dall&#039;alto. Venite a tifare per il centinaio di audaci che affronteranno a tutta birra il percorso. Pt ore 10 dal bivio tra Malvaglia e val Pontirone. Ciao e Buon Primo Agosto a tutti.&amp;#160;&lt;!-- s9ymdb:129 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;480&quot; height=&quot;640&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/pontirone130604.jpg&quot; /&gt; 
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    <pubDate>Sat, 31 Jul 2010 22:44:07 +0200</pubDate>
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    <title>Benedetto XVI: &quot;Il Signore ci porta e mi porta&quot;</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Tocca sempre il cuore avvertire la profonda serenità che accompagna il Papa in questi tempi difficili della vita della Chiesa. Per l’ennesima volta ieri se ne è avuta la prova in queste parole che Benedetto XVI ha rivolto ai produttori del film sui 5 anni del suo pontificato. In &lt;!-- s9ymdb:128 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;278&quot; height=&quot;380&quot; style=&quot;float: left; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/Pope-Benedict-XVI-thinking.jpg&quot; /&gt;particolare ha detto: &lt;em&gt;“È stato per me personalmente molto commovente vedere alcuni momenti, soprattutto quello nel quale il Signore impose sulle mie spalle il servizio petrino. Un peso che nessuno potrebbe portare da sé con le sue sole forze, ma lo può portare soltanto perché il Signore ci porta e mi porta. Abbiamo visto in questo filmato, mi sembra, la ricchezza della vita della Chiesa, la molteplicità delle culture, dei carismi, dei doni diversi che vivono nella Chiesa e come in questa molteplicità e grande diversità vive sempre la stessa, unica, Chiesa. E il primato petrino ha questo mandato di rendere visibile e concreta l&#039;unità, nella molteplicità storica, concreta, nell&#039;unità di presente, passato, futuro e dell&#039;eterno. Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia. Perciò ho trovato molto interessante, un&#039;idea bella, quella di inserire tutto nella cornice della nona sinfonia di Beethoven, dell&#039;«Inno alla gioia», che esprime come dietro tutta la storia ci sia la gioia della nostra redenzione.&amp;#160;Ho trovato anche bello che il film finisca con la visita presso la Madre di Dio, che ci insegna l&#039;umiltà, l&#039;obbedienza e la gioia che Dio è con noi”&lt;/em&gt;. Pace, serenità, lungimiranza di un Papa che restando realista confida prima di tutto in Dio e a questa pacifica fiducia richiama tutti noi, che spesso crediamo di salvare il mondo a partire dalla nostre sole forze. &amp;#160;&amp;#160;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Fri, 30 Jul 2010 18:46:26 +0200</pubDate>
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    <title>Dai mondiali alla gogna: la sorte dei calciatori della Nord Corea</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/152-Dai-mondiali-alla-gogna-la-sorte-dei-calciatori-della-Nord-Corea.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt;Una vergogna a cui si spera che le massime istanze del calcio mondiale reagiscano, Blatter in testa. E’ quanto accaduto nei giorni scorsi ai poveri giocatori della nazionale di calcio nordcoreana. Eliminati ai mondiali in un girone per loro comunque proibitivo (con Brasile, Portogallo e Costa d’Avorio) da quanto è stato reso noto ieri da alcuni media asiatici l’intera squadra è stata costretta a restare in piedi per 6 ore su un palco allestito al Palazzo della Cultura popolare, sottoposta a critiche feroci e insulti da parte di alcune centinaia di persone. Il peccato più grave dei calciatori della Nord Corea – secondo i Media locali - sarebbe &amp;quot;l&#039;incapacità mostrata nel seguire le indicazioni fornite dal caro leader Kim Jong-il&amp;quot;. Quanto all’allenatore, è stato inviato a lavorare in un cantiere edile. Alla gogna pubblica sarebbe poi seguita una convocazione in un palazzo governativo per un non meglio precisato incontro a porte chiuse. Non possiamo che testimoniare tutta la nostra solidarietà a questi poveri ragazzi e al loro allenatore. Credo che praticare sport competitivo a quelle latitudini sia paragonabile a quello che facevano i gladiatori nella Roma antica, soprattutto all’epoca di imperatori dalla ferocia incommensurabile del calibro di Caligola, Diocleziano e Commodo (per citare alcuni tra i più sanguinari), a cui è probabile che il caro leader si ispiri. Ci auguriamo che la FiFa &amp;#160;in qualche modo si faccia sentire e non giri lo sguardo altrove, come troppo spesso fa.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:51:46 +0200</pubDate>
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    <title>Love parade: non dimentichiamo le responsabilità personali</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/151-Love-parade-non-dimentichiamo-le-responsabilita-personali.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div style=&quot;text-align: justify; &quot;&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Questa mattina le agenzie erano ancora zeppe di news sulla Love Parade di Duisburg. Intanto che Youtube si intasa di testimonianze video che mostrano il groviglio umano, la folla stravolta, il panico, le urla, i morti e i feriti (tutti filmati con gli immancabili telefonini), intanto che si mettono giustamente sotto inchiesta i responsabili della sicurezza per le evidenti carenze organizzative, vi lascio le seguenti testimonianze pubblicate da Yahoo.it.&amp;#160;&amp;quot;L&#039;unica musica che ho sentito sono state le sirene e gli elicotteri!! Non riuscivamo a credere a quello che stava succedendo&amp;quot;, ha scritto Marco, originario di Belluno e attualmente residente in Germania. Altri si trovavano nel tunnel, i loro racconti fanno rabbrividire: &amp;quot;Sono arrivato al tunnel verso le 17. C&#039;erano troppe barriere, i passaggi erano troppo stretti per essere superati agevolmente&amp;quot;, ricorda Alexis, 28 anni, di Wuppertal: &amp;quot;Era pazzesco. La polizia stava su delle scale e cercava di tirare fuori la gente. Alcuni hanno provato a distruggere le barriere&amp;quot;. &lt;strong&gt;&amp;quot;Ho fatto un corso di pronto soccorso, ho cercato di aiutare un po&#039;. La gente era disidratata, alcuni continuavano a bere alcol e assumere droghe&amp;quot;, racconta invece Anneke, 18 anni, una neozelandese: &amp;quot;Poi sono andata a ballare, avevo bisogno di rilassarmi&amp;quot;. &amp;quot;L&#039;organizzazione era carente. Non c&#039;era molto da bere se non alcol. E anche se il parco era pieno, hanno continuato a far arrivare gente&amp;quot;, denuncia Patrick, 22 anni.&amp;#160;&lt;/strong&gt;Il resto potete seguirlo nei video su Youtube. &lt;em&gt;Gli organizzatori logistici avranno sicuramente delle immense responsabilità sulle loro spalle per la distribuzione delle transenne, per i passaggi stretti, per gli accessi limitati, ma credo che sia anche legittimo chiedersi che fetta di responsabilità personale avevano i partecipanti. Come si fa a gestire una massa di gente in preda ad alcol e droga? Gente “adulta”, oltre i 18-20 anni che continuava a bere e a “farsi”, era in grado di capire le indicazioni logistiche date? Ecco, è giusto condannare l’organizzazione – come si legge in una miriade di blog e su twitter – ma non scarichiamo solo addosso al “sistema” quelle che sono anche delle responsabilità personali evidenti. Senza fare i moralizzatori, perché non è il caso, ma solo constatando i fatti e ragionandoci su.&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Mon, 26 Jul 2010 17:02:36 +0200</pubDate>
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    <title>La bellezza in una valle del Ticino, ieri alle 13. </title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/150-La-bellezza-in-una-valle-del-Ticino,-ieri-alle-13..html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt; &lt;!-- s9ymdb:127 --&gt;&lt;img height=&quot;504&quot; width=&quot;672&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/24072010397.jpg&quot; style=&quot;border: 0px none; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; class=&quot;serendipity_image_center&quot; /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;«Sarà solo un attimo: un attimo di grande chiarezza e una sensazione pacificante; immerso nella consolante vastità dell&#039;universo, l&#039;uomo non la guarderà, ne farà parte». &lt;em&gt;Nives Meroi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; &lt;!----&gt;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:58:52 +0200</pubDate>
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    <title>Esclation di divorzi, ma non c'è anche un certo contagio sociale?</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt;Questa sera mentre pauseggiavo (facevo pausa) in biblioteca godendomi le ultimissime battute del mio dottorato e fieramente meditavo sul fatto di essere riuscita a sopravvivere a tale immane lavoro che difenderò a denti stretti a settembre, mi è caduto l’occhio sui titoloni di un paio di giornali italiani che sparavano in pompa magna la notizia di un’escalation ormai inarrestabile di divorzi, affermando che in media i matrimoni durano al massimo 15 anni con indicazioni ulteriori di un aumento dal 1995 al 2008 del 61% delle separazioni. Sappiamo che anche da noi in Ticino la tendenza non è diversa. &amp;#160;Ma quello che mi ha colpito è stata l’enfasi nella titolazione, quasi che si facesse passare il messaggio : “Così fan tutti… e tu che fai?”. Ho pensato ad un’ipotetica coppia in crisi che questa mattina avesse letto i titoli dei giornali… Il divorzio come fatto sociale contagioso è infatti documentato da una recente ricerca americana condotta da sociologi e psicologi delle università di Harvard, Brown e la University of California. Lo studio evidenzia che quando una coppia divorzia, aumenta del 75% la probabilità di fallimento del matrimonio tra gli amici intimi o i parenti stretti travolti dalla notizia. Le stesse probabilità scendono al 33% se a divorziare è un conoscente, un amico indiretto, un collega che si conosce solo di vista. Questi dati mi pare siano sintomatici di un fatto evidente: la legittimazione sociale di un certo comportamento o di una certa scelta che possiamo tradurre con la vecchia espressione “che male c’è, &amp;#160;lo fanno tutti”. Non voglio scendere ad esprimere giudizi bacchettoni sul fatto che una coppia divorzi o meno, l’unico elemento che qui mi preme mettere in rilievo è l’incidenza di un comportamento sociale. Perciò, come sempre, occhio ad essere padroni di sé stessi davanti ai meccanismi di condizionamento delle masse e, come si diceva un tempo – ma non è una battuta – “scegliamoci la compagnia di amici giusta”, quella che almeno ci prova a resistere al collasso della famiglia. &amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;Per i dati ticinesi, clicca qui:&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/149-Esclation-di-divorzi,-ma-non-ce-anche-un-certo-contagio-sociale.html#extended&quot;&gt;Continua a leggere &quot;Esclation di divorzi, ma non c&#039;è anche un certo contagio sociale?&quot;&lt;/a&gt;
    </content:encoded>

    <pubDate>Thu, 22 Jul 2010 22:13:38 +0200</pubDate>
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    <title>Dall'India una lezione di carità intelligente: quella di suor Nancy</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/148-DallIndia-una-lezione-di-carita-intelligente-quella-di-suor-Nancy.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt;&lt;!-- s9ymdb:123 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;177&quot; height=&quot;255&quot; style=&quot;float: left; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/suornancy.jpg&quot; /&gt;Suor Nancy Pereira, &amp;#160;un’anziana suora indiana, appartenente alle Figlie di Maria Ausiliatrice, forse sconosciuta alle nostra latitudini ma famosa in patria, è morta il 14 luglio nella sua comunità di Bangalore (India). Era nata a Pudukkuruchy, nello stato indiano del Kerala il 14 agosto 1923 ed aveva emesso la prima Professione il 6 gennaio 1945. Il suo nome era ormai famoso in terra indiana in quanto all’inizio degli anni ’90 aveva avviato a Bangalore (circa 1000 km a sud di Bombay), un “Fondo per i poveri”, rielaborando l’esempio della “Grameen Bank” del Bangladesh (quella di Yunus, premio nobel per la pace del 2006: &lt;a href=&quot;http://www.grameen-info.org/index.php&quot;&gt;http://www.grameen-info.org/index.php&lt;/a&gt; ). Dalle parti di suor Nancy i clienti di questa particolare banca devono essere i poveri degli slums e dei villaggi, &amp;#160;nullatenenti a cui la suora ha offerto per tanti anni l’opportunità di costruirsi una nuova vita. Chi voleva un credito doveva dimostrare di aver risparmiato con costanza in un anno una piccola somma e poi doveva partecipare agli incontri del gruppo di gestione dei crediti. Il tasso di interesse annuo era appena sufficiente a coprire le spese di gestione. Il progetto della Banca per i poveri di suor Nancy, lei cristiana mentre Yunus è musulmano, coinvolge tutta la famiglia e riconosce le esigenze di ciascun membro, per questo è stato inserito in un progetto di educazione integrale delle famiglie chiamato “Fides” (Family Integral Development and Education Scheme - Programma integrato di educazione famigliare), che ha favorito la promozione integrale di tante persone, di tante famiglie e di numerosi villaggi. Suor Nancy non ha raggiunto le cifre di Yunus ma nel suo piccolo, lei cattolica si è ispirata alla geniale idea del fondatore della Grameen Bank. Suor Nancy, scrivono le suore della sua congregazione “era pienamente convinta che la sua vocazione era quella di stare con i poveri e di dedicarsi a servirli. Amava tutti e cercava di aiutare le persone a rendersi consapevoli dei loro diritti e doveri, per vivere la propria dignità di figli di Dio. E faceva questo con gioia, coinvolgendo tante persone nei suoi progetti di bene. Distaccata da se stessa, viveva povera per arricchire gli indigenti. Con la sua creativa solidarietà fondò numerosi gruppi per la promozione delle donne SHG (Self Help Group) ed elaborò vari programmi di sviluppo: IGP (Incombe Generating Programme) perché i poveri potessero vivere un’esistenza degna giungendo ad un’autonomia economica”. &lt;strong&gt;Il tutto in India, dove si sa che le grandi differenze sociali innestate su fondamentalismi religiosi non sempre facilitano l’opera di chi ha a cuore la persona e la sua dignità. Suor Nancy non ha solo aiutato il povero materialmente ma gli ha insegnato a gestirsi responsabilmente come uomo e donna, contribuendo a rendere migliaia di persone realmente &amp;quot;tali&amp;quot; e non sotto individui intrappolati nei meccanismi senza via di uscita degli slums.&lt;/strong&gt;&amp;#160;Per questo, durante la sua vita, suor Nancy ha ricevuto 5 riconoscimenti internazionali. &amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Tue, 20 Jul 2010 11:04:44 +0200</pubDate>
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    <title>Oggi alle 13,30 con tre amici in una giornata magnifica</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&amp;quot;Eppure non puoi fare a meno&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;di sperare nell’esistenza di un luogo&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;ai margini delle radure della vita&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;dove tutto acquista un valore diverso,&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;dove le rocce salgono&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;verso il cielo brillando nel sole&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;e null’altro conta se non quella luce.&amp;quot;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
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&lt;div&gt;MICHELA PIAIA, La Montagna dell&#039;Anima, 2008&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
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    <pubDate>Sun, 18 Jul 2010 21:57:12 +0200</pubDate>
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