Venerdì, 4 Settembre 2009
Sogno
Oggi al bar c'era un tizio seduto con una bellissima ventenne e a me è venuto in mente che erano le versioni cool di noi che ci ammorbavamo a vicenda tempo fa su lungomari ben più brutti e socialmente non spendibili. Lui aveva una camicia deltutto simile alla tua bianca che mi piaceva un sacco e nessun accenno di pancetta, lei aveva le gambe talmente lunghe da essere imparagonabile a me anche se avesse indossato gli stessi jeans no logo. Comunque mi ricordavano noi perché è settembre e a settembre chissenefrega della verosimiglianza, generalmente mi impelago in ricordi di sicuro utili a non prendere nota del tempestivo accorciamento delle giornate e del freddo che avanza. Sì perché io ho già ritirato fuori il golfino di lanetta e tu lo sai, che a me quell'aria sul collo dà fastidio e dal primo settembre mi sento autorizzata a farlo senza temere accuse di anzianità. Dicevo che ho ripensato a noi. E ti ho pure sognato. A dire il vero ho sognato un tizio che non ti somigliava affatto ma eri te, a dimostrazione del fatto che incarni un ideale di stronzo che ormai hai totalmente liberato dai tuoi connotati (quando si dice la valenza culturale di una storia). Che eri te lo capivo da certe cose che mi dicevi e che ora non ricordo più. Dal fatto che io me ne andavo ma ogni tanto mi giravo e tu eri lì con l'aria di aver tutto da fare tranne che volere me. Sempre nel sogno ho pensato a Freud (quando si dice la valenza onirica della cultura) e a cosa avrebbe detto di me che sognavo te che però non eri te e mi dicevi cose che non ricordavo. Nel sogno mi struggevo pensando che non basta non capire un cavolo delle cose che accadono ma bisogna pure affrontare l'inconscio e non c'è niente da fare prima o poi in analisi ci devo andare. Poi mi sono svegliata. E non c'eri. E questa è stata la parte più bella e verosimile della storia.
Venerdì, 28 Agosto 2009
La beffa è low cost
Non sono fatta per programmare alcunché. In poche parole: non sono fatta per volare low cost. L'unico aereo conveniente e prenotato con mesi di anticipo partirà domani senza la ficcanaso a bordo. Piuttosto che cambiare la prenotazione è meglio comprare un biglietto ex novo e allora si sta a casa in tranquillità e senza rimpianti. Mi spiace solo non essere lì quando mi chiameranno per nome con urgenza all'imbarco (cosa che sogno fin da piccola), ma forse fa parte della penitenza di viaggiare low cost il partire con un “chi c'è, c'è e chi non c'è si arrangia”. Forse questo viaggio naufragato è merito del mio angelo custode, ancora sconvolto dalla mia velleità di viaggiare con il solo bagaglio a mano, ha voluto risparmiarmi la vergogna suprema di essere respinta al check-in con dito puntato e sguardo accusatorio. Perché la gentilezza, ricordatevelo, non è un gadget compreso nel prezzo se viaggi low cost. Un viaggio che ha il suo decalogo di regole micragnose e divieti pedanti, la cui filosofia è che siccome ti sto facendo un favore a farti salire su un aereo stretto e in cui ci si siede come sul pullman delle medie, facendo a gara a chi sale per primo per prendere il posto migliore, mi sento in diritto anche di costringerti a misurare al centimetro la tua valigia, di impedirti di dare al fidanzato la tua borsetta perché conti come un suo collo (con il mondo così pieno di metrosexual non si vede chi dovrebbe scandalizzarsi per un uomo con Balenciaga rosa chewingum al braccio, ma vabbè) e soprattutto ti impedisco, sommamente ti impedisco, di pretendere alcun tipo di cambio di volo o prenotazione senza spendere una fortuna. Il prossimo viaggio si farà con una qualche compagnia di bandiera. E chiameremo la hostess ogni due per tre per farci portare dell'acqua e rassicurare sul bel tempo proprio come piace a me. E tutto il mondo saprà che non siamo gente a basso mantenimento.
Venerdì, 21 Agosto 2009
Estate con Noemi
Imperdibile Noemi Letizia che racconta a Libero le sue vacanze, trascorse in Sardegna (poi uno dice perché non vai in vacanza in Italia men che meno in Costa Smeralda), «a due passi da Villa Certosa», sottolinea la giornalista, contestualmente facendo notare che si mormora che la presenza di Noemi abbia tenuto lontano il premier dall'ultimo scampolo di Vacanze nell'isola. «A me sembra assurdo che il presidente del Consiglio cambi i suoi programmi in base alle mie vacanze». Anche a noi, per questo quella puntatina a Casoria aveva fatto scalpore... Ma vabbè. Le chicche sono tantissime e non manca il desiderio di rivalsa e di riscatto che rende “la diciottenne più famosa d'Italia” già tronista di Maria de Filippi in pectore. Presto, ci fa sapere Noemi, farò sì che la gente si ricordi di me non soltanto perché Berlusconi è venuto alla mia festa di compleanno. E confida il sogno immancabile nel cassetto di ogni starlette: la recitazione. Da leggere con gusto soprattutto notando due importanti riferimenti culturali pop. Noemi dice di essere andata in Sardegna con un'amica e alcuni suoi parenti, «i miei genitori mi ci hanno mandata solo perché la conoscono bene». E fieramente ci si stringe il cuore a ripensare quando Ambra, enfant prodige di Non è la Rai, raccontava di avere un'educazione molto severa e un padre protettivissimo fuori dagli studi in cui sgambettava. Una Lolita (o ammiccante tale) che rivela di sottostare a regole da educanda crea uno scenario irresistibile per l'italica penisola che s'appassiona per ogni cosa che rievochi i cartelli appiccicati nei negozi per turisti: vedere e non toccare. Altro riferimento importante, per il paese e per la cultura popolare, la rivelazione fatta a commento della copertina di Chi in cui Berlusconi riabbraccia i figli: «La famiglia è la cosa più importante». Statisticamente una delle frasi più pronunciate in Beautiful.
Di tempismo e di cattiverie retroattive
Sappiamo che il tempismo è qualità che in pochi possiedono e di cui nessuno dispone in misura maggiore degli insensibili dietro ai quali abbiamo perso tempo, soldi e chili. Con ogni probabilità, infatti, costoro hanno frequentato tutti il medesimo corso di formazione che gli permette di fare capolino nelle nostre vite nel momento più azzeccato e letale. Quindi lui tornerà se tu esci con un altro, lei ti degnerà di uno sguardo quando tu rispolvererai la fidanzatina del liceo. Un gioco eterno di rincorse cui francamente dovremmo tutti astenerci almeno d'estate, ma è impossibile. Perché i veri stronzi (non è detto che siano grandi amori, e questa è la notazione fenomenologica più significativa degli ultimi sei mesi) si riconoscono dalla possibilità di farsi male a distanza e senza motivo, quando tu sei felice e lui pure, quando ti rivedi per strada, magari con figli a tracolla e coniugi al seguito e gli sguardi, che un tempo erano appassionati e poi gelidi e arrabbiati, si riempiono di sgomento. Sì perché è vero che la storia la scrivono i vincitori, ma se tra voi due non ha mai vinto nessuno («E che guerra c'era da combattere? Lui non si poneva neppure il problema del farmi soffrire», dice fonte autorevole coperta da anonimato) come si configura il risiko sentimentale della cattiveria retroattiva? Come si può fargli male lo stesso, giusto per segnare il punto di una vendetta ormai inutile dunque infinitamente più gustosa? Il concialiabolo qui riunito ha pensato a decine di frasi ad effetto. Per concludere che non c'è niente di più perfido della propria felicità.
Venerdì, 7 Agosto 2009
Le vacanze degli altri
La solidarietà tra chi condivide una condizione non scelta e potenzialmente deprimente è persino più forte di quella che si sviluppa tra coloro che hanno gli stessi interessi. Significa che due zitelle, due ragazze grasse, due fidanzati mollati saranno più affiatati di un gruppo di amici che da anni va al cinema insieme a vedere i film del regista preferito. Quindi due ragazze rimaste le uniche a lavorare nel raggio di chilometri in un caldo venerdì di agosto avranno molto da dirsi. Per esempio sparlare delle vacanze degli altri, i quali hanno l'indicibile colpa di avere scelto mete assolutamente impresentabili. Perché davvero non si capisce come diavolo si faccia a programmare le vacanze in base ai bambini, ché non si può amica preferire un albergo a un altro perché c'è il miniclub e va bene una vacanza da non studiare troppo nei dettagli, ma da lì a finire in una pensione di Milano Marittima a Ferragosto ce ne passa. Se già i marmocchi ti costringono ad andare in spiaggia in orari in cui neanche i vucumprà hanno il coraggio di farsi vedere, devi tutelare la tua reputazione con uno straccio di boutique hotel. Certo, da giovani partivamo con lo zaino in spalla, ma sempre con del cachemire nel bagaglio e di sicuro alla larga da vacanze sportive. Men che meno in montagna. Ecco, non mi parlare della montagna. Ci ho passato l'infanzia perché la nonna trascinava tutti i nipoti in qualche baita sperduta per rieducarli a suon di passeggiate. È da allora che ho giurato: mai più. Non ci sarà un giorno di ferie che mi vedrà aggirarmi a un'altitudine maggiore di quella di un lettino sul bagnasciuga. Certo. Solo che le cose cambiano. I bimbi nascono, le compagnie peggiorano. La mia amica Irene sta facendo le valigie per Milano Marittima e il biberon non ci sta. Io devo sbrigarmi a finire di scrivere per correre a comprare il mio primo paio di scarponi da montagna.
Giovedì, 30 Luglio 2009
A settembre
Ne riparliamo a settembre. È una frase buona per la maestra l'ultimo giorno di scuola eppure il vizio di dircela a vicenda non ce lo siamo tolto. C'è quella discussione che dobbiamo affrontare, dobbiamo capire un sacco di cose guardandoci negli occhi o picchiandoci a mani nude ma il caldo non è proprio la condizione adatta. Lo faremo a settembre, quando spalmarsi la crema doposole sarà il gesto scaramantico e nostalgico di ogni sera in cui la luce s'accorcia. Tu devi ancora raccontarmi del tuo nuovo fidanzato, ma non riusciamo a combinare una pizza prima delle ferie: ne parleremo a settembre. Poi arriverà settembre e quella pizza sarà impossibile lo stesso, quella decisione così complicata da farti perdere mezzo chilo, ironia della sorte, quando la prova costume è già bella che passata. Arriverà settembre e sarà tutto come prima. Quando incontrate quello che ha detto che le vacanze rigenerano ditegli che dobbiamo fare due paroline. Non rigenerano e non cancellano, tutto resta lì, ad attenderti. E forse è un bene. Eccola, la consapevolezza strana di quest'estate più pensosa delle altre (non ce ne voglia Paris Hilton, ma dev'essere la vecchiaia. O il caldo: quello si sa che è sempre la causa di tutto). Ci rivederemo a settembre e ritroveremo i disastri che abbiamo lasciato a luglio e toccherà ricominciare dai cocci, mettendoli insieme con cura, tenacia e pazienza. Arriverà settembre e dopo quest'estate in cui abbiamo imparato che esiste il nuoto seguiremo l'esempio di Federica Pellegrini, nostro nuovo tonico mito. Una ragazza che può crollare sotto il peso dei suoi nervi (come accadde l'estate scorsa) ma non smette di nuotare. Anche a settembre.
Venerdì, 24 Luglio 2009
La wireless a bordo piscina
Sei una ragazza moderna. Niente più borsa di paglia comprata a Taormina anni addietro, adesso che non ti metti in costume se non ad almeno un'ora di fuso orario da casa, hai dato il via a una borsa mare in tela pieghevole, pratica e impermeabile all'interno. Da vera globetrotter, poi, non ti abbassi al telo di spugna che ha avvolto l'infanzia, ma pretendi un telo altamente tecnologico e quando realizzi che non asciuga affatto ti consoli pensando allo spazio guadagnato in valigia per i souvenir (unico residuato di quando eri una turista e non una viaggiatrice). E se l'eleganza non è ingombrante l'indipendenza non va mai in vacanza. Per questo il primo comandamento della ragazza moderna al mare è che le vacanze separate sono un obbligo. Tu con i tuoi amici, lui con i suoi. Non si vede perché coppie che non si vedono tutto l'anno, impegnate nei rispettivi lavori si presume appaganti, debbano iniziare a gennaio a cercare di incrociare le agende per l'ultimo scampolo di luglio. Poi tanto se lui fosse qui tu non faresti che rincorrerlo con la protezione trenta, perché in quanto donna (moderna o no) è scritto nei tuoi geni che tu sia destinata a rincorrere con la crema solare qualcuno, sia esso un bambino indemoniato, un fidanzato riottoso o un amico che non ha ancora scoperto il peccato mortale della crema mancata. Sei talmente indipendente che nemmeno del mondo ti interessa più niente, tu hai i tuoi libri, la tua manicure intonata a tutte le possibili combinazioni costume-pareo-infradito (un piano alla Rommel, studiato per tutto l'inverno), il sole che ti schiarisce i capelli, la brezza in faccia e l'Oceano davanti a te. Non hai bisogno di niente e che Berlusconi non è santo lo sapevi anche prima di questa settimana. Non hai bisogno di niente e di nessuno. Neppure di far sapere che hai passato una mattina intera a cercare la wireless a bordo piscina.
Venerdì, 17 Luglio 2009
Tecnologia e sentimento
Mio padre e mia madre si sono conosciuti in una balera. O forse in una festa di paese. Non sappiamo quando sia scoccato il colpo di fulmine. Lei sostiene che l'aveva già addocchiato («e come facevi a non vederlo, con quei capelli rosso fuoco?») un anno prima. Lui dice che no, non è vero «e lo sai benissimo che tua madre non si ricorda niente, la memoria storica qui sono io». La verità non la sapremo mai perché ancora litigano. Mia nonna dice che mio nonno non era affatto bello e a chiederle allora perché l'abbia sposato s'ottiene un'alzata di spalle, come a giustificare un gesto incosciente ma tutto sommato azzeccato. Noi ai nostri figli diremo commosse che vedi, tesoro, quando il babbo ha scritto il primo sms alla mamma lei non ha risposto per due lunghi giorni, perché aveva letto che rispondere dopo pochi minuti è pedanteria, non farlo è maleducazione, due giorni il tempo giusto per farsi desiderare. Certo che poi lui l'ha capito quando la mamma era cotta a puntino. Sì quella volta che s'è fatta sfuggire uno smile in una mail e pure quei puntini di sospensione, che buttati lì a profusione erano più ammiccanti di un battito di ciglia. Che la storia poteva avere un futuro lei l'ha capito quando lui ha cambiato lo status su Facebook, perché lui era sempre stato single su facebook. O meglio: non aveva mai ritenuto opportuno fornire alcuna indicazione sullo stato dei suoi sentimenti finché lei non gli ha portato in dote un sorriso e soprattutto un'improvvisa loquacità virtuale. La canzone d'amore era un'intera playlist, perché sai se io metto Guccini non si vede perché lui non debba mettere quel cantautore pallosissimo che ancora ci fa ascoltare nei viaggi in macchina per le vacanze. Sì mamma ma quand'è che avete deciso di sposarvi? Quando lui mi ha regalato il cellulare di fidanzamento, bambina.
Lunedì, 13 Luglio 2009
First Groupie
Turiste incantate dalla città, americane conquistate dai bucatini,ragazzine impazzite per il gelato. Sarah Brown, Michelle Obama e allegra compagnia differiscono dai due turisti giapponesi menati per il naso pochi giorni fa a Roma solo per l'entità dell'inganno. Ai malcapitati un conto da 695 euro per un pasto frugale, alle firts ladies un concentrato dei più frusti luoghi comuni della capitale e dell'italianità. C'è qualcosa di stucchevole in questa parata di star di cui guardiamo ossessivamente le foto manco fossero veline qualsiasi. Se l'ambiente è democraticamente adatto la riflessione viene spontanea, soprattutto dopo l'altra sera al concerto degli U2, perché mentre Bono ci catechizzava sulla rivolta birmana e sulle responsabilità di Berlusconi rispetto ai poveri del mondo («niente commenti sulla sua vita personale, vi dirò che canta pure bene», ha detto mentre San Siro traboccava di fischi) ho capito che non c'è più niente di irresponsabilmente divertente. Altro che concerti in cui si ballava come indemoniati e si sgomita maliziosamente contro il fascinoso vicino di ascella. Anche lì bisogna riflettere e pensare, fischiare Berlusconi (invero forse l'atto più istintivo della serata) perché il cervello non va in vacanza. È con questa logica, capite, che non possiamo che ribellarci a questa parata di first ladies che trotterellano per Roma a farsi le foto davanti al Colosseo mentre di là gli uomini prendono le decisioni importanti, sorridenti di una libera uscita simile a quella del bambino che può alzarsi da tavola quando i grandi cominciano i discorsi da grandi. Insomma è intollerabile, quantomeno occorre registrare un fastidio. E io, Bono te lo giuro, ci ho provato a essere coerente oggi con quello che tu mi avevi insegnato ieri. Sono caduta all'ultimo ostacolo. Quando ho capito che per essere una groupie responsabile avrei dovuto esaltarmi per il tailleur di Angela Merkel e non per il tubino giallo limone di Michelle.
Domenica, 5 Luglio 2009
Must post
Venerdì, 3 Luglio 2009
Summer spleen
Un giorno intero senza internet né telefoni, con l'ufficio completamente isolato e una batteria di affetti troppo lontani dal luogo di residenza può costringerti persino a dire, a bassissima voce,
di avere del tempo libero. Roba che brutta gente moderna e nevrotica come noi non sa come utilizzare se lo stipendio non è ancora arrivato, i saldi sono dietro l'angolo e il conto è stato prosciugato da bollette già scadute e prestiti improvvidi. Detto in altre parole: mi sono trovata con due ore libere e faceva troppo caldo per andare in palestra, troppo dispendiosi sia lo shopping che la manicure, troppo faticoso anche solo pensare di andare a fare visita a qualche amica provvista di famiglia. Leggere? I neuroni erano troppo impegnati a risolvere problemi inesistenti e crearne di nuovi anche solo per sfogliare una rivista. L'ultimo libro sciacquacervello l'avevo già finito (divorato, certo) e così con il commissario Montalbano ho messo nello scaffale anche la forza di sfogliare delle pagine. Credo si chiami spleen di inizio estate, inizia con un piccolo fastidio che diventa voragine quando al supermercato le signore bene si lamentano
di aver un sacco di cose da fare «perché, sa, poi partiamo». Eh già partono, loro. Noi restiamo qui con i loro mariti che le raggiungeranno nel weekend, trovandole in caftano bianco su qualche
spiaggia mentre i bambini disturbano i vicini di ombrellone. Le signore in partenza hanno un sacco di cose da fare e riusciranno a farle tutte, noi ne abbiamo tre in croce (lavatrici, qualche vestito da stirare, lavastoviglie da svuotare, maglioni da riporre) e non ne faremo nemmeno una. Senza il pressing delle scadenze non riusciamo a fare un bel niente ed è così dai tempi delle elementari. Con questa logica ad agosto avremo ancora maglioni di lana da lavare. Ma siamo tranquille. Il giorno che saremo costrette a farlo dalle foglie che cadono dagli alberi, il mondo starà ancora discutendo di com'è morto Michael Jackson.
di avere del tempo libero. Roba che brutta gente moderna e nevrotica come noi non sa come utilizzare se lo stipendio non è ancora arrivato, i saldi sono dietro l'angolo e il conto è stato prosciugato da bollette già scadute e prestiti improvvidi. Detto in altre parole: mi sono trovata con due ore libere e faceva troppo caldo per andare in palestra, troppo dispendiosi sia lo shopping che la manicure, troppo faticoso anche solo pensare di andare a fare visita a qualche amica provvista di famiglia. Leggere? I neuroni erano troppo impegnati a risolvere problemi inesistenti e crearne di nuovi anche solo per sfogliare una rivista. L'ultimo libro sciacquacervello l'avevo già finito (divorato, certo) e così con il commissario Montalbano ho messo nello scaffale anche la forza di sfogliare delle pagine. Credo si chiami spleen di inizio estate, inizia con un piccolo fastidio che diventa voragine quando al supermercato le signore bene si lamentano
di aver un sacco di cose da fare «perché, sa, poi partiamo». Eh già partono, loro. Noi restiamo qui con i loro mariti che le raggiungeranno nel weekend, trovandole in caftano bianco su qualche
spiaggia mentre i bambini disturbano i vicini di ombrellone. Le signore in partenza hanno un sacco di cose da fare e riusciranno a farle tutte, noi ne abbiamo tre in croce (lavatrici, qualche vestito da stirare, lavastoviglie da svuotare, maglioni da riporre) e non ne faremo nemmeno una. Senza il pressing delle scadenze non riusciamo a fare un bel niente ed è così dai tempi delle elementari. Con questa logica ad agosto avremo ancora maglioni di lana da lavare. Ma siamo tranquille. Il giorno che saremo costrette a farlo dalle foglie che cadono dagli alberi, il mondo starà ancora discutendo di com'è morto Michael Jackson.
Venerdì, 26 Giugno 2009
La pelle squamata l'avrebbe abbandonato, il bianco della carnagione avrebbe riflesso raggi solari così potenti da accecarlo e condurlo lentamente alla morte, sarebbero arrivati i marziani ad arrestarlo per aver abusato dei loro piccoli e ucciderlo in prigione. Ci aspettavamo di tutto e invece è morto d'infarto.E una volta sola. Torna presto, Jacko!
Uno shampoo per ricordare
Non sai mai che shampoo troverai a casa di un uomo. Niente pensieri maliziosi, è solo che se ciò che di più vicino possiedi a un metrosexual è un amico coi capelli rapati a zero, sai che scroccando un posto letto a casa sua ti verrano prestati (forse) boxer e maglietta di marca ma la mattina dopo la ricerca di un pettine in bagno sarà un'impresa e i capelli potrebbero profumare di frutti rossi per il resto della giornata. Presentarsi in ufficio il giorno dopo coi medesimi vestiti (contravvenendo a una delle più importanti regole del manuale per ereditiere di Paris Hilton: “MAI indossare due volte lo stesso vestito”) alimenta le malelingue. Chissà dove ha dormito, pensano tutte le colleghe con cui di solito sparli delle altre. Una spiegazione semplice, tanto più se innocente, non è mai interessante. Un testardo silenzio butta benzina sul fuoco. Una decisa richiesta di privacy («fatevi gli affaracci vostri») non fa che scatenare i maliziosi. Come se ne esce? Sappiamo che dalla risposta a simili domande dipende, nientemeno, il destino di una nazione che ben conosciamo. Qualcuno dice che non dobbiamo scandalizzarci, che di tutto questo «ciarpame» (citazione dotta) si sapeva da tempo. Rispondiamo che è la differenza che c'è tra leggere la recensione di un orrendo film ed essere costretti a vederlo proiettato su ogni schermo. Qualcuno dice che è roba indegna di un presidente del consiglio e noi rispondiamo che è vero, ma se dopo 15 anni la miglior carta da giocare contro il cavaliere è la sua impresentabilità stiamo davvero freschi. Non se ne esce. Intanto ci restano una certezza e una domanda. La certezza: Berlusconi è uno che ti chiama la mattina dopo (Patrizia D'Addario dixit). A farlo sono rimasti lui e un paio di amanti all'antica (se uno è il vostro: sposatelo). La domanda: che shampoo avranno trovato le famose ragazze nel bagno di Palazzo Grazioli? Uno con l'etichetta "photoshop"?
Mercoledì, 24 Giugno 2009
Una vacanza tira l'altra
Il modo migliore per rientrare da una vacanza senza traumi è impegnarsi subito a organizzarne un'altra. Quindi io intanto mi sono comprata un volo low cost per la fine di agosto, fino ad allora controllerò la prenotazione, consulterò la guida (solo adesso che ho comprato il volo posso comprarla, prima no, porta sfortuna), risparmierò persino. Stare in vacanza è una cosa che ci viene così bene che ogni volta ci domandiamo perché diavolo lavoriamo se non per guadagnare quel che serve per la vacanza successiva. Eppure l'avevamo pensata diversamente. Da piccola quando ci sognavamo adulte magre e famose immaginavamo le interviste che avremmo concesso e tutte iniziavano con adoro il mio lavoro. Allora mi figuravo neuroni scattanti, riflessi pronti, memoria di ferro, abilità sopraffina.
Insomma tutto quel che serve per fare una dignitosa carriera. In fondo anche il modello femminile per eccellenza, ovvero Brooke Logan (che, per la cronaca, sta rogettando per l'ennesima volta il matrimonio con Ridge), approdando dalla vallata a Beverly Hills s'era accaparrata il belloccio Ridge, ma anche un ottimo lavoro nell'azienda di famiglia, al quale si dedicava con passione nei ritagli di tempo tra una seduzione e l'altra (dei membri della stessa famiglia, certo). Al due cuori e una capanna non ci crede nessuno e in fondo se Cenerentola fosse rimasta con una scarpa sola, una zucca sotto braccio sarebbe famosa quanto me e voi, anche con un dignitoso lavoro in posta. Al vostro principe azzurro fate sapere che per la prossima vacanza progettate il riscatto sociale in costa azzurra. E con la zucca non ci si arriva.
Insomma tutto quel che serve per fare una dignitosa carriera. In fondo anche il modello femminile per eccellenza, ovvero Brooke Logan (che, per la cronaca, sta rogettando per l'ennesima volta il matrimonio con Ridge), approdando dalla vallata a Beverly Hills s'era accaparrata il belloccio Ridge, ma anche un ottimo lavoro nell'azienda di famiglia, al quale si dedicava con passione nei ritagli di tempo tra una seduzione e l'altra (dei membri della stessa famiglia, certo). Al due cuori e una capanna non ci crede nessuno e in fondo se Cenerentola fosse rimasta con una scarpa sola, una zucca sotto braccio sarebbe famosa quanto me e voi, anche con un dignitoso lavoro in posta. Al vostro principe azzurro fate sapere che per la prossima vacanza progettate il riscatto sociale in costa azzurra. E con la zucca non ci si arriva.
Venerdì, 12 Giugno 2009
Cercasi esegesi disperatamente
Ribattere alle cattiverie che le hanno tirato addosso o schiudere la porta che gli aveva sbattuto violentemente in faccia a mezzo stampa. Non lo sappiamo. E invece ci piacerebbe infinitamente sapere perché Veronica Lario ha scritto al Corriere della Sera quelle poche righe. Ci piacerebbe essere in grado di interpretarle e invece non basta un'adolescenza a rincorrersi e un'età adulta a studiarsi per sapere cosa significano le parole. Quelle di ritorno, quelle che non le ascolti neanche perché la notizia è che vengano pronunciate. Quelle che il suono riapre una cascata di stupidaggini che s'erano seppellite con giorni di contegno, mesi di silenzio, anni di allenamento e d'improvviso rovesciano il tavolo su cui le intenzioni stavano allineate in buon ordine. Ora, noi non sappiamo cosa abbia pensato Silvio Berlusconi leggendo le poche righe di Veronica al Corriere della Sera. Però sappiamo come si può stare di qua, ché siamo donne e dunque destinate all'incomunicabilità anche quando scriviamo ai giornali, a far morire le parole tra i denti, a non dire quale cavolo è il problema, il risentimento che ci ha rabbuiato in trenta secondi, perché il punto non è quello, “è una questione di principio, possibile che tu non capisca?”. Il vero problema è che in questa storia manca la fondamentale figura incaricata dell'esegesi, ossia l'amica del cuore, dopo che quella della prima ora (Repubblica) è stata scaricata per unanuova di zecca che a lui potesse stare meno antipatica (Corriere). Trovateci per favore un giornale terzo e fidato, che possa fare come il compagno postino che portava il bigliettino di scuse al bambino dell'ultima fila. Quello che tornava e ti diceva: avete fatto pace, adesso potete litigare.
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