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Francesco apre la Porta: è iniziato il Giubileo

29.11.2015 - aggiornato: 30.11.2015 - 11:48

Francesco alle 17 ha aperto la porta santa della cattedrale di Bangui, anticipando l'inizio del Giubileo dalla periferia del mondo, e dal centro di una delle peggiori crisi umanitarie dell'Africa.

EPA/GIUSEPPE CACACE 

Il Pontefice conclude oggi la sua visita pastorale in Africa. L'ultima tappa in Centrafrica è anche la più rischiosa: l'ex colonia francese esce da lunghi anni di guerra civile.

 

Ma la notizia più importante, è che oggi alle 17 è iniziato il Giubileo straordinario della Misericordia. È cominciato con oltre una settimana d'anticipo rispetto all'apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Oggi pomeriggio  Francesco ha infatti  aperto la porta in legno e vetro della cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Prima di spalancarla, ha spiegato parlando a braccio il significato di questo suo gesto.

 

«Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo - ha detto il Pontefice - L'Anno Santo della Misericordia arriva in anticipo a questa terra, una terra che soffre da diversi anni la guerra, l'odio , l'incomprensione, la mancanza di pace». «In questa terra sofferente - ha continuato - ci sono tutti i Paesi del mondo che sono passati per la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana e per tutti i Paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace!». Poi Francesco, come ha già fatto più volte durante questo viaggio in Africa, ha chiesto a tutti i fedeli di ripetere con lui questa preghiera: «Tutti insieme chiediamo amore e pace!». E l'ha pronunciata nella lingua locale: «Ndoye siriri, amore e pace!».

 

«E adesso - ha ripreso - con questa preghiera incominciamo l'Anno Santo qui, in questa capitale spirituale del mondo oggi». Quindi si è girato verso la porta centrale della cattedrale, e l'ha aperta, rimanendo per un istante con le braccia aperte, mentre i fedeli all'interno applaudivano e s'inginocchiavano.

 

 

La giornata

Appena atterrato all'aeroporto di M'Poko, nella capitale Bangui, ha scritto su Twitter: «Vengo nella Repubblica Centrafricana come pellegrino di pace, e mi presento come apostolo di speranza». Il Pontefice è stato accolto da Catherine Samba-Panza, la presidente ad interim, con cui avrà un incontro nella sua residenza, alla presenza di altri uomini politici locali e rappresentanti diplomatici, per analizzare la situazione nel Paese. Poi la visita al campo profughi di Saint Sauveur. Al termine l'incontro con i vescovi della Repubblica Centrafricana e a seguire il pranzo con loro

«Unità-dignità-lavoro» è il motto della Repubblica Centrafricana e Papa Francesco lo fa suo all'arrivo al palazzo presidenziale di Bangui rivolgendosi alla presidente, alla classe dirigente e al corpo diplomatico. L'unità spinge a evitare «la tentazione della paura dell'altro». «L'unità nella diversità - ha detto Bergoglio - è una sfida costante, che richiede la creatività, la generosità, l'abnegazione e il rispetto per gli altri». Poi la dignità: «Ho appreso con piacere che la Repubblica Centrafricana è il paese di 'Zo kwe zo', il paese in cui ogni persona è una persona», dunque «chi ha i mezzi per condurre una vita dignitosa, invece di essere preoccupato per i privilegi, deve cercare di aiutare i più poveri» ad accedere «all'istruzione e all'assistenza sanitaria, la lotta contro la malnutrizione e la lotta per garantire a tutti un'abitazione decente dovrebbe essere al primo posto di uno sviluppo attento alla dignità umana». Infine il lavoro: «Voi, Centroafricani, potete migliorare questa splendida terra, sfruttando saggiamente le sue abbondanti risorse», ha spiegato il Papa sottolineando la «grave responsabilità nello sfruttamento delle risorse ambientali, nelle scelte e nei progetti di sviluppo» da parte di «tutti, cittadini, responsabili del Paese, partner internazionali e società multinazionali».

 

 

Nel pomeriggio il momento più atteso: Papa Francesco aprirà la "porta santa" della Cattedrale di Bangui, facendo sì che in Africa l'Anno Santo inizi con una settimana di anticipo rispetto alla Chiesa universale.

 

È la prima volta che un Giubileo prende avvio non a Roma, capitale della cattolicità, ma in una città che ben si addice alla categoria di "periferia" così cara al Pontefice. La Repubblica Centrafricana, con i suoi 5 milioni di abitanti, metà dei quali cristiani, in maggioranza cattolici, è uno dei paesi più poveri del mondo e negli ultimi 30 anni è stato dilaniato da un susseguirsi di golpe e guerre civili. La storia degli ultimi tre anni, nella Repubblica Centrafricana, è una sequenza di orrori: la nascita nel 2012 della coalizione musulmana Seleka che nel marzo 2013 depone il presidente François Bozizé, scappato in Camerun; la nascita delle milizie cristiane degli “anti-Balaka”, ovvero gli “anti-machete”; il presidente autoproclamato Michel Djotodia che lascia nel gennaio 2014; la guerra civile e il reclutamento di diecimila bambini soldato, le violenze tra gruppi che si moltiplicano e hanno provocato migliaia di morti e quasi un milione di sfollati. La presidente provvisoria, Catherine Samba-Panza, dovrebbe portare il Paese ad elezioni. Chi soffia sull’odio religioso ha mire più terrene. Una delle popolazioni più povere del mondo vive in uno dei paesi più ricchi di risorse: l’uranio a Bakouma, i giacimenti sparsi di oro e di ferro, il petrolio a Birao, perfino il legno

 

 

(red)

 

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