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    <title>GdP Blog - Parole rischiose</title>
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    <pubDate>Tue, 27 Jul 2010 15:34:57 GMT</pubDate>

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    <title>Riposare davvero è… faticoso!</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;div&gt;Riposare è naturalmente il desiderio di tutti, eppure, per troppa gente le vacanze finiscono per diventare stordimento, distrazione, affaticamento, e si ricade per altre vie in quello stress che si voleva combattere. Molti tornano dalle ferie estive più stanchi di quando erano partiti! Perché? Ma perché il vero riposo impone di fermarsi e di ascoltare il proprio cuore. E il cuore fa emergere le domande essenziali della vita: perché vivo? cosa è la felicità? perché c’è il male? perché la morte? cosa resterà di me? Questi interrogativi sono come costantemente “rimossi” dalla cultura dominante che preferisce scantonare dalla verità dell’uomo con lo “scacciapensieri” del divertimento e dello sballo. Ma lo “scacciapensieri” alla fine non funziona. Ecco perché possiamo affermare: mai così tanto divertimento come oggi, e mai così tanta angoscia di vivere! Ben vengano le vacanze estive, se avremo il coraggio di lasciar emergere in tutta la loro verità le insopprimibili domande dell’anima!&lt;br /&gt;Ha scritto sant’Agostino nelle sue celebri “Confessioni”: “Signore, tu ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto fin che non si riposa in te!”.&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Tue, 27 Jul 2010 17:34:57 +0200</pubDate>
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    <title>Senza interiorità non c'è libertà</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;p&gt;L&#039;individuo (soprattutto se giovane), condizionato dal modo di parlare, vestire, comparare, consumare, divertirsi, secondo i criteri della cultura dominante, rischia inesorabilmente di perdere la priopria interiorità e comportarsi come un automa che non ha più libertà. Oggi, quante persone spendono per spendere, consumano anche se non possono, investono beni che non possiedono, ripetono frasi fatte che non capiscono! Dietro tutto questo ci sono scaltri manipolatori, i quali sanno di vendere una ideologia, uno stile di vita, musica, vestiti, piercing, tatuaggi, profumi, spettacoli, ricorrendo con abilità a metodi di massificazione. L&#039;interiorità è soffocata dal conformismo.&lt;br /&gt;È precisamente contro questa schiavitù della persona, derubata della sua interiorità, che si devono mettere in guardia soprattutto i giovani. Chi ha letto &amp;quot;La fattoria degli animali&amp;quot; di George Orwell, sa benissimo a quali conseguenze deleterie può portare l&#039;intruppamento delle persone. Anche se a dire il vero non c&#039;è nulla di nuovo sotto il sole... Quello che facevano gli antichi imperatori con i popoli sudditi e la alinata popolazione di Roma, offrendo palliativi invece di libertà, con giochi nell&#039;arena e l&#039;assurdo di centosessantadue giorni di ferie all&#039;anno all&#039;epoca di Caligola, non era altro che massificazione. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Sat, 26 Jun 2010 00:42:46 +0200</pubDate>
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    <title>Ma è giusto perdonare sempre?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/index.php?/archives/12-Ma-e-giusto-perdonare-sempre.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
    <content:encoded>
    &lt;div&gt;Che perdonare sia difficile è fuori di dubbio. Ma perché è difficile? Forse la difficoltà maggiore viene dal fatto che non sappiamo ancora come conciliare il perdono con la giustizia. Abbiamo, quindi, il sospetto che perdonare non sia sempre proprio giusto e che possa significare perfino paura e vigliaccheria.&lt;br /&gt;Mi ha molto impressionato un passaggio della predica che l’allora cardinale di Bologna Giacomo Biffi tenne durante i funerali del professor Marco Biagi, barbaramente trucidato dalle Nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2002. Quando il cardinale pregò per gli assassini lo fece con queste parole: “Essi, nonostante tutto, restano nostri fratelli, e noi oggi preghiamo anche per loro. Preghiamo e auspichiamo – ed è un auspicio di misericordia e di amore – che Dio non dia più pace alle loro coscienze sviate e le tormenti con i rimorsi più insopportabili, fino a che essi ritrovino la via del pentimento e della salvezza”.&lt;br /&gt;Il perdono che scaturisce dall’Amore non è ingiustizia, non è timidezza, non è banalizzazione del male. È, invece, la giustizia più severa che ci sia! Giuda, l’apostolo traditore, non riuscì a sopportare l’Amore sconfinato di Gesù e si tolse la vita!&lt;/div&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Fri, 14 May 2010 17:34:14 +0200</pubDate>
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    <title>Fare del bene SEMPRE, del male MAI a nessuno!</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/index.php?/archives/11-Fare-del-bene-SEMPRE,-del-male-MAI-a-nessuno!.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;p&gt;Sono quasi trent’anni che faccio il prete e ho sempre predicato l’amore di Gesù, il suo perdono, la sua misericordia verso tutti. Il cristiano deve cercare di vivere come Gesù, anche quando è difficile; anzi, soprattutto quando è difficile. Altrimenti, che razza di cristiani saremmo? A chi mi attacca in questo momento rispondo sforzandomi di amare e di perdonare, con tutto il cuore. Nella prima Lettera di san Pietro apostolo così leggiamo: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: insultato, non rispondeva con insulti; maltrattato, non minacciava vendetta; ma si affidava a colui che giudica con giustizia”. Avverto tutta la fatica della fedeltà a questo stile di vita, ma anche la serenità, la pace della coscienza e la consapevolezza che davvero l’amore di Gesù vince tutto!&lt;br /&gt;don Gianfranco Feliciani&lt;br /&gt;
&lt;/p&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Mon, 12 Apr 2010 16:03:02 +0200</pubDate>
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    <title>BUON NATALE… ma cosa vuol dire?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/index.php?/archives/10-BUON-NATALE-ma-cosa-vuol-dire.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;div&gt;Cosa rappresenterà l’imminente Natale per tante persone che sono nel dolore, nella prova, nella solitudine? Penso a tanti operai che hanno perso il posto di lavoro o hanno paura di perderlo. Penso a tante famiglie dilaniate dalla separazione, dal tradimento, dalla rabbia, dalla tristezza. Per tutta questa gente, il Natale, forse… rappresenterà soltanto una sofferenza in più! Ma allora, che senso può avere l’augurio di “Buon Natale” che così facilmente ci scambiamo in questi giorni? Non può diventare un’espressione scontata, banale e perfino ipocrita?&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Ma l’angelo disse loro: Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”&lt;/em&gt; (Vangelo secondo Luca 2,10-12).&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Thu, 17 Dec 2009 15:34:14 +0100</pubDate>
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    <title>Democrazia e radici cristiane</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/index.php?/archives/9-Democrazia-e-radici-cristiane.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
    <content:encoded>
    &lt;div&gt;Mi chiedo concretamente: come democratici (e ancor più come cristiani) cosa rispondiamo alle iniziative “Contro l’edificazione di minareti” e a quella “Per il divieto di esportare materiale bellico”? Quale saggezza ci ispirano le radici cristiane del nostro Paese? Mi ha fatto impressione la forza con la quale mons. Vescovo in più occasioni, riguardo alla questione dei minareti, ha ricordato quella semplice ma profonda frasetta del Vangelo: “Non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te”. Come pure quanto mons. Sandro Vitalini, pro-vicario generale della Diocesi, ha dichiarato in questi giorni a proposito dell’esportazione di armi: “Tutti sappiamo che le armi non vengono esportate per essere poste in un museo, ma per essere usate. E’ umiliante ricordare che in vari conflitti armi svizzere venivano usate da entrambi i contendenti. E’ illusorio dichiarare che le nostre armi sono destinate solo a Paesi che vivono in pace”. Se non tocca certamente alla Chiesa entrare nel vivo del dibattito politico, tocca precisamente alla Chiesa (e guai se non lo facesse) fornire ai cittadini, e soprattutto ai responsabili della collettività, quegli elementi e quei criteri di giudizio sull’uomo e sulla storia che possono illuminare e guidare l’attività politica. Che la nostra Svizzera e l’Europa tutta non taglino mai quelle radici cristiane dalle quali sono nati frutti di libertà, di giustizia, di tolleranza, di fraternità e le più gloriose conquiste democratiche.&lt;/div&gt; 
    </content:encoded>

    <pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:51:15 +0100</pubDate>
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    <title>No al burqa! E le veline?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/index.php?/archives/8-No-al-burqa!-E-le-veline.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;div&gt;Nella vicina Italia (ma il problema riguarda comunque anche noi) si sta discutendo abbastanza vivacemente sulla incostituzionalità del burqa. E certamente non senza ragione. Ogni cittadino e cittadina, forestiero, turista, deve girare per strada con il viso scoperto, ben visibile a tutti. Il problema, però, non può non sollevarne un altro: ed è precisamente quello del dilagante malcostume che sta invadendo un po’ tutto. Bisogna essere ciechi per non accorgersene. Stampa, televisione, cinema, pubblicità, moda, veline: tutto è sempre più condito dal nudo, dal volgare, dalla banalizzazione della sessualità. Ma poi ecco che arriva il burqa a inquietare le coscienze e a suscitare contestazioni in difesa della libertà e della democrazia! Al riguardo mi piacerebbe sentire il parere di uno psicologo… Cosa può significare, infatti, questo fastidio per il burqa in rapporto all’infinita tolleranza e accondiscendenza nei confronti del dilagante malcostume? Senza dubbio c’è di che riflettere! Il Vangelo, con un linguaggio pungente e sferzante, non privo di ironia, definisce in questi termini l’incongruenza dei giudizi sproporzionati: “Guai a voi, ipocriti, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!”.&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Sun, 18 Oct 2009 21:56:39 +0200</pubDate>
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    <title>Diritto di voto a 16 anni! Perché?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/index.php?/archives/7-Diritto-di-voto-a-16-anni!-Perche.html</link>
    
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;strong&gt;Interroghiamoci innanzitutto noi adulti&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Personalmente il diritto di voto ai miei ragazzi dell’Oratorio, sedicenni e anche più giovani, glielo accorderei subito. Conosco dei trentenni che sono dei bambocci, mentre ci sono dei ragazzini estremamente maturi e saggi. Ma non è questo il punto! In questa ottica ognuno troverebbe facilmente ragioni plausibili sia per il “sì” che per il “no”.&lt;br /&gt;Il vero interrogativo, invece, non riguarda primariamente la nostra gioventù, da cui tra l’altro non sembrano affatto giungere significative rivendicazioni per il voto a sedici anni, ma interpella precisamente noi adulti. Mi domando: da cosa scaturisce questo progetto di coinvolgere nel dinamismo della politica anche i nostri sedicenni? Rappresenta il segno di una passione e di una strategia educativa, consapevole della grave e complessa situazione in cui versa la nostra gioventù, o non piuttosto un cedimento e una debolezza, magari inconsci, frutto di una crisi di autorevolezza e di testimonianza di valori da parte di noi adulti? Per dirla molto francamente: temo che il progetto rischi di assomigliare all’atteggiamento di quei genitori, i quali, davanti all’incapacità di gestire in modo responsabile il proprio figlio divenuto problematico, per mettersi il cuore in pace gli regalano un motorino nuovo.&lt;br /&gt;E’ inutile nascondersi dietro a un dito: la nostra società sta purtroppo constatando il diffondersi di un malessere, di un disagio, di una violenza nel cuore di una moltitudine impressionante di ragazzi, si direbbe… direttamente proporzionale al numero di adulti educatori… spiazzati e latitanti! E’ purtroppo la nostra cronaca di tutti i giorni. E’ come se anche noi adulti, non sapendo più cosa fare, ci fossimo adattati alla situazione assumendo atteggiamenti di autoillusorio ottimismo per nascondere il nostro imbarazzo. L’esimio e puntiglioso filosofo ticinese Romano Amerio, che amava i neologismi, definiva questa diffusa e acritica condiscendenza verso il mondo giovanile con il termine “giovenilismo”.&lt;br /&gt;Largo ai giovani, fiducia ai sedicenni (e anche meno), ci mancherebbe altro, ma non “schiviamo l’oliva” della verità che è sotto i nostri occhi. Una cosa è sicura: noi adulti abbiamo bisogno di una ripresa di consapevolezza della nostra responsabilità educativa, magari tornando a riflettere ancora nel senso di quella sapienza biblica e umana che in passato ha plasmato nel bene innumerevoli generazioni di giovani: “Chi risparmia il bastone odia suo figlio, che lo ama è pronto a correggerlo” (Proverbi 13,24). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:06:28 +0200</pubDate>
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    <title>Ancora “disperati del mare”…</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;
&lt;![endif]--&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt;&quot;&gt;&lt;o:p /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;La notizia è di questi giorni: sono partite dalle coste dell&#039;Africa le &amp;quot;carrette del mare&amp;quot; piene di disperati desiderosi di sbarcare in Italia in cerca di una vita migliore. Ma l&#039;Iralia in questi ultimi mesi si è fatta più severa in materia di profughi... si possono capire anche gli italiani (non è possibile aprire le frontiere a tutti), ma quei poveracci sono anche loro esseri umani. Si faccia almeno qualcosa a livello politico: l&#039;Italia prema sui capi di Stato africani per ricordare loro la situazione penosissima di questi disperati. Vaganti in mare per diversi giorni, senza cibo e senza acqua, le imbarcazioni di questi &amp;quot;disperati del mare&amp;quot; sono state volutamente ignorate dalle navi in transito. Risultato: uomini, donne e bambini morti disidratati e gettati in mare. Nessuno ha ascoltato il loro grido! Finalmente, alla vista di questa tragedia, qualcuno si è accostato. È terribile! In Russia c&#039;è un bel proverbio che dice: &amp;quot;Quando c&#039;è posto nel cuore, c&#039;è posto anche nella casa&amp;quot;. Indirettamente, e non solo in riferimento ai disperati del mare, siamo un po&#039; tutti colpevoli! &amp;quot;Ero straniero - dice Gesù - e mi avete ospitato&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; 
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    <pubDate>Mon, 24 Aug 2009 14:51:05 +0200</pubDate>
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    <title>Se il linguaggio imputridisce…</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    La nostra è una società lassista? Se la confrontiamo con quella rigorista di un tempo possiamo dire senz’altro di sì. Forse il segnale più eloquente di questo lassismo imperante è la rozzezza del linguaggio. C’è una scurrilità, una violenza, una dissacrazione che offende e lascia allibiti. Parolacce e bestemmie sono all’ordine del giorno e non solo nelle conversazioni private, ma anche alla radio e nei films che passa la televisione, nei giornali, nelle canzonette e nelle grida “spensierate” dei nostri ragazzi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Octavio Paz, scrittore messicano, premio Nobel della letteratura, riconosce questa forza di significato del linguaggio quando scrive in un suo saggio: “Quando una società si corrompe, il linguaggio è il primo a imputridire!”. Ma il problema vero non è quello di diventare… più educati (anche Gesù ha detto le parolacce); in fondo lassismo e rigorismo sono due estremi che si toccano; si tratta di ritrovare la vera identità dell’uomo, la passione per la vita e per tutti quegli ideali morali e spirituali che lo fanno davvero grande. La bocca esprime ciò che c’è dentro il cuore… 
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    <pubDate>Wed, 12 Aug 2009 17:33:22 +0200</pubDate>
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    <title>Religione nelle scuole</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;strong&gt;Finalmente lo si è capito: la religione è una materia che fa parte del bagaglio culturale di tutti. &lt;/strong&gt;Quindi, a scuola deve essere insegnata a tutti, indipendentemente dalla fede che uno dice di avere o di non avere. La storia della Svizzera, della nostra Europa, è incomprensibile senza la conoscenza del cristianesimo. L’arte del nostro Paese è al 99 per cento arte cristiana. Il taglio delle lezioni scolastiche deve essere perciò culturale, scientifico, artistico, storico. Occorrerà insegnare tutte le religioni… ma qui occorre intendersi con tanto buon senso. La parte predominante dell’insegnamento riguarderà evidentemente il cristianesimo, non per tirare l’acqua al proprio mulino, ma per un senso di giustizia e di proporzionalità. Si dovrà presentare l’ampio ventaglio di tutte le religioni del mondo, ma nel senso della proporzionalità che tocca l’incidenza culturale alle nostre latitudini. Mi auguro non si cada nella falsa giustizia di dividere la torta in parti uguali per soggetti diseguali… Così come a scuola si parla italiano (e non turco o coreano) e si impara il francese, il tedesco e l’inglese (le lingue che maggiormente ci riguardano), così occorrerà rispettare l’incidenza che il cristianesimo ha e ha avuto alle nostre latitudini. Giustizia è il rispetto di tutti nella legge della proporzionalità e nella coscienza della propria identità storica. 
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2009 15:39:41 +0200</pubDate>
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    <title>1. agosto: prendiamo sul serio l'utopia della pace</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;div&gt;Non possiamo celebrare la festa nazionale senza pensare a quanto succede nel grande mondo; senza pensare all’urgenza della pace. Una mentalità nuova, una pedagogia nuova ed universale oggi si impone, quella della pace, pena il rischio di un suicidio planetario. E a questa nuova mentalità ci si può aprire soltanto accogliendo l’utopia della pace come concretamente possibile, storicamente proponibile, respingendo l’antica idea della guerra come esigenza strutturale della società umana. Più dei nostri antenati oggi noi siamo nella possibilità di comprendere meglio la ragionevolezza e la grandezza della parola di Gesù: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5,9). E siamo ancora… ai piedi della scala… perché come diceva il grande Martin Luther King: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli e a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato l’arte di vivere come fratelli”.&lt;/div&gt; 
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    <pubDate>Mon, 27 Jul 2009 15:54:22 +0200</pubDate>
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    <title>Il cristianesimo muore?</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;!-- s9ymdb:2 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; style=&quot;border: 0px none ; float: left; padding-left: 5px; padding-right: 5px; width: 369px; height: 229px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/uploads/Untitled1.jpg&quot; /&gt;Siamo, in qualche modo, ancora tutti cristiani, perché immersi in questa mirabile tradizione spirituale e culturale. Ai nostri giorni, però, dentro il vortice di quelle gigantesche trasformazioni che sono sotto gli occhi di tutti, non è più così. Non si può più vivere di rendita, non si può più essere cristiani solo per “tradizione”, pena il pericolo della dissoluzione della fede stessa. Se alle attuali “sfide” non si risponde con una nuova evangelizzazione, allora il cristianesimo rischia di morire e di sopravvivere soltanto a livello “archeologico”. Una grande responsabilità in questo senso ce l’ha la Chiesa stessa, quando amministra i sacramenti, battesimo, cresima, comunione, matrimonio, a persone che, almeno per quel che si vede, non manifestano neanche un minimo di consapevolezza cristiana. Preti e fedeli che trattano in questo modo i sacramenti non fanno certo una buona “réclame” al cristianesimo.&lt;br /&gt; 
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    <pubDate>Wed, 15 Jul 2009 15:33:57 +0200</pubDate>
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    <title>Ateismo</title>
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    <author>nospam@example.com (Gianfranco Feliciani)</author>
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    &lt;!-- s9ymdb:1 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_left&quot; style=&quot;border: 0px none ; float: left; padding-left: 5px; padding-right: 5px; width: 241px; height: 243px;&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/parolerischiose/uploads/david_maria_turoldo01.jpg&quot; /&gt;Sulla questione dell’ateismo padre David Maria Turoldo amava ripetere: “Un conto è credere, e un conto è credere di non credere; il vero problema è… ma in quale Dio?”. E aggiungeva: “C’è un ateismo particolare che può costituire una provvidenziale spogliazione di tutte quelle false proiezioni che l’uomo si è fatto di Dio”. In questo senso, un ateismo così è una specie di premessa indispensabile per comprendere il Cristianesimo. Perché Gesù ci ha rivelato un Dio che non corrisponde affatto a tante immagini che istintivamente le religioni hanno applicato a Dio. Non è un caso che Gesù sia stato messo a morte proprio per motivi religiosi. Ladri e prostitute (considerati lontani da Dio) lo avevano capito e amato, mentre i sacerdoti e le persone religiose (considerati vicini a Dio) lo hanno condannato. Ateismo e fede sono intrecciati dentro un banco di prova che trova la sua verità nell’amore. Infatti, come ha detto san Giovanni della Croce, non saremo giudicati su ciò che avremo astrattamente pensato di Dio, pro o contro, credo o non credo, ma… saremo giudicati sull’amore. Se il senso della vita è l’amore, il succo della religione non può che essere l’amore. Quindi, alla luce degli insegnamenti di Gesù, dobbiamo dire che non ha molto senso parlare di ateismo e di religiosità in maniera astratta. Il vero problema non è: credo o non credo? Ma, amo o non amo? Cosa è meglio: un ateo buono, o un credente cattivo? 
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    <pubDate>Thu, 25 Jun 2009 11:27:44 +0200</pubDate>
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