Perché i vini oggi costano così tanto? Dove, e se ci sono, da chi provengono le colpe? Dal Ristoratore o dal Produttore? Già dieci anni fa questa domanda cominciava a circolare con un pò di preoccupazione. A suo tempo era ancora in vita il grande Maestro Gino Veronelli (nella foto), un vero Guru del mondo del vino e Lui alla mie domande così rispose: “Non sono un guru ma un disobbediente anarchico che adora i vini e ama scrivere cercando di trasmettere nel miglior modo possibile le proprie idee. Sul costo del vino sono in atto troppe manovre speculative che stanno rendendo problematico anche il piacere di bere una sola bottiglia. In Italia abbiamo enologi che hanno sviluppato vini uguali, piatti, privi d’identità, quando sappiamo benissimo che ci sono più di 2000 tipi di vitigni (i francesi arrivano forse a 30) tutti diversi e tutti in grado di generare un prodotto stupendo”.
Continua Veronelli: “È sicuramente più facile produrre un vino che “incontri” il piacere di tutti che non far capire perché questo vino ha un sapore particolare o un colore che si differenzia da un altro, perché i profumi variano anche se il vitigno è sempre Nebbiolo. Signori, il vino è cultura e anche il produttore deve rendersi conto che deve “fare cultura”, spiegare le problematiche produttive per mantenere in vita quel particolare vitigno, o vogliamo arrivare al tetrapak? Come giustificare determinati costi? La produzione di mille bottiglie ha costi ben diversi dal produrne diecimila. Il prezzo si giustifica se viene aumentata la diradazione e la resa per ettaro diminuisce a vantaggio della qualità. Togliamoci il complesso d’inferiorità nei confronti dei francesi, con i rossi li abbiamo abbondantemente superati, i bianchi non hanno niente da invidiare, e possono solo migliorare; ma vogliamo mettere la varietà e la quantità dei bianchi italiani? Solo con gli champagnes, ma ad alto livello, possono dire di essere superiori. Troppi produttori, anche se per fortuna rappresentano un’esigua minoranza, ma sempre troppi, si sentono in diritto di aumentare il costo della bottiglia del 40-60% solo perché la loro bottiglia ha ricevuto un premio. E questo causa un effetto valanga che travolge, alla fine, il consumatore finale. Non dimentichiamo che molti ristoranti triplicano il prezzo d’acquisto e questi non sono una minoranza. Ormai nell’economia di un pranzo il vino incide più del cibo, e allora non dobbiamo stupirci se il 50% dei ristoranti sono in vendita”.
Ancora Veronelli: “Dobbiamo pubblicizzare sull’etichetta il prezzo originale del vino, così tutti si daranno una ridimensionata, enoteche, ristoranti e potremo tornare a bere vino senza svenarci. Alla mia idea del Prezzo Corrente molti produttori si sono dichiarati entusiasti, probabilmente non lo saranno molto i vari intermediari (rappresentanti, mediatori e grossisti) comunque, l’importante è cominciare, parlare e farne parlare, il problema esiste e va risolto. Pensate ad un ottimo ristorante o anche ad una media trattoria, ambedue con una selezione di vini importantissima, dove possiamo trovare Sassicaia, Barolo, Brunello, i migliori Sauternes, i migliori Champagnes, e sul conto ti presentano due colonne: a destra i cibi, con i prezzi tradizionali, a sinistra i vini a prezzo di costo. Immaginate il successo, un ristorante dove andare con la certezza di non essere dissanguati perché abbiamo bevuto due bottiglie di vino. Sono completamente contrario alla mezza bottiglia, l’unico risultato oltre che bere un vino peggiore (nella “mezza” l’invecchiamento del vino è molto più rapido), sarà che la pagheremo come una bottiglia intera”.
A distanza di 10 anni qualcosa è cambiato? Non credo proprio, anzi, con la legge sull’alcool le cose sono peggiorate e stiamo pagando ciofeghe (vini e bevande alternative) a prezzi esorbitanti e i veri vini si vergognano di esistere.




