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Frère Léo, nelle strade per gli ultimi

29.10.2017 - aggiornato: 07.11.2017 - 11:25

IL PERSONAGGIO - Neuchâtel ricorda con una targa il religioso, fondatore di un servizio di apostolato ecumenico di strada per persone fragili, a 10 anni dalla morte.

di Cristina Vonzun

 

La missione nelle strade, gli ultimi, i tossicodipendenti e i malati di Aids, i fragili di questo tempo, raggiunti non in una metropoli ma in una linda località svizzera, la bella Neuchâtel. Negli scorsi giorni la città elvetica ha reso omaggio a un suo illustre concittadino: a 10 anni dalla morte è infatti stata posta una targa a ricordo del missionario dei fragili che tanto ha segnato la vita di Neuchâtel, frère Léo (Josef Egli), fondatore di un servizio di apostolato ecumenico di strada per persone fragili.

Josef Egli nasce nel 1931 a Gunzwil, nel Canton Lucerna. A 16 anni va a studiare francese a l’Institut catholique de Neuchâtel. In questo contesto Josef Egli scopre la sua vocazione: diventare fratello in una Congregazione laica maschile di diritto pontificio, i Frères des Ècoles chrétiennes, fondata a Reims, in Francia, nel 1680 da San Jean-Baptiste de La Salle e che si occupa di educazione, soprattutto dei giovani meno abbienti. Una realtà presente in Romandia. I fratelli pronunciano i voti di povertà, castità e obbedienza e un quarto voto di consacrazione totale della loro persona alla Santissima Trinità. Josef Egli compie giovanissimo questa scelta di vita a cui si mantiene fedele per tutta la sua feconda e laboriosa esistenza.

Dopo gli studi e un periodo trascorso a Reims in qualità di insegnante, fr. Léo ritorna nel 1988 a Neuchâtel, dapprima come assistente spirituale del carcere, poi, dal 1997 fino al 1. marzo 2007, giorno della morte, in qualità di assistente spirituale nelle strade della cittadina, vicino ai fragili, ai tossicodipendenti, agli ex carcerati, in quella che diventa la sua missione di vita.

Questi orizzonti del suo lavoro tra gli ultimi, si aprono alla dimensione di un ecumenismo delle opere concrete che il fratello porta avanti insieme ai riformati. Nasce così l’Associazione Dorcas, a cui fa capo il servizio di pastorale di strada di Neuchâtel, una realtà dove collaborano e cooperano -ancora oggi- tre comunità ecclesiali: la cattolica, la riformata e la cattolica cristiana. In questi giorni in cui la città di Neuchâtel, con una targa alla memoria, commemora ufficialmente la figura di fratel Léo, emergono diverse testimonianze sulla sua vita. Un collaboratore del gruppo Sida Neuchâtel racconta del servizio di fra Léo tra i malati di AIDS. «Le persone sieropositive tra tante cose mi hanno raccontato delle cene del lunedì. Fra Léo faceva passare i suoi messaggi di amore e di gioia sia attraverso lo sguardo, sia nel modo in cui distribuiva i pasti. Quando qualcuno abbandonava la retta via, lui lo ricuperava, poco importa il numero di volte in cui si ritrovava in questa situazione». Un altro testimone diretto descrive fra Léo come un visionario, un profeta. Il testimone che si esprime sul bollettino di Dorcas, serba un luminoso ricordo e due frasi fondamentali: «Porre degli atti» e «essere prima di tutto testimoni con la propria vita e con il proprio esempio». 

Gli amici descrivono l’umile fratello come «abitato da una grande spiritualità e animato da una profonda solidarietà verso i più fragili della società, che aiutava concretamente, non solo a parole». «Sotto quel tetto, dove la cucina era un luogo di accoglienza, di ascolto, di accompagnamento e di preghiera, fratel Léo riceveva la visita di tossicodipendenti, ex carcerati, persone non amate», testimonia Fratel Richard che ha vissuto 18 anni con fratel Léo nella casa di accoglienza e assistenza spirituale per persone in difficoltà, a Neuchâtel. «Sotto lo stesso tetto, nella piccola cappella della casa si celebrava, come diceva fratel Léo, “Gesù di Nazareth”. Il Vangelo e la spiritualità di San Jean-Baptiste de La Salle, fondatore dei Frères des Écoles chrétiennes, sono stati il nostro riferimento comune», contina fratel Richard che ricorda ancora: «Fratel Léo riprendeva spesso le parole con cui il fondatore della nostra fraternità si rivolgeva ai confratelli: “toccate i cuori”». Un carisma cattolico quello dell’assistente di strada di Neuchâtel che ha incontrato il cammino ecumenico ed è così  diventato una missione con fratelli cristiani di altre Chiese, un’unità di opere che dura anche oggi, 10 anni dopo la scomparsa dell’umile fratello, originario del Canton Lucerna.

 

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