Ha fatto sc
alpore la trovata della Triestina Calcio che domenica scorsa, nell’incontro casalingo contro il Pescara, ha allestito una tribuna con enormi gigantografie raffiguranti i tifosi. In uno stadio da oltre 30.000 spettatori e a fronte dei soli 3.810 paganti il presidente degli alabardati Fantinel ha avuto la brillante(?) idea di chiudere per tutta la durata della stagione la tribuna Colaussi (dedicata quindi a un attaccante autore di due reti nella finale mondiale del ’38, mica a uno qualunque) per ovviare alle eccessive spese di manutenzione coprendola con degli spettatori virtuali e lanciando un’operazione che avrà importanti risvolti anche a livello di marketing.
L’idea può apparire simpatica o innovativa, ma non può che far piangere gli appassionati di quello che una volta era chiamato “giuoco calcio”. Gli stadi sono tristi e mezzi vuoti, e gli unici ad opporsi a questo svuotamento degli impianti sportivi sembrano essere i gruppi ultrà, che inveendo contro la pay tv rea di trattenere gli appassionati sul divano si dichiarano unici veri tifosi. E chiaramente la tessera del tifoso, sempre secondo gli ultrà ma pure per alcuni presidenti come lo stesso Fantinel, nient’altro è se non un nuovo ingiusto strumento che cerca di allontanare dagli stadi gli ultimi mohicani del tifo rimasti. Qui sta l’errore di fondo! Se si è giunti a un provvedimento come la tessera del tifoso è solamente per il comportamento violento e incivile che diversi gruppi di diverse curve d’Italia hanno tenuto in moltissime occasioni, dai treni distrutti ai fumogeni in campo fino alle cariche contro la polizia. E sono questi deplorevoli e ripetuti fatti ad aver allontanato dagli stadi i tifosi che non si riconoscono nei gruppi ultrà, dai pensionati alle famiglie con bambini, i quali piuttosto che assistere a scene di guerriglia urbana preferiscono giustamente godersi la tranquillità del proprio salotto. La tessera va dunque nella direzione di rendere maggiormente sereno il clima dei campi da gioco favorendo un ritorno degli spettatori sani a discapito dei delinquenti. Evidentemente a molti non dispiace affatto la situazione attuale, che dispiace però a chi ama andare allo stadio per provare l’emozione di un gol e non per altri motivi che poco o nulla hanno a che fare con il pallone. Quasi quasi la tessera sarebbe da introdurre anche in Svizzera magari pure sulle piste di ghiaccio, dove gli scalmanati non mancano.
Non dimentichiamoci che quando giocava Colaussi gli stadi erano pieni e gli ultrà non esistevano. E nessuno ne sentiva la mancanza, perlomeno di quelli violenti.


a. E allora io mi domando: dopo il Mondiale, è stato giusto continuare con Hitzfeld? Alcuni diranno subito che è un grande e vincente allenatore oppure che ci ha fatto scrivere una pagina di storia con la vittoria sulla Spagna. Non è mia intenzione togliere merito all’allenatore tedesco nell’impresa di Durban, dove la Svizzera è stata tatticamente perfetta, ma personalmente mi sento di poter sollevare qualche dubbio sulle sue effettive capacità di gestire una selezione nazionale (solo pochi giorni per preparare una partita e stare a contatto con i propri giocatori, a dispetto del lavoro giornaliero da svolgere con una squadra di club) e, soprattutto, di portare in alto un gruppo con qualità non eccelse (al contrario del suo Borussia Dortmund, del suo Bayern Monaco o, contestualizzando, del suo Grasshopper). La deludentissima non vittoria sull’Honduras (oltretutto non barricato in difesa, anzi arrembante quindi spesso scoperto) dove si sono viste spaventosamente le lacune al momento di "fare la partita", come pure la tremenda fatica che già si era fatta per finire davanti alle modeste Grecia e Israele nelle qualificazioni, potrebbero sostenere le mie perplessità…
Primo gracchio: in fase di lancio del campionato di calcio di Super League, il quotidiano svizzero-tedesco “Blick” aveva chiesto all’esperto in materia Timo Konietzka di fare un’analisi tattico-qualitativa delle dieci formazioni partecipanti, assegnando poi loro quella che sarebbe stata la posizione finale di classifica. Ebbene, il Signor Konietzka si era espresso sull’AC Bellinzona lasciando poco ad immaginazione, speranze e illusioni: i ticinesi sarebbero finiti in Challenge League spediti come una lettera alla posta. Ora sono certo che i tifosi granata toccheranno tutto il ferro (e non solo quello…) che potranno, ma è dato di fatto che il Bellinzona finora ha mostrato in campo, e di riflesso anche in classifica, prestazioni ben differenti da quelle che offrirebbe la squadra materasso del campionato. E che il Blick e le sue infauste previsioni abbiano portato bene ai granata? Per ora sì.
che credevano di essersi liberati una volta per sempre di Mourinho, alla faccia di tutti gli interisti che a fatica avevano cercato di dimenticare il tecnico del triplete, alla faccia di tutti gli allenatori d’Italia che credevano di non doversi più confrontare con colui che andava dicendo di essere il numero uno della categoria: ecco che la Gazzetta, tre giorni dopo la partenza del campionato, se ne esce con una “grande intervista esclusiva” al profeta di Setubal. Ma non bisognava voltare pagina? Che non fosse bastato l’arrivo di Benitez a placare la sete di scoop della stampa era stato chiaro fin da subito, d’altronde con quel fare bonario quante copie in più vuoi che ti faccia vendere il nuovo mister nerazzurro? Sembrava però che l’arrivo di due big come Ibra e Robinho potesse dare alla Serie A rinnovato appeal ed entusiasmo, invece niente. Perché se il quotidiano più letto della penisola, appena cominciata la nuova stagione e a due giorni dall’esordio ufficiale del nuovo tecnico della nazionale, è costretto ad attirare l’attenzione dei lettori intervistando il tecnico del Real Madrid significa che il proprio campionato di spunti ne offre ben pochi.
Ieri la UEFA ha proibito l’utilizzo delle vuvuzela negli stadi per quanto riguarda le partite di Champions ed Europa League, come pure per le partite valide per le qualificazioni agli Euro 2012. questo divieto è stato imposto in quanto «cambierebbero l’atmosfera delle partite - si legge in una nota – andando contro alla cultura e alla tradizione del calcio europeo». Durante le recenti Confederations Cup e Mondiali, il presidente della FIFA Sepp Blatter aveva difeso a spada tratta queste assordanti trombette in quanto quasi “sacre” per i tifosi sudafricani, venendo poi quasi smentito dagli organizzatori stessi del campionato del mondo che sono stati a un passo da vietarle dopo le lamentele di giocatori e giornalisti piovute dopo i primi match. Intanto, i responsabili del rugby non ci avevano messo tanto a bandirle dagli stadi sudafricani, senza tanti tentennamenti.
«L’attualità non permette spese folli». «Abbiamo deciso di essere più rispettosi del bilancio, di dare una sterzata verso i giovani». «Nel Milan ci ho messo 427 milioni in sette anni, tutti di tasca mia. Poi ho visto il bilancio e sono svenuto».

