
“Cooperazione, solidarietà e progresso questo il messaggio che abbiamo voluto mandare da San Giovanni d’Asso. Il tartufo come i grandi vini dell’enologia senese, quale è oggi anche l’Orcia, sono per tutti e devono poter essere acquistati nell’assoluta trasparenza e nel rispetto del consumatore. Al termine di una kermesse culinaria di alta gastronomia, con raffinati abbinamenti ai nostri Orcia non possiamo dimenticare chi ha più bisogno nei paesi del terzo mondo. Ecco che abbiamo donato volentieri quattro prestigiose Magnum all’Associazione SOS Brasil impegnata nella costruzione di orfanotrofi e in progetti educativi per bambini brasiliani bisognosi. Ringrazio a nome di tutto il cda il Sindaco Boscagli che ci ha permesso tale donazione e ha garantito un eccellente Divin Orcia 2011. Intonata la location, Il Museo del Tartufo, aperto ai nostri produttori dal direttore Gianfranco Molteni.”. Così ha salutato gli ospiti venuti a degustare i vini Orcia la Presidente del Consorzio Donella Vannetti.
Molti i commenti positivi all’evento: Nencini Leonello, Presidente della Cooperativa Tartufo delle Crete Senesi che da due anni circa ha aperto il centro di trasformazione del tartufo dichiara: “I nostri vasetti a base di tartufo sono andati a ruba. In questi giorni di mostra abbiamo fatto molta formazione al pubblico, avvicinandoli al consumo e all’acquisto consapevole di prodotti a base di tartufo bianco, fino al 60% elaborati senza conservati o additivi. Noi della Cooperativa Il Tartufo delle Crete Senesi possiamo garantire la provenienza del tartufo, acquistato direttamente da tartufai delle crete senesi che conosciamo da anni, la salubrità del processo di trasformazione e la ricchezza organolettica che solo il nostro territorio sa dare”.
Saluta i presenti Piergiorgio Angelini l’enogastronomo che da anni cura gli abbinamenti al Castello di San Giovanni d’Asso che quest’anno ha sperimentato piatti eccellenti in abbinamento a vini Doc Orcia, elaborati dai cuochi dell’Istituto Artusi di Chianciano coadiuvati da Enzo Francini. Ecco cosa ci consiglia “I tartufi, a seconda delle loro caratteristiche (a peridio chiaro e liscio e a peridio scuro e verrucoso), si prestano ad usi diversi in cucina. Il tartufo bianco, che è il fungo ipogeo più prezioso di tutti, non si presta ad essere accostato a preparazioni culinarie di alta gastronomia, in genere complicate e ridondanti di ingredienti. Invece di associa benissimo ai piatti più semplici della cucina regionale italiana, come dimostrano i vent’anni di esperimenti fatti a San Giovanni. Occorre però evitare di accostarlo ad ingredienti da lui poco tollerati, quali l’olio extravergine d’oliva, ad ingredienti acidi o amari, come il pomodoro e i carciofi, ad altri aromatizzanti invadenti, come i formaggi grattugiati sul piatto, ad altri funghi, a erbe aromatiche e spezie troppo forti come l’aglio, il peperoncino, i chiodi di garofano, la noce moscata. Aborrisce anche il cavolo il cui odore è simile a quello del tartufo marcio. Inoltre va utilizzato affettato a crudo sul piatto caldo e non va mai cotto, perché le componenti aromatiche, costituite soprattutto da composti solforati, svaniscono già alla temperatura di 56 – 58 °C, quindi, al massimo, si può utilizzare a fuoco spento in fase di mantecatura delle salse per le paste. Grandi amici del tartufo bianco sono invece i grassi animali (burro, panna, formaggi fusi, strutto, lardo ecc…), in quanto i tartufi bianco e marzuolo/bianchetto sono liposolubili; i delicati brodi di volatile femmina; le piante e le erbe aromatiche dolci come la cipolla utilizzata per fare i fondi, come la maggiorana e le spezie dolci, come lo zafferano e la vaniglia. Insomma questi tartufi sono dei solisti, non amano comprimari troppo invadenti, né troppo numerosi”.

Consorzio del vino ORCIA
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