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<title>GdP Blog - Sport</title>
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        <title>RSS: GdP Blog - Sport - GdP Blog - Sport</title>
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    <title>Di ultrà, stadi vuoti e spettatori virtuali</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/21-Di-ultra,-stadi-vuoti-e-spettatori-virtuali.html</link>

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        &lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal &#039;Times New Roman&#039;; &quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana, arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt;Ha fatto sc&lt;/span&gt;&lt;!-- s9ymdb:19 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;225&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/sport/uploads/Triestina_pescara-300x225.jpg&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt;alpore la trovata della Triestina Calcio che domenica scorsa, nell’incontro casalingo contro il Pescara, ha allestito una tribuna con enormi gigantografie raffiguranti i tifosi. In uno stadio da oltre 30.000 spettatori e a fronte dei soli 3.810 paganti il presidente degli alabardati Fantinel ha avuto la brillante(?) idea di chiudere per tutta la durata della stagione la tribuna Colaussi (dedicata quindi a un attaccante autore di due reti nella finale mondiale del ’38, mica a uno qualunque) per ovviare alle eccessive spese di manutenzione coprendola con degli spettatori virtuali e lanciando un’operazione che avrà importanti risvolti anche a livello di marketing.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal &#039;Times New Roman&#039;; &quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana, arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt;L’idea può apparire simpatica o innovativa, ma non può che far piangere gli appassionati di quello che una volta era chiamato “giuoco calcio”. Gli stadi sono tristi e mezzi vuoti, e gli unici ad opporsi a questo svuotamento degli impianti sportivi sembrano essere i gruppi ultrà, che inveendo contro la pay tv rea di trattenere gli appassionati sul divano si dichiarano unici veri tifosi. E chiaramente la tessera del tifoso, sempre secondo gli ultrà ma pure per alcuni presidenti come lo stesso Fantinel, nient’altro è se non un nuovo ingiusto strumento che cerca di allontanare dagli stadi gli ultimi mohicani del tifo rimasti. Qui sta l’errore di fondo! Se si è giunti a un provvedimento come la tessera del tifoso è solamente per il comportamento violento e incivile che diversi gruppi di diverse curve d’Italia hanno tenuto in moltissime occasioni, dai treni distrutti ai fumogeni in campo fino alle cariche contro la polizia. E sono questi deplorevoli e ripetuti fatti ad aver allontanato dagli stadi i tifosi che non si riconoscono nei gruppi ultrà, dai pensionati alle famiglie con bambini, i quali piuttosto che assistere a scene di guerriglia urbana preferiscono giustamente godersi la tranquillità del proprio salotto. La tessera va dunque nella direzione di rendere maggiormente sereno il clima dei campi da gioco favorendo un ritorno degli spettatori sani a discapito dei delinquenti. Evidentemente a molti non dispiace affatto la situazione attuale, che dispiace però a chi ama andare allo stadio per provare l’emozione di un gol e non per altri motivi che poco o nulla hanno a che fare con il pallone. Quasi quasi la tessera sarebbe da introdurre anche in Svizzera magari pure sulle piste di ghiaccio, dove gli scalmanati non mancano.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal &#039;Times New Roman&#039;; &quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana, arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt;Non dimentichiamoci che quando giocava Colaussi gli stadi erano pieni e gli ultrà non esistevano. E nessuno ne sentiva la mancanza, perlomeno di quelli violenti.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; 
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    <title>È stato giusto continuare con Hitzfeld?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/20-stato-giusto-continuare-con-Hitzfeld.html</link>

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        &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Stasera partono le qualificazioni agli Europei 2012 e la Svizzera si presenta pressoché con la medesima squadra che ha (sorpreso, illuso e poi) deluso ai passati Mondiali. Eccezion fatta per coloro che hanno deciso spontaneamente di smettere con la Nazionale (Huggel, Spycher e indirettamente anche l’”americano” N’Kufo), Ottmar Hitzfeld è rimasto ancorato a diversi elementi della “vecchia guardia” come Frei, Streller (assente in Sudafrica, ma solo per infortunio), Grichting, Von Bergen, Barnetta… Questa mia riflessione viene fatta prima dell’inizio delle qualificazioni, quindi volutamente senza tenere conto di ciò che succederà stasera, come pure durante l’ultima amichevole contro l’Australi&lt;img style=&quot;WIDTH: 392px; HEIGHT: 255px&quot; align=&quot;left&quot; src=&quot;http://www.sf.tv/piccache/webtool/data/pics/euro2008newsartikel/fu_hitzfeld_szq_w480_h_m.jpg&quot; width=&quot;418&quot; height=&quot;277&quot; /&gt;a. E allora io mi domando: &lt;strong&gt;dopo il Mondiale, è stato giusto continuare con Hitzfeld?&lt;/strong&gt; Alcuni diranno subito che è un grande e vincente allenatore oppure che ci ha fatto scrivere una pagina di storia con la vittoria sulla Spagna. Non è mia intenzione togliere merito all’allenatore tedesco nell’impresa di Durban, dove la Svizzera è stata tatticamente perfetta, ma personalmente mi sento di poter sollevare qualche dubbio sulle sue effettive capacità di gestire una selezione nazionale (solo pochi giorni per preparare una partita e stare a contatto con i propri giocatori, a dispetto del lavoro giornaliero da svolgere con una squadra di club) e, soprattutto, di portare in alto un gruppo con qualità non eccelse (al contrario del suo Borussia Dortmund, del suo Bayern Monaco o, contestualizzando, del suo Grasshopper). La deludentissima non vittoria sull’Honduras (oltretutto non barricato in difesa, anzi arrembante quindi spesso scoperto) dove si sono viste spaventosamente le lacune al momento di &quot;fare la partita&quot;, come pure la tremenda fatica che già si era fatta per finire davanti alle modeste Grecia e Israele nelle qualificazioni, potrebbero sostenere le mie perplessità…&lt;br /&gt;Ma la risposta al mio quesito &lt;strong&gt;“giusto ancora Hitzfeld?”&lt;/strong&gt; trova il suo fulcro guardando un po’ più in là. I sorteggi dei gruppi per Euro 2012 non sono di certo stati benevoli con la “Nati”, presentando forti selezioni quali Inghilterra, Montenegro e Bulgaria (mettiamo il Galles un gradino sotto). Dunque, di fronte a una qualificazione molto ardua da raggiungere, non era forse il caso di dare in mano la nazionale a qualcuno che facesse un lavoro più a lungo termine? In poche parole: via Hitzfeld (e il suo oneroso ingaggio in scadenza già dopo gli Europei), spazio a un allenatore che getti nella mischia in pianta stabile (con decisione ma criterio, non in modo scellerato, sia ovvio) giovani talenti come Stocker, Shaqiri, Derdiyok (loro già nel giro), Costanzo, Kasami, Ben Kahlifa, Xhaka, Affolter, ecc., e tutto questo con l’obiettivo “Brasile 2014”, e poco male se in Polonia e Ucraina non ci andremo.&lt;/p&gt; 
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    <title>C'era una volta il pugilato...</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/19-Cera-una-volta-il-pugilato....html</link>

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        &lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal &#039;Times New Roman&#039;; &quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana, arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt;Cadeva ieri il 50esimo anniversario della vittoria di Muhammad Ali alle Olimpiadi di Roma. Fu in quell’occasione, quando ancora il pugile statunitense portava il nome di Cassius Clay, che ebbe inizio l’incredibile epopea di colui che è considerato il più grande pugile di sempre, anche se in realtà gli addetti ai lavori sembrano non aver dubbi nel considerare Ali un grandissimo pugile ma non il migliore, ritenendolo inferiore ad esempio a Sugar&lt;/span&gt;&lt;!-- s9ymdb:16 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;450&quot; height=&quot;314&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/sport/uploads/Manny-Pacquiao.jpg&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt; Ray Robinson.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal &#039;Times New Roman&#039;; &quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana, arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt;Ripercorrendo le gesta del mitico Ali però non ci si può che rattristare vedendo le attuali condizioni in cui versa il pugilato mondiale: Rocky Marciano, Primo Carnera, Nino Benvenuti, Sonny Liston, Sugar Ray Leonard, Jake LaMotta, i già citati Robinson e Ali, sono tutti pugili che hanno fatto sognare intere generazioni e che hanno ispirato diversi film, ma oggi sfido chiunque a dirmi il nome dei due o tre boxeur più bravi in circolazione! Ma come mai il pugilato non è più in grado di destare le passioni di un tempo? Il problema è molto semplice e risale alla fine degli anni Sessanta quando l’allora federazione pugilistica internazionale, la WBC, visse una crisi interna da cui naquero negli anni seguenti diverse federazioni internazionali, tanto che al giorno d’oggi se ne possono contare ben 11! Ciò significa, tenendo conto che ogni federazione consta di 17 differenti categorie di peso, che ogni anno ci sono quasi 200 (!) campioni del mondo di pugilato. È chiaro come questo determini una confusione inaudita e una conseguente disaffezione da parte del pubblico. Oggi non mancano i campioni insomma, dal momento che gente come il filippino Manny Pacquiao o l’americano Floyd Mayweather jr. sono combattenti di altissimo livello, quello che manca è una seria organizzazione che permetta di fare un po’ d&#039;ordine.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal &#039;Times New Roman&#039;; &quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana, arial, helvetica, sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; &quot;&gt;Non ce ne voglia il nostro bravissimo Ruby Belge, ma non ha senso che ogni anno vi siano cinture su cinture messe in palio da federazioni improbabili e decine di nuovi campioni del mondo, quando di veri campioni in circolazione ve ne sono giusto un paio.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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    <title>Blick, uccellaccio del... &quot;benaugurio&quot;?</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/18-Blick,-uccellaccio-del...-benaugurio.html</link>

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        &lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 166px; HEIGHT: 163px&quot; align=&quot;left&quot; src=&quot;http://a1.phobos.apple.com/eu/r30/Podcasts/90/88/db/tns.udgdzsex.170x170-75.jpg&quot; width=&quot;180&quot; height=&quot;180&quot; /&gt;Primo gracchio&lt;/strong&gt;: in fase di lancio del campionato di calcio di Super League, il quotidiano svizzero-tedesco “Blick” aveva chiesto all’esperto in materia Timo Konietzka di fare un’analisi tattico-qualitativa delle dieci formazioni partecipanti, assegnando poi loro quella che sarebbe stata la posizione finale di classifica. Ebbene, il Signor Konietzka si era espresso sull’AC Bellinzona lasciando poco ad immaginazione, speranze e illusioni: i ticinesi sarebbero finiti in Challenge League spediti come una lettera alla posta. Ora sono certo che i tifosi granata toccheranno tutto il ferro (e non solo quello…) che potranno, ma è dato di fatto che il Bellinzona finora ha mostrato in campo, e di riflesso anche in classifica, prestazioni ben differenti da quelle che offrirebbe la squadra materasso del campionato. E che il Blick e le sue infauste previsioni abbiano portato bene ai granata? Per ora sì.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Secondo gracchio&lt;/strong&gt;: sta arrivando il campionato di hockey su ghiaccio. E il Blick, come anche riportato martedì dal portale ticinonews.ch, torna alla carica con le sue classifiche virtuali; e chi c’è in fondo che più in fondo non si può? Una ticinese, l’Ambrì-Piotta (e con il Lugano piazzato in una triste settima posizione). Siamo sinceri, visto quanto offerto dai biancoblù nelle ultime stagioni, questo non fa certo gridare allo scandalo. Come bisogna pure ammettere che il giornale di Zurigo spiega che «&lt;em&gt;c’è talento, ma non esperienza; e se gli attaccanti coprono, tutti giocano con umiltà, la difesa sta a galla e Westrum torna in forma&lt;/em&gt;, (e noi ci mettiamo pure che se Cicciolina è vergine e Gorbaciov è… come dice la canzoncina) &lt;em&gt;allora qualche speranza di raggiungere i play-off c’è&lt;/em&gt;». Vabbè, sono solo previsioni, speculazioni e scaramanzia. Ma i tifosi dell’Ambrì già sperano che quell’uccellaccio di un Blick sia ancora una volta stato di… “benaugurio”.&lt;/p&gt; 
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    <title>Tutti zitti, parla Mou</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/17-Tutti-zitti,-parla-Mou.html</link>

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        &lt;p style=&quot;margin: 0px; font: 12px &#039;times new roman&#039;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: large&quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana,arial,helvetica,sans-serif&quot; size=&quot;2&quot;&gt;Alla faccia di tutti i non interisti&lt;!-- s9ymdb:15 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; height=&quot;147&quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/sport/uploads/prima_pagina_piccola.png&quot; width=&quot;180&quot; style=&quot;border-top-width: 0px; padding-right: 5px; padding-left: 5px; border-left-width: 0px; float: right; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px&quot; /&gt;&amp;#160;che credevano di essersi liberati una volta per sempre di Mourinho, alla faccia di tutti gli interisti che a fatica avevano cercato di dimenticare il tecnico del triplete, alla faccia di tutti gli allenatori d’Italia che credevano di non doversi più confrontare con colui che andava dicendo di essere il numero uno della categoria: ecco che la Gazzetta, tre giorni dopo la partenza del campionato, se ne esce con una “grande intervista esclusiva” al profeta di Setubal. Ma non bisognava voltare pagina? Che non fosse bastato l’arrivo di Benitez a placare la sete di scoop della stampa era stato chiaro fin da subito, d’altronde con quel fare bonario quante copie in più vuoi che ti faccia vendere il nuovo mister nerazzurro? Sembrava però che l’arrivo di due big come Ibra e Robinho potesse dare alla Serie A rinnovato appeal ed entusiasmo, invece niente. Perché se il quotidiano più letto della penisola, appena cominciata la nuova stagione e a due giorni dall’esordio ufficiale del nuovo tecnico della nazionale, è costretto ad attirare l’attenzione dei lettori intervistando il tecnico del Real Madrid significa che il proprio campionato di spunti ne offre ben pochi.&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;margin: 0px; font: 12px &#039;times new roman&#039;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: large&quot;&gt;&lt;font face=&quot;verdana,arial,helvetica,sans-serif&quot; size=&quot;2&quot;&gt;Vien quasi il sospetto che anche chi ha gioito della fuga a Madrid di mister Mou cominci a provare una certa nostalgia ma soprattutto una certa noia… Sarebbe forse il caso che la Serie A (ri)trovasse una propria ragion d’essere, o il rischio sarà realmente quello di diventare un campionato di periferia che guarda in continuazione in casa d’altri.&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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    <title>Cara vuvuzela, ci siamo tanto amati...</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/16-Cara-vuvuzela,-ci-siamo-tanto-amati....html</link>

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        &lt;img style=&quot;WIDTH: 282px; HEIGHT: 174px&quot; align=&quot;left&quot; src=&quot;http://www.sportlive.it/pictures/20100607/vuvuzela.jpeg&quot; width=&quot;283&quot; height=&quot;152&quot; /&gt;Ieri la UEFA ha proibito l’utilizzo delle vuvuzela negli stadi per quanto riguarda le partite di Champions ed Europa League, come pure per le partite valide per le qualificazioni agli Euro 2012. questo divieto è stato imposto in quanto «cambierebbero l’atmosfera delle partite&amp;#160; - si legge in una nota – andando contro alla cultura e alla tradizione del calcio europeo». Durante le recenti Confederations Cup e Mondiali, il presidente della FIFA Sepp Blatter aveva difeso a spada tratta queste assordanti trombette in quanto quasi “sacre” per i tifosi sudafricani, venendo poi quasi smentito dagli organizzatori stessi del campionato del&amp;#160; mondo che sono stati a un passo da vietarle dopo le lamentele di giocatori e giornalisti piovute dopo i primi match. Intanto, i responsabili del rugby non ci avevano messo tanto a bandirle dagli stadi sudafricani, senza tanti tentennamenti. &lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoBodyText&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;Finalmente, verrebbe da dire! Eppure dopo averle tanto criticate - spesso invitando, non proprio pacatamente, chi le suonasse a non infilarle più in bocca ma magari altrove - seguendo le partite del Mondiale in Svizzera e (nel mio caso anche) in Germania, la trombetta della discordia non mancava mai. Ora però il concerto è finito.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoBodyText&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;Meglio così? È giusto? Oppure sotto sotto ci mancheranno?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoBodyText&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#160;&lt;/p&gt; 
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    <title>Se la politica va nel pallone</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/15-Se-la-politica-va-nel-pallone.html</link>

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        &lt;!-- s9ymdb:13 --&gt;&lt;img class=&quot;serendipity_image_right&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;197&quot; style=&quot;float: right; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-left: 5px; padding-right: 5px; &quot; src=&quot;http://www.gdp.ch/blog/sport/uploads/berlusconi_milan-300x198.jpg&quot; /&gt;«L’attualità non permette spese folli». «Abbiamo deciso di essere più rispettosi del bilancio, di dare una sterzata verso i giovani». «Nel Milan ci ho messo 427 milioni in sette anni, tutti di tasca mia. Poi ho visto il bilancio e sono svenuto».&lt;br /&gt;
Sembra ieri che Galliani e Berlusconi parlavano di basso profilo nella campagna acquisti, di bilanci da rispettare e di calcio giovane e sostenibile. In effetti era proprio ieri che ne parlavano, nel senso che fino a pochi giorni fa la linea seguita dalla dirigenza rossonera era chiara ed inequivocabile. Poi all’improvviso Galliani prende un’aereo, va a Barcellona e torna con Ibrahimovic. Il depresso ambiente rossonero si risveglia, il patron Berlusconi torna a San Siro per la prima di campionato e a fine gara rilancia: «Voglio Robinho». Detto, fatto.&lt;br /&gt;
Si parla di 24 milioni per lo svedese e 18 per il brasiliano, senza calcolare gli ingaggi, ma l’impressione è che la cifra realmente sborsata dal Milan per la doppia operazione sia decisamente superiore e complessivamente si avvicini ai 100 milioni di euro. In ogni caso una somma da capogiro, da bilancio in rosso. Una svolta inaspettata, un colpo di scena spettacolare come piace fare a Berlusconi. Già, Berlusconi. Proprio nel momento in cui il consenso politico nei suoi confronti vacilla ecco il repentino riavvicinamento alla squadra. Un caso? Difficile pensare che uno come lui possa lasciare qualcosa al caso… Sembra anzi una mossa ad hoc per rilanciare la propria immagine di patron e quindi di premier. D’altronde si sa, in Italia politica e pallone da sempre vanno a braccetto, non c’è da scandalizzarsi.&lt;br /&gt;
Mossa politica in pieno stile “panem et circenses” quindi: non si sa se i prossimi sondaggi saranno più benevoli verso il presidente, quello che invece è certo è che sarà il campo a rivelare se la mossa è stata azzeccata dal punto di vista calcistico. Per il momento tutti Allegri, però questo Milan appare un po’ troppo sbilanciato in avanti, un po’ troppo “florentiniano”… 
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    <title>Così per sport</title>
    <link>http://www.gdp.ch/blog/sport/index.php?/archives/14-Cosi-per-sport.html</link>

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        Bill Shankly, plurimedagliato allenatore del Liverpool e vera e propria leggenda del calcio britannico affermò una volta: «Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d&#039;accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più».&lt;br /&gt;
Può sembrare un&#039;esagerazione, anzi, lo è certamente, ma il mister dei reds con la sua provocazione centra in pieno la questione dell&#039;importanza dello sport nella società di allora come in quella odierna. Che si tratti di calcio, hockey su ghiaccio, ciclismo, tennis o formula 1 la sostanza non cambia: le gioie, le frustrazioni, le speranze, le illusioni e le disillusioni che lo sport ci permette di vivere hanno assunto un&#039;importanza incredibile nella nostra quotidianità, tanto che a fatica resistiamo sette giorni tra una giornata di campionato e l&#039;altra.&lt;br /&gt;
È proprio in virtù di questa funzione di primo piano assunta dallo sport che nasce questo blog: l&#039;intento è quello di lanciare provocazioni e riflessioni e creare discussioni sul mondo tutto dello sport, a 360° gradi, con serietà e competenza, ma non dimenticando che di giochi sempre si tratta e che spesso diventa necessario sdrammatizzare. Così nasce questo blog, così per discutere, così per riflettere, così per divertirsi, così per sport. 
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