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«Il desiderio di offrire indicazioni nuove»

08.10.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 12:25

Così si è espresso in conferenza stampa il cardinale Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo, sottolineando che si dialoga da "visuali diverse".

(AP Photo/Alessandra Tarantino)

Sinodo reale e sinodo mediatico si incontrano almeno in un punto: le conferenze stampa quotidiane guidate da padre Lombardi a cui prendono parte tre padri sinodali. In quella di oggi, in particolare, i vescovi presenti sono stati chiari nell'esprimere la differenza sostanziale tra quanto raccontano certi Media, che tendono ad opporre schieramenti di vescovi e quello che si vive realmente in aula.

Oggi alla conferenza stampa ha partecipato il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo, un porporato nominato da Francesco nello scorso Concistoro di febbraio, figura molto vicina al Papa. «Qui si respira un clima di grande apertura e di grande libertà», ha detto Menichelli, descrivendo l'ambiente del Sinodo. La discussione interna è «molto aperta, tranquilla e fraterna. Ci sono anche visuali diverse ma sempre in un clima molto aperto e senza personalismi, con il desiderio di offrire, per quanto possibile, indicazioni nuove per manifestare l'amore della Chiesa per la famiglia e la sua preoccupazione di fronte a fenomeni che vorrebbero, se non disgregare, non nobilitare pienamente il modello familiare».

Una delle questioni affrontate nel briefing e apparsa nei Media è stata la notizia che l'Africa bloccherebbe le discussioni al Sinodo. Sulla questione è stato il presule ghanese Charles Gabriel Palmer-Buckle di Accra a precisare, sottolineando che l’Africa chiede rispetto e comprensione per il proprio punto di vista. Mons. Palmer Buckle ha sollevato alcuni appunti al sistema dei mass media («A volte crediamo che stiano forse dando una prospettiva sbagliata che ha a che fare più con le questioni europee, ma noi ci siamo, siamo numerosi, conosco anche i padri asiatici e latino-americani, e contribuiamo validamente a ciò che viene discusso») nonché all’Instrumentum laboris: «La prima parte sembra essere redatta da qualcuno a cui mancava un po’ la prospettiva africana, ma malgrado il documento, il Papa ci ha dato la libertà di poter parlare di cuore».

Il presule ha aggiunto che «l’Africa sta solo proponendo», smentendo le notizie apparse su certa stampa che lasciava trapelare un irrigidimento nel dialogo da parte dell'episcopato africano. Tra i temi specificamente africani menzionati dal vescovo di Accra, quello del modello delle famiglie nucleari in un continente dove sono sinora più diffuse le famiglie allargate: «Noi testimoniamo la gioia delle famiglie estese, e non vogliamo distruggere i valori dai quali veniamo, ma prendere le best  practices del sistema dei piccoli nuclei».

Tra i temi emersi durante il briefing, quello relativo alla posizione dei vescovi dell'Africa riguardo alla criminalizzazione nelle società africane degli omosessuali, a cui ha risposto Buckle, dicendo che i vescovi africani concordano con il Papa "le persone diverse da noi sono figli di Dio e dobbiamo aprire loro le porte della Chiesa". Anche sul tema del ruolo delle donne nella Chiesa, e in particolare la possibilità di una ordinazione diaconale che introduca nella Chiesa cattolica il ruolo delle donne diacono, è stata posta una domanda a partire da un intervento in aula dell'arcivescovo canadese André Durocher che menzionava la proposta sulle donne diacono e che aveva avuto eco nei media.

«Il tema è stato accennato – ha precisato Menichelli,– naturalmente le prospettive sul lato teologico e sacramentale vanno approfondite, ma il problema c'è, non è scartato, è in attenzione. E naturalmente si può tenere presente la questione di alcuni posti di responsabilità (per le donne, ndr.), aperture evidenti ce ne sono. La questione della nobiltà della donna è ben presente e ben accolta e desiderata».

 

Sul tema dei cristiani perseguitati è invece tornato durante il briefing il patriarca di Antiochia dei Siri, in Libano, Youssif III Younan, capo della Chiesa siro cattolica che ha lamentato l'abbandono in cui versano queste minoranze in Medio Oriente. «Sembra che America e Unione europea, per una politica di opportunismo economico, stiano dimenticando queste minoranze dove è nata la fede e la cultura cristiana. Cerchiamo di fare il nostro meglio per portare dappertutto, soprattutto in Occidente, la voce di queste persone perseguitate».

 

(Red)

 

                                                                         

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