Ebbene sì, anche noi ippopotami riceviamo posta. Qui sotto vi propongo una bella letterina che ci ha mandato un nostro simpatico e acutissimo lettore.
Sorprendentemente, “laRegione” sembra abbia un interesse tutto particolare a sapere chi sarà proposto per la scelta, di competenza papale, del nuovo vescovo. Lo dimostrano un paio di articoli recenti, accompagnati, come di consueto, da immagini quanto mai significative e scritti in uno stile semiserio, per non dire canzonatorio. Come del resto a
“laRegione” si è soliti fare quando si tratta di questioni o fatti (anche del tutto ordinari e privi del benché minimo appiglio per imbastire scandali o polemiche) che si riferiscono alla Chiesa cattolica. Ben altra compostezza, riguardo e deferenza dimostra il giornale trattandosi, per stare all’attualità, di proporre e sostenere un beniamino per la presidenza del partito liberale radicale. Naturalmente, ognuno tiene, come si suol dire, ai suoi. Il che è anche giusto, purché non si cada nella faziosità.
Da quanto si può arguire, quel che, per “laRegione”, bisognerebbe in ogni caso evitare è che si prendano in considerazione sacerdoti aventi “eventuali legami” con l’“Opus Dei” o con il movimento di “Comunione e Liberazione”. “laRegione” si guarda bene dal motivare questo suo auspicio. Lo si può però facilmente indovinare: individui affiliati o vicini a organizzazioni tali, pericolose per definizione, sono da tenere alla larga per il bene di tutto il popolo, credente e non credente.
Fernando Filippi, Airolo
Sabato, 28 Maggio 2011
Allievi di don Mino
Uno degli arnesi rimasti nel solaio del caro, povero, vecchio partitone un po’ suonato è l’anticlericalismo. Quello antico, che dava la stura a infinite e sanguigne schermaglie tra liberali e conservatori, scampato in buona salute fino a qualche decennio fa. Poi divenne un puro costume di scena indossato dai capipartito per imbastire alterchi fittizi allo scopo di tener viva una qualche differenza identitaria allorquando (smarrito il ricordo delle proprie radici) si faticava a demarcarsi dal “nemico storico” ma bisognava pur ricompattare le truppe in vista di un’imminente scadenza elettorale.
Il simpatico settimanale del partitone (che andrebbe sempre letto per la fragranza degli articoli e l’acutezza dei collaboratori) ha da qualche tempo ricaricato la molla arrugginita dell’anticlericalismo grazie a un direttore che sembra volersene fregiare come di un orologio a cipolla che si estrae civettuoli dal taschino del panciotto (roba all’ultima moda, insomma...). Una trappola per topolini, dunque, sulla quale noi ippopotami passiamo per solito sonnacchiosi senza avvertire neppure una traccia di solletico ai polpastrelli.
Ma nella rubrica apposita in prima pagina (come a noi ippopotami non viene praticamente mai concesso, perdinci), abbiamo letto ieri un pezzullo degno di nota. Sotto il titolo “Nuovo partito «di ispirazione cristiana»”, vi si sbeffeggiano i socialisti per la loro sudditanza ideologica ai verdi, in particolare sull’iniziativa anti-carbone. Savoia li schiaffeggia di continuo e loro porgono l’altra guancia. Di qui la brillante trovata dell’“ispirazione cristiana”. Per sigillare questo pezzo di bravura umoristica, l’estensore chiude con la seguente giravolta: «...manca l’imprimatur della Curia. Ma il buon Stojanovic (...) non mancherà di intercedere presso il suo maestro don Mino». Uaaoo. Peccato però che anche sull’altro fronte (pro-Lünen) militi un socialista di provata fede, Raoul Ghisletta, che fu a sua volta allievo di don Mino al Papio. Conclusione: che la scuola cattolica sia da rivalutare come luogo di educazione aperta, libera e laica (e magari da finanziare col soldo pubblico)?
Lunedì, 16 Maggio 2011
Appunti sul “caso Celio”
Sull’Olimpo dei nostri idoli svettano inarrivabili Peo e Seo, anche se una spanna sopra c’è, solitario, don Diego. Il caro Scacchi è malinconicamente tornato alla stesura della sua "Storia del Pensiero negli ultimi 20 secoli" dopo che, primo tra i primi, aveva fiutato la presenza della mela marcia Morisoli nelle liste del suo immacolato partito.
Ma ecco che qualcuno, alle pendici del monte sacro, arranca nel fango, accattivandosi le simpatie di non pochi ippopotami. La statura è, per ora, quella di un semi-idolo. Ma la stoffa di un atleta del pensiero c’è. Parliamo di Franco. Franco Celio. Il suo contributo allo spappolamento del PLR è stato discreto ma efficace, benché neppure lontanamente paragonabile a quello del geniale Seo. E’ lui, Salvioni, il vero trionfatore delle ultime elezioni cantonali. Lui che ha issato il secondo leghista in Governo al grido di "meglio due leghisti che Morisoli in CdS", spostando, in zona Cesarini, le truppe scelte radicali verso la scheda senza intestazione. Una genialata.
E adesso, tra i cantori che celebrano il fiasco dell’amato partitone, Franco eccelle nei gorgheggi più spericolati. Per esempio quando (su ’laRegione’ del 13.5) innalza il controcanto a Salvioni con un"meglio Morisoli di quei due". E chi sono quei due? Borradori e Gobbi, si pensa. No, sono - spiega pacatamente Franco- «quei miserabili…che dopo ogni seduta del gruppo PLR andavano a mendicare spazi sul ’Mattino’ per denigrare i colleghi». E sigilla, con levità: «In confronto a questi squallidi esempi di banditismo politico e di degrado umano…Morisoli è stato quasi un signore» (quanta bontà d’animo, amico Celio, verso quel torvo ciellino). Aggiungiamo anche noi qualche appunto supplementare:
1. Chi ha introdotto un «fattore di disgregazione» nel partitone? Chiaro: chi ha accettato la candidatura «addirittura al Governo» di quel paria di Morisoli. Ovvero il superpresidente Fulvietto Pelli. Risposta esatta, caro Franco. E non ci vengano a dire che quelli che hanno sparato a palle incatentante per tre mesi su un candidato della propria lista abbiano una qualsiasi responsabilità nella Caporetto del PLR. Quella è gente benemerita che ha portato chiarezza, armonia e buonumore nell’elettorato.
2. Franco parla di "scisma" provocato dal Morisoli. Bravo, il termine è quello giusto, perché il partitone è cosa sacra e, se il presidente Gianora non fosse quel pezzo di pane che è, un processo all’eretico ciellino con tanto di scomunica e deferimento al braccio secolare (Quadranti) per una pena corporale di centocinquanta nerbate ci stava tutto, eccome.
3. Il neo indipendente (alias orrendo vicesindaco di Monte Carasso) sembra, quando cerca di giustificare la sua fuoriuscita dal PLR, «un marito che vuole lasciare la moglie», una moglie fedele e premurosa, aggiungiamo noi. Arriva persino ad attribuire delle colpe ai…"radicali". Non perdiamo tempo con gli ignoranti, qualcuno spieghi a Morisoli che i "radicali", ammesso che esistano, sono angeli e come tali privi di peccato originale.
4. Ignorante ma «fantasioso», questo Morisoli, capace di «vittimismi» esilaranti. «Fino a prova contraria» nessuno l’ha mai attaccato «per le sue convinzioni religiose in quanto tali». Fosse dunque rimasto in sacrestia, assicuratosi che la porta fosse chiusa a doppia mandata, don Diego avrebbe tollerato persino l’infausta appartenenza del Morisoli a CL. Ma lo sciagurato ha tracimato in politica fin dentro le liste piellerre, col rischio di assurgere a «posizioni dirigenziali». E lì, da barbaro ciellino, avrebbe fatto "terra bruciata", attorniandosi di frati e di suore (quando è ben noto che i "radicali", se esistono, esistono per abolire ogni sia pur minima forma di favoritismo e di clientelismo dalla faccia della terra).
5. Un grande plauso al nostro Franco per il suo ultimo guizzo argomentativo, che si potrebbe riassumere così: Morisoli fö di ball dal Gran Cunsili, i voti li hai presi grazie a noi "radicali" che, ammesso e non concesso che esistiamo, ti abbiamo organizzato contro una cagnara dell’ira di Dio. Ovvero: «molte preferenze gli sono derivate dalla notorietà dovuta all’enorme ’battage’ pubblicitario procuratogli dalla sua candidatura nelle liste dell’odiato ’Partitone’».
Ma ecco che qualcuno, alle pendici del monte sacro, arranca nel fango, accattivandosi le simpatie di non pochi ippopotami. La statura è, per ora, quella di un semi-idolo. Ma la stoffa di un atleta del pensiero c’è. Parliamo di Franco. Franco Celio. Il suo contributo allo spappolamento del PLR è stato discreto ma efficace, benché neppure lontanamente paragonabile a quello del geniale Seo. E’ lui, Salvioni, il vero trionfatore delle ultime elezioni cantonali. Lui che ha issato il secondo leghista in Governo al grido di "meglio due leghisti che Morisoli in CdS", spostando, in zona Cesarini, le truppe scelte radicali verso la scheda senza intestazione. Una genialata.
E adesso, tra i cantori che celebrano il fiasco dell’amato partitone, Franco eccelle nei gorgheggi più spericolati. Per esempio quando (su ’laRegione’ del 13.5) innalza il controcanto a Salvioni con un"meglio Morisoli di quei due". E chi sono quei due? Borradori e Gobbi, si pensa. No, sono - spiega pacatamente Franco- «quei miserabili…che dopo ogni seduta del gruppo PLR andavano a mendicare spazi sul ’Mattino’ per denigrare i colleghi». E sigilla, con levità: «In confronto a questi squallidi esempi di banditismo politico e di degrado umano…Morisoli è stato quasi un signore» (quanta bontà d’animo, amico Celio, verso quel torvo ciellino). Aggiungiamo anche noi qualche appunto supplementare:
1. Chi ha introdotto un «fattore di disgregazione» nel partitone? Chiaro: chi ha accettato la candidatura «addirittura al Governo» di quel paria di Morisoli. Ovvero il superpresidente Fulvietto Pelli. Risposta esatta, caro Franco. E non ci vengano a dire che quelli che hanno sparato a palle incatentante per tre mesi su un candidato della propria lista abbiano una qualsiasi responsabilità nella Caporetto del PLR. Quella è gente benemerita che ha portato chiarezza, armonia e buonumore nell’elettorato.
2. Franco parla di "scisma" provocato dal Morisoli. Bravo, il termine è quello giusto, perché il partitone è cosa sacra e, se il presidente Gianora non fosse quel pezzo di pane che è, un processo all’eretico ciellino con tanto di scomunica e deferimento al braccio secolare (Quadranti) per una pena corporale di centocinquanta nerbate ci stava tutto, eccome.
3. Il neo indipendente (alias orrendo vicesindaco di Monte Carasso) sembra, quando cerca di giustificare la sua fuoriuscita dal PLR, «un marito che vuole lasciare la moglie», una moglie fedele e premurosa, aggiungiamo noi. Arriva persino ad attribuire delle colpe ai…"radicali". Non perdiamo tempo con gli ignoranti, qualcuno spieghi a Morisoli che i "radicali", ammesso che esistano, sono angeli e come tali privi di peccato originale.
4. Ignorante ma «fantasioso», questo Morisoli, capace di «vittimismi» esilaranti. «Fino a prova contraria» nessuno l’ha mai attaccato «per le sue convinzioni religiose in quanto tali». Fosse dunque rimasto in sacrestia, assicuratosi che la porta fosse chiusa a doppia mandata, don Diego avrebbe tollerato persino l’infausta appartenenza del Morisoli a CL. Ma lo sciagurato ha tracimato in politica fin dentro le liste piellerre, col rischio di assurgere a «posizioni dirigenziali». E lì, da barbaro ciellino, avrebbe fatto "terra bruciata", attorniandosi di frati e di suore (quando è ben noto che i "radicali", se esistono, esistono per abolire ogni sia pur minima forma di favoritismo e di clientelismo dalla faccia della terra).
5. Un grande plauso al nostro Franco per il suo ultimo guizzo argomentativo, che si potrebbe riassumere così: Morisoli fö di ball dal Gran Cunsili, i voti li hai presi grazie a noi "radicali" che, ammesso e non concesso che esistiamo, ti abbiamo organizzato contro una cagnara dell’ira di Dio. Ovvero: «molte preferenze gli sono derivate dalla notorietà dovuta all’enorme ’battage’ pubblicitario procuratogli dalla sua candidatura nelle liste dell’odiato ’Partitone’».
Giovedì, 7 Aprile 2011
Sergio vota Plrt ma... con cautela
Grande, grande, grande. E ancora grande. Nella classifica ATIPPO’ dei grandi Sgnam, dopo l’ultima uscita di ieri su “laRegione”, Seo è passato in testa. Stiamo parlando di Sergio Salvioni, uno dei nostri principali idoli di sempre. C’è una macchiolina però: dov’è finito don Diego? Insomma, prima Scacchi fa il lavoro sporco con le storielle truci su cielle e il piellerre e poi, quando i maggiorenti escono a fare la ruota degli Ultimi Appelli, don Diego resta chiuso in casa? Anche Peo, per dire l’impressione nostra di ippopotami, è sembrato un po’ pallidino in questi ultimi scampoli accesi di campagna elettorale. Ma Seo! I-m-p-a-r-e-g-g-i-a-b-i-l-e. Sentite che musica: «Secondo la mia opinione due leghisti sarebbero comunque meno peggio di due liberali di cui uno fosse Morisoli e allontanerebbe (concordanza alla Gendotti, stupenda, ndr.) il pericolo di una separazione in casa liberale, ardentemente desiderata da decenni dal Ppd». Amici: qui c’è tutto, c’è la stoccatina agli arcinemici storici e c’è una mezza dichiarazione di voto per la Lega (il Nano è un prezioso alleato nella sanguinosa crociata contro l’AET del dopo-Salvioni che pretende di far meglio di Salvioni: disgraziati). Ma siamo solo all’inizio. Ecco la volée passante incrociata di rovescio sinistro che fa da match point: «Avevo dichiarato, dopo aver avuto conoscenza della lista Plrt per il CdS, che sarebbe stata la prima volta in 65 anni, che non avrei votato liberale; vista la situazione mi vedo costretto a smentirmi e voterò ancora la lista Plrt con le dovute cautele». Esegeti scatenati sulle “dovute cautele”. Che significa? Indossando guanti di plastica, suggerisce una scuola. No, arguisce un’altra, Sergio “righerà” il nomaccio di Morisoli (e così -sia detto per inciso- annullerà la sua scheda). E se poi i sondaggi del GdP fossero stati truccati, come suggerisce il perfido Peo? Un sacrificio inutile. C’è da riflettere.
Lunedì, 4 Aprile 2011
Una strana campagna elettorale

Ma guarda un po’ cosa ci manda un lettore (riceviamo tanta di quella posta, qui nel fango...)! Un lettore che non esitiamo a nominare sul campo “ippopotamo ad honorem”. Si tratterà di un fotomontaggio o davvero siamo di fronte a un caso di campagna elettorale solidale tra candidati di una stessa lista? Al bar degli ippopotami non c’è unità di vedute in proposito...
Domenica, 27 Marzo 2011
Requiem per la laicità
Qui nella mia bella e maleodorante pozzanghera mi era giunto l’odore di uno scritto di tale Giovanni Barella. Neanche a farlo apposta ho ricevuto uno scritto di tale Arnoldo Moriggia. Ho deciso così di nominare sul campo il Moriggia a mio porta-parola, assegnandogli una laurea honoris causa e i ringraziamenti del caso.
«Ho letto con interesse il pezzo di Giovanni Barella, segretario Aslp-TI sulla Regione Ticino del 17 marzo e poco addentro alle questioni cantonticinesi mi sono domandato: «cosa sarà mai questa Aslp-TI?»? Internet, che non utilizzo quasi mai, mi ha aiutato. Questa sigla significa “Associazione svizzera liberi pensatori-TI” di cui il Signor Barella ne è il segretario. Ciò mi ha fatto immediatamente capire il recondito significato del pistolotto contro la candidatura di Sergio Morisoli al CdS che rappresenterebbe l’ecatombe della laicità dello Stato. Questo in quanto, cito, «persona gradita al clericalismo interpartitico e proprio in ragione dei voti di favore raccolti, con l’uso coordinato del panachage, dagli elettori dell’UDC, della Lega e del Ppd si dà per probabile la sua elezione». E allora, Signor Barella questo sarebbe antidemocratico? Ma lei ha seguito il confronto politico in TV, specialmente su Teleticino alla presenza dei 3 candidati Plrt (Vitta, Quadranti, Morisoli) con la Lega (G. Bignasca, Quadri, Gobbi) ? L’unico che ha le idee chiare è Sergio Morisoli anche se alcune sue idee in rapporto alle finanze cantonali si avvicinano a quelle della Lega. Non parliamo poi della TV di Stato, per la quale paghiamo il canone più caro d’Europa (come dice a ragione il Nano) e non vuole bruciarsi le ali con la sinistra e manda in onda discussioni politiche soporifere che invitano a cambiare canale secondo il motto “addormentaRSI”. Poi il nostro (Barella) tira in ballo il massone Giorgio Giudici, sindaco di Lugano che si allea con un candidato colluso «con l’invadenza di organizzazioni fideiste dalle pretese egemoniche»! E, per suffragare la sua tesi, il nostro (Barella) tira la giacchetta, anzi no la tonaca a parecchi Pontefici e anche a Joseph Ratzinger che quando era prefetto del Sant’Uffizio aveva dichiarato che l’«iscrizione alla fraternità costituisce peccato grave». Mi scusi signor segretario dell’Aslp, come in ogni istituzione ci sono i Gelli e i Giudici, i Quadranti, i Vitta e i Morisoli: il problema è sapere chi è un’aquila e chi un somaro, chi fa gli interessi del partito e chi argomenta nell’interesse dei cittadini. Poi il nostro (Barella) tira in ballo la Regione Insubrica con il Presidente Roberto Formigoni membro della Memores Domini come pure il Sindaco di Milano Letizia Moratti che quale ex ministro della Pubblica Istruzione privilegiava istituzioni e scuole «vicine all’Opus Dei ed è pensabile che l’asse Moratti-Opus Dei continui anche ora e nel futuro, forte dell’appoggio di molti alti, potenti e nascosti dirigenti o funzionari pubblici e privati che fanno capo più o meno a questa organizzazione religiosa segreta per l’attuazione di iniziative pastorali a livello internazionale». Signor Barella, qui sta in giuoco la sicurezza mondiale! Non sarebbe il caso di coinvolgere il Ministero Pubblico della Confederazione, la CIA e magari anche la Commissione di sicurezza delle Nazioni Unite?
Poi la ridicola questione del giuramento. Scrive il nostro: «Anche in passati governi quando era in uso la cerimonia della promessa o del giuramento (come se oggi non fosse più in uso) avevano trovato posto dei liberali che subordinavano l’assunzione della carica all’aiuto di una divinità: ad esempio Ugo Sadis e Carlo Speziali erano liberali che giuravano». E allora signor Barella perché nel suo pistolotto non conclude il suo ragionamento? Forse che questi signori tradivano il credo liberale?
E come la mettiamo con quei tre contadinotti zoticoni che più di 700 anni fa ebbero l’ardire di giurare in nome di Dio Onnipotente per liberare il paese dalla servitù sul praticello del Rütli?
Non voglio esprimere un giudizio offensivo perché, come diceva mia nonna, non si può dare dell’asino a un somaro».
Arnoldo Moriggia, Biasca
«Ho letto con interesse il pezzo di Giovanni Barella, segretario Aslp-TI sulla Regione Ticino del 17 marzo e poco addentro alle questioni cantonticinesi mi sono domandato: «cosa sarà mai questa Aslp-TI?»? Internet, che non utilizzo quasi mai, mi ha aiutato. Questa sigla significa “Associazione svizzera liberi pensatori-TI” di cui il Signor Barella ne è il segretario. Ciò mi ha fatto immediatamente capire il recondito significato del pistolotto contro la candidatura di Sergio Morisoli al CdS che rappresenterebbe l’ecatombe della laicità dello Stato. Questo in quanto, cito, «persona gradita al clericalismo interpartitico e proprio in ragione dei voti di favore raccolti, con l’uso coordinato del panachage, dagli elettori dell’UDC, della Lega e del Ppd si dà per probabile la sua elezione». E allora, Signor Barella questo sarebbe antidemocratico? Ma lei ha seguito il confronto politico in TV, specialmente su Teleticino alla presenza dei 3 candidati Plrt (Vitta, Quadranti, Morisoli) con la Lega (G. Bignasca, Quadri, Gobbi) ? L’unico che ha le idee chiare è Sergio Morisoli anche se alcune sue idee in rapporto alle finanze cantonali si avvicinano a quelle della Lega. Non parliamo poi della TV di Stato, per la quale paghiamo il canone più caro d’Europa (come dice a ragione il Nano) e non vuole bruciarsi le ali con la sinistra e manda in onda discussioni politiche soporifere che invitano a cambiare canale secondo il motto “addormentaRSI”. Poi il nostro (Barella) tira in ballo il massone Giorgio Giudici, sindaco di Lugano che si allea con un candidato colluso «con l’invadenza di organizzazioni fideiste dalle pretese egemoniche»! E, per suffragare la sua tesi, il nostro (Barella) tira la giacchetta, anzi no la tonaca a parecchi Pontefici e anche a Joseph Ratzinger che quando era prefetto del Sant’Uffizio aveva dichiarato che l’«iscrizione alla fraternità costituisce peccato grave». Mi scusi signor segretario dell’Aslp, come in ogni istituzione ci sono i Gelli e i Giudici, i Quadranti, i Vitta e i Morisoli: il problema è sapere chi è un’aquila e chi un somaro, chi fa gli interessi del partito e chi argomenta nell’interesse dei cittadini. Poi il nostro (Barella) tira in ballo la Regione Insubrica con il Presidente Roberto Formigoni membro della Memores Domini come pure il Sindaco di Milano Letizia Moratti che quale ex ministro della Pubblica Istruzione privilegiava istituzioni e scuole «vicine all’Opus Dei ed è pensabile che l’asse Moratti-Opus Dei continui anche ora e nel futuro, forte dell’appoggio di molti alti, potenti e nascosti dirigenti o funzionari pubblici e privati che fanno capo più o meno a questa organizzazione religiosa segreta per l’attuazione di iniziative pastorali a livello internazionale». Signor Barella, qui sta in giuoco la sicurezza mondiale! Non sarebbe il caso di coinvolgere il Ministero Pubblico della Confederazione, la CIA e magari anche la Commissione di sicurezza delle Nazioni Unite?
Poi la ridicola questione del giuramento. Scrive il nostro: «Anche in passati governi quando era in uso la cerimonia della promessa o del giuramento (come se oggi non fosse più in uso) avevano trovato posto dei liberali che subordinavano l’assunzione della carica all’aiuto di una divinità: ad esempio Ugo Sadis e Carlo Speziali erano liberali che giuravano». E allora signor Barella perché nel suo pistolotto non conclude il suo ragionamento? Forse che questi signori tradivano il credo liberale?
E come la mettiamo con quei tre contadinotti zoticoni che più di 700 anni fa ebbero l’ardire di giurare in nome di Dio Onnipotente per liberare il paese dalla servitù sul praticello del Rütli?
Non voglio esprimere un giudizio offensivo perché, come diceva mia nonna, non si può dare dell’asino a un somaro».
Arnoldo Moriggia, Biasca
Lunedì, 14 Marzo 2011
Don Diego, un grande teologo
Provino vergogna coloro che, quando don Diego Scacchi -smagliante in questa sua seconda giovinezza- è tornato in campo abbandonando per qualche tempo l’opera cui stava dedicando la sua paciosa senectute (una “Storia del pensiero negli ultimi 20 secoli”), hanno pensato “poteva risparmiarcelo, non ne sentivamo la nostalgia”. Don Diego ha una tempra da teologo puro, che gli stessi nostri idoli Peo e Sergio possono solo invidiargli. Don Diego, grandissimo, si è lanciato in una sanguinosa battaglia storica contro un innominabile candidato del suo partito, per fermare la cui corsa al CdS devonsi mettere a nudo avantutto le nefandezze di un movimento ecclesiale altrettanto innominabile. Eccolo dunque rintuzzare gli argomenti di quello sventurato di sindaco di Lugano che, candidamente, ha scritto di nutrire stima per i ciellini che conosce, invitando a dedicare la campagna elettorale a temi politici anziché a divagazioni pseudo-teologiche. Eh no, caro sindaco Giudici! La teologia è il piatto forte di queste elezioni e don Diego, da par suo, non si lascia sfuggire l’occasione per mettere i paletti che vanno messi tra l’essere cristiani e l’essere ciellini. Qualcuno fa notare che, dopo Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI non perde occasione per professarsi in piena sintonia con CL? Ratzinger, Wojtyla? Ma chi sono questi signori? Qui è sceso in campo don Diego Scacchi: vogliamo prenderne coscienza o no? Ubi maior -come dice sempre quel latinista di Gendotti- minores cessant. Grazie, don Diego, per averci spiegato, tra l’altro, che i ciellini sono mafiosi e adepti della ’ndrangheta. Questa ci mancava ancora.
Mercoledì, 16 Febbraio 2011
E adesso ci dicono quel che dobbiamo scrivere?
- Pronto, il direttore del GdP?
- Sono io, con chi parlo?
- Sono l’ippopotamo, chiamo anche a nome di molti compagni di savana. Direttore, così non va, perché non avete ripreso il brillante articolo di Quadranti?
- E chi è?
- Ma come? Non scherziamo direttore. È un personaggio famoso.
- E perché?
- Perché?! Ma perché è l’unico candidato che non riusciva a entrare nella lista PLR della sua regione per il Gran Consiglio e Fulvio Pelli ha dovuto inserirlo di peso in quella di un altro distretto. E poi l’ha messo in lista per il Governo.
- E chi l’ha detto che noi dovremmo prenderlo sul serio?
- Ma direttore, l’ha detto la “Regione”.
- C’è un motivo più consistente?
- Ma si rende conto, direttore, che la “Regione” scrive che stiamo per cadere in tempi bui?
- Ah, adesso capisco perché c’è tanto interesse per l’Azienda elettrica.
- Lei scherza con il carbone. Ma si rende conto che circola a piede libero un candidato che appartiene a CL?
- Senta amico: secondo me non è CL che interessa a questa gente. Hanno solo una fifa blu che quel candidato entri in CdS e mandi all’aria i loro affari, perché è un tipo difficile da gestire. Ma sono senza argomenti e allora fanno leva su pregiudizi assurdi e usano parole offensive.
- Se lo dice lei...
- Sono io, con chi parlo?
- Sono l’ippopotamo, chiamo anche a nome di molti compagni di savana. Direttore, così non va, perché non avete ripreso il brillante articolo di Quadranti?
- E chi è?
- Ma come? Non scherziamo direttore. È un personaggio famoso.
- E perché?
- Perché?! Ma perché è l’unico candidato che non riusciva a entrare nella lista PLR della sua regione per il Gran Consiglio e Fulvio Pelli ha dovuto inserirlo di peso in quella di un altro distretto. E poi l’ha messo in lista per il Governo.
- E chi l’ha detto che noi dovremmo prenderlo sul serio?
- Ma direttore, l’ha detto la “Regione”.
- C’è un motivo più consistente?
- Ma si rende conto, direttore, che la “Regione” scrive che stiamo per cadere in tempi bui?
- Ah, adesso capisco perché c’è tanto interesse per l’Azienda elettrica.
- Lei scherza con il carbone. Ma si rende conto che circola a piede libero un candidato che appartiene a CL?
- Senta amico: secondo me non è CL che interessa a questa gente. Hanno solo una fifa blu che quel candidato entri in CdS e mandi all’aria i loro affari, perché è un tipo difficile da gestire. Ma sono senza argomenti e allora fanno leva su pregiudizi assurdi e usano parole offensive.
- Se lo dice lei...
Martedì, 18 Gennaio 2011
AET, finalmente qualcuno dice le cose come stanno
Al bar degli ippopotami, ieri, non si parlava d’altro che della splendida intervista di Sergio Salvioni a Ticinonews sui malviventi di AET.
Tra un bicchiere di fango e un ranocchio salato, non ho mancato di alzare la voce per tacitare chi insinuava dubbi sugli argomenti di Salvioni contro i vertici presenti e passati (passato prossimo, non remoto) dell’azienda, tutti satanassi che tra «investimenti sciagurati», «scatole cinesi e paradisi fiscali» non disdegnavano neppure di camminare a piedi nudi sui carboni ardenti dell’inferno: i Rossi, i dell’Ambrogio, i Borradori, i Leidi,
i Pronini e così via, per approdare a colei che porta sulle sue spalle la responsabilità di tutte le nefandezze note e ancora ignote, narrate e inenarrabili compiute all’ombra della foca (riscaldamento globale e scioglimento della calotta polare compresi). Sì, lei, Marina Masoni. Bravo Sergio, sei l’unico che ha fegato per dire le cose come stanno. Gli ippopotami te ne sono grati.
Errata corrige. Ops, proprio adesso, con l’inchiostro del corsivetto ancora fresco, ci dicono che l’intervista non era al nostro Sergio, bensì a Laura Sadis. Ce ne scusiamo con i lettori e con l’interessata.
Tra un bicchiere di fango e un ranocchio salato, non ho mancato di alzare la voce per tacitare chi insinuava dubbi sugli argomenti di Salvioni contro i vertici presenti e passati (passato prossimo, non remoto) dell’azienda, tutti satanassi che tra «investimenti sciagurati», «scatole cinesi e paradisi fiscali» non disdegnavano neppure di camminare a piedi nudi sui carboni ardenti dell’inferno: i Rossi, i dell’Ambrogio, i Borradori, i Leidi,
i Pronini e così via, per approdare a colei che porta sulle sue spalle la responsabilità di tutte le nefandezze note e ancora ignote, narrate e inenarrabili compiute all’ombra della foca (riscaldamento globale e scioglimento della calotta polare compresi). Sì, lei, Marina Masoni. Bravo Sergio, sei l’unico che ha fegato per dire le cose come stanno. Gli ippopotami te ne sono grati.
Errata corrige. Ops, proprio adesso, con l’inchiostro del corsivetto ancora fresco, ci dicono che l’intervista non era al nostro Sergio, bensì a Laura Sadis. Ce ne scusiamo con i lettori e con l’interessata.
Mercoledì, 15 Dicembre 2010
Verdi di vergogna
Sembra un’acqua cristallina questa del nostro pantano in confronto ad alcune sparate dei Verdi nostrani. Sì, proprio loro - che dovrebbero esserci simpatici se solo si limitassero a difendere le paludi come la nostra e l’aria che respiriamo - avvelenano il clima, quello politico. Siamo rimasti di stucco nel leggere il loro comunicato una settimana fa, quando attaccarono con ferocia leonina un povero professore universitario, chiamato a dire se la loro iniziativa “Per un’AET senza carbone” fosse o meno ricevibile. Savoia e le sue truppe cammellate hanno descritto il pover’uomo come «personaggio senza morale e senza scrupoli» scelto apposta per affossare la loro iniziativa. Ebbene, il verdetto del professore, invece, va in tutt’altra direzione e dice che l’iniziativa è ricevibile. E Savoia? Avrà respinto tale parere -penserete voi-, pronunciato da un così losco personaggio. Avrà chiesto perlomeno una controperizia. E invece: lodi e ancora lodi. Un canto di vittoria che sembrava alle nostre orecchie l’urlo di Tarzan. Noi saremmo scappati, rossi di vergogna. Il nostro impavido, invece, ha cosparso con una mano di verde la… coerenza.
Lunedì, 6 Dicembre 2010
C’è troppa religione
Lo spione Assange, quello di Wikileaks, avrebbe chiesto asilo in Svizzera? Sveglia signori, Assange è già tra noi. E gli ippopotami, dallo sguardo apparentemente imbesuito, sanno pure, con quasi assoluta certezza, dove si nasconde. Volete saperlo? E va bene: in via Ghiringhelli, a Bellinzona. E' lì che, manovrando in un sottoscala de "la Regione" un vecchio computer tenuto insieme coi cerotti (i giornali, si sa, non nuotano nell'oro, di questi tempi), ha portato a termine l'operazione più ardita e rocambolesca della sua carriera. Pentagono, CIA, Casa Bianca? Macché. La losca spia ha cortocircuitato la rete informatica di via Borghetto a Lugano (invero piena di buchi e tenuta insieme con la colla), riuscendo a intercettare addirittura una lettera del vescovo Grampa. Sissignori, non stiamo scherzando. E monsignor Caratti, che brama di sostituire il vescovo nella gestione del clero diocesano, non essendo riuscito a convincere l'oculato editore del foglio bellinzonese a sborsare l'ingente somma di denaro necessaria per acquistare i servigi di Assange, si è ipotecato lo stipendio per i prossimi dieci anni. E così ora sappiamo che il vescovo di Lugano rendeva noto a una gentile parrocchiana (di quelle, si direbbe, che fanno e disfano i parroci) di aver tirato le orecchie a un suo prete. Un prete -nota indignata "laRegione"- che si era fatto prestare dei soldi per comprarsi un'auto d'occasione del valore di… 400 franchi: un vero scialacquatore. Insomma, il vescovo Grampa d'ora in poi, a scanso di equivoci, mandi copia della sua corrispondenza più riservata direttamente a monsignor Caratti. Si sarebbe tentati di chiudere con il malinconico "non c'è più religione". In realtà, ha ragione il nostro caro don Diego (Scacchi): ce n'è troppa, se è vero che anche don Matteo vuol diventare vescovo.
Giovedì, 2 Dicembre 2010
Vigilare, don Diego
Giunga a don Diego, dal nostro stagno, piena solidarietà per la nobilissima crociata che ha intrapreso da alcune settimane contro i pericolosi mulini a vento di certi movimenti cattolici. L’azione di Scacchi, degnamente ospitato sul foglio bellinzonese della famiglia Salvioni, tende a cacciare dal tempio del potere -che deve restare puro e laicocerti mercanti di dogmi e di preghiere, infiltratisi persino nelle pieghe di un partito, il PLR, nato proprio per combattere lo strapotere clericale. La vigilanza, verso ciellini e affini, non è mai troppa. Don Diego ha raccolto informazioni secondo le quali questi insaziabili arraffatutto punterebbero, nella Penisola vicina, alla presidenza del Consiglio e al soglio pontificio. Ebbene, da parte nostra siamo in grado di fornire a don Diego informazioni riservate (sfuggite a Wikileaks) su precisi disegni di questi catto-cattolici per impadronirsi di una posizione di potere ancora più prestigiosa. Quale? Lo diciamo con tremore: la vicepresidenza di Incontro Democratico. Vigilare, don Diego, vigilare e poi ancora vigilare. Nessun dorma.
Giovedì, 23 Settembre 2010
PLR, formiche e cattolici
Noi ippopotami non mangiamo le formiche. Neppure riusciamo a vederle bene. Sono troppo piccole. Però di tanto in tanto un lettore della benemerita testata che ci ospita ci segnala qualche intervento di una formica che formicola tra le pagine di un’altra testata, “laRegione”. Qualche giorno fa la bestiola è entrata a piedi pari sul nome di un possibile candidato nelle liste PLR per il Consiglio di Stato, Sergio Morisoli. Il suo delitto? Essere cattolico e avere la spudoratezza di non nasconderlo pubblicamente. Aggravante: essere ciellino. La formica tace peraltro, per pudor di partito, che il “pericoloso infiltrato” abbia lavorato con Marina Masoni durante molti anni in Governo, come anche il dettaglio che il Morisoli sia vicesindaco PLR di Monte Carasso. E con bolsa retorica, chiama alla guerra i «laici» e «fieri liberali bellinzonesi d’un tempo». Fuori l’infedele dalle liste del partitone! Ne prendano atto i “liberali della cotta”, ovvero i moltissimi cattolici che votano per il partito di Gianora: nel PLR il loro posto è in platea, a portar voti, e magari nel loggione, a far girare la macina dei Comuni. Ma se vogliono salire sul palco della politica facciano professione di laicismo e pubblica abiura della loro fede. Soprattutto non alzino un sopracciglio che riveli stima per la scuola privata. La formica non perdonerebbe, e, dati i suoi ottimi rapporti con i “poliziotti” dell’Associazione per la scuola pubblica, li mobiliterebbe per curare con abbondanti libagioni di olio di ricino i «rigurgiti privatisti di chi non riconosce allo Stato il ruolo esclusivo (sic!) dell’istruzione» (da una cronaca dell’assemblea ordinaria della citata associazione, su “laRegione” di lunedì). Ammazza il Luigi Rossi, questo è proprio un film dell’Ottocento!
Giovedì, 22 Ottobre 2009
Alla formica non far cucù
Capperi, “laRegione” si è arrabbiata. Forse perché l’altro giorno li abbiamo presi un po’ in giro per la gran pompa con cui hanno pubblicato parti già note, nei loro contenuti essenziali, di quello che a via Ghiringhelli viene venerato come un vangelo, e noi abbiamo chiamato “mitico rapportone KPMG, vecchio come il cucù”. Apriti cielo: il buon Matteo Caratti vaneggia addirittura di operazioni mediatiche targate Timedia, sordidamente intese a “disinformare”. Perché disinformare? Forse perché gli altri media ticinesi hanno fatto parlare nei giorni scorsi anche Paolo Rossi, direttore di AET durante i 10 anni su cui ha indagato il KGB (pardon, KPMG)? Purtroppo il Rossi si è negato ai telefoni de “la Regione”, e questo riesce inspiegabile ai colleghi del giornale della famiglia Salvioni. Ma forse con uno sforzo di immaginazione potevano arrivarci: da mesi lo trattano come un delinquente, anche se, passato al setaccio il suo operato, la Magistratura ha concluso che Rossi non aveva commesso alcun reato, diversamente purtroppo da quanto presunto per Brunett. E queste cose vanno pur sottolineate, caro Caratti, come va ricordato che in quei dieci anni di conduzione Rossi /Dell’Ambrogio in AET, il tandem tanto vituperato (da chi ha l’esclusiva della “vera informazione” nel Cantone) ha pedalato bene se è vero, com’è vero, che ha decuplicato la cifra d’affari e l’utile netto di AET che si riversa nelle casse del Cantone (e non se l’abbia a male l’avvocato Sergio Salvioni, ottimo presidente di AET nel decennio precedente). È evidente che qualcuno soffia sul fuoco delle traversie di AET, questo “gioiello di famiglia” ticinese, ma “laRegione” dovrebbe farsi un esame di coscienza invece di sproloquiare su “corti circuiti” tra gli altri mezzi di comunicazione cantonali che sprigionerebbero “puzza di bruciato”. Non c’è ombra di intesa, a livello di scelte redazionali, tra GdP, CdT, Teleticino e annessi media. E il foglio bellinzonese, che lo sa benissimo, cerca spudoratamente di accreditarsi come salvatore “accerchiato” del pluralismo. Nel marketing, si sa, “laRegione” eccelle. Quanto al mitico rapportone KPMG… un po’ di pazienza: Laura Sadis e il vertice di AET ci hanno promesso la pubblicazione tra poche settimane. Fategli fiducia. Così dissiperete ogni sentore di corto circuito tra il legale di KPMG, Pier Felice Barchi, e la vostra eminenza grigia, l’impareggiabile Peo.
Giovedì, 13 Agosto 2009
Macché Wajda e Wajda. Noi c’abbiamo Buscaglia
Risvegliati da un lungo sonno tra i dolci fanghi estivi e messi sul chi vive dai cannoneggiamenti del direttore del GdP sui media locali rei di essersi intruppati nel silente corteo dei media e delle major internazionali che né distribuiscono né parlano del film storico e impressionante di Wajda sulla strage di Katyn (ouff…tre righe senza una virgola), ci siamo messi, tutti noi ippopotami, in poltrona martedì sera per goderci il congruo servizione della TSI (cioè la televisione della RSI, insomma) sul film suddetto, passato la sera prima e, a quanto pare, assai gradito da un pubblico assai numeroso. Infatti, ci siamo detti, se prima della proiezione la quotidiana, lunga e doviziosa rubricona della nostra tv sul festival, che non manca di segnalare ogni minimo eventino e lodare ogni filmino che circoli per Locarno, si era “dimenticata” completamente di Katyn (e ci voleva già tutta), dopo la proiezione sicuramente ci riserverà ampi e animati commenti. Macché. La signorona bionda che conduce sorridente il programmone giornaliero sul festivalone ha deciso, con lo stuolo dei suoi sapienti criticoni cinematografici, di lasciar cadere tutto. Perdinci, che sfrontatezza. Ma il bello viene adesso. Sapete cosa ci siamo dovuti sorbire quella sera, per un tempo lungo un’eternità? Una Buscaglia-story in immagini d’archivio e intervista esclusiva al divo stesso. Sì, lui in persona, il Buscaglia radiofonico sempre così simpatico, che raccontava (almeno pensiamo, perché a essere sinceri abbiamo presto coperto l’audio con sonori sbadigli ippopotamici) la sua smagliante carriera di critico cinematografico della RSI. E perché, chiedete voi? E’ andato in pensione? No, perché è diventato nientemeno che direttore di Castellinaria. Volete mettere? Castellinaria con Katyn? Buscaglia con Wajda? Ecco, caro Salmina, un bell’esempio di servizio pubblico televisivo spudoratamente piegato alle censure del progressismo più stolto (perché la memoria del compagno Stalin va preservata da confronti ravvicinati con la criminalità nazista, ci mancherebbe) e agli sfizi autocelebrativi tra compagni. Un compagno lava l’altro.
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