Piangi. Pensi al Sic che se n’è andato e piangi. Poi guardi le sue foto e non puoi fare a meno di sorridere, e il volto ti diventa una maschera di lacrime e sorrisi. Perché quando guardi la faccia del Sic è impossibile trattenere il sorriso. Quei capelli ingestibili che sembravano di cotone, quel cerottino traspirante sul naso e quella sua parlata romagnola che ne faceva un personaggio dei cartoni animati: il Sic era il volto felice del motomondiale. Tra la glacialità australiana di Stoner e la strafottenza iberica di Lorenzo e Pedrosa, e con Valentino che in tempi di grama era spesso immusonito, il Sic aveva dato alla Moto GP quella simpatia di cui i tifosi hanno bisogno come il pane. Sempre allegro e scanzonato, sempre pronto alla battuta con i giornalisti e con il suo amico Vale, il Sic era quello che ogni ragazzino italiano in sella alle Minimoto avrebbe voluto diventare. Perché se Vale è la leggenda, il monumento che non si potrà mai eguagliare, il Sic era invece uno di noi. Uno che in gara faceva le bastardate e poi chiedeva scusa, uno che cadeva quando era in testa alla gara perché non riusciva a gestire la sua foga agonistica, uno che ogni tre parole esclamava «Diobò» senza essere blasfemo. Un ragazzone che tra tutti quei nanerottoli sembrava un gigante e in sella alla sua moto era goffo, sembrava non ci stesse quasi, ma aveva un talento come pochi. E infatti non piangiamo solo un ragazzo genuino, per il quale la serata migliore era quella passata a giocare a scopone: piangiamo anche un grande pilota. Che quest’anno stava finalmente trovando la sua dimensione nella classe regina e la prossima stagione avrebbe concorso per il titolo mondiale. Ma il Cielo l’ha preso con sé in un pomeriggio malese, l’ha chiamato su, dove ora gli toccherà insegnare a Dan Wheldon e Shoya Tomizawa come si gioca a scopone.
Il Sic ci mancherà dannatamente, e con lui la sua passione che lo portava a sfidare la morte ad ogni Gran Premio perché «si vive di più andando cinque minuti al massimo su una moto come questa di quanto non faccia certa gente in una vita intera». Il Sic ci mancherà maledettamente, anche se siamo certi che appena arrivato lassù avrà lanciato quella sua tipica esclamazione che aveva scelto pure come titolo della propria autobiografia: «Diobò che bello!». Sì, perché chissà che “derapate” che si possono fare lassù: buon divertimento capellone.



Elogio di un fuoriclasse
Diario Londinese - 5a punta
Che gli inglesi a perdere non siano capaci è cosa assodata, ma è stupefacente girare per Londra, chiacchierare di calcio, e sentirsi dire: «L’arbitro non è svizzero, quindi il Tottenham dovrebbe farcela a battere il Milan stasera». Sì, qui l’uomo contro cui puntare il dito dopo l’estromissione dell’Arsenal dalla Champions League è solo e soltanto Massimo Busacca. Il fischietto ticinese è sul banco degli imputati, o meglio sulla graticola, per l’espulsione di Van Persie che ha lasciato l’Arsenal in dieci contro il Barcellona. I tabloid non perdono l’occasione e parlano di “Nou Justice” (“niente giustizia al Camp Nou”), di “scherzo” e di “PersieCuzione”. Il cartellino giallo all’attacante olandese (già ammonito) per aver calciato il pallone a gioco fermo, «un secondo dopo il fischio» secondo mister Wenger, ha scatenato la stampa britannica, e per Busacca si prospettano altri giorni difficili dopo quelli della scorsa estate.
errata. Come l’hanno dimostrato? Con una ricerca scientifica, pubblicata quasi un anno e mezzo fa ma che non sembra avere avuto grande riscontro (perlomeno a queste latitudini) e per questo la riportiamo. Nello studio dal titolo
Ma nell’attesa che vengano apportate delle modifiche al regolamento assicuratevi che il vostro capitano, nel caso vincesse nel lancio della monetina e avesse dunque l’opportunità di scegliere se calciare per primo o secondo, non prenda la decisione sbagliata. Perché sarebbe fatale al 60 per cento.
Pazzini all’Inter è certamente uno dei colpi di mercato di questa sessione invernale, e permette ai nerazzurri di assicurarsi un attaccante dal sicuro rendimento, italiano, che non farà rimpiangere Milito sempre alle prese con acciacchi. Il trasferimento lascia qualche dubbio sul fronte interista (non era meglio un giocatore utilizzabile in Europa?), ma ciò che più di tutto lascia perplessi è la politica societaria delle due grandi sconfitte di questa operazione: Sampdoria e Juventus.
Si avvicina la finalissima del campionato di football americano, e anche se nessuno ne parla pure in Europa l'interesse è alto
l'assegnazione del premio FIFA/France Football al campione argentino, ma in effetti i conti non tornano.
Chiamatela pure minestra riscaldata o soluzione patetico-nostalgica, ma nessuno mi toglierà l’idea che il ritorno di Dan Peterson sulla panchina dell’Olimpia Milano sia un evento che merita di essere celebrato come si deve. Per Coach Dan, highlander fatto della stessa pasta di cui è fatto Trap, non sarà mai troppo tardi. E poi uno che dice di essere tornato perché «questo è il richiamo della foresta» e si paragona ad Elvis che «è nato un anno e un giorno prima di me e non mi sembra che sia andato fuori moda», merita come minimo sei mesi di fiducia incondizionata.
Non c'è mai pace per Moratti: anche i trionfi gli vanno di traverso
Bisogna saper perdere Non sono in molti a saper perdere con classe, ma gli inglesi sono specialisti a gridare allo scandalo ogniqualvolta escono sconfitti su ciò che ritengono di loro proprietà, ovvero il calcio. E dire che di occasioni per apprendere come metabolizzare le batoste ne hanno avute parecchie dal 1966 ad oggi… Così il “day after” sulla stampa britannica è interamente dedicato alle accuse verso la FIFA, la Russia e i rispettivi presidenti. «Inganno!», «derubati», «ci hanno umiliati», la FIFA «è marcia dentro», recitano i tabloid. D’accordo, la candidatura britannica era certamente migliore di quella russa, ma si sa che al giorno d’oggi le votazioni FIFA sono soprattutto un gioco politico dove conta molto la diplomazia e la capacità di raccogliere voti, perché scandalizzarsi? Tanto più che l’Inghilterra è stata eliminata al primo turno, ricevendo due miseri voti…

