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    <title>GdP Blog - Davide e Golia</title>
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    <pubDate>Thu, 23 May 2013 06:45:19 GMT</pubDate>

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    <title>Francesco e l'opzione preferenziale per i poveri</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;&amp;quot;La Chiesa povera e per i poveri di Francesco&amp;quot;, spiegava il cardinale Maradiaga alcuni giorni fa intervistato dal Corriere della Sera,&lt;em&gt;&lt;strong&gt; &amp;quot;significa che i poveri non sono una statistica ma persone reali, che hanno un volto concreto e vivono in una situazione disumana. Per noi l&#039;opzione preferenziale per i poveri vuol dire che dobbiamo lavorare di più perché nel mondo ci siano cambiamenti e la povertà venga combattuta come un problema umano, non solo economico&amp;quot; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;(corriere della Sera del 13 maggio 2013). Evidentemente si tratta della rilettura fatta nella Chiesa latino americana dell&#039;opzione preferenziale per i poveri, tutta quella parte eccellente della teologia della liberazione che lo stesso Ratzinger aveva a suo tempo valorizzato. Sabato sera, nel rispondere a braccio alle domande dei giovani durante lo straordinario incontro con le aggregazioni laicali, i movimenti e le associazioni Francesco ha nuovamente spiegato, a partire da una domanda di un giovane, questo punto:&amp;quot;&amp;#160;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;em&gt;Se usciamo da noi stessi, troviamo la povertà. Oggi – questo fa male al cuore dirlo – oggi, trovare un barbone morto di freddo non è notizia. Oggi è notizia, forse, uno scandalo. Uno scandalo: ah, quello è notizia! Oggi, pensare che tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia. Questo è grave, questo è grave! Noi non possiamo restare tranquilli! Mah… le cose sono così. Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo, quelli che sono la carne di Cristo! Quando io vado a confessare - ancora non posso, perché per uscire a confessare… di qui non si può uscire, ma questo è un altro problema - quando io andavo a confessare nella diocesi precedente, venivano alcuni e sempre facevo questa domanda: &amp;quot;Ma, lei dà l’elemosina?&amp;quot; – &amp;quot;Sì, padre!&amp;quot;. &amp;quot;Ah, bene, bene&amp;quot;. E gliene facevo due in più: &amp;quot;Mi dica, quando lei dà l’elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui dà l’elemosina?&amp;quot; – &amp;quot;Ah, non so, non me ne sono accorto&amp;quot;. Seconda domanda: &amp;quot;E quando lei dà l’elemosina, tocca la mano di quello al quale dà l’elemosina, o gli getta la moneta?&amp;quot;. Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa è la nostra povertà: la povertà della carne di Cristo, la povertà che ci ha portato il Figlio di Dio con la sua Incarnazione. Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l’andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del S&lt;/em&gt;ignore. &lt;em&gt;E questo non è facile. Ma c’è un problema che non fa bene ai cristiani: lo spirito del mondo, lo spirito mondano, la mondanità spirituale. Questo ci porta ad una sufficienza, a vivere lo spirito del mondo e non quello di Gesù. La domanda che facevate voi: come si deve vivere per affrontare questa crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica. Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera.&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;em&gt;Vorrei raccontarvi una storia. L’ho fatto già due volte questa settimana, ma lo farò una terza volta con voi. E’ la storia che racconta un midrash biblico di un Rabbino del secolo XII. Lui narra la storia della costruzione della Torre di Babele e dice che, per costruire la Torre di Babele, era necessario fare i mattoni. Che cosa significa questo? Andare, impastare il fango, portare la paglia, fare tutto… poi, al forno. E quando il mattone era fatto doveva essere portato su, per la costruzione della Torre di Babele. Un mattone era un tesoro, per tutto il lavoro che ci voleva per farlo. Quando cadeva un mattone, era una tragedia nazionale e l’operaio colpevole era punito; era tanto prezioso un mattone che se cadeva era un dramma. Ma se cadeva un operaio, non succedeva niente, era un’altra cosa. Questo succede oggi: se gli investimenti nelle banche calano un po’… tragedia… come si fa? Ma se muoiono di fame le persone, se non hanno da mangiare, se non hanno salute, non fa niente! Questa è la nostra crisi di oggi! E la testimonianza di una Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità&amp;quot;. &lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Qui sotto potete leggere tutto il dialogo a braccio tra il papa e i giovani. E&amp;#160;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #454545; font-family: &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;&quot;&gt;&amp;#160;qui il video:&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;a rel=&quot;nofollow&quot; target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&amp;amp;tic=VA_L5LZOGC5&quot; id=&quot;yui_3_7_2_1_1369291298636_2175&quot; style=&quot;font-size: small; font-family: &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; color: #2797da; outline: 0px;&quot;&gt;http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&amp;amp;tic=VA_L5LZOGC5&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/462-Francesco-e-lopzione-preferenziale-per-i-poveri.html#extended&quot;&gt;Continua a leggere &quot;Francesco e l&#039;opzione preferenziale per i poveri&quot;&lt;/a&gt;
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    <pubDate>Mon, 20 May 2013 15:53:48 +0200</pubDate>
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    <title>Ad Einsiedeln pregando per i perseguitati per ragioni di fede</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&amp;quot;Dalla caduta di Saddam Hussein ad oggi, l’80% dei cristiani è fuggito dall’Irak&amp;quot;, lo racconta Padre Paulus Sati,&lt;/strong&gt; un giovare religioso redentorista caldeo, originario di Mosul, nord Irak, che ha offerto la sua testimonianza in occasione del pellegrinaggio annuale di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Svizzera all’abbazia di Einsiedeln. Sono quasi un migliaio i cristiani uccisi dalla caduta del regime di Saddam ad oggi, ha raccontato il sacerdote, e sono una sessantina le chiese colpite dagli estremisti. Ma anche il tributo di sangue dei fedeli musulmani è alto, “perché - ha raccontato - quando gli estremisti uccidono un cristiano, uccidono anche 10 musulmani”.&lt;strong&gt; Secondo Sati gli attacchi degli estremisti mirano indubbiamente a colpire i cristiani e le loro istituzioni ma non di meno vengono attaccate moschee, fedeli sciiti e i loro luoghi di culto.&lt;/strong&gt; Il padre Sati ha poi ricordato la lunga lista di cristiani uccisi a Mosul, tra i quali l’arcivescovo caldeo Rahho. Nel secolo scorso i cristiani costituivano un quarto della popolazione dell’Irak, purtroppo soprattutto in questi ultimi decenni l’esodo cristiano dal paese si moltiplica. In sostanza in Irak c’è chi vuole nuovamente minare la convivenza pacifica, rischiando di far sprofondare sempre più la popolazione nell’inverno Medioorientale al posto della tanto attesa “primavera araba”.&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Tue, 14 May 2013 16:41:05 +0200</pubDate>
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    <title>A  proposito di Ior e Vaticano... parla il card. Maradiaga</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:453 --&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Cari naviganti, vi linko questa bella intervista concessa nell&#039;edizione di oggi del Corriere&lt;!-- s9ymdb:453 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;343&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/250px-OscarKardinalRodriguez.jpg&quot; /&gt; della Sera dal cardinale dell&#039;Honduras&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Oscar Maradiaga&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;(nella foto)&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;che coordina il gruppo di porporati chiamati da Francesco per un&#039;attività di consultazione sulla riforma della Curia e il governo della Chiesa. L&#039;intervista anticipa quale potrebbe essere la sorte riservata allo Ior, fa comprendere le difficoltà di questi ultimi anni di vita in Vaticano e offre alcune ragioni della scelta di Francesco di affiancarsi un gruppo di porporati rappresentativi di tutti i continenti. qui il &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201305/130513maradiagavecchi.pdf&quot;&gt;testo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Mon, 13 May 2013 20:31:47 +0200</pubDate>
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    <title>Nei malati &quot;Toccare la carne di Cristo&quot;</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;!-- s9ymdb:452 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_center&quot; width=&quot;480&quot; height=&quot;720&quot; style=&quot;border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/francescomalati.jpg&quot; /&gt;Cari naviganti, tra i tanti passaggi dell’omelia di Francesco alla Messa di questa mattina per le canonizzazioni &amp;#160;mi ha colpito quello che ha detto il Papa parlando di &amp;#160;Santa María Guadalupe García Zavala, nata in Messico nel 1878. &lt;strong&gt;Madre Lupita ha rinunciato ad una vita comoda “per seguire la chiamata di Gesù” e servire gli ammalati e gli abbandonati: “E questo significa toccare la carne di Cristo. I poveri, gli abbandonati, i malati, gli emarginati sono la carne di Cristo. E Madre Lupita toccava la carne de Cristo e ci insegnava a non vergognarci, a non avere paura a non provare ripugnanza nel toccare la carne di Cristo. Questa nuova Santa messicana ci invita ad amare come Gesù ci ha amato, e questo comporta non chiudersi in se stessi, nei propri problemi, nelle proprie idee, nei propri interessi, in questo piccolo mondo che ci fa così tanto male, ma uscire e andare incontro a chi ha bisogno di attenzione, di comprensione, di aiuto, per portagli la calorosa vicinanza dell’amore di Dio, attraverso gesti di delicatezza e di affetto sincero e di amore”.&lt;/strong&gt; &amp;#160;Poi ci sono ancora quelli che si stupiscono se il papa accorcia le liturgie e dedica molto tempo per stare tra la gente. Oggi la jeep con Francesco ha impiegato 50 minuti ad attraversare la piazza e via della Conciliazione per portare il Papa in mezzo al popolo e soprattutto vicino ai malati.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Sun, 12 May 2013 16:07:56 +0200</pubDate>
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    <title>Melazzini a Lugano: CATIVIDEO e quattro libri per scoprilo</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;&lt;em&gt;Mario Melazzini, il medico italiano malato di SLA è stato al Lugano. Il GdP ha pubblicato in settimana una sua intervista. Domani andrà in onda una produzione CATIVIDEO in cui il medito e il regista del documentario girato sulla quotidianità di vita di Melazzini si raccontano&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.caritas-ticino.ch/media/rubriche/DVD_Caritas_Insieme.htm&quot;&gt;http://www.caritas-ticino.ch/media/rubriche/DVD_Caritas_Insieme.htm&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;em style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&amp;#160;. &lt;strong&gt;A margine ricordo ai naviganti 4 libri in cui ripercorrere opera, lotta, vita e storia di questa grande figura.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:451 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;400&quot; height=&quot;269&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/iosonoqui_libroDVD.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Libro e DVD per trascorrere una settimana nella vita di Mario Melazzini, tra le difficoltà che un malato di SLA deve affrontare giorno dopo giorno, ora dopo ora. Parole sincere che non nascondono nessuna delle problematiche di chi sta male, ma che, allo stesso tempo, risuonano cariche di speranza, forza e gioia di vivere. Melazzini racconta e si racconta, alternando riflessioni private e momenti di vita. Questo lo leggi qui:&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;“Io sono qui. Con DVD.&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Sette giorni di appunti dalla vita di Mario Melazzini, medico, malato, uomo”,&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;di Mario Melazzini, edizioni San Paolo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&amp;#160;Mario Melazzini, malato di SLA, è ormai da anni noto anche al grande pubblico per le sue battaglie per gli ammalati, perché siano messi nelle condizioni migliori possibili. Alla luce di quanto elaborato dall’Onu circa la disabilità, che introduce il concetto di &amp;quot;persona con disabilità&amp;quot; - disabilità che può toccare ogni persona - Melazzini ha portato la Regione Lombardia a elaborare un piano decennale d&#039;Azione per le disabilità estremamente innovativo, sia per contenuti che per modalità. Il volume, scritto da Mario Melazzini e Emma Neri, è un mix di racconti, testimonianze e interventi che hanno portato appunto ad elaborare coloro che hanno aiutato Melazzini nel suo compito. &amp;quot;Nella camera di Daniele, arredata con un amore che i colori, il cestone di pupazzi, gli omini della Playmobil non bastano a descrivere, c&#039;è un grande disegno appeso alla parete. Lo ha fatto Daniele: al centro, c&#039;è lui, con una corona reale sulla testa. Intorno, la mamma e il babbo, le sorelle, la nonna. Perché Daniele è un bambino felice: ogni sua mossa comunica una gioia di vivere che incanta e stupisce. Daniele che alla sua famiglia dà molto più di quanto chieda: &amp;quot;Qualche volta ha un attimo di tristezza, ma il suo bello è che è sempre allegro&amp;quot; dice Paola. &amp;quot;Se è contento lui, non posso dire di essere triste io. Se è felice lui, possono esserlo tutti: questo è il grande insegnamento che ti danno bambini come lui e tanti altri che ho conosciuto&amp;quot;. Questo lo leggi in&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;“Daniele che avrà 20 anni nel 2020. Il Piano d&#039;Azione lombardo per le persone con disabilità”, di Emma Neri, Mario Melazzini, edizioni San Paolo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Diritto di morire o libertà di vivere? Eutanasia o accanimento terapeutico? Autodeterminazione o alleanza? Il confronto serio e costruttivo con tutti i p&lt;!-- s9ymdb:450 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;300&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/cosahodidiverso.jpg&quot; /&gt;rotagonisti del dibattito in corso passa da una condizione preliminare: intendersi sulle parole. Mario Melazzini, noto al grande pubblico per i suoi interventi su questi temi, contro una certa &amp;quot;bioetica laicista&amp;quot;, più volte intervistato in TV soprattutto in occasione del &amp;quot;caso Welby&amp;quot;, è malato di SLA ma non vuole morire: &amp;quot;Io non ho mai sentito dire a dei malati che hanno provato sulla loro pelle determinate situazioni: non voglio che mi sia fatto questo trattamento, voglio morire a tutti i costi&amp;quot;. Secondo Melazzini, che in questo libro riflette sui pregiudizi del dualismo &amp;quot;sano/malato&amp;quot;, siamo di fronte ad una società folle, che ha perso di vista la posta in gioco, il senso del vivere e del morire. Al fondo del dibattito sta il vero problema, la disabilità come nuova frontiera della giustizia: &amp;quot;Perché noi disabili non possiamo essere liberi di vivere? Perché le nostre città sono disseminate di barriere architettoniche? Questo dimostra che siamo di fatto degli emarginati. La fragilità e la malattia diventano veicoli di isolamento sociale&amp;quot;. Questo lo leggi in&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;“Ma che cosa ho di diverso? Conversazioni sul dolore, la malattia e la vita”, di Mario Melazzini, edizioni San Paolo&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;La SLA è una malattia progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose del midollo spinale che comandano il movimento dei muscoli. A oggi non esiste alcuna terapia. Mario Melazzini ne è affetto dal 2002. In questo libro narra la sua esperienza, dai primi sintomi alla diagnosi, alle terribili sofferenze. Ma racconta anche di come la vita si in un certo modo ricominciata: il lavoro, la famiglia e l&#039;impegno a difesa dei diritti dei malati. Questo lo letti qui:&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;“Un medico, un malato, un uomo. Come la malattia che mi uccide mi ha insegnato a vivere”,&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;di Marco Piazza, Mario Melazzini, edizioni San Paolo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Fri, 10 May 2013 19:48:18 +0200</pubDate>
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    <title>Messaggio in una bottiglia ai blogger cattolici zelanti</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    Certo &amp;quot;message in the bottle&amp;quot; verrebbe da dire. Oggi parlavo con un collega in televisione della grande attenzione mediatica, positiva, che sta ricevendo e si sta &amp;quot;guadagnando&amp;quot; papa Francesco sui media laici, tra la gente, nel popolo. Un messaggio e una parola che conquistano, un&#039;autenticità che non lascia indifferenti credenti e non credenti, orizzonti aperti, aria fresca che entra dalla finestra della Chiesa. Fa da contrappunto a questa freschezza brillantemente raccolta da siti, social media, blog neppure troppo targati come &amp;quot;cattolici&amp;quot; certa pignoleria di altri blog che si etichettano come cattolici che sembra quasi aspettino l&#039;occasione buona per giocare a fare le pulci al papa. Qualche settimana fa si occupavano di vestiti papali (ho postato qui sotto il commento intelligente del collega Tornielli), ora, superate o messe da parte le critiche al guardaroba pontificio, pare giochino a cercare le prime gaffe comunicative del papa, pace poi se le gaffe invece che del papa sono di altri addetti ai lavori vaticani, magari &amp;#160;già presenti da anni tra i Sacri Palazzi, dunque non proprio di fresca nomina bergogliana. A noi comunicatori impegnati nel mondo reale questi&lt;strong&gt; naviganti così zelanti&lt;/strong&gt; (fa anche rima) sorprendono e fanno sorridere, stante il fatto che anche un po&#039; preoccupano: se è questa la ricezione che hanno avuto dell&#039;ultimo messaggio al mondo della comunicazione cattolica di Benedetto XVI che invitava a ben altri contenuti da trasmettere nei social network (da rileggere please) ... fa riflettere. 
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    <pubDate>Wed, 08 May 2013 18:28:43 +0200</pubDate>
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    <title>Buongiorno</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;Buongiorno cari naviganti. Un consiglio... seguitemi su Twitter cliccando &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;https://twitter.com/crismountain&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;&amp;#160;ciao!&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Sat, 27 Apr 2013 08:20:11 +0200</pubDate>
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    <title>Ho un sogno: Wojtyla e Romero un'unica grande festa</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
    <content:encoded>
    &lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;!-- s9ymdb:448 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;403&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/RomeroeWojtyla.jpg&quot; /&gt;Ho un sogno:&lt;strong&gt; la canonizzazione di Wojtyla e la beatificazione di Oscar Romero lo stesso giorno&lt;/strong&gt;. Il mio sogno nasce da una doppia notizia di oggi: si è &lt;strong&gt;&amp;quot;sbloccata&amp;quot;&lt;/strong&gt;, (come ha detto il postulatore, monsignor Paglia) dopo un decennio di stasi,&lt;strong&gt; la causa dell’arcivescovo martire di El Salvador&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;mentre i medici della consulta della Congregazione per le Cause dei Santi incaricata di indagare sul miracolo di canonizzazione di Wojtyla hanno dato il loro ok&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;per una guarigione inspiegabile.&lt;/strong&gt; Il presunto «miracolo» per intercessione di Wojtyla che se sarà approvato, com&#039;è molto probabile, anche dai teologi e dai cardinali, porterà il Papa &amp;#160;polacco scomparso nel 2005 a ottenere l&#039;aureola di santo in tempi record, ad appena otto anni dalla morte. Wojtyla e Romero, due grandi uomini di Dio, martire il secondo, quasi martire il primo, due uomini che hanno versato il loro sangue per il Vangelo, due uomini sempre in mezzo al popolo, che si sono fatti carico dei loro popoli e delle loro storie, che hanno affrontato i sistemi e le ideologie nel nome del Vangelo. Oscar Arnulfo Romero, l&#039;arcivescovo di San Salvador ucciso da un cecchino il 24 marzo 1980, mentre celebrava la messa nella cappella di un ospedale della capitale salvadoregna, per il suo impegno nel denunciare le violenze della dittatura del suo Paese. &amp;#160;Wojtyla e Romero, due grandi doni per il mondo e per la Chiesa, due uomini di azione e orazione, che sarebbe bello diventassero l&#039;uno Santo e l&#039;altro Beato lo stesso giorno. Un sogno? A volte ci vogliono anche quelli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Mon, 22 Apr 2013 18:37:33 +0200</pubDate>
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    <title>Boston: uccide chi è invidioso della vita stessa</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
    <content:encoded>
    &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Cari amici naviganti, qui la riflessione scritta per il Giornale del Popolo di &amp;#160;oggi (sezione Sport) da don Marco Pozza, editorialista di Avvenire, sacerdote della diocesi di Padova, cappellano del carcere e maratoneta.&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;!-- s9ymdb:444 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;512&quot; height=&quot;353&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/boston-2.jpg&quot; /&gt;Hanno teso un tranello alla fratellanza, colpendo una simbologia profumata di storia: nel Patriot&#039;s Day, l&#039;anniversario dell&#039;inizio della Rivoluzione americana, hanno voluto ferire un immaginario sociale popolato di sogni, di battaglie e di riscatto. Volevano colpire la vita, ecco perchè hanno scelto la linea del traguardo di una maratona: non c&#039;è disciplina sportiva che al pari suo riesca a racchiudere nell&#039;eleganza di un gesto l&#039;alfabeto stesso della vita: la passione e il sudore, l&#039;applicazione e il metodo, la sopportazione e la crisi, l&#039;ansia e la spensieratezza. Chi corre lo fa sempre spinto da un qualcosa che l&#039;attrae: c&#039;è un traguardo laggiù da conquistare e quel traguardo vale la somma di tutta la fatica lasciata sull&#039;asfalto della competizione come nella polvere degli allenamenti. Rispondere con la morte alla passione della corsa è essere tremendamente invidiosi della vita. Già chi compie il male nasconde una misera tristezza nell&#039;animo; darsi poi appuntamento al termine di una fatica sportiva durata parecchie ore è essere gelosi all&#039;ennesima potenza: gelosi della vita che non smette di ripartire, del sacrificio acceso da un sogno, della soddisfazione ch&#039;è la corona di ognuno che taglia il traguardo.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&amp;#160; &amp;#160; C&#039;era un bambino lungo la strada: era motivo d&#039;orgoglio per il papà maratoneta (&lt;strong&gt;nella foto, il piccolo Martin Richard, ucciso a 8 anni da una delle bombe)&lt;/strong&gt;. Oggi è colpevole di quell&#039;applauso dedicato al papà ormai prossimo all&#039;arrivo: di lui rimane traccia nella chiazza di sangue lasciata sull&#039;asfalto. Hanno scelto la maratona per uccidere perchè la maratona non è la festa di un singolo, ma di una comunità che fa di una passione comune una possibile trama per nuove amicizie.&lt;!-- s9ymdb:446 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;618&quot; height=&quot;356&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/martinrichard.jpg&quot; /&gt; Non hanno solamente ferito degli uomini, hanno umiliato ciò che s&#039;addensa nell&#039;animo stesso dell&#039;atleta: c&#039;è chi corre per vincere e chi per sfidarsi, chi per riscattarsi e chi per scommessa, chi per amicizia e chi per passione, chi per trastullo e chi per amore. Nell&#039;agone della corsa c&#039;è posto proprio per tutti, ed è forse questo lato ecumenico della maratona ad indispettire coloro che invece vorrebbero l&#039;inimicizia come trama dell&#039;umanità. Chi ha firmato questo gesto sa bene che c&#039;è differenza tra “evoluzione” e “rivoluzione”: la prima si compie mentre l&#039;uomo dorme, la seconda avviene quando l&#039;uomo ha gli occhi ben aperti. Gli occhi dei maratoneti prossimi al traguardo: non c&#039;è sguardo più profondo che racconti l&#039;arditezza vincente della vita quando si fa rivoluzione.&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&amp;#160; &amp;#160; Hanno sfiancato un popolo ma non l&#039;hanno distrutto: chi sceglie la maratona come metafora della sua esistenza non teme l&#039;arroganza di coloro che non hanno forse ancora trovato una ragione che li spinga a sfidare se stessi per spostare ogni giorno più in là il limite della sofferenza. Che pochissime volte ha il volto della vittoria; il più delle volte è semplicemente la meravigliosa sensazione d&#039;essere stati uomini fino in fondo.&amp;#160;&lt;!-- s9ymdb:445 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;548&quot; height=&quot;345&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/boston_maratona_dolore_attentato.jpeg&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&amp;#160; &amp;#160; Fino a sfidare la morte per amore di un sogno, com&#039;è successo a Boston.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:447 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;534&quot; height=&quot;402&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/ap-boston-marathon_020-4_3_r536_c534.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Sotto, la foto di &lt;strong&gt;Tatyan Mc Fadden, atleta disabile, che ha vinto la gara&amp;#160;&lt;/strong&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&amp;#160;con la handbike. &lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Tatyana correrà la maratona di Londra, domenica 21 aprile: una scelta fatta per rispondere subito a questa insensata violenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:01:28 +0200</pubDate>
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    <title>Un commento del collega Tornielli che sottoscrivo</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/index.php?/archives/453-Un-commento-del-collega-Tornielli-che-sottoscrivo.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
    <content:encoded>
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Qui vi incollo dal blog del collega Tornielli una sua reazione. Devo dire che frequentando l&#039;ambiente social network ho visto certi commenti di blog o siti che si definiscono ratzingeriani ( che io definiscono invece &amp;quot;spaventati&amp;quot;) come quelli segnalati qui da Andrea Tornielli. Mi chiedo quale &amp;quot;paura&amp;quot; possa albergare nel cuore dell&#039;uomo per suscitare tali reazioni? Ma la paura è sempre un atteggiamento quasi legittimo davanti a ciò che non si comprende forse subito... . Decliniamo allora quel &amp;quot;non abbiate paura&amp;quot; di Wojtyla in categorie nuove, rivolgendolo all&#039;interno di certe tendenze all&#039;autoreferenzialità che si sostituiscono alla fiducia nello Spirito Santo che ha scelto questo papa, Jorge Mario Bergoglio &amp;#160;... e non un altro. E impariamo a conoscerlo Francesco, invece di cedere alle mille paure che abbiamo dentro e ci fanno aggrappare a zucchetti, ermellini, gioiellerie e Sacri Palazzi di vario genere... fosse anche alla paura della &amp;quot;misericordia&amp;quot; (perché adesso ci sono anche quelli che hanno timore di questa realtà teologica di cui Bergoglio parla spessissimo e che Wojtyla rimise al centro della vita della Chiesa, istituendone la festa e &amp;quot;morendo&amp;quot; addirittura alla vigilia della festa della Divina Misericordia). Qui il testo di Andrea Tornielli che potete leggere sul suo blog (e che sottoscrivo).&amp;#160;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;padding: 0px; margin: 0px 0px 24px; background-color: #ffffff; border: 0px; vertical-align: baseline; color: #222222; font-family: Georgia, &#039;Times new roman&#039;, serif; font-size: 15px; line-height: 20px;&quot;&gt;&amp;quot;In un articolo pubblicato venerdì scorso sul quotidiano ex papista “Il Foglio”, Mattia Rossi parla della “ininterrotta volontà di Papa Francesco&amp;#160;&lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;di dare demagogici segnali di discontinuità&lt;/strong&gt; che si manifestano proprio nella rinuncia o nella sostituzione di abiti o simboli…”. La demagogia di Papa Bergoglio, secondo l’autore dell’articolo, consisterebbe nella rinuncia alla mozzetta bordata d’ermellino, nella volontà di mantenere la croce di ferro, nel non aver voluto mettere le scarpe rosse. Come pure nel ripristino del pastorale argenteo dell’artista napoletano Lello Scorzelli al posto della grande ferula d’oro in stile Pio IX. &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;Non si tratta di critiche nuove, dato che circolano da giorni su siti web e blog tradizionalisti o sedicenti ratzingeriani &lt;/strong&gt;(mi auguro che Benedetto XVI non legga i commenti di quei blog, perché certo ne soffrirebbe) i quali, in nome dell’ormai ben nota “dottrina Bush” sulla “guerra preventiva”, appena eletto il nuovo Papa, &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;dall’alto delle loro “cattedre”&lt;/strong&gt; si sono messi a scrutarne ogni mossa per giudicare su continuità-discontinuità, attratti non dalla parola e dal messaggio del nuovo vescovo di Roma, ma dal suo&lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;abbigliamento e dalla gioielleria&lt;/strong&gt;. Su uno di questi siti, l’ennesimo articolo critico su Francesco si concludeva con l’invito ad abitare l’appartamento papale perché così i romani tornano a essere confortati dalla luce accesa nella stanza del Papa visibile da piazza San Pietro (se il problema è questo e l’esigenza è così sentita si può prevedere una lampadina a basso consumo e accesione a tempo per illuminare la stanza durante le ore serali…). Ovviamente le mie parole valgono anche per tutti quei siti e blog che salutano scarpe nere e croce di ferro come l’avvento di una nuova era e una liberazione dal passato.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;padding: 0px; margin: 0px 0px 24px; background-color: #ffffff; border: 0px; vertical-align: baseline; color: #222222; font-family: Georgia, &#039;Times new roman&#039;, serif; font-size: 15px; line-height: 20px;&quot;&gt;Non ho partecipato fino ad ora a questa discussione – &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;un efficacissimo esempio di quella auto-referenzialità della Chiesa&lt;/strong&gt; che rappresenta uno dei mali denunciati proprio da Bergoglio – perché non sono mai stato attratto da un dibattito che sembra voler ammantare di profondissimi significati semplici questioni di gusto. &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;E come non mi sono a suo tempo esaltato &lt;/strong&gt;nel vedere riesumata la ferula di Pio IX – limitandomi come cronista a registrarne la ricomparsa – &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;così non cado in depressione &lt;/strong&gt;ora nel rivedere il pastorale di Scorzelli (che peraltro a me non dispiace). Né ermellini, pizzi, dorature di croci, altezza e preziosità delle mitrie rappresentano ai miei occhi motivi sufficienti &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;per dare del demagogo al successore di Pietro &lt;/strong&gt;a pochi giorni dalla sua elezione.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;padding: 0px; margin: 0px 0px 24px; background-color: #ffffff; border: 0px; vertical-align: baseline; color: #222222; font-family: Georgia, &#039;Times new roman&#039;, serif; font-size: 15px; line-height: 20px;&quot;&gt;Quello che mi ha colpito nell’articolo del “Foglio” è la citazione, anche questa non nuova, di alcune argomentazioni di san Francesco, il quale affermava che &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;“i calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve l sacrificio, debbano averli di materia preziosa”&lt;/strong&gt;. Come dire al buon Papa Bergoglio: guarda che anche se ti chiami Francesco non devi rinunciare all’oro. Devo dire, da ignorante quale sono in materia liturgica, che non mi sembra di poter riferire queste parole del Poverello di Assisi all’ermellino della mozzetta, al metallo della croce pettorale, né al colore delle scarpe o delle babbucce o alla forma della ferula. Così come non mi sembra che fino ad oggi il nuovo Papa abbia celebrato usando calici di legno o boccali di terracotta.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;padding: 0px; margin: 0px 0px 24px; background-color: #ffffff; border: 0px; vertical-align: baseline; color: #222222; font-family: Georgia, &#039;Times new roman&#039;, serif; font-size: 15px; line-height: 20px;&quot;&gt;Permettetemi, per concludere, qualche appunto in merito alla continuità-discontinuità in riferimento all’abbigliamento e alla gioielleria. Ad esempio, la ferula. Ho 49 anni da poco compiuti, e &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;per me quel pastorale di Scorzelli è sempre stato “il bastone del Papa”&lt;/strong&gt;: l’ho visto per la prima volta impugnato da Paolo VI, quindi da Giovanni Paolo I, poi per 27 anni da Giovanni Paolo II e per due anni da Benedetto XVI. La grande ferula d’oro di Pio IX utilizzata successivamente da Papa Ratzinger (prima l’originale, poi una copia identica realizzata dai fratelli Savi) &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;era usata rarissimamente dai Pontefici&lt;/strong&gt;, che arrivavano alle celebrazioni in sedia gestatoria senza bastone pastorale e solitamente assistevano alla messa celebrata da altri. Una semplice ricerca di immagini aiuta a capire: Pio XII è stato immortalato con la ferula in occasione dell’apertura della Porta Santa nel 1950, ma non l’ha mai o quasi mai usata in altre circostanze. La grande croce d’oro, insomma, non rappresentava l’usuale bastone pastorale del Papa, semplicemente perché il Papa non utilizzava abitualmente il pastorale.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;padding: 0px; margin: 0px 0px 24px; background-color: #ffffff; border: 0px; vertical-align: baseline; color: #222222; font-family: Georgia, &#039;Times new roman&#039;, serif; font-size: 15px; line-height: 20px;&quot;&gt;Con Paolo VI il Papa ha preso a celebrare messa pubblicamente molto di più. Montini chiese al suo cerimoniere Virgilio Noè di risolvere il problema ed ecco arrivare il pastorale di Scorzelli. Usato da quattro Papi. Dov’è la continuità e dove la discontinuità? &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;Se Francesco ritiene di non continuare a usare la grande croce d’oro e preferisce tornare a quella dei Pontefici precedenti è un demagogo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;padding: 0px; margin: 0px 0px 24px; background-color: #ffffff; border: 0px; vertical-align: baseline; color: #222222; font-family: Georgia, &#039;Times new roman&#039;, serif; font-size: 15px; line-height: 20px;&quot;&gt;Veniamo rapidamente alla mozzetta con ermellino: Giovanni Paolo II non la indossò mai. Benedetto XVI ne riprese l’uso. Francesco non ritiene di doverla utilizzare. &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;Dov’è la continuità e dove la discontinuità? &lt;/strong&gt;Per quanto riguarda le scarpe rosse, Giovanni Paolo II le abolì di fatto, usando sia scarpe nere, sia marroni, sia rosso scuro. Con Benedetto XVI sono state utilizzate di nuovo, riprendendo una tradizione durata fino a Wojtyla, e ora Francesco, che ha i piedi un po’ piatti e usa calzature comode, ritiene di continuare a indossarle nere, come ha sempre fatto prima dell’elezione. Demagogia? Forse che così intende rinunciare al rosso, il colore del martirio? E che dire di Giovanni Paolo II, che non indossava le scarpe rosse ma ha comunque versato il suo sangue in piazza San Pietro? Mi piacerebbe poi sapere in quale libro liturgico o in quale manuale sta scritto che la croce pettorale del vescovo debba essere d’oro e non d’argento o di ferro. &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;Le prime foto ufficiali di Papa Luciani, scattate subito dopo l’elezione, lo ritraggono con una semplice e piccola croce di ferro smaltato&lt;/strong&gt;. Poi lo convinsero a cambiarla, non senza il suo rammarico, perché quella croce era un dono a lui caro. Francesco ha semplicemente deciso di usare la croce che usava prima, il cui valore – mi pare di poter azzardare nella pur nella mia già dichiarata ignoranza – &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;sta nel segno&lt;/strong&gt;, non nel metallo di cui è fatta.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;padding: 0px; margin: 0px 0px 24px; background-color: #ffffff; border: 0px; vertical-align: baseline; color: #222222; font-family: Georgia, &#039;Times new roman&#039;, serif; font-size: 15px; line-height: 20px;&quot;&gt;Un’ultima parola sull’anello. &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;Qualcuno ha notato che Francesco non ha voluto indossare l’anello del pescatore&lt;/strong&gt;, quello di considerevoli dimensioni che riproduceva una sorta di sigillo papale, predisposto per Benedetto XVI all’inizio del pontificato dall’allora cerimoniere Piero Marini. Ha deciso invece di usare un anello d’argento dorato quando celebra messa pubblicamente, e di continuare invece a indossare il piccolo anello d’argento che ha sempre portato. Vale la pena ricordare che gli ultimi Papi &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;hanno sempre usato anelli delle fogge più diverse, senza che per questo sia stata messa in dubbio la successione apostolica né si siano levate accuse di demagogia&lt;/strong&gt;: Pio XII ne usava uno fatto con una pietra di una collana della madre, Paolo VI negli ultimi anni usava il semplice anello d’oro detto “del Concilio” che lui aveva regalato ai padri del Vaticano II, lo stesso portato anche da Giovanni Paolo I. Mentre Papa Wojtyla per 27 anni di pontificato ha continuato a portare il semplice anello a forma di croce che gli venne donato al momento della creazione cardinalizia, nel 1967. Dove sta la continuità e dove la discontinuità? &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;O meglio: ma di che cosa stiamo parlando?&lt;/strong&gt; Ci rendiamo conto che mentre circoli e circoletti autoreferenziali disquisiscono di queste amenità &lt;strong style=&quot;padding: 0px; margin: 0px; background-color: transparent; border: 0px; vertical-align: baseline;&quot;&gt;c’è un Papa che, sulle orme dei predecessori, invita la Chiesa a uscire da se stessa per raggiungere le periferie geografiche ed esistenziali&lt;/strong&gt;, per evangelizzare?&amp;quot; (Andrea Tornielli)&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Mon, 15 Apr 2013 10:33:04 +0200</pubDate>
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    <title>&quot;Aprite il cuore alla tenerezza, anziché addestrarlo alla prepotenza</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt;«Aprite il cuore alla tenerezza anziché addestrarlo alla prepotenza» sono parole del cardinale Bergoglio, oggi papa Francesco, che rilancio da uno dei suoi bellissimi libri che stanno uscendo in questi giorni. Un linguaggio fresco, giovane quello di Francesco, parole che vanno di&lt;!-- s9ymdb:442 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;158&quot; height=&quot;240&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/cittadini.jpg&quot; /&gt;ritte al cuore, che trasmettono un Vangelo concreto. «Non temete la carne, una carne che ha fame e sete, una carne malata e ferita, una carne che sta scontando la sua colpa, che non ha di che vestirsi» e lo vedi in ginocchio davanti ai carcerati o tra i suoi poveri o mentre si lascia abbracciare dalla folla. Per conoscere Francesco attraverso i suoi scritti, in questi giorni stanno uscendo varie pubblicazioni. Qui vi indichiamo alcune proposte.&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;“&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Papa Francesco. Il nuovo papa si racconta. Conversazioni con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti”, edizioni Salani, 2013.&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;Questo è un libro “storico”, infatti uscì dopo il conclave del 2005 con il titolo originale di “El Jesuita” e fu il frutto della curiosità di due giornalisti argentini che misero alle corde Bergoglio, il porporato più votato dopo Ratzinger nel 2005. L’allora cardinale vi narra la sua vita e quella della sua famiglia di emigranti piemontesi, il lavoro in fabbrica a 13 anni, la vocazione tardiva, gli anni oscuri della dittatura in Argentina, le sue scelte coraggiose di giovane prete, le persone &amp;#160;salvate «muovendosi come un pazzo», il lavoro successivo, tenace e appassionato di pastore sempre in mezzo al suo popolo che Giovanni Paolo II riconobbe e consacrò con la nomina a vescovo e cardinale. Un libro che dà ragione di alcuni tratti fondamentali della personalità di Francesco: &amp;#160;uomo di preghiera, mite e umile quanto impavido e determinato. Un filosofo radicato in Romano Guardini, aperto ai temi del lavoro umano, della Patria, dell&lt;!-- s9ymdb:443 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;300&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/aprite.jpg&quot; /&gt;a socialità.&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;“Noi come cittadini noi come popolo”, ed. Jaca Book, 2013&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;Il 16 ottobre 2010 a Buenos Aires, nella XIII Giornata di Pastorale Sociale, il cardinale Bergoglio ha tenuto il discorso da cui è nato il libro. L’Argentina in quell’occasione iniziava a festeggiare i 200 anni della sua indipendenza, un paese che veniva dalla catastrofe della dittatura e dalla crisi economica dell’inizio del &amp;#160;secolo. Un testo premonitore della responsabilità che Francesco ha assunto di fronte a tutto il mondo. «Non c’è piena cittadinanza senza giustizia e ricerca del bene comune, non c’è giustizia se non c’è cosciente solidarietà col popolo, non c’è un popolo se un Paese non riscatta i poveri. Non possiamo ammettere che si consolidi una società duale», dice padre Jorge, in una delle sue riflessioni sulla Patria.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;“Dio nella città”, edizioni San Paolo, 2013&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;In questo libro si incontra il Vangelo per le periferie sociali, culturali, personali che Francesco sta predicando in questi giorni. «Dio vive già nella nostra città e ci spinge a uscire incontro a lui per scoprirlo, per costruire relazioni di prossimità, per accompagnarlo nella sua crescita e per incarnare il fermento della sua Parola in opere concrete». Con uno sguardo lucido e colmo di misericordia, Jorge Bergoglio si sofferma sul tema della città, del vivere comune tra le persone. In una società segnata da ingiustizie e squilibri, i cristiani sono chiamati allo stesso sguardo di Dio, testimoniato innanzitutto in Gesù. Uno sguardo che porta ad atteggiamenti di misericordia. «La misericordia - continua il Papa - crea la vicinanza più grande, che è quella dei volti». Perché «la fede vuol vedere per servire e amare, non per constatare o dominare».&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;“Aprite la mente al vostro cuore”, edizioni Rizzoli, 2013&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;Questo è un vero e proprio testo per esercizi spirituali, con tanto di piste per l’attualizzazione personale che vengono offerte da Bergoglio a conclusione di ogni paragrafo. Un libro di grande intensità spirituale dove il Papa rivela la profondità della sua vita interiore e ci guida, in quattro meditazioni, all’incontro con Gesù, al mistero della manifestazione di Dio nel mondo, al futuro della Chiesa, carico di sfide eccezionali, e infine alla «nostra carne», la dimensione quotidiana della vita di cui nessuno deve vergognarsi. Francesco esorta a cogliere il reale significato della parola di Dio «con l’intelligenza, col cuore e con le nostre opere»: la meditazione e la preghiera, nel silenzio della solitudine o insieme nella comunità, devono condurci a una nuova visione del mondo e a una trasformazione radicale, nel segno di quell’amore di Cristo che è amore per l’uomo. Un libro da gesuita, radicato negli esercizi di Sant’Ignazio e che aiuta a vivere.&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;“Il cielo e la terra”, ed. Mondadori, 2013. ( Jorge Mario Bergoglio con Abraham Skorka)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;Si tratta di un volume che nasce da un colloquio amichevole e appassionato - avvenuto quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires - con il rabbino Skorka, rettore del Seminario rabbinico della capitale argentina. Non un manifesto dottrinario, né un trattato teologico sulla Chiesa del XXI secolo, ma un dialogo interreligioso tra due uomini di profonda spiritualità. In queste riflessioni con il «fratello» ebreo sui temi fondamentali della vita dell’uomo - la nascita e la morte, le forme della convivenza civile, le insidie del potere, la possibilità di un’etica condivisa tra laici e credenti, l’omosessualità, l’eutanasia - conosciamo Bergoglio e la sua strada maestra, quella dell’incontro nella verità e della costruzione della fraternità. Con gli atei, nella comune scoperta delle ricchezze dell’animo umano; con chi opera per la giustizia sociale, nello sforzo di tradurre in pratica quotidiana la verità del Vangelo.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&amp;#160;“Varcare la soglia della fede”, Lev 2013,&lt;/strong&gt; è la lettera alla sua Diocesi di Buenos Aires per l’Anno della fede. In essa il cardinale &amp;#160;incoraggia i fedeli a guardare oltre le difficoltà del momento e ad affidarsi fiduciosamente alla grazia di Dio per poter comprendere il mistero della fede e darne così viva testimonianza a tutti i cristiani sparsi nel mondo.&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;!-- s9ymdb:441 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;269&quot; height=&quot;350&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/el-verdadero-poder-es-el-servicio-269x350.jpg&quot; /&gt;Ne “El Verdadero poder es el Servicio”, edizioni Claretianas 2007&lt;/strong&gt;, che fino ad ora esiste solo in spagnolo rifacendosi all’esempio di Gesù, padre Jorge, invita i cristiani a sposare la logica del potere come servizio che Cristo ha portato nel mondo. Emergono così in chiave pastorale i temi che hanno sempre caratterizzato il suo impegno di vescovo, manifestando la sua fede, riflettendo sull’importanza della catechesi e dell’educazione. Molte pagine sono dedicate alla spiritualità mariana che è una dei tratti dominanti dell’intesa vita spirituale di padre Jorge. &amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;strong&gt;In “Amour, service, humilté”, ed. Maginficat 2013,&lt;/strong&gt; Esercizi spirituali ai vescovi di Spagna, prefazione del cardinale di Lione, P. Barbarin. Questo testo raccoglie gli esercizi spirituali che il cardinale Bergoglio ha predicato ai vescovi di Spagna lo scorso anno. Il volume esce con la prefazione dell’arcivescovo di Lione, cardinale Barbarin. Come scrive Barbarin, “Bergoglio seguendo gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio, medita sulle sfide e i compiti della vocazione episcopale e, così facendo, ci offre la sua visione della Chiesa, disegnando le basi di quella che potrebbe essere la riforma di Francesco ». Un testo interessantissimo per comprendere l’idea di vescovo tratteggiata dall’allora cardinale all’episcopato spagnolo.&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;strong&gt;In « Seul l&#039;amour nous sauvera »,&lt;/strong&gt; troviamo una raccolta di esercizi spirituali di &amp;#160;Jorge Bergoglio, Pubblicato da Parole et Silence/Le Rocher/Librairie éditrice Vaticane (190 pp), il volume esce in questi giorni con la &amp;#160;prefazione del cardinale arcivescovo di Parigi, il cardinale &amp;#160;André Vingt-Trois. Nel testo la raccolta di una trentina di omelie e conferenze, scelte tra 10 anni di predicazione. I temi vanno dall’educazione, alla tenerezza paterna, al matrimonio, alla vita religiosa, al Concilio.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;strong&gt;In “Ponerse la patria al hombro”, Claretiana 2013 &lt;/strong&gt;(uscito &amp;#160;per ora solo in spagnolo) &amp;#160;troviamo una raccolta di omelie del cardinale Bergoglio dal 1999 al 2004 in cui si espongono diversi temi forti del rapporto del cristiano con il mondo, la società civile e soprattutto un tema a lui caro, “la patria”. La chiamata ad assumersi una responsabilità per la patria nasce dalle proprie radici, dall’amore per il suolo su cui si è nati. Padre Jorge affronta l’origine e l’evoluzione di questo messaggio in rapporto al Vangelo, per proporre un cristianesimo che si incarna nella realtà, in una forte e stringente prossimità dei credenti al mondo, per una Chiesa compromessa nella realtà sociale.&amp;#160;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Fri, 12 Apr 2013 19:54:40 +0200</pubDate>
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    <title>Il viaggio del gruppo Islam dei vescovi svizzeri in Bosnia Erzegovina</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;!-- s9ymdb:440 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;269&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/Bosnia_Herzegovina_6eab0b9cbe.jpg&quot; /&gt;Cari naviganti, vi metto qui sotto link al diario del viaggio del gruppo di studio &amp;quot;Islam&amp;quot; dei vescovi svizzeri che si trova in questi giorni in Bosnia Erzegovina. Il gruppo di esperti guidato dal vescovo di Lugano, mons. Grampa, si è recato nella regione balcanica per conoscere la situazione interreligiosa di una terra da cui proviene buona parte dell&#039;immigrazione musulmana in Svizzera. Cliccando qui il diario del viaggio che è curato dalla redazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre:&amp;#160;&amp;#160;&lt;a href=&quot;http://www.aiuto-chiesa-che-soffre.ch/it/diario-bosnia.html&quot;&gt;http://www.aiuto-chiesa-che-soffre.ch/it&lt;/a&gt; 
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    <pubDate>Tue, 09 Apr 2013 07:42:26 +0200</pubDate>
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    <title>Ciao Karol, la tua &quot;coerenza&quot; nasceva dall'incontro con Cristo</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;ms-rtestate-field&quot; aria-labelledby=&quot;ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10_label&quot; style=&quot;word-wrap: break-word; background-color: #ffffff; display: inline;&quot;&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color=&quot;#000000&quot; face=&quot;arial&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12px;&quot;&gt;&lt;!-- s9ymdb:439 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;248&quot; height=&quot;185&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/papi.jpg&quot; /&gt;Il 2 aprile di 8 anni fa moriva il Beato Giovanni Paolo II. Questa sera, verso le 19, dopo la chiusura serale della Basilica Vaticana, Francesco ha compiuto una visita alla tomba del Beato Giovanni Paolo II. &amp;#160;Il Papa &amp;#160;ha sostato a lungo inginocchiato in preghiera silenziosa davanti alla tomba &amp;#160;nella Cappella di San Sebastiano. In occasione della beatificazione di Wojtyla, padre Jorge aveva detto: «Giovanni Paolo II è stato un testimone coerente del Signore che era in comunione con il suo popolo, con la coerenza di un uomo di Dio». Con la coerenza di chi tutte le mattine «passava molte ore in adorazione» e per questo «si lasciava plasmare dalla forza di Dio. La coerenza non si compra, la coerenza non si studia». La coerenza «va coltivata nel cuore con l’adorazione». Credo - aggiungeva &amp;#160;Bergoglio - che possiamo dire di Giovanni Paolo che era un uomo coerente perché si è lasciato «cesellare dalla volontà di Dio». In un tempo in cui abbiamo bisogno di testimoni più che di maestri - concludeva l’arcivescovo di Buenos Aires - Giovanni Paolo II ha vissuto fino alla fine essendo proprio questo: «Un testimone fedele». Wojtyla creò Bergoglio vescovo e cardinale (nella foto, il giorno in cui padre Jorge riceve la berretta cardinalizia da Giovanni Paolo II).&amp;#160;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;color: #000000; font-family: arial; font-size: 12px;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Tue, 02 Apr 2013 22:15:33 +0200</pubDate>
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    <title>La confessione di fede di padre Jorge</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:438 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; width=&quot;640&quot; height=&quot;360&quot; style=&quot;float: left; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/sanpietro3.jpg&quot; /&gt;Questo intenso testo, una vera e propria confessione spirituale, è scritto da Jorge Bergoglio nel 1969, pochi giorni prima della sua ordinazione sacerdotale. Alcuni suoi amici l’hanno trasmesso al giornale Avvenire, testimoniando che per lui, ancora oggi, queste parole sono e restano valide.&amp;#160;&lt;em style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;«Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo spirito nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così al regno di vita eterna. / Credo nella mia storia, che è stata trapassata dallo sguardo di amore di Dio e, nel giorno di primavera (in Argentina N.d.R), 21 settembre, mi ha portato all’incontro per invitarmi a seguirlo. / Credo nel mio dolore, infecondo per l’egoismo, nel quale mi rifugio. / Credo nella meschinità della mia anima, che cerca di inghiottire senza dare … senza dare. / Credo che gli altri siano buoni, e che devo amarli senza timore, e senza tradirli mai per cercare una sicurezza per me. / Credo nella vita religiosa. / Credo di voler amare molto. / Credo nella morte quotidiana, bruciante, che fuggo, ma che mi sorride invitandomi ad accettarla. / Credo nella pazienza di Dio, accogliente, buona come una notte d’estate. / Credo che papà sia in cielo insieme al Signore. / Credo che anche padre Duarte (il suo padre spirituale che era deceduto N.d.R) &amp;#160;stia lì intercedendo per il mio sacerdozio. / Credo in Maria, mia madre, che mi ama e mai mi lascerà solo. E aspetto la sorpresa di ogni giorno nel quale si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel volto meraviglioso che non so come sia, che fuggo continuamente, ma che voglio conoscere e amare. Amen».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
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&lt;p&gt;Jorge Mario Bergoglio, 1969.&amp;#160;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
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    <pubDate>Mon, 01 Apr 2013 10:24:15 +0200</pubDate>
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    <title>&quot;Non lasciatevi rubare la speranza&quot; (Francesco)</title>
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    <author>nospam@example.com (Cristina Vonzun)</author>
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    &lt;p&gt;&lt;!-- s9ymdb:436 --&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Cari Naviganti, l’intera prima pagina del Giornale del Popolo di oggi è dedicata a questo dipinto ad olio di Chagall, &lt;strong&gt;che è il quadro preferito da &amp;#160;papa Francesco.&lt;/strong&gt; Il dipinto a olio (155 × 140 cm), conservato all&#039;Istitute of Arts di Chicago, è uno dei più discussi tra le opere dell&#039;artista russo ed è chiamato la Crocifissione Bianca.&amp;#160;&lt;!-- s9ymdb:437 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;443&quot; height=&quot;492&quot; style=&quot;float: right; border: 0px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/dcontrog/uploads/crocepiccola.jpg&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 9.5pt;&quot;&gt;Nato e cresciuto in una famiglia ebraica ortodossa Chagall ha spesso affrontato nelle sue opere il rapporto tra ebrei e cristiani. Esistono diversi dipinti con la scena della crocifissione. Qui una descrizione: La Crocifissione bianca - così chiamata per il colore bianco-grigio dello sfondo - interpreta il Cristo martire in modo inconsueto e particolare. In questo dipinto Gesù Crocifisso indossa intorno ai fianchi il tallit, lo scialle di preghiera ebraico, e un panno invece della corona di spine sul capo. Intorno a lui, il mondo sta sprofondando nel caos e nella sofferenza: accanto al crocefisso si vedono scene di persecuzione nei confronti degli ebrei. A indurre l’artista all‘esecuzione del quadro fu la brutale &amp;quot;Notte dei cristalli&amp;quot; (Kristallnacht) nel novembre 1938, quando ebbe l’inizio la persecuzione degli ebrei in Germania. In questo modo Chagall avrebbe espresso il suo orrore per gli episodi che stavano accadendo, uno sconvolgente documento del tempo. Il centro del dipinto è occupato da Cristo, inchiodato a una gigantesca croce a forma di T. L&#039;iscrizione I.N.R.I. (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum) compare due volte sulla croce: in rosso, color sangue, in lettere gotiche, che ricorda i pamphlet antisemiti dei nazionalsocialisti, e poi scritta per esteso in ebraico. Ai piedi del Cristo, il candelabro ebraico - la menorah - è illuminato da un raggio di sole che viene dal cielo. La posizione della menorah vicino alla croce e il raggio di luce vengono interpretati come omaggio di Chagall al Salvatore. Un ampio raggio di luce bianca raggiunge il crocifisso passando dall’alto. In altre opere di Chagall la luce trascendente caratterizza alcuni profeti ebrei, come Mosè e Elia. &amp;#160;Intorno al Crocifisso il mondo è in subbuglio. Un mondo straziato da rivolte, saccheggi, incendi, omicidi, distruzione e espulsione forzata delle genti. A destra si vedono le fiamme che escono da una sinagoga distrutta. Un uomo in divisa e stivali neri, un nazista accanito, con la faccia sanguigna piena di odio, ha appena acceso il fuoco alla tenda del tempio. Sulla strada ci sono un lampadario distrutto a terra e una sedia rovesciata, sulla quale, una volta, stavano seduti i pii fedeli, dondolandosi nella preghiera, cercando la consolazione divina. L&#039;arca è spezzata, un fumo grigio si solleva da un rotolo della Torah che sta bruciando. Libri di preghiera sono buttati nel fango. Alcune pagine sono bagnate dalle lacrime versate. Un vecchio ebreo, con un sacco sulle spalle, tipiche di un profugo, cerca di scappare, pare addirittura voler uscire dal quadro. Una barca sovraccarica di profughi disperati balla senza meta sulle onde, senza speranza di trovare un porto sicuro, un approdo dove essere accolti. Accanto ci sono gli abitanti di un villaggio distrutto. Sullo sfondo avanzano dei combattenti dell&#039;Armata Rossa. Un uomo, con una targa bianca appesa al collo, stigmatizzato come ebreo, vacilla umiliato con le braccia tese alzate.... Nel commento pubblicato sul Giornale del Popolo cartaceo (e che vi invito a leggere) il collega Davide dall’Ombra descrive magnificamente l&#039;opera di Chagall e riprende le ragioni dell’apprezzamento di Francesco per questa opera, citando quanto raccontato a &amp;quot;Le Figaro&amp;quot; da un amico di Bergoglio, padre Ricardo Crisologo che dice &amp;#160;&lt;strong&gt;“L’ha sempre definito uno dei più bei quadri mai creati, diceva che qui la passione è serena e soffusa di speranza”. &amp;quot;Francesco - scrive Dall&#039;Ombra - punta gli occhi a Cristo, ma è un Cristo che è totalmente dentro le vicende del nostro mondo, le più drammatiche, le più dolorose, collettive o personali che siano, tutte ben presenti e descritte. Un Cristo che si pianta in mezzo ad esse per portare la speranza all’uomo, si pianta lì, con la sua apparente impotenza, presente con il corpo sanguinante e sereno di chi ha attraversato la sofferenza e la morte per vincerle”. E questo ci ricorda quello che Francesco ha detto, proprio due giorni fa, ai giovani detenuti del carcere minorile con i quali ha celebrato l&#039;Eucaristia: “Non lasciatevi rubare la speranza”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
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    <pubDate>Sat, 30 Mar 2013 16:21:10 +0100</pubDate>
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