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Francesco dal Kenya parla al mondo

26.11.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 12:25

Il Papa ha tenuto quattro discorsi forti, su temi di strettissima attualità e importanza, per la Chiesa e per la società: la famiglia, il pianeta, la vocazione religiosa, il dialogo interreligioso.

(AP Photo/Andrew Medichini)

di Ilaria Sargenti

 

Il Papa si è recato per la prima volta nel continente africano e da lì parla a tutti. Il suo è un discorso globale, accorato, perché - come ha detto ai rappresentanti africani dell’ONU a Nairobi - «nessun Paese può agire al di fuori di una responsabilità comune: se vogliamo davvero un cambiamento positivo, dobbiamo accettare umilmente la nostra interdipendenza, cioè la nostra sana interdipendenza».

 

Eccolo allora, nella giornata a Nairobi, incontrare gli studenti e parlare loro di famiglia. Eccolo rivolgersi al clero e ai religiosi condannando fortemente chi sceglie la via del celibato per convenienza e non per servizio. E ancora, sottolineare davanti ai leader delle comunità cristiane e di altre religioni che il dialogo interreligioso non è un lusso, ma qualcosa di essenziale. Ma soprattutto, durante il suo lungo discorso al quartier generale dell’ONU in Africa, appellarsi alla responsabilità di singoli e Governi per la salvaguardia del pianeta.

 

 

LA FOTOGALLERY DEL VIAGGIO DEL PAPA IN AFRICA

 

 

Sulla Conferenza di Parigi

 

Il Papa, riprendendo ampiamente la sua enciclica “Laudato si’”, ha ricordato l’imminente vertice Onu di Parigi, il COP21, sperando che possa «portare a concludere un accordo globale e trasformatore» per «la riduzione dell’impatto dei cambiamenti climatici, la lotta contro la povertà e il rispetto della dignità umana». «Sarebbe triste e, oserei dire, perfino catastrofico che gli interessi privati ​​prevalessero sul bene comune e arrivassero a manipolare le informazioni per proteggere i loro progetti. In questo contesto internazionale, nei quale si pone l’alternativa che non possiamo ignorare, se cioè migliorare o distruggere l’ambiente, ogni iniziativa intrapresa in tal senso, piccola o grande, individuale o collettiva, per prendersi cura del creato, indica la strada sicura per una creatività generosa e dignitosa, che mostra il meglio dell’essere umano».

Non dobbiamo «rimanere indifferenti» davanti alla «cultura del degrado e dello scarto», ha proseguito. «Non ne abbiamo diritto». «Sono molte vite, molte storie, molti sogni che naufragano nel nostro presente, sacrificati agli idoli del profitto e del consumo».

 

 

Il dialogo è essenziale

 

Davanti ai leader delle varie comunità cristiane e di altre tradizioni religiose, il Papa ha parlato di dialogo ecumenico: «Il nostro rapporto ci sta mettendo dinanzi a delle sfide; ci pone degli interrogativi. Tuttavia, il dialogo ecumenico e interreligioso non è un lusso. Non è qualcosa di aggiuntivo o di opzionale, ma è essenziale, è qualcosa di cui il nostro mondo, ferito da conflitti e divisioni, ha sempre più bisogno. In effetti, le credenze religiose e la maniera di praticarle influenzano ciò che siamo e la comprensione del mondo circostante. Esse sono per noi fonte di illuminazione, saggezza e solidarietà e in tal modo arricchiscono le società in cui viviamo. Prendendoci cura della crescita spirituale delle nostre comunità, formando le menti e i cuori alla verità e ai valori insegnati dalle nostre tradizioni religiose, diventiamo una benedizione per le comunità nelle quali vive le nostra gente. In una società democratica e pluralistica come questa, la cooperazione tra i leader religiosi e le loro comunità diviene un importante servizio al bene comune».

 

 

Servire, non essere serviti

 

Parole dure, seguite da altre di incoraggiamento, ha rivolto Francesco al clero, ai religiosi e religiose e ai seminaristi  durante l’incontro di giovedì pomeriggio, sempre a Nairobi. «Nella vita della sequela di Gesù non c’è posto né per la propria ambizione, né per le ricchezze, né per essere una persona importante nel mondo. Gesù lo si segue fino al suo ultimo passo della sua vita terrena, la Croce. Poi Lui pensa a risuscitarti, ma fino a quel punto devi arrivarci tu. E questo ve lo dico seriamente, perché la Chiesa non è una impresa, non è una ONG. La Chiesa è un mistero: è il mistero dello sguardo di Gesù su ognuno di noi che dice “Seguimi!”.

E ancora: «State attenti a non cadere nel peccato della tiepidezza»; «Non smettete mai di piangere» per il vostro male e per quello che c’è attorno a voi; «Lasciarsi scegliere da Gesù è lasciarsi scegliere per servire, e non per essere serviti».

 

 

Famiglia, cura per la società

 

«La salute di qualsiasi società dipende sempre dalla salute delle famiglie. Le famiglie cristiane hanno questa missione speciale: irradiare l’amore di Dio e riversare l’acqua vivificante del suo Spirito. Questo è particolarmente importante oggi, perché assistiamo all’avanzata di nuovi deserti, creati da una cultura dell’egoismo e dell’indifferenza verso gli altri».

 

 

 

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