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Buona Pasqua!

16.04.2017 - aggiornato: 17.04.2017 - 10:08

La riflessione del Vescovo di Lugano mons. Valerio Lazzeri per la Pasqua. Il sito del GdP riprenderà gli aggiornamenti lunedì 17 aprile. 

La Resurrezione di Cristo di Raffaello (1501-1502).

di mons. Valerio Lazzeri

 

Dal 22 marzo scorso, l'edicola che, secondo una lunga e solida tradizione, custodisce il luogo originario più prezioso della fede cristiana è di nuovo accessibile all'interno della Basilica della Risurrezione a Gerusalemme. I recenti restauri hanno consolidato e ripulito il piccolo edificio elevato a protezione del Santo Sepolcro. Lì è stato deposto il cadavere di Gesù, dopo la sua morte in croce. Nello stesso punto, le donne a Pasqua lo hanno invano cercato. Impressiona il contrasto tra l'enorme impatto del cristianesimo sulla storia umana e la modestia di questo segno di pietra. Tutto ha avuto inizio da quella tomba trovata inaspettatamente vuota. Da quello spazio angusto è scaturita la straordinaria avventura cristiana. Da qui la vita umana è uscita radicalmente rinnovata.

Pensiamo al vissuto di quei primi testimoni oculari. Anzitutto, va registrato il brusco scossone che li ha colpiti: "Non è qui. È risorto" (Mt 28,5). Poi, l'invito alla memoria della loro frequentazione quotidiana di Gesù: "Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea" (Lc 24,6). E infine, dopo la constatazione di quell'assenza, un gran bisogno di raccontare: "annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri"(Lc 24,9). Sono gli ingredienti essenziali di un'esperienza umana inedita, che comincia a prendere forma nel tempo. Proviamo a ripercorrerne le articolazioni principali.

Il primo passo è certamente il più esigente. Chiede di lasciarsi smuovere dal proprio modo di vedere, apparentemente indiscutibile. Tutto quello che sembra assodato, in un attimo, viene rovesciato. Sono stravolte le convinzioni più radicate: "la vita, prima o poi, finisce"; "la morte arriva per tutti"; "non c'è niente che resista allo scorrere inesorabile dei giorni". D'un tratto, la risurrezione di Gesù dai morti mette in questione ciascuna di queste affermazioni.

La Pasqua del Signore si manifesta anzitutto così: con una spallata irreversibile al castello dei principi che nessuno osa contestare e, di conseguenza, alle più o meno raffinate costruzioni della nostra mente. Il Mistero buono della Vita che non muore comincia così a fluire nella storia.

"Non è qui"! La secca constatazione udita dai primi visitatori della tomba di Cristo rimane nell'aria e ancora oggi ci interpella. Se siamo attenti, infligge anche in noi un colpo letale a quella tristezza e a quella desolazione, che nessun ragionamento umano sembra in grado di confutare. Ci spinge a rivedere tutto, non alla luce di discorsi elaborati e argomentati, ma in base a un fatto, avvenuto in un luogo circoscritto e in un'ora precisa, anche se – bisogna ammetterlo – aperto a diverse interpretazioni.

La lettura cristiana del sepolcro vuoto, infatti, non è obbligatoria. È offerta alla nostra libertà e alla nostra intelligenza. Per essere inondati dalla luce di Pasqua, non basta constatare. Occorre interpretare le umili tracce lasciate dal passaggio di Gesù dalla morte alla vita. La via per arrivarci è quella della testimonianza, la più rispettosa del segreto inviolabile di ogni cuore. L'unico argomento è l'intensità di vita trasmessa dalla parola di colui, che, credendo, è entrato realmente in contatto con il Vivente. Certo, anche al credente, non sono risparmiate le sfide. Ogni essere umano è chiamato ad affrontarle: la fragilità del corpo, il lavoro che manca, gli affetti difficili, l'enigma insolubile del male e del dolore. Eppure, alla radice, il vecchio mondo risulta sconfitto, con le sue leggi di avidità, di dominio e di vanità. Ciò che irrompe è inafferrabile e, insieme, familiare. Sconvolge e provoca ogni momento, ma anche affascina. Il sogno folle, che ogni essere porta da sempre iscritto nel suo intimo, finalmente non appare più un'illusione. Gesù ha parlato velatamente della sua risurrezione dai morti.

 Ognuna delle sue numerose parabole prepara la grande scoperta. Ricordarle permette di trovare le parole meno inadatte per fare segno a quel futuro di gloria che già ci viene incontro. Il mistero del sepolcro vuoto, ultimamente, è semplice e concreto. Continua ad agire nella storia. Perfino, il nostro tempo, con tutte le sue angosce, le sue tragedie e le sue contraddizioni, non potrà vantarsi di aver fermato l'annuncio più ardito che sia mai stato formulato da un linguaggio umano. Questa notte tutte le chiese del mondo ne risuoneranno, i cuori potranno esserne raggiunti e la strada ci verrà riaperta: "Non è qui. È risorto… venite a vedere… presto, andate a dire". Buona Pasqua a tutti!

 

 

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